N. 34

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

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Ogni religione e chiesa del mondo è una sovrastruttura, ideologica, teocratica e teologica, falsa, bugiarda, ipocrita e fuorviante, perché fa credere a i propri adepti, stolti e creduloni, ignoranti e incoscienti, che, seguendo la propria religione, i propri culti e i propri riti, avranno in cambio la salvezza dell’anima e la rinascita del proprio corpo, dopo la loro morte.

Io, B. C., per continuare e procedere in questo mio lungo paragrafo culturale, teologico e filosofico, adduco un altro motivo e un’altra tesi alla mia convinzione e dimostrazione sulla inesistenza di Dio. Io, B. C., in primis, sono convinto e persuaso che un buon Dio non avrebbe mai creato un pianeta Terra popolato di animali orrendi, viscidi, abominevoli, ribrezzanti, come i serpenti i coccodrilli e le zanzare. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e discerno che un buon Dio non avrebbe mai creato altri animali pericolosi, dannosi e velenosi come i ragni, le pulci, gli scarafaggi e i topi di città e tutti gli animali immondi e feroci che vivono nelle foreste e nelle giungle. Inoltre, io, B. C., penso, reputo, discerno e suppongo che un buon Dio avrebbe creato, semmai, un pianeta Terra molto simile all’Eden, così come è descritto nel primo libro della Bibbia, cioè nella Genesi, che però non è altro che una balla, una favola, una patacca e una menzogna. Io, B. C., però, penso, giudico e asserisco che, non solo la Genesi è un libro pieno di balle e di menzogne, ma io, B. C., asserisco che l’intera Bibbia è un libro pieno di menzogne e di fandonie, come si evince dal seguito della Genesi, quando Adamo ed Eva, dopo il peccato originale, vengono cacciati via dall’Eden. Ecco il brano della Genesi nel quale Dio trasforma l’Eden nell’attuale Terra, (nella quale, purtroppo, viviamo) e manda via Adamo ed Eva dall’Eden. “E il signore Dio lo mandò via dal giardino dell’Eden, perché lavorasse la terra dalla quale era stato tratto. Scacciò l’uomo, e dinanzi al giardino dell’Eden pose dei cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire l’accesso all’albero della vita.” (Da la Genesi. Capitolo III. Versetti 23 – 24. Pagina 16).  Tuttavia, e nonostante tutte le favole, le balle, le patacche e le fandonie della Genesi della Bibbia, io, B. C., penso, reputo e suppongo che la mia tesi sull’inesistenza di Dio non mi esenti dal rispondere ad una giusta e doverosa obiezione che si potrebbe fare a tutto il mio ragionamento e a tutte le mie riflessioni che fin qui ho esposto e manifestato nel corso di questi paragrafi culturali, filosofici e teologici. Dunque, qual è questa giusta e doverosa obiezione che mi frulla e mi gira in testa e che mi tormenta ogni giorno? Io, B. C., ora manifesto, esplicito e dichiaro qual è l’obiezione alla quale debbo rispondere per proseguire e chiarire definitivamente questo paragrafo culturale, pragmatico e teologico. L’obiezione è la seguente: come si spiega che quasi tutta l’umanità, tranne pochissimi casi, sente il bisogno e razionalizza il sentimento di credere, invocare, di sperare e di riferirsi ad un Essere superiore, eterno che possa salvare gli uomini dalla terribile e terrificante morte e sia stato capace di creare il mondo e tutto l’Universo? Ebbene ecco qual è la mia risposta e la mia soluzione per risolvere questo quesito e così dare soddisfazione a questa obiezione che si può fare alla mia tesi sull’inesistenza di Dio. Io, B. C., non contesto e non nego che l’uomo senta dentro di sé il bisogno, il sentimento e la vocazione a credere in un Essere superiore, chiamato Dio, che possa salvarlo dalla morte e, dopo la morte, tenerlo in vita per sempre. Infatti, io, B. C., penso, reputo e giudico che non ci sia stato mai un solo uomo o una sola donna che, nel corso della loro esistenza, non abbiano mai cercato aiuto in Dio; o che non l’abbiano cercato per toglierli dai guai in cui si sono cacciati; o che non lo abbiano supplicato per guarirli da una brutta malattia, o che non lo abbiano invocato per salvarli, in extremis, dalla terribile e paurosa morte. Io stesso, B. C., posso portare come esempio, il caso di mio zio Michelino, un uomo buono e sincero che quando si trovò in procinto di morire disse: “datemi aiuto non voglio morire”. Ovviamente mio zio Michelino si riferiva a Dio, il solo Essere che avrebbe potuto salvarlo dalla morte. Invece, mio zio Michelino, nel 1999, morì, pochi minuti dopo aver pregato e supplicato Dio e chiuse