RECENSIONE ANALITICA DEL LIBRO “QUANDO NON MORIVO” DI MARIANGELA GUALTIERI. (1)

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RECENSIONE ANALITICA
DEL LIBRO “QUANDO NON MORIVO”
DI MARIANGELA GUALTIERI.

I
Introduzione e presentazione dell’opera poetica.

Io, B. C., ho letto e riletto, in questi giorni, il bel e significativo libro di poesie “Quando non morivo” (Einaudi editore; ottobre 2019) di Mariangela Gualtieri di 69 anni, nativa di Cesena, nell’Emilia Romagna. Io, B. C., ho già recensito altri libri della poetessa romagnola e devo dire che ho, sempre, analizzato, apprezzato e pubblicato le poesie d’amore che M. Gualtieri ha composto nelle sue opere poetiche precedenti, fino all’ultima opera poetica “Le giovani parole” pubblicata nel 2015. Come al solito, la poetessa scrive un mucchio di parole, già da me definite “parole al vento”, però, io, B. C., ho sempre trovato, nel vortice del vento, qualche bella foglia che s’innalzava dalle foglie cadute e rimaste a terra. Così, anche stavolta, tra le molte poesie volate a terra, io, B. C., ho rinvenuto e scoperto, in quest’ultima opera poetica, alcune altre poesie, belle e magnifiche, schiette e sincere, personali ed originali, che volteggiano, nel mulinello dell’aria, e, perciò, voglio farle conoscere a tutti i lettori di poesia. Io, B. C., ho apprezzato alcune poesie e, per questo motivo, mi fa piacere riportarle in questo post e farle conoscere a chi ama la poesia. Io, B. C., reputo, subito, che le più belle e migliori poesie sono quelle della prima sezione del libro, che mi è piaciuta moltissimo, nella quale la poetessa, pur nella sua desolazione e disperazione esistenziale, afferma e dimostra che lei è contenta, soltanto, quando vive in armonia e in amore del suo Amore. Ciò spiega, anche, il titolo dell’intera opera poetica. Infatti, secondo me, B. C., il titolo “Quando non morivo”, ha soltanto, questo significato: io (Mariangela Gualtieri) vivo soltanto quando amo, per cui solo, amando, non muoio, ma resto in vita e ciò vuol dire che “Quando non morivo”, vivevo, amavo ed ero felice. Il titolo dell’opera poetica “Quando non morivo”, comunque, non compare in nessuna poesia dell’opera poetica e ciò, vuol dire, secondo me, B. C., che il titolo è qualcosa di eteroclito, di estraneo e di altro rispetto all’intero contenuto dell’opera poetica. La poetessa, nella poesia n. 15, pagina 19, afferma e attesta con questi versi la sua felicità, a proposito delle parole poetiche. “Quando tornano intatte/ sgusciate dalla logora corteccia/ provo una felicità sempre nuova/ che nuova sempre è la felicità/ come il cielo.” Dunque il tema predominante della prima sezione è, sicuramente, l’Amore, narrato e visto dal punto di vista culturale, ideale e personale della poetessa e come è vissuto ed espresso in prima persona dalla poetessa. M. Gualtieri continua, così, il suo discorso sull’Amore, già avviato nelle opere poetiche precedenti e da me analizzate e scandagliate nelle precedenti recensioni dedicate alla poetessa romagnola. Anche in questa ultima opera poetica, dunque, la poetessa cerca di definire l’Amore e di trovare l’essenza stessa dell’Amore, chiarendola nella sua natura astratta, ma anche attraverso la sua esperienza personale che lei vive accanto al suo uomo di tutti i giorni. Questo amore concreto rappresenta per lei, dunque, l’Amore vivo e vitale di tutti i giorni, dato che l’Amore concreto e vitale si può realizzare soltanto in due. Concetto che la poetessa aveva già poetato e sviluppato nella bellissima poesia Alcesti del 2010, nell’ultima strofa della poesia. “Allora tu sei la mia lezione più grande/ l’insegnamento supremo. / Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste/ l’uno solamente, senza il due.” Quindi, M. Gualtieri disamina, nelle cinque poesie d’amore, della prima sezione, sia l’Amore come concetto puro, ideale e platonico e sia l’Amore reale, concreto, vivido e quotidiano. Io, B. C., reputo, quindi, che le cinque poesie d’Amore di M. Gualtieri sono, nel concreto, una sintesi perfetta e un mix completo tra l’Amore terreno e umano e l’Amore puro e platonico, così come lei lo immagina. Secondo me, B. C., Mariangela Gualtieri, in queste cinque poesie, è riuscita, perfettamente, a sintetizzare sia l’Amore puro e sia l’Amore concreto della sua vita personale. Nelle poesie d’amore concreto e terreno, la poetessa esprime tutti i suoi sentimenti e le sue emozioni riguardo alla sua vita amorosa; invece