CESARE PAVESE BIOGRAFIA, ESSENZIALE, DI CESARE PAVESE

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CESARE PAVESE
BIOGRAFIA, ESSENZIALE, DI CESARE PAVESE

I

Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo da Eugenio Pavese, cancelliere del Tribunale di Torino e da Consolina Mesturini.
Nel 1914 frequentò la prima elementare a Santo Stefano Belbo.
Nel 1915 si trasferì a Torino dove continuò le scuole elementari. Continuò i suoi studi con il ginnasio e nel 1924 frequentò il liceo Massimo d’Azeglio di Torino. Qui incontrò il famoso professore di italiano e di latino Augusto Monti, un professore che fece da guida morale a lui e ad altri compagni di classe che saranno sempre in corrispondenza epistolare con Pavese.
Nel 1926 si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dove studiò con passione la letteratura classica e quella inglese. In quegli anni frequentò la confraternita guidata da Monti dove incontrò altri studenti che diventeranno famosi come Norberto Bobbio, Leone Ginzburg e Massimo Mila. Cominciò a studiare anche la letteratura americana.
Nel 1927 subì una infatuazione per la soubrette Carla Mignone, in arte Milly. Ma nello stesso anno in una lettera a Tullio Pinelli parla già del suicidio come pensiero costante:
“…E con tutto questo sono stanco. Sono stanco di pensieri alti, stanco di pensare di lei, stanco di tutto. Non ho più a tratti che guizzi impotenti di energia verso opere audacie fatiche, che mai saprò compiere. E, in fondo a ogni mio esaltamento, l’esaltamento supremo del pensiero del suicidio. Oh, un giorno ne avrò bene il coraggio! Lo vagheggio di ora in ora tremando. È il mio ultimo conforto. Scrivimi qualcosa, voglio sentire sempre, son troppo solo, mi smarrisco…”
Il 20 giugno del 1930 si laureò con una tesi su Walt Whitman con relatore il professore Francesco Neri e ottenne il punteggio di 108/110.
Nel novembre del 1930 morì la madre Consolina.
Nel 1931 cominciò ad ottenere alcune supplenze nelle scuole medie di Torino. Cominciò a raccogliere tutte le poesie e i racconti scritti in precedenza e pensò di fare una nuova raccolta.
Nel 1932 tradusse alcune romanzi americani come Moby Dick.
Nel 1933 si iscrisse al partito nazionale fascista per ottenere alcune supplenze nelle scuole tra le quali il liceo d’Azeglio di Torino.
Nel 1934 pubblicò la sua traduzione di Dedalus di Joyce e scrisse altre poesie raccolte sotto il titolo “Lavorare Stanca”. Il manoscritto verrà inviato tramite Leone Ginzburg ad Alberto Carocci che lo pubblicherà a Firenze nell’edizione Solaria nel 1936.
Nel maggio dello stesso anno Pavese sostituì Leone Ginzburg, arrestato per attività sovversiva, nella direzione della rivista “La Cultura”.

II

Nel 1935 pubblicò la traduzione di altri romanzi americani. Conobbe la giovane insegnante comunista Battistina Pizzardo. Nel maggio dello stesso anno la direzione della rivista “La Cultura” venne perquisita dalle forze fasciste e Pavese fu portato in carcere a Regina Coeli. Nel luglio del 1935 gli fu comminato il confino per tre anni da scontare a Brancaleone Calabro dove giunse il 3 agosto.
Nel 1936 gli venne concesso il condono del confino e ritornò a Torino dove apprese che Tina stava per sposarsi con un altro uomo.
Nel 1937 Pavese riprese la collaborazione con la casa editrice Einaudi e pubblicò altre traduzioni di altri autori americani e scrisse molti racconti e molte liriche.
Nel 1938 lavorò solamente per la casa editrice Einaudi e scrisse diversi racconti.
Nel 1939 scrisse il suo primo breve romanzo, non pubblicato, che si intitolerà “Il Carcere”. Nello stesso anno, tra giugno e agosto, scrisse un altro romanzo, anch’esso non pubblicato, “Paesi tuoi”.
Nel 1940 tradusse altri romanzi americani e scrisse il romanzo “La Tenda”. In quell’anno incontrò di nuovo la sua ex allieva Fernanda Pivano, con la quale iniziò ad incontrarsi e ad intrattenere una corrispondenza epistolare che durò fino al 1945. In questi cinque anni Cesare non chiese mai un bacio a Fernanda dopo che lei aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio del 1940.
Nel 1941 fu pubblicato, a puntate, il suo breve romanzo “La Spiaggia”.
Nel maggio del 1941 fu pubblicato “Paesi tuoi” che lo rivelò alla critica letteraria ed ebbe un notevole successo editoriale e di critica.
Nel 1943, per motivi di lavoro, andò a Roma a lavorare in una filiale della Einaudi dove aveva come collega Mario Alicata, Antonio Giolitti e Carlo Muscetta.
L’8 settembre del 1943, dopo la chiusura della Einaudi, Pavese si trasferì a Serralunga di Crea dove abitava la sorella.
Nell’ottobre del 1943 fu stampata la versione definitiva di “Lavorare Stanca”.
Nel dicembre dello stesso anno insegnò nel collegio “Trevisio” dei Padri Somaschi presso Casale Monferrato.
Nel 1945, dopo il 25 aprile, Pavese ritornò a Torino, dopo l’anno trascorso al collegio “Trevisio”, e riprese il suo lavoro di intellettuale e dirigente nella casa editrice Einaudi.
Nel luglio dello stesso anno si trasferì a Roma a coordinare un’altra filiale dell’Einaudi.
Nel novembre del 1945 si iscrisse al Partito Comunista, nella sezione di Torino intitolata al suo allievo Gaspare Pajetta.
Nell’agosto del 1946 rientrò a Torino e a novembre fu pubblicato presso l’Einaudi il suo nuovo libro di racconti “Feria d’agosto”.
Nel 1947 furono pubblicati il libro “Dialoghi con Leucò”, scritto tra il 1945 e la primavera del 1947, e il romanzo “Il compagno”.
Nel 1948 pubblicò il romanzo “Il diavolo sulle colline”.
Nello stesso anno pubblicò il romanzo “Prima che il gallo canti” che comprendeva “Il Carcere” e “La casa in collina”.
Nel 1949 scrisse il breve romanzo “Tra donne sole”. A novembre dello stesso anno pubblicò “La bella estate” che comprende tre romanzi: “La bella estate”, “Il dialogo sulle colline” e “Tra donne sole”.
Tra settembre e novembre del 1949 scrisse il romanzo “La luna e i falò”.

