LA POESIA POSTCONTEMPORANEA 10. CONTIENE, ANCHE, UNA RECENSIONE ANALITICA DEL LIBRO “TUTTO QUI” DI FRANCO MARCOALDI.

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INTRODUZIONE

Elenco, qui di sotto, quali sono, secondo me, le caratteristiche essenziali e fondamentali delle maggiori società postcontemporanee.
Il predominio del capitalismo dalla preistoria ad oggi. Il dominio del post capitalismo di oggi sul mondo. Il dominio della proprietà privata e della iniziativa economica personale. Il dominio e il mito della ricchezza personale, familiare e dinastica. Il dominio della famiglia e delle unioni civili. Il dominio della guerra e delle crisi internazionali fra le maggiori potenze capitalistiche per motivi economici, politici, culturali ed ideologici. Il dominio delle Costituzioni nazionali. Il dominio delle maggiori potenze mondiali che posseggono le bombe atomiche e missili a testate nucleari. Il dominio degli eserciti nazionalistici. Il dominio delle armi legalizzate a cui si contrappone il dominio delle armi illegali. Il caso della Corea del Nord è ridicolo; infatti se il dittatore della Corea Kim Pyongyang osasse lanciare un solo missile sugli USA, provocherebbe, sicuramente, l’inizio del terzo conflitto mondiale. Ma la Corea del Nord scomparirebbe dalla faccia della Terra nel giro di 24 ore. E’, dunque, pericolosa l’azione provocatoria, continua e fastidiosa del suo dittatore. Il dominio degli interessi nazionali sugli altri Stati più poveri. Il dominio delle maggiori potenze militare del mondo. Il dominio delle polizie nazionali e della F.B.I. Il dominio dell’ONU. Il dominio della diplomazia. Il dominio dello spionaggio e del controspionaggio informatico e il dominio degli HACHER. Il dominio dell’Unione Europea e il dominio dell’Euro. Il dominio degli Stati e della Legge sulla organizzazioni illegali e mafiose. Il dominio del lavoro e dei sindacati. Il dominio del denaro. Il dominio del commercio internazionale o globalizzazione economica mondiale. Il dominio dei mass media. Il dominio delle immagini, si! Il dominio della civiltà delle immagini. Io, Biagio Carrubba, per esempio, sono personalmente suggestionato e soggiogato dalle immagini che provengono dalla TV. Il dominio, dunque, della mediacrazia cioè il potere dei media, in grado di condizionare l’opinione pubblica. Il dominio delle televisioni, di internet e dei social network. Il dominio, insomma, del flusso, del riflusso e deflusso delle notizie e delle informazioni che provengono da ogni parte del mondo attraverso le TV, internet e i social network. Il dominio di internet, dell’informatica, della cibernetica, della telematica e della robotica. Il dominio dei DRONI e il dominio delle APP intelligenti. Il dominio della scienza e della tecnologia. Il dominio della scienza sullo spazio extraterrestre e sul profondo mare. Il dominio del genoma umano e della ricerca scientifica. Il dominio delle sonde spaziali e la ricerca nella nostra Galassia del pianeta gemello della Terra. Il dominio degli allevamenti del bestiame. Il dominio dell’agricoltura e dei suoi raccolti: dalla frutta agli ortaggi. Il dominio dei pesticidi e degli OGM. Il dominio dell’astronomia e della medicina che ben presto potranno liberare la specie umana dalla morte e da altre gravi malattie mortali. Il dominio della emigrazione dall’Africa in Europa.

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Il dominio del fondamentalismo islamico. Il dominio e la paura degli attacchi terroristici dell’ISIS. L’ultimo attacco terroristico è stato quello del 17 agosto 2017 a Barcellona in Spagna che ha causato 16 morti e più di 100 feriti. Il dominio della pluralità delle religioni dei popoli e il famoso e famigerato dominio dello “scontro delle civiltà”. Il dominio della speranza, della utopia, della riconciliazione e della rappacificazione tra tutti i popoli della terra. Il dominio della utopia. Il dominio della corruzione. Il dominio della droga, il dominio della prostituzione e quello della pornografia. Il dominio dell’alcol. Il dominio della disoccupazione forzata, nazionale e internazionale. Il dominio della produzione e del consumismo mondiale. Il dominio della politica. Il dominio della Ferrari e delle altre industrie automobilistiche nella corsa al primato della formula uno. Il dominio del motociclismo e del ciclismo. Il dominio della pubblicità. Il dominio del turismo di massa e delle vacanze mordi e fuggi. Il dominio della ricerca della verità sulla falsità, sulla menzogna e sulle fake news e sulla post verità. Il dominio della ricerca della bellezza sulla bruttezza. Il dominio dell’evoluzionismo filogenetico e ontogenetico. Il primato del dominio della civiltà occidentale, razionale e scientifica sul resto del mondo. Il dominio della divisione dei popoli, divisi per razza e per religione. Il dominio della storia, delle scuole e delle università. Il trionfo delle democrazie parlamentari. Il dominio della razionalità sull’irrazionalità. La fine del dominio delle stagioni. Il dominio dell’inquinamento mondiale. Il dominio del surriscaldamento del pianeta terra. Il dominio della desertificazione della terra e del disboscamento mondiale. Il dominio della siccità. Il dominio della perdita dell’acqua, del petrolio e di altre sostanze primarie e fondamentali per lo sviluppo delle industrie nazionali e per il rafforzamento delle multinazionali. Il dominio della estinzione di molte specie di animali. Il dominio e il pericolo della estinzione del genere umano dalla faccia della terra che, secondo me, avverrà prima della fine del XXI secolo. Il dominio, in Italia, degli incendi dei piromani come si è visto a luglio e continua a vedersi anche ad agosto. Il dominio del ritiro delle acque dai fiumi e dai laghi; lo scioglimento dei poli glaciali: artico e antartico e il prosciugamento dei mari e degli oceani. Il dominio dell’aviazione, della navigazione e delle ferrovie nazionali e internazionali. Il dominio dell’alta moda e degli stilisti; del design e dei designer. Il dominio del bel vivere e dei viveur. Il dominio dell’estetismo e dell’edonismo. Il domino dell’arte, della creatività artistica e della produzione letteraria del mondo sulla poesia e sulle arti minori. Il dominio della psicologia e della psicoanalisi. Il dominio dell’amore sull’odio. Il dominio dell’amore, che rimane il sentimento più importante e dominante tra gli individui di sesso opposto e dello stesso sesso. Il dominio dell’alta infedeltà coniugale. Il dominio della guerra sulla pace, sempre precaria. Il dominio della pace sulla guerra, sempre potenzialmente pronta a scoppiare in ogni parte della terra e in ogni momento sulla terra. E accanto a questi domini ve ne sono, ovviamente, tanti altri, che sono dominanti su tutto il mondo. Il dominio della musica, del cinema e della movida. Il dominio del teatro, della commedia e della musica leggera e classica. Il dominio di nuovi materiali come grafite e il carbonio che permettono di costruire nuovi oggetti molto più resistenti dell’acciaio. Il dominio dello sport e del calcio mondiale.
Il dominio delle olimpiadi e dei campionati mondiali di nuoto e dell’atletica leggera. Il dominio dei colori e dell’arcobaleno: mirabile accordo di colori e come si dice il mondo va visto a colori come la vita va vissuta a colori. Il dominio del gallo, imperterrito, canterino che, al sorgere del sole, canta il suo verso per annunciare la nascita del nuovo giorno.

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Ebbene io, Biagio Carrubba, penso che di fronte a questi domini che formano oggi il complesso sviluppo della civiltà umana, che si snoda attraverso avanzamenti rapidi e lineari in ogni posto del mondo, ogni individuo reagisce a modo suo, secondo il suo status sociale e culturale e la sua situazione economica. In queste società postcontemporanee tutto fa brodo e ognuno vive come meglio può per evitare di diventare o una vittima o un coatto o un precario o uno schiavo del progresso del sistema capitalistico post mondiale e postcontemporaneo. Ognuno di noi vuole partecipare allo sviluppo economico e al progresso scientifico ma può anche rimanervi schiacciato, diseredato, emarginato e disoccupato se non ha un lavoro ben integrato e ben pagato nel sistema capitalistico nazionale e mondiale. Di fronte ai tanti e ai vari domini e alle supremazie di ogni forma e di ogni natura che, oggi, provengono da tutto il mondo io, Biagio Carrubba, penso e sostengo che la poesia postcontemporanea, da me formulata negli articoli precedenti, è la miglior forma di poesia adeguata alle tante sollecitazioni e informazioni che giungono da ogni parte del mondo. Dunque la poesia postcontemporanea deve essere una poesia adeguata a rappresentare, a descrivere, ad interpretare, ad illustrare, esplicare ed esporre la varietà, la pluralità e le molteplicità dei fatti e degli eventi, positivi e negativi, che ogni giorno nascono, si creano, si producono e muoiono in tutte le società postcontemporanee del mondo. In definitiva la poesia postcontemporanea deve assumere un New look e proporre nuovi temi e nuove tesi, in corrispondenza ai notevoli cambiamenti sociali, culturali e tecnologici degli ultimi 7 anni a questa parte. Dunque anche la poesia postcontemporanea deve riuscire a descrivere la varietà, la pluralità e le molteplicità dei fatti e degli eventi delle società postcontemporanee. Dunque anche la poesia postcontemporanea, essa stessa, deve diventare una poesia pluralistica e poliedrica, versatile, sorprendente, imprevedibile come lo sono le attuali società postcontemporanee.

