N. 52

Share Button

IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

Quinto paragrafo su Dante Alighieri e la Divina Commedia.

1

La definizione, l’evoluzione, la continuità e l’involuzione del concetto d’Amore in Dante Alighieri. Dal dolce stil novo, all’Amore maturo, completo, naturale e umano del Convivio, alla preghiera di ringraziamento nel Paradiso di Dante Alighieri alla beata Beatrice.

Io, B. C., penso, reputo e discerno che Dante Alighieri, nella sua particolare e disagiata esistenza, abbia avuto un grande rispetto e una grande ammirazione verso l’Amore e verso le donne, specialmente per Beatrice Portinari, la quale fu la stella luminosa della sua intera e travagliata esistenza. Io, B. C., penso, reputo e discerno che Dante Alighieri ebbe sul concetto d’Amore una evoluzione, una continuità, ma, infine, ebbe, anche, una involuzione, personale, spirituale e culturale. Io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante Alighieri, da giovane, partì dall’Amore inteso, come amore di un giovane innamorato e appassionato verso le altre fanciulle, così come Dante espresse questo amore, giovanile e appassionato, nella poesia Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io …, che io ho già riportato nel paragrafo n. 21, nelle pagine 63 e 64.  Poi Dante Alighieri, durante gli anni dell’esilio, da adulto, passò a descrivere l’Amore, maturo e consapevole, in carne e ossa, quando fu sedotto e tentato da un’altra donna (che potrebbe essere stata o un’altra donna, in carne e ossa, o, come afferma Dante, fu la filosofia). Infine, Dante Alighieri, ormai nella sua ultima parte di vita, da esule, modificò, ancora una volta, il suo concetto d’Amore e lo trasformò nell’amore beatifico e spirituale dedicato sia a Beatrice e rivolto, soprattutto, con la sua excessus mentis, a Dio.

Divisione dei tre periodi di Dante nei quali Dante inizia, cambia e trasforma il concetto d’Amore.

Primo periodo (1285 – 1303).

Io, B. C., penso, reputo e giudico che il primo concetto d’Amore, espresso e descritto da Dante nelle poesie giovanili, comprenda il periodo che va, all’incirca, dal 1285 al 1303. È stato lo stesso Dante Alighieri, nel XXIV canto del Purgatorio, a definire la sua poesia, giovanile d’Amore, con la celebre locuzione dolce stil novo. Ecco le terzine nelle quali Dante Alighieri esprime la sua nuova visione sul concetto d’Amore e sulla nuova poetica amorosa toscana.

E io a lui: <<I’ mi son un che, quando

Amor mi spira, noto, e a qual modo

ch’e’ ditta dentro vo significando>>

<<O frate, issa vegg’io>> diss’elli, <<il nodo

che ‘l Notaro e Guittone e me ritenne

di qua dal dolce stil novo ch’i odo.

(Purgatorio. Canto XXIV. Versi 52 – 57.

Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 375).

Ora, io, B. C., riporto e trascrivo, qui di seguito, alcune poesie e alcuni brani che dimostrano la continuità, l’evoluzione di Dante sul concetto d’Amore, riferito e riservato, sempre, a Beatrice Portinari, la quale, da donna angelo fu trasformata, da Dante Alighieri, nella Divina Commedia, in una donna spiritualizzata e beatificata, ma senza mai farla diventare, però, una santa al pari di santa Lucia. Io, B. C., riporto, come testimonianza del primo periodo la celebre poesia dedicata a Beatrice: Tanto gentile.

Tanto gentile e tanto onesta pare

la donna mia quand’ella altrui saluta,

ch’ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare

benignamente d’umiltà vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova:

e par che da la sua labbia si mova

uno spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: Sospira.

(Dall’opera Vita Nuova. Paragrafo XXVI.

Dal libro dante. Tutte le opere. Pagina 699).

E come questa poesia, del periodo giovanile del dolce stil novo, se ne potrebbero citare tante altre che hanno come tema fondamentale la forza dell’Amore che trascende e appassiona ogni giovane, innamorato, concitato, animato, emozionato e invaghito, il quale trasportato dal sentimento dell’Amore, sente di amare la sua donna, con sentimento fedele e appassionato, come nella poesia Amore e ‘l cor gentil.