III

All’inizio del 1950 Pavese scrisse alcuni articoli sulla rivista “Cultura e Realtà” che gli procurarono alcune critiche feroci da parte del PCI.
Nel marzo del 1950 conobbe l’attrice americana Constance Dowling (24 luglio 1920 – 28 ottobre 1969) con la quale trascorse una settimana di relax a Cervinia. L’attrice alla notizia della morte dello scrittore, nel 1950, affermò “I did not know he was such a famous writer” cioè non sapevo che lui era un famoso scrittore.
Nell’aprile del 1950 pubblicò “La luna e i falò”. Nello stesso periodo ebbe la triste notizia del suicidio del critico americano F.O. Mathiessen, che lo impressionò molto.
Pavese nella recensione che fa al libro di Mathiessen del 1946, “La rinascenza americana” riporta la famosa epigrafe “…la maturità è tutto” di Shakespeare presa dallo stesso libro di Mathiessen. Nella lettera inviata ad Aldo Camerino del 30 maggio 1950, Pavese esprime tutta la sua soddisfazione per la stesura del romanzo “La luna e i falò” e la sua fierezza e il suo giudizio positivo sul romanzo. Ecco la breve lettera inviata da Pavese a Camerino: “AD ALDO CAMERINO, VENEZIA” [Torino,] 30 maggio [1950]

Caro Camerino,
che dirle della sua recensione? Non da oggi conosco la sua finezza, e vederla applicata in modo così cordiale alla mia prosa è un premio raro. Effettivamente La luna è il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse sempre – non farò più altro. Non conviene tentare troppo gli dei.
Credo che anche Einaudi (in giro, per la settimana) le sarà grato.
Io resto suo devoto.
Cesare Pavese.

Il 16 giugno del 1950 Pavese, ne “Il mestiere di vivere” fece un consuntivo della sua vita e scrisse: “La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti”.
Nel giugno del 1950 ricevette il premio Strega per la raccolta “La bella estate”.
Sabato 26 agosto del 1950 affittò una stanza nell’albergo Roma di Torino e durante la notte ingoiò sedici bustine di sonnifero per suicidarsi. Prima di morire scrisse l’ultima sua frase sulla prima pagina del libro “Dialoghi con Leucò”:
“Perdono tutti e
a tutti chiedo
perdono.
Va bene?
Non fate troppi
Pettegolezzi”.
Questa ultima epigrafe me ne richiama un’altra del grande poeta Vladimir Majakovskij il quale suicidandosi scrisse: “Muoio, non accusate nessuno e, per favore, non fate pettegolezzi. Il defunto li detestava”.
Anche Davide Lajolo su questa tragica notte riporta una bellissima lettera che Pavese gli aveva scritto e dove già implicitamente preannunciava la sua decisione:
Torino 25 agosto 1950.
“Visto che dei miei amori si parla dalle Alpi a Capo Passero, ti dirò soltanto che, come Cortez, mi sono bruciato dietro le navi. Non so se troverò il tesoro di Montezuma, ma so che nell’altipiano di Tenochtitlàn si fanno sacrifici umani. Da molti anni non pensavo più a queste cose, scrivevo. Ora non scriverò più! Con la stessa testardaggine, con la stessa stoica volontà delle Langhe, farò il mio viaggio nel regno dei morti. Se vuoi sapere chi sono adesso, rileggiti La belva nei Dialoghi con Leucò: come sempre, avevo previsto tutto cinque anni fa. Meno parlerai di questa faccenda con “gente” più te ne sarò grato. Ma lo potrò ancora? Sai tu cosa dovrai fare. Ciao per sempre tuo Cesare”. (Tratto da Il Vizio Assurdo – Storia di Cesare Pavese – Davide Lajolo – Daniela Piazza Editore – Pag. 267).

Il 18 agosto scrisse l’ultima pagina del suo diario:
“La cosa più segretamente tenuta accade sempre.
Scrivo: o Tu, abbi pietà, E poi?
Basta un po’ di coraggio.
Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita si dibatte, e cade l’idea del suicidio.
Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto.
Ci vuole umiltà, non orgoglio.
Tutto questo fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriverò più”.
Nel 1951 uscirono due opere postume, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e “La letteratura americana”.
Nel 1952 fu pubblicata postuma la prima edizione del famoso diario “Il Mestiere di vivere”.

 

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Modica 18/ 09/ 2018                                                                 Prof. Biagio Carrubba.

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