N. 56

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

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Nono articolo su Dante Alighieri.

Io, B. C., voglio e desidero essere un nuovo e attuale Prometeo postcontemporaneo, perché voglio e desidero criticare, eliminare le ideologie religiose di tutte le religioni del mondo. Inoltre, io, B. C., vorrei e desidero annientare ed estirpare, anche, tutte le teologie teocratiche e tutte le confessioni religiose di tutto il mondo. Insomma, io, B. C., vorrei e desidero compiere ciò che Prometeo riuscì a fare con gli Dei, e cioè a strappare agli Dei il fuoco e donarlo all’umanità, così anche io, B. C., vorrei strappare da tutte le chiese del mondo tutto il loro potere religioso e politico e donare e liberare l’umanità dal pesantissimo peso delle ideologie metafisiche e delle ideologie teocratiche che dominano e sovrastano e sopraffanno tutti i popoli del mondo. Insomma, io, B. C., vorrei e desidero raggiungere l’obiettivo opposto a quello che Dante Alighieri voleva raggiungere con la composizione della Divina Commedia, e cioè quello di adeguare la volontà degli uomini alla volontà di Dio. Infatti, Dante Alighieri, nella lettera a Cangrande della Scala, al quale dedica il Paradiso, afferma che l’obiettivo e il fine per cui ha scritto la Divina Commedia era quello di “rimuovere i viventi dallo stato di miseria per dirizzarli a quello della felicità, cioè alla felicità ascetica e mistica di Dio”. (Dalla lettera a Cangrande della Scala. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 1184). Questo obiettivo e fine di Dante Alighieri è opposto al mio obiettivo e al mio fine, che è quello di eliminare e distruggere tutte le ideologie teocratiche e religiose del mondo. Questo obiettivo, che io desidero raggiungere con la composizione di questo libro, è proprio l’opposto dell’obiettivo che si era augurato e prefigurato Dante Alighieri. Dante Alighieri si augurava e sperava di trasferire l’umanità dalla prima dimensione, cioè quella vera, naturale e mortale, alla seconda dimensione, cioè la dimensione metafisica, religiosa, ascetica e mistica, cioè la dimensione che io giudico e ritengo falsa, ingannevole, illusoria, sbagliata e inesistente, e, quindi, io, B. C., penso, reputo e giudico che la divina Commedia sia diventata una fiction vuota e finta. Inoltre, io, B. C., vorrei e desidero realizzare il processo opposto a quello di Dante Alighieri, e cioè, io, B. C., voglio e auspico di riportare l’umanità dalla seconda dimensione, cioè dalla dimensione falsa, ingannevole, illusoria e inesistente, alla prima dimensione, cioè alla vera dimensione della vita e della condizione umana che è fatta di carne e ossa e di una esistenza breve, ma vera, naturale, atea e mortale. Ma Dante Alighieri, nell’ultima parte della lettera a Cangrande della Scala ci riserva e ci rivela una sconcertante sorpresa. Infatti, Dante Alighieri, alla fine della lettera a Cangrande della Scala, cambia idea sul fine e sullo scopo della Divina Commedia e ci dice che il fine e l’obiettivo della composizione della Divina Commedia non è più il rimuovere l’umanità dallo stato di miseria e portarla e traslarla nell’Empireo divino, ma l’obiettivo e il fine della Divina Commedia è quello della sua ascesa a Dio, del suo avvicinamento a Dio e del suo adeguamento alla luce divina attraverso la sua excessus mentis, così come lui la descrive nell’ultimo e XXXII canto della Divina Commedia, quando con la sua excessus mentis Dante si sprofonda nella luce divina e vi scorge, scopre e vede i famosi 3 cerchi della Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo. Ora, io, B. C., riporto e trascrivo di seguito l’ultima parte della lettera nella quale Dante Alighieri cambia il fine e l’obiettivo della Divina Commedia, che non è più quello di rimuovere la miseria dell’umanità, ma è il suo avvicinamento e adeguamento alla luce divina, perché, secondo Dante, la vera felicità è conoscere e vedere Dio. Ecco il testo della lettera: “Della parte esecutiva finalmente, che fu nella divisione opposta a tutto il prologo, né dividendo né commentando ne farò parola al presente, se non per dire solamente che quivi si procederà ascendendo di cielo in cielo, e si discorrerà delle beate anime in ciascuna sfera ritrovate, e come quella beatitudine verace derivi dalla conoscenza delle origini della verità; come si ha da Giovanni, ove ci dice: <<Questa è la vera felicità, conoscer te, vero Iddio>>; e da Boezio nel terzo libro Della Consolazione, ove si legge: <<Il mirar te, sarà ultimo fine>>. Quindi è, che per ben dimostrare la gloria della beatitudine in quelle anime, ad esse, siccome veggenti ogni verità, molte cose si domanderanno che sono al sommo grado utile e dilettoso. E però che, trovato il principio o il fonte, vale a dire Iddio, d’altro non si deve chiedere, essendo egli Alfa e Omega, cioè principio e fine, come è dimostrato nella visione di Giovanni; il trattato si chiude in quello Iddio che è nei secoli dei secoli benedetto”. (dalla lettera a Cangrande della Scala. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagine 1190 – 1191). Dunque, come si evince da questa lettera e dal cambiamento di prospettiva, io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante Alighieri non ha più come fine quello di rimuovere l’umanità dallo stato di miseria e di indirizzarla allo stato di felicità divina, ma assume come nuovo obiettivo quello del suo avvicinamento a Dio per vederlo e conoscerlo più in profondità, guardando e sprofondandosi, con la sua excessus mentis, nella sua luce divina. Insomma, io, B. C., penso, reputo e giudico che anche il grande e sommo poeta Dante Alighieri ha abbandonato l’umanità, che si trovava smarrita nello stato di miseria, e non la conduce più nello stato di felicità divina, ma preferisce seguire solo la sua ascesa fino alla luce divina, dove, con la sua excessus mentis, poter sprofondare nel punto divino e scorgere, così, i 3 cerchi celesti. Io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante Alighieri, con questa scelta personale, abbia abbandonato l’umanità, triste e misera, e abbia preferito salvarsi da solo, basandosi sia sui testi della Bibbia e sia usufruendo dell’aiuto di Beatrice. Infatti, Dante Alighieri, una volta arrivato davanti alla luce divina, ha provato e sperimentato la sua excessus mentis per scegliere la sua personale felicità, sprofondandosi nella luce divina, dove ha scorso i 3 cerchi della Trinità, ma ha lasciato e abbandonato l’umanità, misera e smarrita, nel buio e nelle tempeste del mondo. Infatti, Dante Alighieri, con la sua excessus mentis, alla fine del XXXIII canto della Divina Commedia, riesce a sprofondarsi nella luce divina e scorge i 3 cerchi della Trinità divina, per cui raggiunge e sperimenta la sua estasi mistica. Infine, io B. C., penso, reputo e giudico che tutta la Divina Commedia non è altro che una invenzione fantastica, una spettacolare fantasia ed una fiction altamente letteraria che raggiunge perfettamente vette estetiche veramente eccezionali e grandiose, ma alla fin fine rimane un’opera letteraria poetica, vuota e finta, perché basata sulla visione di un Dio che non esiste, per cui tutta l’opera diventa falsa e priva di ogni valore scientifico, razionale e reale.  

Modica, 26/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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