gli occhi difronte agli sguardi pietosi e sofferenti dei suoi famigliari che gli mostravano, con le loro lacrime, tutto il loro conforto, la loro impotenza e il loro dolore. Dunque, io, B. C., non nego né il bisogno, né la debolezza, né la fragilità e né la paura dell’uomo difronte alla morte. Ciò che io, B. C., affermo e asserisco è il fatto che il bisogno e la paura della morte non dimostrino l’esistenza di Dio, perché sono due fenomeni completamente indipendenti e diversi fra di loro. Infatti la paura e il bisogno di credere in un Essere superiore riguarda la natura e l’indole dell’uomo. Io, B. C., invece, penso, reputo e giudico che la paura e lo spavento della morte non giustifichino, non producano, non procreino, non originino e non generino l’esistenza di Dio. Da queste mie considerazioni e da queste mie convinzioni, io, B. C., penso, affermo e asserisco che Dio, indipendentemente dagli uomini, non esiste e non è mai esistito, e, quindi, penso, reputo e affermo che questo supposto Dio non ha mai creato né il pianeta Terra né l’intero Universo. Io, B. C., penso, reputo e suppongo che l’Universo si è creato da sé stesso, per autogenesi, per mezzo della materia primordiale, costituita di atomi, e dell’energia elettrica che era contenuta nel momento iniziale del big-bang. Inoltre, io, B. C., contesto e accuso il fatto che ogni religione del mondo, una volta nata, affermata e diffusasi, su un determinato territorio e su un determinato popolo, si è trasformata in una sovrastruttura ideologica e teologica, la quale assicura alle diverse popolazioni, che credono in essa, perché la religione fa credere loro che esiste un Dio il quale, dopo la loro morte, li fa ritornare in vita. Invece, io, B. C, penso, suppongo e asserisco che dopo la morte naturale non ci sarà nessuna resurrezione, come affermano e promettono tutte le religioni dal mondo, dal cristianesimo al buddismo. Infatti tutti i libri base pseudo sacri di tutte le religioni del mondo, come la Bibbia o come il Corano, promettono la resurrezione della carne dopo la loro morte. Ma, io, B. C., penso, affermo e giudico che promettere la resurrezione dopo la morte sia un inganno, una promessa e una solenne illusione, fatte e perpetrate da religiosi malevoli, falsi e bugiardi. Infatti, io, B. C., penso, suppongo e giudico che la credenza nella resurrezione dei morti sia una grande balla, una grande patacca e una grande menzogna per assoggettare, per sottomettere, per soggiogare e per conquistare la fiducia e la bontà di intere popolazioni e imporre a loro il proprio comando e il proprio potere e ridurli, così, a schiavi e a sudditi, culturalmente, teologicamente, spiritualmente e ideologicamente. Io, B. C., penso, giudico e reputo, inoltre, che anche i testi pseudo sacri di queste religioni non dimostrino l’esistenza di Dio, ma la danno per scontata e per avvenuta, mentre in realtà le grandi religioni sono costruite e basate su testi pseudo sacri, falsi e bugiardi. Io, B. C., inoltre, penso, reputo e giudico che nessuno, oggigiorno, in piena epoca postcontemporanea, ricca e piena di nozioni scientifiche e tecnologiche, possa credere alle menzogne, alle fandonie, alle menzogne e alle balle dei testi, considerati pseudo sacri e intoccabili, di tutte le religioni del mondo. Inoltre, io, B. C., come esempio e come prova della negatività e della pericolosità della Chiesa cristiana e cattolica di Roma, riporto e trascrivo il giudizio negativo che lo stesso Dante Alighieri diede sulla Chiesa, cristiana e cattolica del 1315. Infatti Dante Alighieri, nel canto XXXII del Purgatorio, giudica come la Chiesa, cristiana e cattolica di Roma, sia diventata una curia pontificia corrotta e sottomessa al re di Francia. Dante Alighieri, per sottolineare la gravità della chiesa cattolica cristiana del suo tempo, riporta le stesse parole con le quali san Giovanni evangelista definiva la chiesa anticristiana dei suoi tempi. Ecco le parole di san Giovanni evangelista che Dante Alighieri riporta nei suoi versi tali e quali a quelli di san Giovanni: “Sette teste e dieci corna” (Apocalisse. Capitolo 17. Versetto 3). Dante Alighieri rappresenta la chiesa cattolica del suo tempo e la giudica un mostro, come, per l’appunto, aveva fatto san Giovanni evangelista a proposito della grande meretrice che simboleggiava la donna perversa anticristiana del suo tempo. Ecco le terzine con le quali Dante Alighieri raffigura la Chiesa cattolica cristiana di Roma al suo tempo, ma già trasferita ad Avignone da Papa Clemente V nel 1307.        