Amore e ‘l cor gentil sono una cosa,

sì come il saggio in suo dittare pone,

e così esser l’un sanza l’altro osa

com’alma razional sanza ragione.

Falli natura quand’è amorosa,

Amor per sire e ‘l cor per sua magione,

dentro la qual dormendo si riposa

tal volta poca e tal lunga stagione.

Bieltate appare in saggia donna pui,

che piace a li occhi sì, che dentro al core

nasce un disio de la cosa piacente;

e tanto dura talora in costui,

che fa svegliar lo spirito d’Amore.

E simil face in donna omo valente.

(Dall’opera Vita Nuova. Paragrafo XX.

Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 688).

Sempre sullo stesso argomento, nel canto XXVI del Purgatorio, Dante Alighieri, però, fa derivare la nascita del dolce stil novo e dà il merito della genesi del dolce stil novo al poeta bolognese Guido Guinizzelli, a cui si riferisce con riverenza e con devozione e lo apostrofa con il nome di padre della nuova poesia del dolce stil novo. Ecco i versi con i quali Dante Alighieri saluta e ringrazia il poeta Guido Guinizzelli:

<<quando io odo nomar sé stesso il padre

mio e de li altri miei miglior che mai

rime d’Amor usar dolci e leggiadre;

e senza udire e dir pensoso andai

lunga fiata rimirando lui,

né, per lo foco, in la m’appressai.

Poi che riguardar pasciuto fui,

tutto m’offersi pronto al suo servigio

con l’affermar che fa credere altrui>>.

(Purgatorio. Canto XXVI. Versi 97 – 105.

Dal libro Dante, tutte le opere. Pagina 388).

Secondo periodo (1304 – 1310).

Dante Alighieri, nella sua opera letteraria del Convivio, sempre portando e sviluppando il tema e il concetto dell’Amore elabora e dà la seguente definizione del concetto d’Amore. “Poi nel quarto verso, dove dice: uno spiritel d’amore, s’intende uno pensiero che nasce nel mio studio. Onde è da sapere che per amore, in questa allegoria, s’intende esso studio, lo quale è applicazione de l’animo innamorato de la cosa a quella cosa”. (Dal Convivio. Dal libro Dante. Tutte le opere.   Pagina 926). Io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante, nell’opera del Convivio (1304 – 1308), ha scritto, ha espresso, ha descritto, ha sviluppato e ha chiarito il suo secondo concetto d’Amore. Infatti Dante Alighieri, nel suo periodo di esule, tra il 1304 e il 1310, espresse, analizzò e chiarì, in modo chiaro e convincente, il nuovo concetto d’Amore, che, secondo il poeta, si manifesta e si realizza nella relazione affettiva, matura e consapevole, che si concretizza nell’Unione tra un uomo e una donna, o tra un amante e un’amata, in carne e ossa. Ora, io, B. C., riporto, ora e trascrivo, qui di seguito, alcuni brani che dimostrano la continuità e l’evoluzione di Dante sul concetto d’Amore presi dall’opera del Convivio. “Amore, veramente pigliando e sottilmente considerato, non è altro che unimento spirituale de l’anima e della cosa amata; nel quale unimento di propria sua natura l’anima corre tosto e tardi, secondo che è libera o impedita. […] E questo unire è quello che noi dicemo amore, per lo quale si può conoscere qual è dentro l’anima, veggendo di fuori quelli che ama. Questo amore, cioè l’unimento de la mia anima con questa gentil donna, ne la quale de la divina luce assai mi si mostrava, è quello ragionatore del quale io dico; poi che da lui continui pensieri nascevano, miranti e esaminanti lo valore di questa donna che spiritualmente fatta era con la mia anima una cosa”. (Dall’opera Convivio. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagine 930-931). Dante, sempre sullo stesso tema del concetto d’Amore, adulto, maturo e consapevole, e, sempre nella stessa opera, approfondisce il concetto d’Amore, maturo e consapevole, tra l’amante e l’amata, e lo chiarisce con questo bel brano: “Amore, secondo la concordevole sentenza de li savi di lui ragionanti, e secondo quello che per esperienza continuamente vedemo, è che congiunge e unisce l’amante con la persona amata; onde Pittagora dice: <<Ne l’amistà si fa uno di più>>. E perciò che le cose congiunte comunicano naturalmente intra sé le loro qualitadi in tanto che talvolta e che l’una torna del tutto ne la natura de l’altra, incontra che le passioni de la persona amata entrano nella persona amante, sì che l’amore si comunica ne l’altra, e così l’odio e lo desiderio e ogni altra passione”. (Dall’opera Convivo. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 961). Dante Alighieri, però, ci tiene a distinguere e a precisare che l’Amore, nobile e pulito, maturo e completo, ragionevole e razionale, non deve essere l’Amore concupiscibile e concupiscente praticato dai bruti. Ecco il brano nel quale, per l’appunto, Dante distingue l’Amore nobile e pulito dall’amore concupiscente e lussurioso. “Onde, quando si dice l’uomo vivere, si dee intendere l’uomo usare la ragione, che è sua speziale vita e atto de la sua più nobile parte. E però chi da la ragione si parte, e usa pur la parte sensitiva, non vive uomo, ma vive da bestia”. (Dal Convivio. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 913). Dante Alighieri termina il discorso sul nuovo concetto d’Amore, citando perfino Aristotele: “Sì come dice Aristotile nel secondo de l’Anima, <<Vivere e l’essere de li viventi>>; e per ciò per vivere è per molti modi (sì come ne le piante vegetare, ne li animali vegetare e sentire e muovere, ne li uomini vegetare, sentire, muovere e ragionare, o vero intelligere), e le cose deono denominare da la più nobile parte, manifesto è che vivere ne li animali e sentire – animali, dico, bruti -, vivere nell’uomo è ragione usare”. (Dall’opera Convivio. Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 974). Io, B. C., apprezzo e condivido la definizione e i ragionamenti di Dante Alighieri sul concetto dell’Amore, concreto e maturo, perché lo reputo e lo giudico l’unico Amore, maturo e completo, nobile e umano, il quale unisce l’Amore e l’attrazione di una donna verso l’Amore e l’attrazione di un uomo, completandosi a vicenda e reciprocamente, nel modo più completo: naturale, spirituale, culturale, materiale e sessuale.