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Le caratteristiche essenziali e fondamentali della poesia postcontemporanea sono, invece, secondo me, le seguenti.
La prima caratteristica della poesia postcontemporanea è quella, sicuramente, di rappresentare ed esprimere la storicità del suo tempo; è quella di descrivere la sua sincronia e svelare ed illustrare il proprio zeitgeist; è quella di far conoscere la prospettiva storica delle società postcontemporanee. In questo senso e per questo motivo si può dire che la poesia postcontemporanea si possa e debba identificare con la storia del proprio paese e della propria nazione e con il proprio tempo sincronico. In effetti la poesia non è altro che l’aspetto più soave, più sofisticato, più software e più effimero delle società postcontemporanee, mentre la Storia, politica ed economica, è la parte materiale più pesante e più hard degli avvenimenti umani.
La poesia è talmente leggera ed evanescente che vola dalla Storia ma, per fortuna nostra, una buona parte di essa rimane sulla terra, ma solo per pochi.
La seconda caratteristica della poesia postcontemporanea è quella di fornire, almeno, al lettore, in primis, una informazione o una notizia che proviene dalle società postcontemporanee, commentata, giudicata, criticata e riformulata dal poeta. Insomma la poesia postcontemporanea deve descrivere, esporre ed illustrare la vita quotidiana della gente comune nel loro contesto e nelle loro interrelazioni sociali, che possono essere controverse, litigiose; e deve rappresentare la vita comune dominata dai mass media e dai New media così come fanno i film e i telefilm in ogni ora del giorno e della notte.
La terza caratteristica è quella di descrivere e di rappresentare un evento sincronico che il poeta sceglie e illustra per i suoi lettori. La poesia postcontemporanea ha il compito di portare a conoscenza le informazioni e le notizie a tutti i lettori di poesie e rivelare anche la Weltanschauung del poeta. Invece il lettore di poesie deve scoprire e quasi carpire il messaggio implicito del poeta e deve gioire della bellezza della poesia e attraverso essa deve rallegrarsi e attaccarsi al piacere della vita.
La quarta caratteristica fondamentale della poesia postcontemporanea è quella di saper descrivere le azioni e le reazioni che la gente comune apprende, subisce e metabolizza dalle informazioni che riceve dai mass media e dai new media. Allora io, Biagio Carrubba, affermo e sostengo che il compito del poeta postcontemporaneo consiste proprio nel saper costruire e ricostruire questo gioco che avviene tra il popolo, che riceve le notizie e il flusso e riflusso delle immagini e delle informazioni che provengono da tutto il mondo attraverso internet, i mass media e le TV, e i governi e gli Stati che governano le società civili e tutte le istituzioni sociali.
La quinta caratteristica della poesia postcontemporanea è quella di saper descrivere e rappresentare la ricerca del saper vivere, di esporre la gioia di vivere e illustrare come godersi i piaceri, le gioie e gli amori della vita.
Insomma e in definitiva il poeta postcontemporaneo deve saper mettere a nudo l’anima della gente comune e deve sapere intuire e descrivere gli utenti che agiscono e reagiscono in base ai fatti e agli eventi, economici, politici e culturali, che avvengono in tutto il mondo, dato che, ormai, il mondo è divenuto “un villaggio globale“. In tutto questo andirivieni tra società postcontemporanea ed individui, il poeta deve sapere recare una parola positiva e deve sapere comunicare un messaggio propositivo e di sollievo a tutti i lettori di poesie. Nel registrare, nel rappresentare e nell’esplicare le azioni e le reazioni della gente comune e in questo gioco e contro gioco tra individui e società postcontemporanea, consiste l’importanza, la novità e la bellezza della poesia postcontemporanea.

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Le altre caratteristiche della poesia postcontemporanea sono: la ricerca di un tema sincronico da parte del poeta; la ricerca di un messaggio del poeta; la tesi della poesia, che interpreta e spiega un aspetto della società postcontemporanea. Il poeta si confronta, si raffronta e si scontra con alcuni aspetti che lui ha scelto come argomento della sua poesia. Il poeta, autonomo e indipendente, inoltre, da una posizione culturale e sociale democratica, commenta e critica i fatti politici e sociali della sua società. Il genere della poesia postcontemporanea è quello rappresentativo ed espositivo. La metrica si compone di versi liberi. Il poeta postcontemporaneo usa un linguaggio poetico, discreto ma deciso, pieno di figure retoriche ed una elocuzione forbita e raffinata. Il poeta postcontemporaneo si avvale di una lexis discorsiva e fa un uso discorsivo delle affermazioni e degli argomenti per sostenere e formulare il proprio messaggio e i propri atti linguistici. Fa uso di una sintassi paratattica, e poco ipotattica, per formare una lexis e una elocuzione stringata, concisa, scabra, essenziale e parca. Infine il poeta postcontemporaneo si avvale di uno stile brillante, brioso, spiritoso, sarcastico, arguto, licenzioso, creativo, deviante, straniante ed intrigante.
Molti di questi elementi poetici, ed altro, io, B.C. li ho trovati nell’opera poetica TUTTO QUI del poeta Franco Marcoaldi, perché ogni poesia contenuta nel libro raffigura, rappresenta, descrive, interpreta, illustra e stilizza un fatto o un evento, piccolo grande che sia, lo espone e lo commenta secondo il suo punto di vista personale. Quindi si può dire che l’opera poetica TUTTO QUI è un’opera poetica aperta e polisemantica, che può essere interpretata in molti modi dai lettori, che ricevono una buona e una gran quantità di stimoli suggestivi ed estetici. L’intera opera poetica mostra e illustra quali sono i pensieri, gli atti linguistici e ragionamenti del poeta che lui elabora, illustra e forma nella sua vita di tutti i giorni e nel suo habitat naturale e sociale. Io, Biagio Carrubba, posso dire che questa narrazione poetica ha suscitato e ha destato, in me, una grande simpatia, un affettuoso compiacimento e una simpatetica partecipazione al mondo poetico e culturale del poeta.

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Carmina non dant panem.

Accanto alla dimensione storica e pragmatica del testo della poesia vi è anche la dimensione estetica e percettiva. Io, Biagio Carrubba, penso che la poesia sia un’attività della mente umana logica e come tale rientra tra le scienze della psiche, cioè la parte più razionale e più cognitiva della coscienza e dell’Io consapevole di se stesso. Dunque penso che la poesia, (poiesis dal greco poiein fare, creare) è l’arte creativa della mente umana che lavora con la formazione delle parole, con la formazione delle frasi e con la composizione dei versi. La poesia, dunque, ha il precipuo scopo di creare e organizzare il senso del bello e della bellezza lessicale, linguistica e poetica. La poesia è un’arte che crea bellezza. La poesia è, certamente, un’arte idiografica perché nasce dalla creazione del singolo pensatore e poeta, che traduce in versi la sua lexis personale e il suo stile peculiare. Dunque mentre il poeta trae ed estrae i suoi contenuti dalla realtà esterna e dalla comunità in cui vive, la forma della poesia nasce dal suo idioletto. La poesia è, dunque, una scienza dello spirito e per lo spirito e quindi ha poco da fare con la pratica e con l’azione dell’agire umano perché essa è diretta e rivolta, soprattutto, a nutrire il piacere, la gioia, il diletto e la bellezza dell’anima e a colmare il bisogno del bello estetico che la mente umana crea per realizzare e godere la bellezza della natura, del cielo e dell’universo. Ma la mente umana, non solo crea la poesia, ma vuole, anche, comprendere la bellezza stessa dell’anima, la sua attività creatrice e la comprensione della realtà nella sua globalità. In sostanza mentre il tema e l’argomento della poesia costituiscono e rappresentano la dimensione storica e sincronica, la forma e lo stile formano e compongono la dimensione estetica, percettiva e diacronica della poesia. Unendo le due parti: contenuto e forma, sincronia e diacronia, stile e idioletto, si ha la bellezza completa, totale, armonica e nuova della poesia. I latini avevano capito bene la natura creativa, inventiva, ricreativa, estetica e teorica della poesia quando affermavano, per l’appunto, che “I versi non danno pane”. La controprova di ciò sta nell’affermazione che gli uomini malvagi ed ignoranti non amano e non apprezzano la poesia e nemmeno la capiscono; invece le “Anime belle” amano la poesia, la apprezzano e la comprendono.