nelle poesie d’Amore puro e platonico la poetessa riesce a trovare e a elaborare una definizione autentica di che cos’è l’Amore. Inoltre la sintassi spezzata, regolare e irregolare, le poche figure retoriche, i versi interi, i mezzi versi, i quarti di versi, la punteggiatura, regolare e irregolare, e il linguaggio poetico ricercato, forbito e altamente selezionato e ordinato, rendono l’opera poetica, un’opera poetica, distinta e apposita. Le poesie si susseguono l’una dopo l’altra in ordine sparso e libero, senza continuità di temi e di contenuti. Si genera così una variabilità e una variegata successione di temi e di contenuti che si intrecciano gli uni con gli altri, fino all’ultima poesia che chiude la prima sezione dell’opera poetica, conferendole il suo messaggio finale, triste e ferale. Infine, io, B. C. affermo che mi ha fatto piacere aver letto questa intensa raccolta poetica dal momento che le poesie d’amore della raccolta hanno costituito una piacevole sorpresa poetica rispetto al povero e desolante abisso poetico che circola in Italia e di fronte alla temperie di trash che gira nel Mondo, a causa del coronavirus che sta sferzando e flagellando tutto il mondo. Io, B. C., penso e reputo che dietro l’Io che sta, sotto e nascosto, dietro le poesie della prima sezione dell’opera poetica “Quando non morivo” non ci sia la vera ed esistente poetessa Mariangela Gualtieri, ma suppongo, invece, che dietro le poesie della prima sezione dedicata all’Amore e a Thanatos, ci sia una persona loquens che parli, in parte, della poetessa stessa, ma che non racconti la vita privata e personale della poetessa romagnola. Io, B.C., suppongo e, soprattutto, immagino che la persona loquens, in prima persona, ci racconti la storia, immaginaria e fantastica, di una persona di oggi, che è insoddisfatta e non contenta della sua vita. Io, B. C., penso e suppongo che la persona loquens, di facciata ed esterna, rappresenti una persona comune che esprime il suo malvezzo e il suo malvissuto, e manifesta tutta la sua insoddisfazione nei confronti del mondo di oggi, pieno di rischi sociali e scarso di opportunità lavorative per lo sviluppo e la realizzazione integrale della sua personalità. Inoltre suppongo che la persona loquens, espressa dalla poetessa, interpreti i giovani di oggi, che vivono al tempo del coronavirus, che domina e devasta la vita di tutti noi. I giovani sono bloccati e condizionati in ogni contatto umano e in ogni rapporto sociale e culturale; questa condizione dei giovani di oggi è rappresentata molto bene dalla persona loquens che parla ed esprime, in prima persona, la condizione triste e desolata di molti giovani. Io, B. C., suppongo e immagino che la vera ed esistente Mariangela Gualtieri sia una persona, realizzata e contenta della propria vita e che conduca una vita felice perché vive alla ricerca della creazione artistica e poetica, la quale dà gioia e diletto per chi sa praticarla, coltivarla e realizzarla. Inoltre, io, B. C., penso e suppongo che la poetessa M. Gualtieri abbia, già, saputo realizzare sé stessa e realizzarsi nelle sue opere poetiche composte e pubblicate in tutta la sua carriera poetica e teatrale. Io, B. C., reputo e giudico che quest’ultima opera poetica di M. Gualtieri mostri l’arte, cognitiva e meditativa, e tutta la creatività poetica, creativa e spirituale della poetessa. Secondo me, B. C., la poesia abbellisce e adorna la vita di una poetessa così come un bel cespo di rose abbellisce e orna una bella stanza ricca di mobili e di quadri. Inoltre, io, B. C., penso che la poesia definisce e racchiude la vita poetica e spirituale di una persona e, a maggior ragione di un poeta o di una poetessa, così come una coppia di orecchini chiudono, definiscono, abbelliscono e completano il bel viso di una donna. Infine io, B. C., penso e reputo, che, come una cornice racchiude e delimita un bel quadro e lo incornicia sulla parete, così la poesia delimita e incornicia la vita di un poeta o di una poetessa. Infatti, io, B. C., penso che la poesia sia l’arte, creativa e spirituale, cognitiva e meditativa, che delimita, implementa, abbellisce e adorna la vita, degnamente e onestamente, vissuta da ogni persona. Insomma, per concludere, la poesia è quella creazione mentale creativa che rende la vita bella, onesta e buona, sollevando la vita dalle beghe e dai litigi quotidiani per innalzarla nel mondo della creatività, della fantasia e della meditazione filosofica.