Terzo periodo (1311 – 1321).

Io, B. C., penso, reputo e giudico che il terzo concetto d’Amore, espresso e descritto da Dante, sia quello scritto e descritto nella celebre opera della Divina Commedia, dove Dante esalta l’Amore beatifico e spirituale per Beatrice e per il sommo bene, cioè per Dio. Io, B. C., penso, reputo e giudico che il terzo periodo, dedicato al concetto d’Amore, comprende l’ultima parte di vita del poeta, che va dal 1311 al 1321. Però, io, B. C., penso, reputo e giudico che il terzo concetto d’Amore, sia quello spirituale, ma involutivo, dell’ultimo periodo della sua vita. Io, B. C., riporto, ora, e trascrivo, qui di seguito, alcune terzine della Divina Commedia dove Dante esprime ed esalta tutto il suo amore, tutto il suo ringraziamento e tutta la sua lode a Beatrice, la quale fu, per il poeta, la donna amata e beatificata che guidò e condusse Dante fino all’Empireo. Ecco il testo della poesia di Dante dedicata e rivolta a Beatrice, ormai spiritualizzata e beatificata da Dante, nel Paradiso:

<<O donna in cui la mia speranza vige,

e che soffristi per la mia salute

in inferno lasciar le tue vestige,

di tante cose quant’i’ ho vedute,

dal tuo podere e da la tua bontate

riconosco la grazia e la virtute.

Tu m’hai di servo tratto a libertate

per tutte quelle vie, per tutt’i modi

che di ciò pare avei la potestate.

La tua magnificenza in me custodi,

sì che l’anima mia, che fatt’hai sana,

piacente a te dal corpo si disnodi>>.

Così orai; e quella, sì lontana

come parea, sorrise e riguardommi:

poi si tornò a l’eterna fontana.

(Paradiso. Canto XXXI. Versi 79 – 93.

Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagina 632).