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Per un altro verso la poesia rientra, anche, nella sfera delle arti che fanno riferimento alla SALUTOGENESI cioè alla costellazione scientifica che si occupa di studiare le fonti della salute fisica, psichica e spirituale per ottenere la quale sono determinanti il comportamento e lo stile di vita dell’individuo. In questo senso la poesia ha anche la sua funzionalità pratica che io, negli articoli precedenti, l’ho chiamata la terapia del mindfulness e del empowerment, pratiche che hanno lo scopo di far acquisire al lettore la riconquista e la consapevolezza del sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire. È compito del lettore farsi aiutare dalla poesia liberandolo dalle manie e dalle frenesie che lo tormentano, provando la catarsi estetica che procura la poesia. Sopra questo 1° grado, nella mia scala estetica dei lettori, c’è il 2° grado di bellezza estetica che corrisponde alla delizia estatica. Sopra al 2° grado di bellezza viene il 3° grado di bellezza estetica quello che procura al lettore l’estasi poetica. Ma questo grado di bellezza molto alto è dovuto e suscitato, soltanto, dalle somme opere poetiche come i poemi dei tre O: Omero, Orazio e Ovidio. Inoltre la poesia, oltre ad essere una scienza estetica e oltre a rientrare nelle scienze della saluto-genesi, rientra perfettamente tra le arti ricreative che hanno lo scopo di rinvigorire, di ristorare, di rallegrare, di svagare, di distrarre e di divertire tutti i lettori di poesie. In questo senso la poesia si può definire un’arte integrativa perché integra le varie attività inventive, creative ed estroverse dell’animo umano che in questo modo riceve un forte impulso a ricrearsi e a fortificarsi dalle sensazioni e dalle esperienze che suscita la continua lettura di alte e belle opere poetiche. Io, B.C., cosa mi aspetto, personalmente, dalla poesia postcontemporanea? Ebbene mi aspetto di trovare “una catarsi estetica”; poi voglio provare “una delizia estatica” cioè una intima soddisfazione, un vivo piacere dell’animo e un sentimento di intima gioia. Infine spero di provare anche “una estasi estetica intellettuale e razionale” capace di farmi sentire uno stato mistico di distacco dalla realtà e vivere uno stato di grande gioia poetica e di vivo entusiasmo contemplativo. In una frase: voglio vivere e sperimentare un godimento spirituale. Inoltre dalla poesia mi aspetto che la sua bellezza lessicale ed immaginativa mi tranquillizzi, mi rincuori e calmi i miei sentimenti e il mio animo agitati e delusi dalla mia povera, modesta e monotona vita. Infine dalla poesia mi aspetto che mi rechi e mi faccia conoscere molti aspetti ed eventi delle società postcontemporanee italiane e internazionali, per me sconosciuti, con gli occhi, con le parole, con i versi e con le poesie del poeta postcontemporaneo.
Insomma la poesia postcontemporanea deve creare un sentiero che attraversi le strettoie e la routine della vita quotidiana e deve aprire un varco verso la libertà dei sentimenti e la creatività fantastica della mente e che faccia volare con la fantasia “nel cielo sempre più blu”.

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RECENSIONE ANALITICA DEL LIBRO
TUTTO QUI DI F. MARCOALDI.

Introduzione alla prima poesia postcontemporanea.

La prima poesia che, secondo me, rientra perfettamente nella mia poetica della poesia postcontemporanea è, sicuramente, la poesia N. 3 del libro TUTTO QUI di Franco Marcoaldi. La recensione analitica del componimento poetico comprende, sicuramente, l’analisi del tema, del messaggio e della tesi del poeta; comprende, anche, l’analisi della forma, del linguaggio poetico, della lexis e della bellezza della poesia. Il mio compito di critico poetico è quello di chiarire, esporre, esplicare tutti questi elementi della poesia e mostrarne la loro importanza e bellezza. Insomma il mio compito è quello di trasformare il testo poetico da implicito ad esplicito, da intrinseco ad estrinseco. La prima analisi consiste nel saper individuare, capire il tema della poesia. In questa poesia il poeta Franco Marcoaldi estrinseca e mette in rilievo il tema del rapporto che c’è tra sé e il mondo esterno, cioè la società postcontemporanea italiana ed internazionale, così come la vede e la percepisce lui, in persona, o direttamente o attraverso i mass media. Il poeta ci dà anche la sua visione di vita cioè la sua Weltanschauung. La poesia è composta da tre strofe formate da versi liberi, cioè versi che non seguono nessuna metrica tradizionale. La poesia, dal punto di vista tematico, si divide anch’essa in tre parti principali: la prima parte è costituita dal primo verso che comprende anche l’incipit “Fuori di qui si spara, e non a salve”. Poi la poesia prosegue con la seconda parte che va dal 2° verso fino al 15° verso. La poesia, poi, prosegue dal 15° verso fino al 17°, che comprende la conclusione della poesia, la quale si ricollega, a sua volta, al 1° verso come tema e come tesi. Il finale della poesia reca il messaggio principale e personale del poeta. Dunque il tema della poesia è il rapporto che c’è tra il poeta e il mondo postcontemporaneo che è pieno di guerre, dove non si spara “a salve” e dove si spara per uccidere. E’ un mondo che brucia e le fiamme dell’incendio “sono ormai fuori controllo”. Di fronte a questo scenario apocalittico, il poeta si sente “impotente”, e non gli resta che continuare la vita di tutti i giorni. Il giorno dopo si alzerà di nuovo, berrà un altro caffè e riprenderà a piantare salvie. Il messaggio della poesia è quello di far conoscere, di recare e descrivere ai lettori l’allarme e il timore, che lui vive in prima persona di fronte alle atrocità, ormai fuori controllo, delle guerre che si combattono nel mondo.
Il genere della poesia è quello: rappresentativo, espositivo ed esplicativo. Il lessico della poesia è un lessico semplice ma arricchito con parole scelte e particolari come “video a loop”.
Le immagini della poesia sono selezionate e scelte ad hoc. La lexis della poesia è costruita con molte figure retoriche come la ripetizione di concetti e la ripresa della conclusione che si ricollega con l’incipit iniziale, per dare un senso di armonia e di simmetria all’intero componimento poetico. Lo stile della poesia presenta una elocuzione personale ed originale, sostenuto dal messaggio serio e preoccupato del poeta, che si mostra allarmato e sgomento di fronte alle guerre postcontemporanee.

Testo della prima poesia postcontemporanea. (pag. 7)

Fuori di qui si spara, e non a salve.
Tu pianti salvie selvatiche, e fai
bene, ma intanto il mondo brucia
e le sue fiamme sono fuori
controllo ormai. E tu lo sai.

Però più sai, meno capisci –
non conti nulla e nulla puoi,
salvo allarmarti come tutti
dondolando impotente
nella solitaria e planetaria culla
di video a loop che gentilmente
ci hanno apparecchiato.

All’indomani ti alzerai di nuovo,
berrai un caffè e riprenderai
a piantare salvie – mentre
fuori continueranno
a sparare. E non a salve.

Io, Biagio Carrubba, reputo che questa poesia rientri, perfettamente, nella mia poetica di poesia postcontemporanea per i seguenti motivi: la poesia presenta, in primis, una corrispondenza e un confronto tra il poeta e il mondo postcontemporaneo. Il poeta reagisce alle guerre ma si sente impotente rispetto ad esse. Il messaggio, che lancia il poeta nella poesia, è un messaggio di allarme e di inquietudine per se stesso e per gli altri. Una delle caratteristiche fondamentali della poesia postcontemporanea è, per l’appunto, quella di estrinsecare e lanciare, giocoforza, un messaggio inquieto ed inquietante ai lettori di questa poesia e rispecchia, così, inevitabilmente e necessariamente, l’inquietudine e l’impoeticità delle attuali società postcontemporanee.

Introduzione alla seconda poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale della 2a poesia del poeta Franco Marcoaldi è dato dal rapporto che c’è tra il poeta e le ideologie del recente passato. Il poeta si rammarica di avere lasciato e abbandonato i suoi amici di un tempo perché adesso non sono più accomunati dalla stessa ideologia che un tempo li teneva legati insieme. Poi si chiede perché i suoi amici si sono dileguati e hanno abbandonato quelle ideologie. Secondo il poeta era proprio “la coperta delle ideologie” a tenerli legati insieme. La poesia si chiude con la sconsolante visione del poeta che si sente solo e viaggia nudo per la sua strada “e ciascuno risponde per suo conto”. Ormai il tempo delle ideologie, delle illusioni e dell’utopismo è finito “Il coro tace, si è fatto solitario il canto”. Insomma il poeta vive e si sente come “Il passero solitario” di Leopardi.