II

Le cinque poesie dedicate, da M. Gualtieri, all’Amore sono, nell’ordine, le seguenti. La prima poesia d’Amore è la n. 3 di pagina 7; la seconda poesia d’Amore è la n. 5 di pagina 9; la terza poesia d’Amore è la n. 9 di pagina 13; la quarta poesia d’Amore è la n. 13 di pagina 17 e la quinta poesia d’Amore è la poesia n. 22 di pagina 27. Io, B. C., quindi, affermo e reputo che queste cinque poesie d’Amore di Mariangela Gualtieri sono l’applicazione e l’esplicazione dell’Amore così come viene immaginato, idealizzato, vissuto e definito dalla poetessa romagnola. In alcune poesie prevale l’Amore puro, ideale e immaginativo della poetessa; in altre poesie prevale, invece, l’Amore vissuto dalla poetessa in prima persona nella sua vita quotidiana. Ciò spiega il titolo della quarta poesia d’Amore che è intitolata Il quotidiano innamoramento, nella quale la poetessa parla di sé stessa ma anche dell’essenza dell’Amore. Ma la poesia più riuscita, nella quale la poetessa riesce a sintetizzare i due aspetti dell’Amore, quello platonico e ideale e quello concreto e passionale, è, sicuramente, la terza poesia dedicata all’Amore. Infatti, nella prima parte della poesia, la poetessa parla della sua esperienza amorosa personale; nella parte centrale della poesia la poetessa definisce la natura dell’amore; e nella terza e ultima parte della poesia la poetessa ritorna a parlare di sé stessa in rapporto alla sua esperienza d’amore vissuta con il suo uomo e compagno di vita. Ecco il testo della poesia.

Espormi a tutte le correnti
cadere nell’ebrezza
degli slegati.
Dimenticare il patto, le parole
il nome tuo – vorrei.
Ma l’adesione a te
in forma d’una ottemperata forza
che salda e cuce.
La violenza antichissima che osa
gravare dentro me
la tua sostanza –
nell’alleanza
d’un sangue che non ragiona
e s’imprigiona in te, con te,
fino a qualunque rovina
o cima altissima
o baratro d’anni che s’avvicina.

Non posso. Non posso più
essere la randagia
che vacilla in soglia, ma solo
regina di te e tu sovrano –
un po’ piangiamo e un po’ no
abbracciati ancora custodiamo
il nostro porto sepolto
e intero l’uragano.

