N. 54

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

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Settimo articolo su Dante Alighieri e la balla di Gesù Cristo che discese nel limbo dell’inferno.

Io, B. C., per procedere in questo paragrafo sulla debolezza e sulla stoltezza di Dante Alighieri che credette e prestò fede, ingenuamente e illusoriamente, a tutti i libri della Bibbia e alle lettere di san Paolo, io, B. C., voglio e desidero riportare alcune terzine della Divina Commedia nelle quali Dante Alighieri mostra di credere e di accettare tutte le balle e le favole, contenute nella Bibbia e nelle lettere di san Paolo. Come è noto, la Chiesa cattolica e cristiana di Roma, nel corso della sua storia e dei secoli, ha proclamato e prescritto alcuni fatti, impossibili e inverosimili, come “verità di fede”, cioè le verità, assurde e irreali, come la nascita di Gesù Cristo dalla vergine Maria, che la confessione cattolica accoglie e propone di credere, che sono contenute nella parola di Dio. Ecco il brano del Vangelo di san Luca, nel quale l’angelo Gabriele annuncia a Maria vergine la nascita di un figlio attraverso lo Spirito Santo: “L’angelo le disse: <<Ecco tu concepirai nel grembo e darai alla luce un figlio. Lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato figlio dell’altissimo […]>>. Allora Maria disse all’angelo: <<Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?>> L’angelo le rispose: <<Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò quello che nascerà sarà chiamato santo, figlio di Dio>>. Disse allora Maria: <<Ecco la terra di Dio; si faccia di me come hai detto tu>>. E l’angelo si allontanò da lei”. (Dal Vangelo secondo Luca. Capitolo I. versetti 31-38). Ecco come la Chiesa di Roma ha fatto diventare un fatto, impossibile e inverosimile, e lo ha prescritto come verità di fede, intoccabile e immodificabile. Inoltre, c’è da dire che la Chiesa cattolica e cristiana di Roma, nel concilio di Lione del 1274, aggiunse un’altra balla, come verità di fede, a quelle già esistenti. L’ennesima balla, proclamata e prescritta come verità di fede, si riferisce alla discesa di Gesù Cristo negli inferi, così come è riportato nel Credo, dove per l’appunto si dice: “discese agli inferi”. Io, B. C., penso, reputo e giudico che la discesa di Gesù Cristo, nel limbo degli inferi, si possa definire, tranquillamente, la balla delle balle, perché è talmente inverosimile e impossibile che è inaccettabile per la mente umana. Quindi, io, B. C., penso, reputo e giudico che nessun uomo e nessuna donna, dotati di un minimo di intelligenza, possa accettarla e crederla come vera e reale. Io, B. C., penso, reputo e giudico che la balla della discesa agli inferi di Gesù Cristo, è giudicata, soltanto per quella che è da tutti, cioè una frottola, una bufala, inventata e scritta dai teologi della Chiesa cristiana e cattolica di Roma. Il primo apostolo a parlare di questa bufala è stato san Matteo nel suo Vangelo, il quale ha scritto: “Le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano resuscitarono. Infatti dopo la resurrezione di lui uscirono dalle tombe, entrarono nella città santa e apparvero a molti”. (Dal Vangelo di san Matteo. Capitolo 27. Versetti 52-53). Da queste parole generiche e forvianti di san Matteo la chiesa di Roma ne ha fatto diventare una verità di fede, inventando e immaginando che Gesù Cristo, nei suoi giorni dopo la sua morte aprì le tombe del limbo e tirò fuori dal limbo molti patriarchi e profeti ebrei e li portò in paradiso. Io, B. C., penso, reputo e giudico che soltanto uno sciocco, uno stupido e un ignorante può credere a questa balla così grande, enorme e inverosimile, inaccettabile per qualsiasi mente umana. Purtroppo, però, anche Dante Alighieri credette a questa balla e la riportò, tale e quale, nel IV canto dell’Inferno, dove, per l’appunto, parla e descrive la discesa agli inferi di Gesù Cristo, il quale tirò fuori, dal limbo, molti uomini sia del Vecchio Testamento, come Adamo, Abele e Noè e sia molti patriarchi ebrei. Ecco le terzine con le quali Dante Alighieri descrive la discesa di Gesù Cristo nel limbo.

<<Io (Virgilio) era nuovo di questo stato,

quando ci vidi venire un possente, (Gesù Cristo)

con segno di vittoria coronato.

Trasseci l’ombra del primo parente (Adamo),

d’Abel suo figlio e quella di Noè,

di Moisè legista e ubidente;

Abraam patriarca e David il re,

Israel con lo padre e co’ suoi nati

e con Rachele, per cui tanto fè,

e altri molti, e feceli beati.

E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,

spiriti umani non eran salvati>>.

(Inferno. Canto IV. Versi 52-63).

Quindi, Gesù Cristo, dopo la sua morte e prima della sua resurrezione, scese nel limbo dell’inferno e vi liberò le anime degli antichi patriarchi ebrei. Inoltre, io, B. C., mi chiedo e domando, come si fa a credere e ad accettare, per vera e reale, la balla colossale della discesa di Gesù Cristo agli inferi? La risposta a questa domanda non può essere che una sola ed è la seguente. Ecco la mia risposta. Io, B. C., penso, reputo e giudico che solo gli sciocchi, gli stolti e i creduloni possono credere a questa enorme balla e favola, come, purtroppo, fece il sommo poeta Dante Alighieri, il quale la riportò, addirittura, nei versi sopra citati del IV canto dell’Inferno. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante Alighieri non avrebbe dovuto credere e non avrebbe dovuto prestare fede a questa enorme balla e colossale favola, accettata, come vera e reale, e stabilita come “verità di fede” dalla Chiesa ufficiale di Roma per non offendere la sua diligenza e per non oltraggiare la sua enorme intelligenza. Infine, io, B. C., a proposito delle “verità di fede” della Chiesa cattolica di Roma, penso, reputo e giudico che tutte le “verità di fede” non sono altro che delle balle e delle menzogne, intoccabili e immodificabili, che la Chiesa cattolica di Roma le presenta, le prescrive e le manifesta come “verità di fede”, intoccabili e immodificabili, ma false e assurde.

Modica, 26/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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