Testo della seconda poesia postcontemporanea. (pag. 13)

E dimmi, dimmi – tu, cosa ne pensi?
Un tempo, neppure poi troppo lontano,
ci intendevamo, accomunati
dalla lingua della medesima tribù.
Veniva a tutti spontaneo, naturale,
opporsi ad ogni forma di abuso
e prepotenza. Perché poi tanti fra noi
si sono fatti sordi e ciechi,
appagati di appartenere
alla ristretta cerchia dei salvati?

Allora è vero che era solo
la coperta dell’ideologia
a tenerci al caldo, uniti.
Adesso che quella coperta
si è stracciata, ciascuno viaggia nudo
e ciascuno risponde per suo conto.

Il coro tace, si è fatto solitario il canto.

Questa poesia, secondo me, rientra, perfettamente, nella mia poetica della poesia postcontemporanea. Anche in questa poesia il poeta si confronta con il suo recente passato ideologico, politico e culturale. Ora che il tempo moderno e post moderno è finito (ma già sono passati più di 30 anni) il poeta non riconosce più che i tempi sono cambiati e non vuole riconoscere che è già iniziata l’età postcontemporanea e quindi si sente solo e rimpiange i suoi amici postmoderni. La poesia è una poesia postcontemporanea perché è un componimento poetico che reca e trasmette ai suoi lettori le inquietudini e le agitazioni dei nostri tempi. La bellezza della poesia consiste, dunque, nel sapere esprimere tutto lo sgomento di fronte al trascorrere, implacabile ed ineluttabile, del tempo.

Introduzione alla terza poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è dato dal confronto tra il poeta e l’attuale società italiana postcontemporanea. Il poeta si rivolge a un suo amico a cui tende la mano e ascolta le sue parole per entrare insieme dentro la società italiana postcontemporanea di oggi. Il poeta vuole ascoltare parole che siano “parole di canto” simili al canto delle sirene che lo convincano ad entrare nel mare magnum e sconvolto dell’Italia di oggi. Alla fine della poesia il poeta prende il coraggio a due mani e si inoltra con lui “nel regno dell’incerto”.

Testo della terza poesia postcontemporanea. (pag. 17)

Ci crederai? Batto e ribatto
sullo stesso chiodo – se vi sia
modo di tenderti la mano
con parole di canto capaci
di trascinarci in mare aperto.

Coraggio, inoltrati con me
nel regno dell’incerto.

Questa poesia, secondo me, rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta si confronta con essa, ma questa volta ha il coraggio di parlare ad un amico e di trovare le parole giuste per inoltrarsi insieme a lui nella società italiana postcontemporanea. E’, dunque, una poesia che trasmette un messaggio propositivo e positivo ai lettori e manifesta, con forza e determinazione, la sua volontà e il suo desiderio di navigare nelle acque mosse e tempestose della società postcontemporanea italiana.

Introduzione alla quarta poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è quello del giudizio che il poeta dà sulla storia e sul progresso dell’umanità. Orbene il poeta afferma che le guerre di oggi sono molto simili alle guerre del secolo passato, perché si presentano allo stesso modo. Ma in effetti le guerre di oggi sono molto diverse da quelle del passato, perché sono combattute per motivazioni diverse e con armi e missili molto diversi dalle armi del secolo scorso. Penso che il poeta si riferisca alla guerra della Siria e agli attentati terroristici dell’ISIS. C’è molta distanza e differenza tra le guerre di oggi e quelle di ieri.

Testo della quarta poesia postcontemporanea. (pag. 18)

La storia si ripresenta
al suo solito modo: massacri,
attentati, stupri di massa,
attacchi all’arma bianca, fame,
sfollati, bombardamenti.

“E tutto, come sempre,
assolutamente per niente”.

Questa poesia rientra, perfettamente, secondo me, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché, ancora una volta, il poeta espone con grandi pennellate e con una densa e compatta enumerazione le caratteristiche della storia che si presenta e si ripresenta allo stesso modo con: massacri, attentati, stupri e attacchi. Il lessico è, inoltre, un lessico conciso, scabro, essenziale e parco. L’elocuzione è efficace ed efficiente.

Introduzione alla quinta poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è quello della doppia natura dei politici italiani. Essi, in pubblico, si mostrano sicuri e arroganti; in privato sono miseri e meschini. Il politico italiano si mostra anche vanitoso mentre a casa diventa un querulo bambino. Quando il politico smette di fare il suo lavoro guaisce ed emette pianti e penosissimi lamenti.

Testo della quinta poesia postcontemporanea. (pag. 21)

Che ridicole, le pose vanitose
e disperate dei potenti. Quando
sono al centro della scena,
si mostrano sicuri ed arroganti –
cala il sipario e in un istante,
senza pudore, alzano al cielo
guaiti, pianti, penosissimi lamenti.

È universale l’umano affanno
per il tempo che implacabile
trascorre, ma la parabola
dell’uomo di potere disegna un arco
più misero, meschino – ché dietro
all’eroico trionfatore si cela
quasi sempre un querulo bambino.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea, dato che il poeta, in essa, esprime ed esterna l’immagine, vera o falsa che sia, che viene fuori ascoltando e osservando i politici italiani o dal vivo o tramite la TV. Essi appaiono doppi: fuori in pubblico si mostrano appassionati e furenti; dentro a casa loro diventano bambini queruli. La poesia mi ha venire in mente “le pose vanitose” di Matteo Renzi e del suo modello e maestro Silvio Berlusconi. Ma penso che, anche, molti altri politici italiani non si discostano poi molto da questi due capifila e capi partito.

Introduzione alla sesta poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è quello di uno scenario tante volte visto e rivisto in TV negli ultimi 10 anni. È la vista di migliaia di giovani emigranti, provenienti dall’Africa e dalla Siria che cercano il loro futuro in Europa. Ma la loro età e la loro generazione è deprivata da ogni futuro. Sono giovani di colore che mostrano la loro verde età, piena di entusiasmo per la vita, ma che sono anche “corpi (privi) di amore” abbandonati a se stessi e in cerca solo del piacere.

Testo della sesta poesia postcontemporanea. (pag. 32)

Nel pieno della notte,
come clandestini, varcano la frontiera
in cerca del piacere corpi d’amore,
indifferenti all’anima, mossi
soltanto dalla fame, dalla smania,
dal furore.

Questa poesia imbastita per sommi capi rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché descrive la condizione di migliaia di giovani dominati soltanto “dalla fame, dalla smania, dal furore”. È una poesia che suscita una grande tristezza e un grande avvilimento e produce quasi una depressione, in chi la legge. La bellezza della poesia nasce dal fatto che, oltre a provocare un mesto sentimento estatico, produce, anche, un piacere estetico e una bellezza linguistica perché è costruita con un solo lungo periodo composto che dà alla poesia un fascino particolare, utilizzando, semplicemente, un linguaggio poetico realistico.

Introduzione alla settima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è il tema della morte vista con gli occhi particolari del poeta. La poesia inizia con la rappresentazione del poeta che partecipa ad un funerale; poi il poeta immagina e si prefigura di essere chiamato a tenere delle “orazioni funebri” per i suoi vecchi amici, che sono vicini a morire. Nella sua prefigurazione il poeta si sente impreparato su che cosa dire ai parenti. La retorica antica afferma che il poeta deve trovare le parole giuste e appropriate all’argomento del discorso: in questo caso sulla morte. Ma la morte è una evenienza “orrenda/disgustosa ripugnante”. Il poeta, giustamente, non riesce a trovare le parole appropriate “opportune, adatte, confacenti” alla morte.

Testo della settima poesia postcontemporanea. (pag. 35)

Forse perché siamo in novembre,
ma è già il secondo giorno che sono qui
a pensare alle orazioni funebri
che il caso potrebbe costringermi
a tenere. Ho amici molto vecchi
e assieme molto cari – non è affatto
da escludere che i loro familiari
chiedano al sottoscritto,
quando sarà il momento,
di commemorarli.

Rievocare un morto, però,
non è cosa da poco: a caldo,
intendo dire, durante il funerale.
Si parla a chi è spirato
o piuttosto a chi rimane? Si sta
dicendo il vero o il pianto,
il groppo in gola, spingono
a recitare? L’arte della retorica,
suggeriscono gli antichi, insegue
l’ideale di quanto è conveniente-
opportuno, adatto, confacente.
Peccato che la morte sia,
tutt’al contrario, orrenda
disgustosa ripugnante.