Tutte queste poesie d’amore mi sono piaciute molto perché mi hanno suscitato buone sensazioni estetiche e ottimi sentimenti estatici. Inoltre queste poesie d’amore mi hanno destato delle riflessioni tristi e pessimistiche sull’Amore vissuto e tribolato in questi mesi fustigati e devastati da Covid-19 che ha provocato migliaia di morti e ne procurerà molti altri ancora nei prossimi mesi in tutto il mondo. Gli altri temi della prima sezione sono, nell’ordine, i seguenti. Il secondo tema è dedicato alla Poesia e all’Ispirazione poetica. Comprende le poesie n. 1 e n. 15. Il terzo tema è dedicato alla vita triste, noiosa e disperata che la poetessa vive quotidianamente. Comprende le poesie n. 2, 4, 7, 8, 11, 14, 19 e 21. Il quarto tema è dedicato alla Madonna e comprende le poesie n. 17 e 18. Le due poesie dedicate alla Madonna contengono delle domande impertinenti, sacrileghe e profane. Le due poesie scuotono e trasfigurano la sacra immagine immacolata della Madonna, madre di Cristo, cosicché le due poesie rendono l’immagine della Madonna una figura, franta e sconsacrata, priva della divinità e della purezza divina della tradizione cristiana e le danno una icona e una raffigurazione, terrena e concreta, priva della sua rosea corona e priva della sua aureola di luce (pagina 22). Il quinto e ultimo tema è dedicato alla vita che scivola verso la morte e comprende le poesie n. 6, 10, 12, 16, 20 e 24. In tutto le poesie della prima sezione sono, per l’appunto, 24. La poesia n. 6 inizia un percorso ferale che va dalla vita verso la morte. È un percorso sempre tragico e terribile, che si snoda lungo tutte le poesie del tema e descrive la discesa della poetessa verso il regno degli inferi. Nella prima poesia (n. 6 pagina 10), la poetessa inizia il suo percorso verso il regno degli inferi, senza nemmeno accorgersene “Si cade a volte/ in un lutto senza cadavere”. E sente che “il dolore mondiale/ assale senza ragione il magma/ fra gola e petto”. E sente che ha iniziato una intera guerra contro Thanatos. Nella seconda poesia (n. 10 pagina 14), la poetessa continua il suo percorso mostrando delle immagini lugubre e macabre. Infatti immagina che il suo corpo è fatto a pezzi di accetta. E la poetessa si sente “Come una patata/ messa sotto terra/ docile e scancellata/ in quell’urgentissimo/ far niente – esser niente”. Nella terza poesia (n. 12 pagina 16), la poetessa è, ormai, arrivata alle porte degli inferi e allora pensa. “Gettiamo via questa ora/ non battiamo la cassa del tempo/ per farlo fruttare”. Nella quarta poesia (n. 16 pagina 20), la poetessa scivola sempre più giù verso il mondo degli inferi e sente che dentro di lei “c’è inabissato/ un vuoto”. Nella quinta poesia (n. 20 pagina 25), la poetessa vede che tutto precipita. “Il cielo cadeva/ dalle sue regge. Infuriava/ il finito” e osserva che “Non era più il tempo/ delle cose invisibili/. E allora la poetessa guarda con grande nostalgia la vita che sta per lasciare. Ma questa nostalgia, nel momento che lei sta per varcare la porta degli inferi, si trasforma in una forza sovraumana, in un vigore nascosto, in uno slancio vitale che le permetterà di entrare nel mondo degli inferi, con un atteggiamento fiero e disinvolto, come descritto nell’ultima poesia della prima sezione. Infatti nell’ultima poesia (n. 24 pagina 29), la poetessa descrive la sua entrata nel regno della morte. E lei, la poetessa, vi entrerà con grazia, tutta guizzante, e tutta vestita di coraggio e di grinta. Ecco il testo dell’ultima poesia della sezione, dove la poetessa entra nel mondo degli inferi.

