N. 41

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

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Terzo argomento.

Dante Alighieri pone e propone come prova dell’esistenza di Dio la sua rappresentazione e la sua raffigurazione come punto (geometrico), senza una forma, senza una dimensione e senza una massa. Io, B. C., penso e confuto che questo punto (geometrico) immaginato da Dante Alighieri non può esistere.

A questo punto delle mie considerazioni e delle mie prove, sul tema dell’inesistenza di Dio, io, B. C., desidero e voglio risolvere, ancora una volta, la vexata quaestio, che riguarda il tema dell’inesistenza di Dio. Su questo argomento, come è noto, Dante Alighieri pose e propose, nella sua Divina Commedia, la sua prova personale sull’esistenza di Dio, con un ragionamento e una dimostrazione forti e pungenti. Dante Alighieri, nel canto XVII del Paradiso, definisce Dio come un Punto e fa riferimento al punto geometrico, cioè la figura geometrica del Punto che non ha estensione, e quindi, il Punto geometrico, secondo Dante Alighieri, rappresenta, dunque, l’eterno presente, Dio, il quale ha, nella sua mente, tutti i tempi dell’universo, dalla nascita alla morte. Dio, quindi, possiede nella sua mente tutti i tempi, dalla prescienza, alla scienza e alla post scienza. Ecco le terzine con le quali Dante Alighieri formula la rappresentazione di Dio e la sua raffigurazione come il Punto, il quale ha presente, coscientemente e razionalmente, nella sua mente tutti i tempi: passato, presente e futuro. Infatti, Dio ha presente nella sua mente tutti i tempi, dal passato al futuro.

Dante si rivolge al suo avo Cacciaguida e gli dice:

<<O cara piota mia che sì t’insusi,

che, come veggion le terrene menti

non capere in triangol due ottusi,

così vedi le cose contingenti

anzi che siano in sé, mirando il punto

a cui tutti i tempi son presenti;

(Paradiso. Canto XVII. Versi 13 – 18)

Con parole più chiare e più semplici Dante Alighieri afferma che il suo avo Cacciaguida conosce gli eventi prima che si realizzino, poiché può guardare, da lassù, il punto, cioè Dio, che ha presente tutti i tempi. Dunque, secondo Dante Alighieri, che aveva preso spunto da una riflessione di san Tommaso (Somma Teologica II-II, clxxii, 1 “prevedere le cose future come sono in sé stesse è proprio dell’intelletto divino, alla cui eternità sono presenti tutte le cose”), afferma che Dio si può paragonare, rappresentare e raffigurare come il Punto geometrico, cioè come la figura geometrica del punto che non ha nessuna estensione e quindi è presumibile che Dio non abbia nessuna forma, nessuna dimensione e nessuna massa. Io, B. C., però, penso, reputo, immagino e suppongo che l’errore di Dante Alighieri consista proprio nella raffigurazione e nella rappresentazione di Dio come il Punto geometrico senza estensione. Ebbene, io, B. C., penso, immagino e suppongo, invece, che Dante Alighieri abbia concepito Dio come Punto geometrico che abbia, però, una forma, una dimensione e una massa. Dunque, io, B. C., penso, reputo e suppongo che Dante Alighieri abbia immaginato, pensato e ipotizzato un Dio che abbia una forma, una dimensione e una massa. Orbene, mentre Dante Alighieri non esclude da Dio né la forma, né la dimensione, né la massa, io, B. C., escludo, categoricamente, che Dio abbia una forma, una dimensione e una massa, cosicché, io, B. C., escludo, necessariamente, anche l’esistenza di Dio. Per rendere più chiara e netta la rappresentazione e la raffigurazione tra il Dio concepito e immaginato da Dante Alighieri e il mio pensiero su Dio propongo il seguente schema e grafico per capire, ancora una volta, la differenza che c’è tra il Dio di Dante e la mia idea sull’inesistenza di Dio. Io, B. C., definisco il Punto geometrico o materiale di Dante Alighieri come il punto della geometria euclidea, la quale includeva e immaginava il punto avente una forma, una dimensione e una massa. Invece, io, B. C., definisco il mio punto: Punto immateriale, cioè un Punto che non ha né una forma, né una dimensione, né una massa. Ecco il grafico che rappresenta le due diverse concezioni, sul Punto geometrico: quella di Dante Alighieri e quella mia.

Per Dante Alighieri Dio è rappresentato e raffigurato con il Punto geometrico o materiato, cioè avente una forma, una dimensione e una massa.
Per me B. C., Dio non può avere né una forma, né una dimensione, né una massa e quindi non può essere rappresentato e raffigurato come un punto geometrico euclideo, per cui Dio non può avere una sua esistenza propria.

Infatti, io, B. C., penso, reputo e giudico che se Dio avesse queste tre proprietà sarebbe un Dio già creato da qualcun altro che gli avrebbe conferito e assegnato queste tre proprietà; il che è in contraddizione con l’idea e il concetto di Dio, immaginato come un essere infinito, onnipotente, onnisciente, illimitato e ab aeterno, che si è auto creato, pensiero di pensiero e primo motore immobile, cioè che non abbia mai avuto né una data di inizio e non avrà una data di morte. Detta questa sottile differenza tra la concezione di Dio di Dante Alighieri, che concepisce Dio come un punto fermo geometrico che ha una forma, una dimensione e una massa. Invece, io, B. C., penso, reputo e giudico che Dante Alighieri, quando paragona e raffigura Dio al Punto geometrico, faccia anche un errore di logica e cioè costruisce un sofisma puro e semplice. Infatti, io, B. C., penso, reputo e suppongo che il sofisma pensato e ideato da Dante Alighieri consista nel fatto di fare una analogia tra il Punto geometrico e Dio stesso; cioè, secondo me B. C., Dante Alighieri fa la semplice equazione tra il niente, cioè il Punto, e Dio, cioè il tutto. Secondo me, B. C., questa equivalenza tra il Punto e Dio è un sofisma. Io, B. C., penso, reputo e suppongo che, mentre Dante Alighieri abbia pensato e concepito Dio come un essere che abbia forma, dimensione e massa, invece, io, B. C., penso, reputo e affermo che Dio non può avere né una forma, né una dimensione, né una massa. Infatti, io, B. C., penso, reputo e suppongo che Dio non esisteva prima del big-bang perché non avendo né forma, né dimensione, né massa, era, cioè, un essere vuoto e non poteva nemmeno crearsi dal nulla; non poteva, cioè, auto crearsi, perché per crearsi ci vuole sempre un Dio padre che crei un Dio figlio; il che è impossibile poiché Dio non può muoversi, in quanto è primo motore immobile. Infine, io, B. C., immaginando e pensando a questo Dio vuoto, mi viene di fare una semplice somma; infatti, sommando le tre proprietà (forma, dimensione e massa di Dio) si ottiene la seguente addizione: mancanza di forma + mancanza di dimensione + mancanza di massa = il niente o vuoto. Quindi, io, B. C., penso, reputo e suppongo che Dio, senza le sue proprietà euclidee di forma, dimensione e massa, sia il vuoto e quindi Dio, non avendo niente non ha nemmeno la vita e quindi Dio non esiste.

Modica, 23/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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