SECONDO ARTICOLO IN PROSA.

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Resoconto di alcuni miei episodi autobiografici.

Una diegesi della mia vita.

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Io, Biagio Carrubba, inizio, qui e ora, la diegesi degli anni della mia vita, trascorsa tra Scicli, Modica, Ragusa e Modica. Io, B. C., ricordo, con dolore e con sofferenza, la mia infanzia e la mia fanciullezza. Comunque sia andata allora, io, B. C., dico, ora, che gli anni della mia fanciullezza sono passati, velocemente e in gran fretta, tra la scuola elementare e la scuola media di Scicli (1958-1967). La scuola elementare di Scicli è stata, per me, molto importante, perché, durante gli anni della scuola elementare, ho scoperto e mi sono innamorato di una poesia, quando il maestro della mia classe lesse in aula la bellissima poesia “A mia madre” di Edmondo De Amicis (1846 – 1908). Mi ricordo, come se fosse stato l’altro ieri, l’emozione e la commozione che provai quando ascoltai, per la prima volta, le parole del maestro che declamò i versi della stupenda poesia del 1882. Ed ecco il testo della bellissima poesia che mi ha fatto ripensare alla bontà e alla tenerezza di mia madre, cosicché mi sono innamorato e ho amato la poesia con la P maiuscola. Ecco la particolare poesia, la quale mi ha fatto innamorare della grande e bella poesia dei più grandi poeti italiani.

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto.

Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Ah se fosse un mio priego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto.

Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

Da quel momento in poi, io, B. C., ho sempre amato, apprezzato e ammirato i poeti e, da allora in poi, ho cercato di diventare, anch’io, un vero poeta. Infatti, ora, posso dire che sono diventato un Poeta con la P maiuscola e mi sento di poter dire e di poter affermare che, oggi, sono diventato e sono un vero poeta di poesie postcontemporanee. Inoltre, io, B. C., ricordo e rimembro che, anche, l’età della mia adolescenza è trascorsa, rapidamente e pacificamente, nel liceo scientifico di Scicli (1968-1973). Anche il tempo, fulmineo e avvincente, della mia giovinezza è volato via, sorprendentemente e tumultuosamente, all’Università di Catania (novembre 1973 – novembre 1979), perché, proprio durante l’Università di Catania, ho scoperto e apprezzato la grande cultura, e ho, anche, praticato un tipo particolare di politica, affascinante e utopistica. Ma, io, B. C., al tempo dell’Università di Catania, ho, anche, riconosciuto, provato e toccato con mano tutti i miei vari handicap, fisici, logici, linguistici, lessicali e psicofisici, e traumi psichici e fisici che mi trascinavo e mi portavo dentro fin dalla scuola elementare e della scuola media, come la bocciatura in prima media. Dopo l’Università subentrò un grave periodo di crisi dovuta alla mancanza di lavoro, ma che io, B. C., per fortuna, superai grazie al sostegno e all’aiuto, economico, amoroso e affettivo, del mio primo grande, intenso e indimenticabile Amore. Poi l’età adulta è arrivata di gran corsa e l’ho trascorsa ad insegnare, italiano e storia, nelle scuole medie (Milano, 1983 – 1984) e nelle scuole medie inferiori e scuole medie superiori, tra Modica, Ragusa e Modica. Quindi, io, B. C., sono arrivato ad oggi, pensionato, appassionato e contento di assaporare e di gustare gli svariati sapori dei cibi siciliani. Inoltre, ora, io, B. C., sono, anche, soddisfatto e concentrato ad ammirare i variopinti ambienti della natura, che si distendono e si dispiegano davanti casa mia. Infatti, io, B. C., sono, anche, intento e contento ad osservare e ad ammirare il verde dell’erba alta dei prati difronte al mio balcone, che ha la perfetta forma di un angolo retto. Infatti, io, B. C., certe volte, quando guardo e osservo, difronte casa mia, la campagna verdeggiante, che risplende e fiorisce davanti ai miei occhi, mi sembra di far parte di questo habitat naturale, come se io vi partecipassi, naturalmente e direttamente, come se io, vivente, mi trasformassi e partecipassi nel vivo e gratificante spettacolo della natura della primavera. Inoltre, io, B. C., certe volte, quando guardo i prati verdi, ho la sensazione e l’impressione di essere metamorfosato come un essere vivente, il quale rileva e osserva la spettacolare coreografia della fioritura dei prati, i quali si aprono e si ampliano difronte al balcone del mio appartamentino, baciato e riscaldato dal sole. Inoltre, mi capita che io, B. C., certe volte, quando contemplo e ammiro il verde uniforme della campagna, che mi sta difronte, mi sento come se io percepissi e fossi naturalizzato con l’ambiente, naturale e simbiotico, che si distende e si protende davanti al balcone di casa mia. Infatti, la campagna difronte casa mia, in questo mese di aprile, verdeggia sotto il tiepido sole primaverile e sotto il nuovo venticello d’aprile che fa sprigionare l’olezzo e il profumo dei variopinti fiori, rossi e gialli, della campagna che si dipana, si apre e si espande difronte casa mia; campagna che arriva fino a lambire la strada nazionale della provincia di Ragusa. Oltre a ciò, io, B. C., guardando i prati con l’erba alta e verde della campagna, mi sembra di vedere un giardino, lussureggiante e rigoglioso, interrotto e screziato da molti spazi di vari colori che interrompono il manto uniforme del verde dei prati. Infatti, in mezzo al manto uniforme del verde dei prati, il rosso dei papaveri e i bianchi e gialli delle margheritine gialle e bianche, compaiono, a tratti, in vari spazi e zone sparse della campagna, multicolore e verdeggiante, versicolore e verzicante, ventilata dal vento di aprile e profumata dall’olezzo, vario e inebriante, della primavera. Inoltre, io, B. C., molte volte, quando guardo lo spettacolo naturale che si distende e si proietta dal balcone di casa mia, perdo i sensi e mi sento di essere immedesimato, naturalizzato e metamorfosato, con l’ambiente, naturale e versicolore, verdeggiante e verzicante, che si allarga, si allunga e si amplia di fronte al balcone del mio appartamentino, al primo piano della bella, attraente e spaziosa palazzina bianca di 4 piani a Modica Sorda, vicino all’ospedale Maggiore.

2

Io, B. C., penso, reputo e immagino che tutto questo spettacolo naturale mi fa ricordare la descrizione dei prati e la narrazione dell’Eden di Dante Alighieri, quando il poeta toscano arriva e si trova nel Paradiso terrestre. Subito dopo, Dante Alighieri, vede e descrive Matelda, che raccoglie, nel giardino dell’Eden, i fioretti, gialli e rossi, che ha nelle mani e li mostra al poeta toscano, il quale la guarda meravigliato e ascolta estasiato la bella canzone che Matelda canta sulla riva opposta del fiume Letè, dove stava e si trovava il trasecolato poeta toscano. Ecco le celebri terzine con le quali Dante Alighieri descrive, per l’appunto, la compenetrazione e il compiacimento di Matelda nel raccogliere i fiori, vermigli e gialli, del Paradiso terrestre.

Come si volge, con le piante strette

a terra e intra sé, donna che balli,

e piede innanzi piede a pena mette,

volsesi in su i vermigli e in su i gialli

fioretti verso me, non altrimenti

che vergine che gli occhi onesti avvalli.

(Purgatorio. Canto XXVIII. Versi 52-57).

Modica, 26/04/2025      Prof. Biagio Carrubba

MODICA, 28/04/2025

PROF. BIAGIO CARRUBBA

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