Varcherò la fessura del nero
-l’involucro deposto-
sarò leggera e sola
muta e guizzante
tutta vestita solo
di un altro cielo.

III
Le poesie più belle della prima sezione del libro.

La prima poesia più bella della prima sezione è, secondo me, la prima poesia che ha per titolo “La celeste pazzia” di pagina 5.

Introduzione alla poesia.
La prima poesia dell’opera poetica “Quando non morivo” ha per titolo “La celeste pazzia” e sta ad indicare, secondo me, le occasioni propizie, quando la poetessa riesce a cogliere il momento magico e prezioso dell’ispirazione poetica, la quale detta alla poetessa le parole giuste e apposite per comporre le sue personali poesie. Per l’appunto, M. Gualtieri ha voluto iniziare la sua opera poetica, descrivendo il suo momento, magico, prodigioso e delizioso, nel quale lei trova e reperisce le parole poetiche per iniziare e comporre le sue opere poetiche. La prima poesia, dunque, spiega e illustra come la poetessa si fa cogliere preparata dall’ispirazione poetica che, passando dalla mente, le detta i versi, elaborati, rielaborati e raffinati, i quali, passando dal cuore alla sua mano, eseguono il fragile dettato, mettendo in pratica, così, le sue affinità elettive e selettive. E già il titolo della poesia è un bellissimo ossimoro.

Ecco il testo della poesia.

Procedi piano. Lascia che la mano
esegua il fragile dettato.
Abbi fede in quel niente
che viene – quel niente
che succede.
Non prendere la parola.
Lascia sia lei da sola. Diventa tu
la preda. Sia lei che ti cattura.

Commento alla poesia.

Io, B. C., reputo che la poesia risulta bella perché esprime la docilità e il desiderio della poetessa verso la Poesia (Poesia con la P grande) che le detta le parole, elettive e selettive, per esprimere i versi che il suo cuore e la sua mente le dettano e che la sua mano scrive. In questo modo quel niente/ che viene non è poco ma è tutto ciò che la Poesia della poetessa vuole esprimere e condensare nei versi che lei compone. La poesia esprime, dunque, la voglia e il desiderio della poetessa di farsi catturare dall’ispirazione poetica e diventare così una docile preda del suo cuore e della sua mente. In questa caso, la Poesia ammaestra e addestra la poetessa, come fa il domatore che doma e soggioga i giovani e feroci leoni del circo. Dunque la poesia è il domatore, mentre la poetessa è la leonessa che si fa domare dal domatore. Ma la poetessa è pronta a farsi preda, soltanto se riesce a cogliere, memorizzare e ad esplicare tutte le parole nuove che la mente le detta. In questo caso, la poetessa rivolgendosi a sé stessa detta l’incipit della poesia: “Procedi piano. Lascia che la mano/ esegua il fragile dettato”. In questo modo, la poetessa seleziona le pregiate e preziose parole nuove per combinarle insieme e comporre, così, le sue personali e originali poesie.

La seconda poesia più bella della prima sezione è la poesia n. 2 di pagina 6.

Introduzione alla poesia.

Dopo la prima poesia, nella quale la poetessa ha volato alto, nel cielo della ispirazione poetica, nella seconda poesia, la poetessa scende nel basso e nel chiuso della sua vita quotidiana, triste e desolata. Infatti, con questa poesia la poetessa dà inizio al suo percorso esistenziale, intimo e riflessivo, e avvia la descrizione della sua vita quotidiana. La poetessa ci immerge, subito, nella sua vita interiore e segreta e nella rappresentazione dei suoi giorni quotidiani, noiosi e tristi. È una vita triste e mesta che si riduce ad un modesto mucchio/ di faccende. Nella seconda parte della poesia, la poetessa spiega, con un linguaggio poetico, metaforico appropriato e apposito, quali sono i motivi della sua sofferenza e della sua noia quotidiana. Ella si trova a vivere dentro panni che non sono i suoi, dentro scarpe che la disagiano e dentro tasche che non riconosce. Ella corre, così, senza meta e senza portare nessun dono a nessuno.