Trasformato così l’edificio santo

mise fuori teste per le parti sue,

tre sovra ‘l temo e una in ciascun canto.

Le prime eran cornute come bue,

ma le quattro un sol corno avean per fronte:

simile mostro visto ancora non fue.

Sicura, quasi rocca in alto monte,

seder sovresso una puttana sciolta

m’apparve con le ciglia intorno pronte;

e come perché non li fosse tolta,

vidi di costa a lei dritto un gigante;

e bascianvasi insieme alcuna volta.

(Purgatorio. Canto XXXII. Versi 142 – 152).

Con parole più chiare e più semplici Dante Alighieri rappresenta la Chiesa di Roma e descrive la curia romana del suo tempo trasformate in un mostro, così come san Giovanni aveva descritto la donna, la grande meretrice del suo tempo. Il gigante di cui parla Dante Alighieri è certamente Filippo il Bello, il quale nel 1305 aveva imposto a Papa Clemente V (1303 – 1305 – 1314) di trasferire la sede pontificia da Roma ad Avignone.

2

Tutto questo discorso sul potere politico della Chiesa di Roma mi ha fatto ricordare l’incontro che c’è stato il 12 maggio 2023 tra la Papessa Giorgia Meloni, prima Ministra dell’attuale Governo italiano che si strusciava e si sfregava con Papa Francesco, cioè con il capo della Chiesa cattolica cristiana di Roma. Io, B. C., penso, reputo e suppongo che questo incontro fra le due massime autorità, quella religiosa e quella statale, ripeteva e simulava l’incontro e l’assoggettamento del Papa Clemente V alla volontà e al potere del re di Francia Flippo IV il Bello, nel 1305. Insomma, io, B. C., auspico e suppongo invece una religiosità soltanto interiore e personale che sia di conforto e di sollievo nei momenti più difficili nella vita di ogni uomo, mentre non credo e anzi consiglio a tutti gli uomini di stare alla larga da tutti i Papi, da tutti i Cardinali, da tutti i Vescovi e da tutti i Preti e dai Monaci di ogni religione perché le loro parole, i loro discorsi e le loro prediche sono il frutto di ignoranza e di menzogne costruite e basate su testi considerati sacri e santi, ma in verità sono testi soltanto falsi e bugiardi. Come è noto, ogni religione ha la propria chiesa organizzata e composta da tanti prelati e presuli che hanno il compito di mantenere l’ordine e la gerarchia tra tutti i membri della chiesa. Quindi, io, B. C., auspico una religiosità, personale e intima, silenziosa e immanente, ossia una religione che faccia parte della realtà abitata dall’uomo; una religione che dia forza, conforto e sollievo ad ogni uomo e ad ogni donna che hanno forza e fiducia in sé stessi. Io, B. C., penso, giudico e asserisco che ogni uomo e ogni donna non devono pregare nessun Dio di nessuna religione e non devono seguire il sentimento di bisogno, né devono seguitare a credere alla voce interiore che li porta a credere all’esistenza di un Essere superiore eterno chiamato Dio. È chiaro, anche, che il bisogno dell’Essere Dio non crea e non dimostra l’esistenza di Dio. Ma è chiaro, anche, che Dio non potrà mai salvare l’umanità dai cambiamenti climatici né eliminare la terribile e terrificante nece, la quale, indifferentemente