In breve, la summa – antiretorica –
di quanto è sconveniente.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché esprime il giudizio personale del poeta che corrisponde, pressappoco, al sentire comune (l’idem sentire) della gente comune, che trova la morte “orrenda, disgustosa e ripugnante”. La bellezza della poesia è data dal fatto di rappresentare la morte come un evento brutto, disgustoso e traumatico non solo per se stesso ma perché la morte è anche sconveniente per la retorica.

Introduzione all’ottava poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è, ancora una volta, il confronto tra il sé del poeta e il mondo postcontemporaneo. Il poeta guarda dentro di sé e si accorge di “quante teste” e di “quanti cuori” sono morti nella sua testa e di quanti cuori muoiono nel cuore del poeta.

Testo della ottava poesia postcontemporanea. (pag. 36)

Quante teste cadono dentro
la nostra testa e quanti cuori
non battono più nel nostro cuore.

Hanno ceduto le giunture
della rete e l’acqua si disperde
lungo l’acquedotto.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta, guardandosi dentro, si accorge che “le giunture”, della sua anima hanno ceduto di fronte al mondo postcontemporaneo. Ormai l’acqua e la vitalità scorrono fuori dalla sua anima e si disperdono “lungo l’acquedotto” della sua vita.

Introduzione alla nona poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è quello, fondamentale per il poeta,di farsi portavoce del sentire della gente comune “l’idem sentire”. La gente comune giudica, negativamente, i potenti che comandano e governano l’Italia postcontemporanea. Essi governano un mondo fondato, “ sull’inganno, l’artificio, la menzogna”.

Testo della nona poesia postcontemporanea. (pag. 38)

Sarebbe bello se per una volta
almeno venisse contraddetto
l’idem sentire che non a torto
vede nel potente l’artefice
di un mondo fondato unicamente
sull’inganno, l’artificio, la menzogna.

Colpo di scena: il potente sale
sopra il palco e, udite udite,
oggi dice la verità!

Questa breve poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta rappresenta e descrive, in modo sintetico, il rapporto problematico e scettico che intercorre tra la gente comune e i politici italiani. Il finale della poesia contiene anche una nota brillante perché esprime la sorpresa del poeta che si sorprende di fronte al politico che quella volta dice, a sorpresa, di voler dire soltanto la verità.

Introduzione alla decima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è quello di un primo bilancio che il poeta fa sulla sua vita. È un bilancio positivo perché, nonostante tutti gli inconvenienti che il poeta ha dovuto affrontare nella sua vita, egli è riuscito a realizzare ciò che voleva fin dal primo momento della sua giovinezza e vita. Il poeta enumera, nei primi versi, i seguenti inconvenienti che lo hanno rallentato, nell’adempiere il suo percorso professionale, culturale ed esistenziale: “il tempo perso, le energie sprecate/i torti patiti, il risentimento accumulato”.

Testo della decima poesia postcontemporanea. (pag. 43)

(Considerando il)
Tempo perso, energie sprecate,
torti patiti, risentimento
accumulato – eppure, riavvolgendo
il nastro dei tuoi giorni, (penso che)
ci sarebbe poco o nulla da cambiare:
quello che sei equivale grosso modo
a quello che saresti stato.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta fa un bilancio positivo della sua vita. Infatti il poeta è contento e soddisfatto di tutto quello che ha realizzato, anche tenendo conto di ciò che ha rallentato e si è frapposto ai progetti della sua esistenza. Egli è riuscito, comunque, a compiere il suo progetto esistenziale e ad adempiere al suo status quo. La bellezza della poesia consiste nel suo messaggio propositivo e positivo: non bisogna arrendersi di fronte agli ostacoli che le società postcontemporanee frappongono ai progetti esistenziali. E il poeta conclude affermando che “quello che sei equivale grosso modo/a quello che saresti stato.

Introduzione alla undicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è quello di mettere in primo piano “il desiderio testardo” di inseguire ed ottenere la felicità, perché se si abbandona questo impulso vitale, originario e primordiale, allora “il dolore è assicurato”. Non bisogna rinunciare a “al desiderio”, ma lasciarsi guidare da “un corpo che sa cosa reclamare”. Bisogna trovare la forza di volontà di uscire dal pozzo, come chi è caduto in fondo al pozzo riesce a trovare in sé stesso le proprie energie vitali e riesce a risalire in superficie sano e salvo insieme “all’acqua fresca e dissetante tirata su col secchio”.

Testo della undicesima poesia postcontemporanea. (pag. 46)

Se il desiderio testardo lavora
sotto traccia, incapace d’imporsi
con la sua forza travolgente,
lasciando però accesa una modesta
brace, sufficiente a confondere
e agitare il corpo – allora
il dolore è assicurato.

Rinunciare al desiderio non porterà
alla quiete, ma a una sottile,
cupa depressione. Dunque lanciarsi, sì,
ma verso dove, se il bersaglio
viene indicato dai contorti
ghirigori della mente, non dallo slancio
cieco e sicuro di un corpo che sa
cosa reclama? E dunque? Dunque
c’è solo da sperare di incontrare
un desiderio a specchio – quello di chi,
sprofondato a sua volta dentro
a un pozzo, sia altrettanto interessato
a riportare in superficie l’acqua
fresca e dissetante tirata su col secchio.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché esprime ed espone la volontà del poeta di non farsi bloccare dall’acqua del pozzo, cioè dalle società postcontemporanee, e di cercare “il desiderio a specchio”; cioè un desiderio molto forte che lo induca a risalire dal pozzo. La prima parte della poesia risente della lettura di Bufalino, mentre la seconda parte è personale e originale. La bellezza della poesia consiste, allora, nella composizione di una elocuzione ricca ed ornata, nella lexis densa di frasi ipotattiche; aspetti che conferiscono al componimento poetico un’aura simbolica e metaforica, compatta e ipotetica, e una “forza (discorsiva) travolgente”.

Introduzione alla dodicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è quello di isolare e mettere a fuoco un tema metafisico. Allora il poeta si rifà, completamente, al testo poetico “La passione” di Mario Luzi. Franco Marcoaldi, in pochi versi densi e concisi, riesce a sintetizzare, oltre che la lettera del poemetto di Luzi, a ricreare lo spirito luziano. Il poeta, come Gesù Cristo di Luzi vuole entrare nel regno misterioso di Dio. Si pone molte domande; “ma i costi per entrare in quel regno misterioso sono alti” e si chiede: “li saprò affrontare?”. Sa che deve affrontare “una traversata lunga, solitaria, dolorosa”.

Testo della dodicesima poesia postcontemporanea. (pag. 56)

Vado cercando un’altra legge,
ma i costi per entrare
in quel regno misterioso
sono alti – li saprò affrontare?

L’altra legge, lo so, promette
meraviglie sconosciute,
ma implica una traversata
lunga, solitaria, dolorosa.
Si seccherà la gola, prima
di incontrare quell’umida fonte
luminosa.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché, benché sia una poesia di natura metafisica, mostra la sua erudizione culturale e poetica, sintetizzando con spirito personale il libretto religioso e teologico di Mario Luzi. La bellezza della poesia consiste, per l’appunto, nel mostrare una elocuzione e una lexis personale, anche se lo spirito poetico rimane luziano.

Introduzione alla tredicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia postcontemporanea è il rapporto, fondamentale, che c’è tra il poeta e la società postcontemporanea italiana. Il poeta da engagé è divenuto ormai blasé, cioè indifferente, scettico, ci descrive il mondo postcontemporaneo con uno sguardo cupo e disincantato e lo definisce: “ostile, umiliante, macchinoso”. Cosa fare di fronte a una società postcontemporanea così sentita, nemica e ostile?

Testo della tredicesima poesia postcontemporanea. (pag. 61)

Il mondo intorno si presenta
ostile, umiliante, macchinoso?
Acquattati: prepara la mossa
del cavallo – resta supino e fermo
come in mezzo al mare,
steso a morto.

Lo consiglia anche l’oroscopo,
e stavolta non a torto.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il rapporto fra il poeta e il mondo postcontemporaneo, divenuto ormai “difficile, arduo, problematico e precario”, è uguale a quello di milioni di uomini che hanno anch’essi con il mondo postcontemporaneo un rapporto “difficile, arduo, problematico e precario”. Allora il poeta tira fuori le sue risposte personali e cioè quelle di: “Acquattati: prepara la mossa del cavallo – resta supino e fermo come in mezzo al mare, steso a morto”. Sono comportamenti, secondo me, “Oscuri” e poco praticabili e molto fanciulleschi; ma sono, per il poeta, tecniche sicure ed efficaci per salvare la vita.

Introduzione alla quattordicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è “il capovolgimento” dell’atteggiamento che ora ha il poeta nei confronti del mondo postcontemporaneo. Mentre fino a pochi anni fa, il poeta aveva un rapporto “positivo e fiducioso” per esso, tanto da scrivere un poemetto per lodare il mondo per qualsiasi circostanza ed evenienza. Il titolo del poemetto era: IL MONDO SIA LODATO (2015) e alla fine di esso così scriveva:

E in questo gran teatro d’ ombre,
io ombra indigente tra altre
innumerevoli ombre,
continuerò trepidante a cantare:

tu, Mondo, sia sempre lodato.