Testo della poesia.
Questo giorno che ho perso
e che non ha fruttato
se non una mestizia, il puntiglio
del suo modesto mucchio
di faccende.

Questo giorno che ho perso
ed ero nell’esilio
dentro panni che non erano miei
e scarpe che mi disagiavano
e tasche che non riconoscevo
e correvo correvo puntuale
senza neanche un dono
per nessuno. Solo un vuoto, corto
respirare. A conferma che nel disamore
il fare anche se fai resta non fatto.

Commento alla poesia.

La poetessa conclude affermando che quando si vive nel disamore tutto quello che si fa resta non fatto. Quindi, la poesia ci fa capire che tutto quello che la poetessa svolge nella sua quotidianità lei lo vede come non fatto, per cui lei è completamente insoddisfatta e disamorata della sua vita svuotata di casalinga. La poesia esprime, così, in modo crudo e nudo tutto l’avvilimento e lo scoramento della poetessa; la quale prova un senso di vuoto e ha un concitato respiro, che le provocano un malessere generale e non le fruttano, se non una mestizia, un puntiglio giornaliero e uno scontento, continuo e costante. La poetessa esprime, così, tutta la sua solitudine e la sua amarezza per una esistenza, solitaria e sconsolata, e sente di sciupare, così, ogni giorno della sua vita. La poetessa sente, anche, di essere e di sentirsi in esilio dalla sua Terra e dalla sua vita, senza avere e sentire il conforto di nessuno.

La terza più bella poesia della prima sezione è la poesia n. 3 di pagina 7 (Prima poesia d’Amore).

Introduzione alla poesia.

Con questa poesia, M. Gualtieri dà l’avvio alle poesie d’amore, che, in qualche modo riempiono, elevano e danno senso alla sua vita quotidiana. La poesia mette in rilievo l’importanza che ha per lei la parola Amore, la quale le gira intorno e le frulla continuamente in testa. Ma lei, la poetessa, la tiene buona e indietro nella sua mente per evitare che il peso ingombrante dell’Amore faccia capolino nella vita quotidiana della poetessa. Inoltre la poetessa invita la parola Amore a rimanere nascosta dentro la sua nicchia. La poetessa supplica la parola Amore di restarsene nella nicchia fino al giorno della rinascita, quando potrà risuonare – di nuovo nuova. In questo modo l’amore è, sicuramente, l’unica fiammella che illumina e riscalda il buio e il freddo della sua vita quotidiana. Anch’io, B. C., penso e suppongo che l’Amore sia l’unica fiamma che illumini e riscaldi il cuore e la mente di ogni persona umana di questo mondo.

Testo della poesia.
Spingo nella frana i miei pensieri
poi guardo il cielo. Corvi insolenti
stanno sul davanzale.
Piove. È giorno di mercato.
La parola Amore mi gira intorno.
Vuole sempre venire
in ogni riga. La tengo buona,
indietro. Come avvolta in un panno
di lana. Non puoi uscire, le dico.
Cara parola. Non puoi uscire oggi.
Ci vuole una mano spadaccina
per quel tuo carico ingombrante
e invece oggi noi siamo
nel calmo della nuvola turchina
siamo stupidi un poco, un poco
stanchi. Tu resta nella nicchia,
parola, per quel giorno quando
risuonerai – di nuovo nuova.

Commento alla poesia.