e freddamente, opera e agisce secondo la legge naturale della Terra. Io, B. C., per procedere in questi ragionamenti e in queste riflessioni sul tema della inesistenza di Dio, penso, affermo e sostengo che noi uomini, di questo tempo postcontemporaneo, non dobbiamo nemmeno aspettarci che Dio intervenga, nell’immediato presente, per portarci la salvezza dai cambiamenti climatici, che già, oggi, affliggono, devastano e distruggono l’Italia e tutto il mondo, come è avvenuto, in Italia, nel mese di maggio, con l’alluvione dell’Emilia Romagna, perché Dio, come Essere eterno, soprannaturale, onnipotente e onnisciente, non esiste e quindi non potrà salvare l’umanità né dai cambiamenti climatici, né dalla morte naturale, la quale colpisce e distrugge, inevitabilmente e indifferentemente, qualsiasi corpo umano e qualsiasi materia che vive e fa parte del pianeta Terra. Inoltre, io, B. C., penso, sostengo e suppongo che il pianeta Terra, com’era spopolato, spoglio, infuocato, secco, deserto e privo di umanità, all’inizio della formazione climatica, così il pianeta Terra, alla fine della cessazione della vita degli uomini e di qualsiasi oggetto, sarà e diventerà spopolato, spoglio, infuocato, secco, deserto, privo di umanità e privo dell’idea di Dio. Infine, io, B. C., posso soltanto riferire e manifestare, per certo, l’opinione e la probabile previsione, che gli scienziati delle stelle e gli astronomi di oggi suppongono e affermano di prevedere di fare sulla fine del pianeta Terra. L’opinione e la previsione scientifica degli scienziati astronomi di oggi è la seguente: essi prevedono che, tra qualche miliardo di anni, quando la nostra stella, ovvero il nostro Sole, si espanderà nella sua fase finale di vita, fino a diventare una gigante rossa, la Terra sarà inghiottita, assorbita e inglobata dal Sole morente. Io, B. C., penso, suppongo e presagisco che, se tutto questo finale della Terra si verificherà, come previsto dagli scienziati astronomi, allora non c’è dubbio che, in quelle condizioni e in quel preciso momento, sulla Terra non ci sarà nemmeno l’idea né il concetto di Dio perché scompariranno gli uomini che, nel corso dei millenni di storia e di protostoria, hanno immaginato e formulato l’idea e il concetto di Dio. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che una ulteriore prova della inesistenza di Dio sia data dal tempo presente, senza andare indietro né nel lontano passato e senza anticipare il lontano futuro; infatti, io, B. C., penso, giudico e reputo che, se un Dio oggi esistesse, scenderebbe subito dal suo regno e porterebbe un po’ di pace e di serenità all’umanità di oggi e rimetterebbe in equilibrio anche il cambiamento climatico che oggi tormenta, affligge e distrugge tutta l’umanità. Infine, io, B. C., penso, suppongo e presagisco che il mancato intervento divino, sulla Terra e tra gli uomini, manifesti e renda esplicito, in modo inconfutabile e inequivocabile, la inesistenza di Dio.

Modica, 23/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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