Ora, invece, in questa nuova poesia il mondo postcontemporaneo è diventato:

Il riflesso esterno di uno sconquasso
psichico interiore diffuso ed allarmante.

Cioè detto con parole povere e comprensibili significa: il mondo esterno è impazzito, dunque, il poeta si accinge a prenderne le distanze. Anzi “Qualcuno” si accoda alla “deriva” e manda al diavolo “la forma, la grazia,/la cura, l’armonia” di esso. Questo qualcuno, addirittura, si arruola “nell’esercito/montante del rancore, dell’odio, dalla rabbia”. E d’ora in poi questo qualcuno spargerà “veleni/a destra e a manca, all’impazzata”.

Testo della quattordicesima poesia postcontemporanea. (pag. 76)

Là dove c’era un campo coltivato,
ora trionfa la sterpaglia. Il prato,
ricco di trifoglio e di radicondra,
è stato divorato da un fungo misterioso
che ha trasformato la distesa verde
e riposante in una landa di paglia
desolante. Le corti delle case
contadine sono invase da pezzi
di ferraglia, vecchie reti arrugginite,
nailon strappati dalle serre
e abbandonati a terra, casette
per le api marcite, scolorite, sfrante.

Scomparso un minimo di ordine,
è scomparsa anche qualunque
idea di cura e Dio non voglia
che sia un presagio di sventura:
il riflesso esterno di uno sconquasso
psichico interiore diffuso ed allarmante.

Il mondo va in rovina? Ebbene,
si risponde, mi accodo alla deriva.
Al diavolo la forma, la grazia,
la cura, l’armonia.
Mi arruolo volentieri nell’esercito
montante del rancore, dell’odio, della rabbia –

d’ora in avanti spargerò veleni
a destra e a manca, all’impazzata.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta inverte completamente il rapporto tra sé e il mondo postcontemporaneo. Questo rapporto è ormai divenuto “difficile, arduo, problematico e precario” per cui passa da un atteggiamento confidenziale e razionale che aveva prima a un atteggiamento di diffidenza e di sfiducia, che ora il poeta ha verso il mondo postcontemporaneo. Ma la poesia rimane un componimento poetico molto bello per la sua inventività, per la sua lexis discorsiva, per la sua elocuzione ricca di forma, di grazia, di cura e di armonia. E ciò è quello che conta nella forma di una poesia postcontemporanea, mentre il contenuto della poesia mostra tutta la presa di coscienza del poeta, tutta la sua abreazione cioè la liberazione del poeta dal mondo postcontemporaneo per ricominciare a vivere, per agire e rivivere di nuovo e diverso. Questa volta il poeta assume un comportamento difensivo, accorto e quasi flemmatico.

Introduzione alla quindicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è “il rapporto” che il poeta ha instaurato con il mondo postcontemporaneo. Il poeta continua il suo pessimismo, già delimitato e delineato nelle poesie precedenti, e afferma che “un’ombra”, benché piccina si fa largo nel suo cuore. Cioè non passa un giorno che non sorga qualche malessere e qualche ostacolo che rallenti e che si frapponga al suo benessere più pieno. Il poeta afferma che pensare che l’anima interiore, che viene a contatto con il mondo postcontemporaneo, rimanga pura è una pia illusione.

Testo della quindicesima poesia postcontemporanea. (pag. 77)

Si fa largo nel cuore un’ombra
piccina, anche nel giorno di sole
più pieno. È un miraggio pensare
che il cielo interiore
sia tutto terso, pulito, sereno.

La poesia è composta da due brevi periodi semplici, con frasi paratattiche. La lexis presenta le figure retoriche della inversione del soggetto situato dopo il verbo nella prima frase. Nella seconda frase, invece, l’intera subordinata soggettiva è situata dopo il verbo copulativo e il nome del predicato. La lexis è, dunque, densa e concisa e presenta un linguaggio poetico ricco di espressioni rare e personali come “Si fa largo nel cuore un’ombra/ piccina”, oppure presenta alla fine del componimento poetico una terna di aggettivi: “ terso, pulito, sereno”, efficace ed apprezzabile. La bellezza della poesia è data dal fatto che il pessimismo del poeta è sotteso e nascosto dalla bella elocuzione della forma.

Introduzione alla sedicesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è “il fantasticare”. Quando un poeta non trae l’ispirazione dalla realtà sociale che ha davanti a se, allora, comincia a fantasticare. In questo caso il poeta crea con la sua fantasia delle immagini irreali che lo allontanano dalla realtà di tutti i giorni, come l’ultimo verso della poesia: “ vorrei che Dio o chi/per lui mi dicesse che è tutta una finta”. Poi il poeta esce dalle sue fantasie e si ritrova in mezzo alla realtà più povera e più scarna della vita descrivendola con l’ultimo verso: “ respiro, silenzio, silenzio, respiro…risate”.

Testo della sedicesima poesia postcontemporanea. (pag. 78)

Vorrei una chiave che apre (isse) tutte
le porte e che dietro ci fosse
qualcuno che mi predice (esse) la sorte.
Vorrei portare i miei morti a fare
una bella girata, vorrei che Dio o chi
per lui mi dicesse che è tutta una finta:
respiro, silenzio, silenzio, respiro…risate.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea, perché il poeta mette a frutto tutta la sua fantasia creatrice cioè la sua facoltà che presiede alla sua creazione artistica e poetica. Infatti la mia poetica sulla poesia postcontemporanea prevede l’uso della fantasia, della creatività e dell’estrosità a base dell’arte creativa e fantasiosa della poesia. La bellezza della poesia, allora, consiste proprio nel saper comporre una poesia estrosa, bizzarra, colorata, che unita a una lexis personale ed originale e a uno stile brioso, vivace e intelligente, sa suscitare una grande meraviglia e una grande gioia nel lettore.

Introduzione alla diciassettesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è “il trascorrere del tempo e della vita”. Per i potenti il tempo è pieno, occupato e mira ad ottenere qualcosa dalla vita. Per gli indigenti il tempo è vuoto, disoccupato, e non mira a ottenere niente dalla vita. Il poeta mette in rilievo questa differenza e coglie questo particolare tra la vita dei potenti e quello degli “umili”. La vita dei potenti scorre senza la pena dell’attesa, mentre la vita degli umili scorre con la pena dell’attesa. Essi attendono, quietamente e rassegnatamente, il passaggio vuoto, invano e inutile delle stagioni.

Testo della diciassettesima poesia postcontemporanea. (pag. 80)

Nelle diverse sale d’attesa
della vita – ospedali, banche,
uffici della posta e comunali –
non troverete mai i potenti:
ché quelli, dall’attesa, sono esenti.
Gli umili invece attendono
in eterno: lo spossessato sa
che nulla è suo, meno che meno il tempo.

Quieto chiude gli occhi e attende:
dopo l’estate, l’autunno… e poi l’inverno.

Questa poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta nota lo scorrere differenziato del tempo nelle società postcontemporanee. Il tempo è lento e vuoto per gli umili, disgraziati e sfortunati della vita, mentre è veloce e pieno per i potenti, per i graziati e fortunati della vita. La poesia si apre con una frase invertita nei suoi elementi costitutivi. Prima c’è un complemento di stato in luogo alla fine compare il complemento oggetto. La lexis rimane, comunque, ipotattica semplice e chiara. La elocuzione è curata, formata, aggraziata e armoniosa. La bellezza della poesia è data dalla rappresentazione del trascorrere del tempo e dalla ripetizione del tempo vuoto e sterile per gli umili: “ dopo l’estate, l’autunno… e poi l’inverno”.

Introduzione alla diciottesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale di questa poesia è “l’esposizione” che il poeta mostra e mette bene in vista i pericoli e gli effetti collaterali e negativi che le società postcontemporanee hanno su di lui e sulla gente comune.
La poesia non è, certamente, un atto di accusa o di critica alla società postcontemporanea né tanto meno ai social network, ai mass media né news media. Il poeta vuole semplicemente fotografare ed esporre alcuni effetti collaterali della mediacrazia. Invece vuole essere una esaltazione della pluralità delle informazioni e delle notizie che arrivano ogni giorno dalla TV dentro e fuori casa. La poesia è, però, un avvertimento a saper filtrare e setacciare le informazioni e le notizie per evitare di cadere nel caos delle informazioni. Ma la gente comune già sa come fare la selezione delle informazioni e delle notizie provenienti da tutto il mondo.