Io, B. C., trovo questa poesia molto bella e significativa perché la poetessa esprime una situazione e una condizione comune a tutta l’umanità. Infatti, io, B. C., penso e suppongo che ognuno di noi, tutti i giorni, tiene la parola Amore dentro la sua anima per non farla uscire e così evitare di ingombrare l’esistenza quotidiana che già, a sua volta, è condizionata e infastidita da mille problemi contingenti che rendono la vita quotidiana molto difficoltosa e noiosa. Ma tutti noi sappiamo che, appena, è possibile e, appena, le circostanze lo permettono tutti noi diamo sfogo e importanza al sentimento e alla forza passionale dell’Amore e lo facciamo uscire allo scoperto, come sostegno e vigore vitale alla nostra vita quotidiana. Quindi, appena è possibile, facciamo fuoriuscire l’Amore dal suo luogo nascosto e segreto, dentro la nostra anima, perché sappiamo che vivere una vita d’Amore è la vita più bella che possiamo vivere e fare, dal momento che l’Amore riempie, soddisfa e colma il bisogno primario dell’essere amati e dell’amare gli altri.
La quarta poesia più bella della prima sezione è la poesia n. 5 di pagina 9 (Seconda poesia d’Amore).

Introduzione alla poesia.

La poetessa, dopo aver parlato, nella prima poesia d’amore, della sua esigenza e pulsione d’Amore che la spinge a tenere indietro la parola Amore, in questa seconda poesia, passa a descrivere l’Amore concreto della sua vita, anche se in quel momento il suo compagno è assente. Infatti la poesia inizia con il pensiero della poetessa rivolto all’assenza del suo uomo. Ma questa assenza è una gran cosa perché il pensiero verso di lui riempie il suo vuoto quotidiano. Quindi già il pensiero stesso di lui ricolma d’Amore la vita della poetessa. Il pensiero stesso di lui, anche se è assente, è un pensiero che si fa sostanza/ luminosa che ride.

Testo della poesia.
(Il mio pensiero è rivolto)
A te che manchi da questa stanza
e il tuo mancare è già gran cosa
che ingravida il mio vuoto nell’attesa
e più soave è la tua mancanza
di qualunque presenza nella stanza
già il pensiero di te si fa sostanza
luminosa che ride.

Commento alla poesia.

Questa seconda poesia dedicata all’Amore mi piace, ancora di più, perché la poetessa trapassa dal concetto puro e astratto dell’Amore al sentimento concreto, positivo e utile che la poetessa vive e sperimenta nella sua vita quotidiana, anche nel momento in cui il suo uomo è assente. Infatti la poetessa spiega che l’attesa del suo Amore non è sentita come una privazione, ma è una occasione per risentirlo con più sentimento e con più amore; anzi è un momento costruttivo e positivo per sentirsi amata da chi manca (a te che manchi) e per amare ancora di più chi è assente. Nell’attesa/ e più soave è la tua mancanza/ di qualunque presenza nella stanza. Il pensiero di lui la riempie pienamente d’Amore, riempendo e colmando, così, la sua assenza. L’Amore è tutto. Il pensiero di lui riempie la vita e il pensiero della poetessa. Il pensiero del suo uomo ricolma il vuoto quotidiano della poetessa perché le tiene compagnia e il pensiero di lui, pur nell’assenza fisica del suo amore, costituisce tutto il bene e l’affetto che la poetessa sente dentro di sé e la fanno sentire viva e vigile, cosicché lei non si sente più sola; e la poetessa, mentre è in attesa di lui, si conforta e si rallegra perché “già il pensiero di te si fa sostanza/ luminosa che ride”. In questa sintetica e succinta poesia, la poetessa esprime ed esplicita, in modo intimo ed interiore, il suo sentimento, vivo e vigile, di un amore, caldo e umorale, verso il compagno della sua vita. Inoltre un’altra caratteristica peculiare di questa poesia è, senz’altro, la mancanza totale della punteggiatura cosicché la lettura della poesia scorre veloce, senza tregua, fino alla fine, quando il lettore si accorge, anche, della mancanza di una struttura sintattica, regolare e lineare; anzi il lettore si avvede che la poesia ha una struttura sintattica priva della prima principale. Questa due caratteristiche della sintassi e della punteggiatura, formali, conferiscono alla poesia, sicuramente, uno stile personale e caratteristico della lexis della Gualtieri.

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Modica 15/05/2020                                                                     Prof. Biagio Carrubba

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