In conclusione e in definitiva, io, B. C., per concludere questo paragrafo, penso, reputo e giudico che Dante Alighieri, nella sua ultima parte di vita, durante gli ultimi esili della sua vita, e cioè quando scrisse gli ultimi canti del Paradiso, si identificò, talmente, al suo personaggio di Dante pellegrino, il quale, mano a mano che scendeva verso l’Empireo e che si trasformava nel Dante spiritualizzato, il quale era riuscito ad arrivare fino alla visione di Dio, che dimenticò e cancellò, dalla sua mente, completamente, i primi due concetti dell’Amore giovanile e di adulto, completo, maturo e in carne e ossa. Infatti, nel suo terzo e ultimo periodo di vita, Dante Alighieri si identificò, soltanto, nell’Amore beatificato e spiritualizzato, fatto di luce e dell’esperienza mistica dell’excessus mentis. Mentre Dante Alighieri era convinto che la sua evoluzione sul concetto d’Amore era giusta perché andava verso l’Amore, beatificato e spirituale, di Beatrice e verso la sua excessus mentis, che lo sprofondava nella luce divina, e, quindi, si sentiva entusiasta ed estasiato perché era riuscito a vivere e a provare l’esaltazione dell’estasi mistica, che per Dante costituiva il motivo fondamentale dell’ascesa a Dio, io, B. C., penso, reputo e giudico, invece, che proprio l’ascesa spirituale e l’excessus mentis verso Dio costituiscono, per Dante, una involuzione e una regressione, personale, spirituale e culturale, perché Dante perse il contatto con l’Amore, nobile e cortese,  umano e razionala, concreto e reale, in carne e ossa, dei primi due periodi della sua vita. Infatti, io, B. C., penso, reputo e affermo che Dante stesso si trasformò, anche lui, in un’anima spiritualizzata, tutta dedita e adeguata a Dio, con l’ascesa spirituale a Dio e con la sua excessus mentis, dimenticandosi del Dante pellegrino e smarrito del primo canto dell’Inferno. Io, B. C., penso, reputo e giudico, però, che Dante Alighieri, al culmine della sua creatività letteraria e al colmo della sua fantasia poetica, parlando e descrivendo la sua excessus mentis, abbia avuto una involuzione, culturale, spirituale e personale, perché ha imboccato e percorso la seconda dimensione, innaturale e mistica, quella che io, B. C., ho definito inesistente, impossibile e sbagliata nei paragrafi precedenti, perché secundum non datur. Infatti, io, B. C., penso, reputo e giudico che l’involuzione di Dante Alighieri, sul concetto d’Amore, sia dovuta al fatto che Dante Alighieri abbia abbandonato la vera dimensione della vita, cioè la dimensione naturale, materiale, etica, libera, mortale e concreta, così come ce l’aveva all’inizio della Divina Commedia. Invece, all’inizio del Paradiso, Dante Alighieri, ormai liberatosi dell’Amore in carne e ossa dei primi due periodi, intraprese e accettò la seconda dimensione, cioè la dimensione religiosa, sacra, mistica, falsa e bugiarda che lo portò a vivere la pura esperienza dell’excessus mentis. Io, B. C., penso, reputo e giudico, inoltre, che Dante Alighieri, scegliendo la seconda dimensione, quella metafisica, spirituale e mistica, abbia smarrito la diritta via, cioè la via della prima dimensione, quella naturale, etica, atea, sociale e mortale, che lo rendeva un uomo di questa Terra e non un’anima spiritualizzata del Paradiso. Insomma, Dante Alighieri, avendo scelto la seconda dimensione, cioè quella religiosa, mistica, dell’estasi mistica e dell’excessus mentis, abbia abbandonato la retta via e, invece, abbia imboccato, abbia percorso e abbia asceso la strada sbagliata della seconda dimensione, quella della vita irreale e religiosa, della vita mistica e ascetica, della vita del sogno e della fiction, per andare a inseguire e raggiungere un Dio che non esiste. Ma, io, B. C., penso, reputo, giudico e sostengo, inoltre, che, nonostante l’involuzione culturale e personale di Dante Alighieri, nell’ultima parte della sua vita, la bellezza, la maestosità, la spettacolarità e la grandezza della Divina Commedia si siano prolungate e si siano protratte fino agli ultimi versi del XXXIII canto del Paradiso, dove Dante esprime e chiarisce, per l’ultima volta, il suo adeguamento e assoggettamento alla volontà divina:

<<A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,

si come rota ch’igualmente è mossa,

l’Amor che move il sole e le altre stelle>>.

(Paradiso. Canto XXXIII. Versi 142 – 145.

Dal libro Dante. Tutte le opere. Pagine 647,648).

Modica, 26/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>