Testo della diciottesima poesia postcontemporanea. (pag. 93)

(Confrontandomi e scontrandomi
ogni giorno con la realtà sociale
esterna provo).
Sensazioni controverse, improvvise
insorgenze del passato, incerti
fraseggi musicali, soprassalti mentali,
dolori, desideri – furti di pensieri.

Se il centro più non tiene, riuscirà
la convergenza di mille, accidentati
impulsi, a tenerci ancora insieme?
(O riuscirà a disunirci?).

La poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta con la descrizione e rappresentazione degli effetti negativi su se stesso, vuole mettere in guardia e in allarme tutti i lettori di poesie per evitare che cadano tutti nella stessa condizione negativa del poeta descritta nella prima strofa della poesia. Infatti nella prima strofa della poesia, il poeta enumera una serie di effetti negativi e collaterali prodotti dalle eccessive e caotiche informazioni che provengono dai mass media. Ecco le sensazioni negative che prova il poeta:

Sensazioni controverse, improvvise
insorgenze del passato, incerti
fraseggi musicali, soprassalti mentali,
dolori, desideri – furti di pensieri.

Nella seconda strofa il poeta si chiede se la confluenza di mille informazioni contemporanee possono provocare impulsi caotici i quali, a sua volta, possono riuscire a disunire tutto il sistema sociale. Ecco le domande e le paure del poeta:

Se il centro più non tiene, riuscirà
la convergenza di mille, accidentati
impulsi, a tenerci ancora insieme?
(O riuscirà a disunirci?).

Introduzione alla diciannovesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale della poesia è “la constatazione” del poeta che afferma che, oggi, le buone parole e i buoni esempi non bastano più per tenere unita “l’odierna fratellanza” cioè la società italiana postcontemporanea. E c’è il pericolo che l’odierna fratellanza si è già trasformata nel “ nel consumo condiviso di pornografia”.

Testo della diciannovesima poesia postcontemporanea. (pag. 94)

Né buona novella né tragedia
né conturbante epifania.
Pura constatazione:
l’odierna fratellanza si manifestazione
nel consumo condiviso di pornografia.

La poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta vuole mettere in allarme i lettori di poesie dalla degenerazione del popolino italiano che si nutre di pornografia. La bellezza della poesia consiste, secondo me, nel buon uso della lexis, formata da due frasi, l’una intrecciata e incastrata all’altra, senza soluzione di continuità.

Introduzione alla ventesima poesia postcontemporanea.

Il tema fondamentale della poesia è “l’ennesimo confronto” che il poeta fa fra sé stesso e la società italiana postcontemporanea. Alla fine del libro il poeta si rivede bambino con i suoi giocattoli e con le sue malie; poi ripercorre la sua vita dalla adolescenza fino alla sua attuale età. Da bambino aveva molti giocattoli e malie “che hanno attivato o spento la sua fantasia”. Poi ripercorre la sua vita da giovane e descrive e rivive le sue emozioni da adulto. Alla fine stila un bilancio della sua vita. Prevede che “Qualcuno” gli chieda “cosa ha fatto per essere felice”. E il poeta gli risponde: “tutto quello che ho fatto, sissignore, è proprio tutto qui”. L’espressione “tutto qui” riporta poi al titolo dell’intera opera poetica TUTTO QUI.

Testo della ventesima poesia postcontemporanea. (pag. 95)

Come il bambino pensoso e taciturno
che chiuso nella stanza dei giochi
osserva di soppiatto i mille oggetti
di magia che negli anni di infanzia
ha accumulato, prima o poi
anche noi adulti dovremo fare i conti
col patrimonio di giocattoli e malie
che hanno attivato o spento
le nostre fantasie.

Nella lanterna magica, stavolta,
appariranno vizi bugie rimpianti
errori – dolori inflitti e ricevuti.
I mille fallimenti; pochi, stentati avanzamenti.
Piccole e grandi perversioni, rapinose
estasi gioiose, le rose d’amicizia.
L’eccitazione, lo stallo, la mestizia.

Mentre nella nostra stanza di giochi
per adulti ce ne staremo concentrati
a stilare un volatile quanto inevitabile
bilancio, qualcuno salterà su dicendo:
tutto qui? Siamo sicuri? Nient’altro?
Tutto qui? E noi risponderemo:
sissignori, è proprio tutto qui.

La poesia rientra, perfettamente, nella mia poetica sulla poesia postcontemporanea perché il poeta fa una lunga disamina della sua vita: dalla fanciullezza all’età adulta. E’ un esame nudo e crudo. La bellezza della poesia è data dal confronto che il poeta fa tra la sua età adulta, che vive con le sue emozioni, e i giocattoli e le malie che animavano o spegnavano la sua fanciullezza e le sue fantasie di adolescente.

MARCOALDI ANZIANO
9

Valutazione finale.

La poesia postcontemporanea vuole essere la poesia che rappresenta, espone, illustra, esplicita e interpreta le società postcontemporanee nazionali e internazionali. Anche la poesia italiana vuole corrispondere all’attuale società postcontemporanea italiana che è già molto complessa, molto articolata, molto complicata, molto informatizzata, molto telematica e molto cibernetica e robotizzata, come tutte le società postcontemporanee mondiali. Il mondo postcontemporaneo, nel suo complesso, è un mondo composto da società postcontemporanee, molto ingarbugliate, intrigate e aggrovigliate, così come lo è la società postcontemporanea italiana. Io, Biagio Carrubba, penso che di fronte a questo mondo postcontemporaneo anche la poesia italiana debba diventare una poesia postcontemporanea ed avere le seguenti caratteristiche.
1° Il poeta postcontemporaneo dovrà esprimere ed estrinsecare la sua espressività e la sua weltanschauung.
2° Il poeta postcontemporaneo deve confrontarsi ed esprimere il suo giudizio nel confronti delle società postcontemporanee.
3° Il poeta postcontemporaneo deve scegliere fatti ed eventi delle società civili postcontemporanee, illustrarli, esporli e interpretarli, e ciò implica la pluralità dei temi e delle tesi delle sue poesie.
4° Il poeta postcontemporaneo deve sapere scegliere, anche, la molteplicità dei casi presi e tratti dalla sua comunità e dalla società civile in cui vive. Siccome la società civile italiana è piena di tanti problemi, di tante controversie e di tante lotte a cui i cittadini rispondono con i loro sentimenti e risentimenti, con le manifestazioni di dissenso e con gli scioperi, anche la poesia postcontemporanea deve rappresentare questa società civile e questi casi, così essa rappresenta un mondo postcontemporaneo arduo, difficile e tribolato; per questo motivo la poesia postcontemporanea, non può essere né una poesia allegra né comica, ma deve esprimere tutta la precarietà dei giovani senza futuro e le preoccupazioni della gente comune che lotta e lavora per sopravvivere e vivere. Quindi il compito del poeta postcontemporaneo è quello, in primis, di rappresentare la vita della gente comune e attiva e il loro tentativo di migliorarsi e di vivere bene, da viveur. Il poeta postcontemporaneo ha il compito gravoso di rappresentare una società italiana postcontemporanea impoetica, triste, feroce e malinconica. Pochi sono i momenti che il poeta postcontemporaneo può presentare come gai, felici e positivi come lo sono stati in questi mesi: le medaglie d’oro ai campionati mondiali di nuoto svoltosi a Budapest nel luglio 2017 con l’incredibile e magnifica vittoria di Federica Pellegrini nella gara dei 200 m stile libero. Oppure altri momenti di vera gioia e di vera felicità sono stati il salvataggio dei tre fratellini a Ischia rimasti sepolti a casa loro a causa del gravoso terremoto che ha colpito l’isola il 21 agosto 2017. Altri momenti comici provengono sicuramente dai film comici di Totò e di altri comici italiani che, in qualche modo, riescono ad alleviare e a rendere più allegra la vita degli italiani. Il poeta postcontemporaneo, comunque, deve essere bravo a sapere trovare e scegliere anche questi temi gai e allegri, per rendere la poesia postcontemporanea meno pesante e meno tetra. E ciò fa parte dei compiti della poesia postcontemporanea dato che la poesia è un’arte ricreativa ed integrativa, capace, dunque, di suscitare brevi momenti di piacere estetico, di sentimenti estatici e di gioia spirituale, anche se la loro durata è breve e le loro emozioni positive suscitate svaniscono nel giro di poche ore o di qualche giorno.
5° Il poeta postcontemporaneo, allora, deve sapere esprimere tutti i sentimenti della gente comune che variano continuamente in riferimento alle notizie e alle informazioni che ricevono dai mass media, dai new media, dai social network e dalla TV. Il poeta postcontemporaneo deve sapere esprimere questa mutevolezza della gente comune che reagisce continuamente a tutti i flussi, riflussi e deflussi che il singolo cittadino riceve continuamente, cosicché ogni cittadino passa e trapassa, nel giro di pochi minuti, da sentimenti negativi e dolorosi, come quelli dovuti al terremoto di Ischia, a sentimenti positivi e gioiosi, come quando cambiando canale si ride e si sorride guardando film comici o altri spettacoli musicali e divertenti come “Techetechete”. Un altro programma che mi ha fatto emozionare e commuovere è: “Rivediamoli” il quale ripropone le interviste a grandi attori e artisti del teatro. L’altro giorno, per esempio, ho sentito l’intervista alla bravissima attrice Maria Angela Melato e poi, saperla, contemporaneamente, morta dentro una bara mi ha dato, certamente, una grande emozione e commozione nello stesso tempo.

