Cesare Pavese. Analisi e commento della poesia. VERRÀ LA MORTE E AVRÀ I TUOI OCCHI.

Cesare Pavese
Analisi e commento della poesia.
VERRÀ LA MORTE E AVRÀ I TUOI OCCHI.

Introduzione alla poesia “VERRÀ LA MORTE E AVRÀ I TUOI OCCHI”.

“VERRÀ LA MORTE E AVRÀ I TUOI OCCHI” è la quarta poesia della omonima silloge pubblicata, per la prima volta, postuma nel 1951. L’intera silloge è ispirata all’amore di Cesare Pavese verso l’attrice Constance Dowling che il poeta aveva conosciuto il 1 gennaio 1950 a Roma presso la casa dei suoi amici Rubino. La poesia fu scritta il 22 marzo 1950 ed è rivolta, come tutte le altre poesie della silloge, all’attrice americana a cui Pavese si rivolge in seconda persona. Tutte le poesie descrivono ed esprimono l’amore, o meglio il flirt, come dice il poeta nell’ultima poesia, tra lui e l’attrice americana...

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Cesare Pavese. LA LUNA E I FALÒ

Cesare Pavese
LA LUNA E I FALÒ

“LA LUNA E I FALÒ” è un romanzo biografico, e non autobiografico, anche se il protagonista del romanzo è l’alter ego di Cesare Pavese. Il romanzo rientra nel genere realistico – simbolico ma anche in quello di ambiente naturalistico in quanto descrive ampiamente le langhe piemontesi. Il romanzo racconta in prima persona (auto diegetico) la storia di un uomo che agli inizi degli anni ’30 emigra negli Usa e poi, nel 1947, ritorna nella sua terra di origine, le langhe cuneesi, e ripercorre e riscopre la sua vita, dalla nascita a tutta la sua adolescenza fino al momento della sua partenza per gli Usa. L’epigrafe del romanzo è “for C. Ripeness in all” (per Costance. La maturità è tutto)...

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VIAGGIO DI NOZZE. Un breve racconto di C. PAVESE.

Viaggio di nozze
Un breve racconto di Cesare Pavese.

Cesare Pavese scrisse il breve racconto, “Viaggio di nozze”, dal 24 novembre 1936 al 6 dicembre 1936, cioè 9 mesi dopo il rientro dal confino di Brancaleone Calabro. Completò il racconto pochi giorni prima della morte del grande scrittore siciliano Luigi Pirandello avvenuta il 10 dicembre del 1936 a Roma. Viaggio di nozze è il terzo racconto scritto da Pavese nel 1936 ma fu pubblicato postumo nel 1950 pochi mesi dopo la sua morte. Questo breve racconto è un gioiello di scrittura ricamata ed è una lezione preziosa di prosa-poesia tipica della prosa d’arte degli anni ’30. Infatti la prosa del racconto è fitta di sintagmi poetici e di espressioni narrative molto eleganti e raffinate...

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Cesare Pavese Tre liriche speciali di Cesare Pavese commentate e de simbolizzate.

Cesare Pavese
Tre liriche speciali di Cesare Pavese
commentate e de simbolizzate.

I

Cesare Pavese inserì le tre poesie dedicate a Fernanda Pivano nella seconda edizione di “Lavorare stanca”, pubblicata nell’ottobre 1943 per l’Einaudi. Questa nuova edizione einaudiana è la seconda edizione dell’opera dopo quella del 1936 edita dalla rivista letteraria Solaria. La seconda edizione è molto cambiata rispetto a quella del 1936 tanto che si può dire che Pavese, pur ripresentando tutte le poesie della prima edizione, ne aggiunge molte altre che danno al nuovo libro una fisionomia completamente diversa rispetto all’opera originaria...

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LA MIA ANALISI E I MIEI COMMENTI AL LIBRO POETICO “LAVORARE STANCA” DI CESARE PAVESE.

LAVORARE STANCA:
caratteristiche e novità importanti.

I
Introduzione

Cesare Pavese pubblicò l’opera poetica “LAVORARE STANCA” in due edizioni: la prima fu pubblicata nel 1936 e la seconda, quella definitiva, nel 1943. La prima edizione conteneva 45 poesie e la seconda 70. Le vicende editoriali delle due edizioni sono complesse e complicate e risentono delle difficoltà oggettive che Cesare Pavese ebbe nel far pubblicare la prima edizione. La prima edizione uscì a Firenze per conto della rivista Solaria. Sia Firenze che la rivista Solaria nel 1936 erano il centro dell’irradiazione dell’ermetismo ma già nella prima edizione di LAVORARE STANCA è evidente l’indirizzo neorealistico in aperta opposizione all’ermetismo...

