SECONDA POESIA POSTCONTEMPORANEA DI APRILE 2025.

Share Button

Il mio pesce d’aprile poetico, postcontemporaneo,

tra prosa, poesia, politica, teologia e sociologia.

Storia della mia vita. (2)

Dal mio primo respiro fino all’ultimo giorno della mia vita.

1

Io, B. C., so che il mio estro, poetico e artistico, mi sprona, anche, a poetare e a comporre altri prestigiosi componimenti poetici, i quali esprimano e manifestino, anche, il “mio Io”, riservato e prudente, ma anche eclettico ed estroverso. Inoltre, io, B. C., so, anche, che il “mio Io” si intrattiene e si relaziona con la mia realtà civile, sociale, politica, culturale, ideologica e teologica, nella quale, io, B. C., vivo e convivo, insieme ai siciliani, agli italiani e agli europei. Io, B. C., so, anche, che, il mio estro, poetico e artistico, mi dà la forza di intuire, percepire e capire cos’è il “mio Io”, corporeo, mentale e psicofisico. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che il “mio Io”, non è altro che il mio raggruppamento di cellule nervose, le quali hanno avuto il compito di formare la mia coscienza, la mia autocoscienza, la mia indole e la mia intelligenza. Io, B. C., so, anche, con il senno di oggi, che il “mio Io” è nato con le mie prime cellule nervose, originarie, embrionali e primordiali, che si sono unite insieme, al momento del concepimento e al momento della prima fecondazione e germinazione cellulare. Poi, io, B. C., ora, so, anche, che queste cellule primordiali neuronali, unite insieme, ma sparpagliate all’interno del cervello, hanno avuto il compito di selezionare, percepire e accumulare tutte le prime sensazioni, le prime percezioni e i primi ricordi intrauterini,  i quali hanno riguardato il mio essere e il mio corpicino, dal momento della fecondazione del gamete maschile e dell’ovulo femminile, fino al momento della nascita, quando i miei occhi si sono aperti, e, per la prima volta, hanno intravisto la luce di una stanza e la mia boccuccia ha emesso il primo vocio e il mio primo vagito. Io, B. C., auspico e mi auguro, inoltre, che il mio primo vocio e il mio primo vagito abbiano reso, contenta e soddisfatta, mia madre partoriente, perché più leggera e sgravata dalla mia mole. Ora, io, B. C., so, anche, che come il “mio Io” è cresciuto, si è sviluppato ed è maturato, così anche i miei neuroni sono cresciuti, si sono sviluppati e sono maturati, insieme al mio corpo, divenuto, di giorno in giorno, sempre più alto, più statico e più grosso. Ma, io, ora, B. C., so che, mentre il “mio Io” cresceva, si rafforzava e maturava, anche i miei ricordi, i miei pensieri, le mie speranze e i miei dolori sono continuati a crescere, a formare la mia indole, il mio carattere, la mia essenza e la mia quidditas e a consolidare la mia coscienza, la mia autocoscienza, la mia intelligenza e la mia mente.

2

Poi, insieme, il “mio Io”, la mia coscienza, la mia intelligenza e la mia mente sono diventati la mia autocoscienza, la mia autoconsapevolezza, la mia sapienza e la mia ragione. Insomma, io, B. C., ora, so, che il “mio Io” altro non è che l’unità, della mia coscienza, della mia autocoscienza, delle mie percezioni, della mia intelligenza e della mia volontà; tutti fattori, che uniti insieme, concorrono, cooperano e compongono l’unità del “mio Io”. Inoltre, oggi, io, B. C., dico, anche, che il “mio Io”, la mia coscienza, la mia intelligenza, il mio estro, poetico e artistico, e miei pensieri, vivi e vividi, hanno il desiderio di vivere, bene e a lungo, la mia vita di tutti i giorni. Inoltre, io, B. C., ho, anche, il piacere di proseguire la mia vita di poeta postcontemporaneo. Infatti, io, B. C., so che il “mio Io” e il mio estro, poetico e artistico, nutrono il mio desiderio di esaltare la mia vita, paciosa, tranquilla e silenziosa, di poeta. Insomma, io, B. C., ormai so che, oggi, il “mio Io”, insieme alla mia autocoscienza e alla mia mente, si rappresenta il presente, ricorda il passato e si proietta, anche, in avanti, sempre considerando e tenendo presente la realtà sociale, politica, culturale, ideologica e teologica in cui vivo, da pensionato, a Modica, in via Resistenza Partigiana, prima traversa destra, 53A. Infatti, il “mio Io” mi dà una prospettiva sulla mia vita presente, mi srotola una rassegna sul mio passato, valuta la mia prospettiva dell’oggi e proietta, anche, i miei giorni sul domani. Inoltre, io, B. C., so che il “mio Io”, insieme alla mia prospettiva del presente, mi proietta, anche, sul prossimo futuro che mi attende, considerando, anche, tutti gli acciacchi e i malanni della mia età e della mia vecchiaia, triste e monotona, ma, anche, creativa e poetica. Infatti, il mio estro, poetico e artistico, mi sollecita a pensare sul senso della poesia e sul senso dell’escatologia e sul senso della soteriologia. Inoltre, i miei pensieri, escatologici e soteriologici, mi esortano e mi spronano a meditare sul senso dell’esistenza, sul bel senso della vita e sul lugubre e macabro senso della morte. Infatti, io, B. C., penso, reputo e giudico che la morte subentra, quando l’energia elettrica finisce nei nostri neuroni e nelle nostre cellule, per cui, io, B. C., penso, reputo e giudico che la morte è soltanto un fenomeno naturale, fisiologico e corporeo. Infine, io, B. C., penso, reputo e giudico che la morte non è altro che la mancanza di energia elettrica nel nostro corpo, nella nostra mente e nella nostra psiche, come succede quando, in casa nostra, viene a mancare l’energia elettrica, la quale produce la luce che dà forza ed energia a tutti gli elettrodomestici della casa, così succede anche al nostro corpo quando viene a mancare l’energia elettrica nel nostro corpo, nel quale, in mancanza di energia elettrica, subentra, immediatamente, il processo di putrefazione e il buio per sempre.

Modica, 29/04/2025      Prof. Biagio Carrubba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>