10

Il poeta postcontemporaneo deve, quindi, riuscire a trasporre nella sua poesia questo cambiamento repentino di umori e di sentimenti della società civile. Succede così che ognuno di noi vive e rivive contemporaneamente più e vari sentimenti diversi e opposti tra di loro.
Si sorride, così, per uno spettacolo di intrattenimento divertente o si gioisce per uno spettacolo musicale o si ride per un bel film comico, ma nello stesso tempo si piange per i morti di un vile e aberrante attentato dell’ISIS o per un brutale omicidio commesso in una qualunque città italiana. Tutto ciò produce in noi una pluralità di sentimenti e risentimenti che, molte volte, sono difficilmente gestibili e creano uno stato d’animo di ansia e di aggressione. Molti di noi poi non riescono neppure a capire il motivo del loro agitato stato d’animo. Insomma in noi si crea un surriscaldato surplus di sentimenti dinamici, controversi e opposti tra di loro, creando così emozioni contrapposte, forti e contrastanti.
Io, Biagio Carrubba, credo che questa nuova situazione psicologica rappresenti un nuovo stato emotivo proprio tipico del mondo postcontemporaneo. Per questo motivo io definisco lo zeitgeist postcontemporaneo come l’attuale età postcontemporanea, dato che, è uno stato d’animo nuovo, doppio, triplice, anzi plurimo, che si rinnova e cambia in ogni momento ed è molto diverso dall’età moderna quando i sentimenti si vivevano uno alla volta e si riconoscevano nella loro unità e nella loro natura.
6° Il poeta postcontemporaneo deve sapere esporre ed integrare nelle sue poesie la dimensione storica e sincronica dell’Italia di oggi. Per questo motivo deve inserire nelle sue poesie i nomi di uomini politici o dello Stato, ma deve, anche, menzionare, quando occorre, i nomi di personaggi famosi dello sport della TV e della cultura che dominano nell’attuale società postcontemporanea italiana e mondiale.
7° Il poeta postcontemporaneo deve sapere mettere in primo piano i pericoli che giungono dalla società postcontemporanea e deve sapere mettere in allarme tutti i lettori di poesie per anticipare i possibili problemi che nascono e si sviluppano ogni giorno in tutto il mondo. In questo modo il poeta può diventare o può essere considerato, anche, un allarmista o un moralista, ma è meglio essere un poeta allarmista che un poeta inoffensivo, romantico, individualista e personalista.
8° Il poeta postcontemporaneo deve sapere comporre e trasporre nelle sue poesie tutto questo con una lexis, concisa e chiara, discorsiva e ornata; con una elocuzione, ricca e forbita, piena di forma, di grazia, di cura e di armonia; con un lessico poetico alto e raffinato, largo ma non vago, e con uno stile, personale e originale, brioso, inventivo, caustico, creativo ed estroso.

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Io, Biagio Carrubba, ho trovato molti di questi elementi e caratteristiche nell’opera poetica TUTTO QUI di Franco Marcoaldi. Inserisco qui però un mio presupposto personale che vale per l’intera opera di Franco Marcoaldi e cioè io, B.C., penso che la comunità e la società di cui parla il poeta siano l’attuale società italiana postcontemporanea e si riferisce anche alle altre società postcontemporanee internazionali, anche se lui non le indica mai con queste definizioni di società postcontemporanea; ma io, Biagio Carrubba, sono sicuro che egli parla e descrive di esse, perché se così non fosse, allora il poeta Franco Marcoaldi, secondo me, sarebbe un buon e brillante poeta postmoderno; ma non sarebbe, certamente, un poeta pioniere e originale della poesia innovativa postcontemporanea. Elenco, ora, qui di sotto le caratteristiche essenziali dell’opera poetica di F. M. comuni alla mia poetica sulla poesia postcontemporanea.
1° Ho trovato 89 poesie che hanno 89 forme e generi tutti diversi fra di loro e ciò indica una pluralità di forma, di genere e di metrica.
2° Ho trovato, anche, una pluralità e una molteplicità di temi e di argomenti parecchi tratti dalle società postcontemporanee di oggi.
3° Ho trovato una pluralità di casi, fatti ed eventi diversi, tutti ripresi e tratti dalle informazioni che provengono dalle società postcontemporanee. Un esempio di ciò è la poesia n. 56 quando il poeta descrive e sintetizza, in pochi versi, l’aspetto, globale e complessivo, della società italiana postcontemporanea.

Testo della poesia.

Il mondo intorno si presentano
ostile, umiliante, macchinoso?
Acquattati: prepara la mossa
del cavallo – resta supino e fermo
come in mezzo al mare,
steso a morto.

Lo consiglia anche l’oroscopo,
e stavolta no a torto.

Io, Biagio Carrubba, penso che il mondo di cui parla il poeta sia, per l’appunto, la società italiana postcontemporanea e la descrive con una breve lexis ed elocuzione, stringata, ma efficace e colorita. E ciò è l’esatto opposto di un concione. E ciò basta per renderla molto bella.
4° Non ho trovato, però, nessun riferimento ai fatti e agli eventi concreti, riferiti alla società postcontemporanea italiana. Allora ho pensato di integrare l’opera poetica del poeta allacciandola con l’Italia postcontemporanea per rendere così l’opera poetica più attuale, più sincronica e più postcontemporanea di quanto non abbia fatto il poeta Franco Marcoaldi. Un esempio fra tutti per mostrare l’integrazione fra una poesia del poeta e una mia integrazione con la società italiana di oggi, è la poesia numero 87 (diciottesima poesia postcontemporanea). Questa integrazione permette così al componimento, vago, di essere intrecciato con la situazione sociale, storica e sincronica dell’Italia di oggi. Nella prima strofa il poeta descrive la sua condizione psicologica e le reazioni emotive al surplus delle informazioni che provengono dai mass media. Nella seconda strofa il poeta arriva a chiedersi se le attuali condizioni del “centro disgregante” riusciranno a tenerci ancora insieme.
5° Io, Biagio Carrubba, reputo che l’unica pecca di questa opera sia dovuta al fatto che il poeta F. Marcoaldi, ancora una volta, descrive soprattutto se stesso e rinuncia, molte volte, a descrivere le emozioni, le sensazioni e le riflessioni della gente comune in risposta agli stimoli e ai condizionamenti delle società postcontemporanee di oggi e come reazione ai contrastanti impulsi, ai problemi e alle informazioni che arrivano dall’Italia postcontemporanea di oggi. E così, mi accorgo che anche il poeta Franco Marcoaldi, alla lunga e a fine libro, ha parlato, soltanto, di se stessi ed è, quindi, ricaduto nel solito vizio dei poeti classici moderni, che è quello di parlare di se stesso a discapito delle società postcontemporanee di oggi.

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Gran finale.

Io, Biagio Carrubba, penso che la Poesia, – in quanto aiuta a vivere, in quanto allevia le sofferenze umane, in quanto crea la bellezza estetica, in quanto esalta l’amore universale fra i popoli, in quanto celebra l’amore tra uomo e donna, in quanto esalta l’amore eterosessuale e omosessuale, in quanto dona fiducia e speranza al nostro animo, in quanto provoca una grande gioia spirituale, in quanto glorifica i risultati della ricerca scientifica, in quanto magnifica ed esalta lo slancio vitale – si possa definire un’arte estetica che contribuisce a formare un “pensiero forte” cioè contribuisce a rendere forte e stabile il nostro umore, i nostri sentimenti e i nostri pensieri gai e liberi. La poesia postcontemporanea, dunque, dà – attraverso la weltanschauung del poeta, – una nuova visione della società postcontemporanea. Infine io penso che, per questi motivi, la poesia postcontemporanea è diventata, oggi, molto importante per farci amare, apprezzare, ammirare e contemplare la vita di tutti i giorni. Ma la poesia da sola non basta a tenerci legati e aggrappati alla vita; ci vogliono, anche, tante altre condizioni materiali e spirituali per renderla bella e felice. In caso contrario se le condizioni rimangono brutte e sfortunate allora è meglio morire, anzitempo, anziché continuare a soffrire inutilmente, anziché essere devastati dal dolore e dal male di una grave ed invalidante malattia.

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Modica, 07/ 09/ 2017                                              Prof. Biagio Carrubba

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