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POTETE VISITARE IL NUOVO GRUPPO SU Facebook “AMICI DI DICERIA DELL’UNTORE” DI GESUALDO BUFALINO

DICERIA DELL’UNTORE DI G. BUFALINO

Ho il piacere di annunciare a tutti i miei amici di facebook e a tutti quelli che mi seguono di avere ideato, creato, costruito e pubblicato il nuovo gruppo dedicato al bellissimo e breve romanzo “Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino. La lettura di questo breve romanzo dona a chi lo legge e a chi lo comprende, fino in fondo, una rigenerazione culturale, suscita una speranza per il futuro e dà una boccata di ossigeno e di refrigerio a chi è accaldato e stanco per i doveri e gli impegni quotidiani. Per chi lo legge è come tuffarsi nelle acque limpide e fresche del mare ed esce dalle onde marine, rinfrescato, tonico e pronto per affrontare di nuovo il caldo e l’afa della giornata. “Diceria dell’untore” è, certamente, un breve romanzo tra i più belli ...

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IO, B. CARRUBBA, E GESUALDO BUFALINO

In questi giorni di aprile ’99 sto rileggendo ancora una volta le poesie di G. Bufalino contenute nella raccolta poetica “L’amaro miele” (Giulio Einaudi editore 1996). Questo libro fu pubblicato subito dopo la sua morte, avvenuta il 14 giugno del 1996 a seguito di un incidente stradale. Io, già da qualche anno, avevo cominciato ad amare G. Bufalino, quando nel 1995 lessi per la prima volta il suo stupendo capolavoro “Diceria dell’Untore“. Questo libro, pubblicato nel 1981, suscitò tanto scalpore ed entusiasmo...

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Una poesia speciale di G. Bufalino. Per Sesta Ronzon.

Una poesia speciale di G. Bufalino.
Per Sesta Ronzon.

Gesualdo Bufalino nacque il 15 novembre 1920 da Biagio Bufalino e da Maria Elia a Comiso in provincia di Ragusa. Il padre era “un fabbro ferraio, ma era istruito, gli piacevano i libri, il teatro, la musica in piazza”. Nel 1940 Gesualdo si iscrisse alla facoltà di lettere dell’Università di Catania. Nel 1942 venne richiamato alle armi. Nel 1943 fu inviato a Salice in Friuli. All’indomani dell’armistizio (08 settembre 1943), venne catturato dai tedeschi, ma grazie all’aiuto di una ragazza, Sesta Ronzon, riuscì a fuggire. A Sesta Ronzon Bufalino le dedicò una bella poesia per ringraziarla e come riconoscimento del gesto coraggioso di lei. La poesia è compresa nell’opera poetica “L’amaro miele”. (Poesia n. 45 pag. 63, ed. Einaudi)...

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GESUALDO BUFALINO TRAMA DEL BREVE ROMANZO “DICERIA DELL’UNTORE”

GESUALDO BUFALINO
TRAMA DEL BREVE ROMANZO “DICERIA DELL’UNTORE”

VI capitolo: “Marta Blundo”. Il Gran Magro, oltre a essere il dottore del reparto, era anche il regista e il direttore dell’ospedale; sceglieva i racconti da recitare sul palco e selezionava gli attori fra i malati. Il protagonista, spinto dal suo carattere di volpino e di cialtrone, una sera di gala scese al teatro dell’ospedale per conoscere qualche donna e vide sul palcoscenico una giovane donna che si esibiva in un ballo, accompagnata da una musica. La giovane mostrava fatica a saltare e girare seguendo la musica, ma il Gran Magro la incitava a continuare...

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TRAMA DEL ROMANZO “DICERIA DELL’UNTORE” CAPITOLI 1 – 5.

Trama del romanzo “Diceria dell’untore”

I capitolo: “Le prime settimane di ricovero alla Rocca”. In questo capitolo Bufalino racconta e descrive i sentimenti e le sensazioni che il protagonista provava durante le prime settimane di ricovero. Se ne stava da solo nella sua stanza; sapeva che era malato, ma sperava di guarire, anche se capiva che: “Non serve mai nobilitare un destino che ci è forza-gioco patire”. Dopo qualche settimana cominciò ad uscire dalla sua stanza per conoscere altri malati, fra cui il primario (il Gran Magro), il frate (Padre Vittorio), e la ragazza (Marta).

II capitolo: “Il Gran Magro”. Era il soprannome del primario del reparto per i malati di tubercolosi. Era alto, aveva due mani “di perfida esiguità che posava sul pomo di un bastone”...

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