N. 30

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

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Monasteri e monaci come carceri e carcerati.

Io, B. C., per procedere nel mio lungo ragionamento, filosofico e pragmatico, e per continuare questo mio libro culturale, filosofico e teologico, penso, reputo e giudico che il sacro, la fede e le religioni di tutto il mondo deformano, alterano, commutano e traviano, sia agli uomini religiosi e sia agli uomini laici, la visione della realtà naturale del pianeta Terra e di tutto l’Universo, visibile e invisibile. Infatti, io, B. C., penso, giudico e reputo che sia la Bibbia, sia il Corano e sia tutti gli altri testi religiosi fondamentali di tutte le altre religioni, come il buddismo, l’induismo, ecc. sono considerati dai prelati, dai presuli, dai loro adepti, membri e fedeli, come dei testi sacri, e quindi come testi veritieri, santificati, inviolabili e intoccabili. Ma, io, B. C., invece, reputo, immagino e giudico che questi testi, sacri, religiosi e teologici, non hanno nulla di sacro e di divino, perché penso, reputo e suppongo che, nelle parole e nei contenuti di questi testi, non ci sia immersa né infusa nessuna sacralità, nessuna santità, nessuna divinità, nessuna religiosità, nessuna fede, nessuna venerabilità e nessuna inviolabilità; invece io, B. C., valuto e considero questi presunti testi sacri come dei testi pseudo sacri che non hanno nessun valore sacro, né etico, né religioso e né metafisico. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che questi testi, divenuti pseudo sacri e pseudo inviolabili, deformano e condizionano, anche, tutti i seguaci, tutti gli adepti e tutti i discepoli che credono, leggono i loro testi pseudo sacri e li diffondono e li fanno conoscere alla gente che, per ignoranza e per superstizione, diventa credulona e stolta verso il contenuto di questi libri pseudo sacri. Inoltre, io, B. C., provo e avverto un grande dolore per il fatto che milioni di persone, ascoltando i discorsi e le prediche di questi prelati religiosi, credono, ingenuamente e illusoriamente, alle parole, alle prediche e ai discorsi di questi uomini religiosi che credono e diffondono le parole e i ragionamenti dei loro testi pseudo sacri. Inoltre, mi dispiace e mi fa pena e tristezza pensare e constatare che, ancora oggi, gli adepti, i prelati, i preti e gli affiliati di queste religioni e confessioni religiose, condizionano, limitano, vincolano la propria vita, ma dominano, controllano e suggestionano, anche, la vita degli altri ascoltatori, seguaci, fedeli e credenti della religione a cui credono. Infatti, io, B. C., penso, reputo e giudico che i monaci, le suore e tutti i prelati, i presuli e tutti gli adepti che frequentano, ancora oggi, sia chiese, sia monasteri e sia cattedrali condizionano e incidono negativamente sul modo di vedere, godere, vivere la vita dei loro seguaci e ascoltatori. Inoltre, i capi spirituali di ogni religione e di ogni chiesa deformano, traviano e travisano, anche, il modo di contemplare la natura e le stelle dei loro seguaci. Inoltre, i capi spirituali di ogni religione e di ogni chiesa deformano e traviano la propria vita in nome di un Dio che non esiste, credendo e illudendosi di scrutare la bellezza del pianeta Terra e di osservare la maestosità, la luminosità e la magnificenza del firmamento. Io, B. C., mi chiedo e mi domando: come fanno i monaci, le suore, i presuli e tutti i prelati di oggi, postcontemporanei, a vivere conficcati, isolati, staccati, separati, relegati nei monasteri e fuori dal mondo postcontemporaneo, sociale e civile, vivo, energetico e vitale? Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che la vita dei monaci e delle monache dentro i monasteri e i conventi assomiglia molto, per molti aspetti, alla vita dei detenuti e delle detenute conficcati e reclusi nei loro carceri. Io, B. C., ho già espresso questo mio giudizio e questa mia valutazione nel paragrafo n. 23, dove ho cercato di illustrare e di paragonare la vita infelice dei monaci e delle monache con la vita sacrificata e afflitta dei detenuti e delle detenute, perché sia i monaci e sia le monache e sia i detenuti e le detenute, conducono e vivono una vita sprecata, vana e inutile che non è buona né per sé stessi né per gli altri, nociva, autolesiva e autodistruttiva per sé stessi e per gli altri, i quali gli stanno vicino e che sono obbligati e costretti a sostenerli e ad aiutarli in ogni momento della loro amara e infelice giornata.

2

L’altro giorno, 21 luglio 2023, io, B. C., ho visto la moltitudine dei monaci che vivono nel monastero di Camaldoli, ai quali ha fatto visita il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e mi sono chiesto: come fanno questi monaci tutti conficcati, isolati in cellette a pregare notte e giorno, a vivere fuori dal mondo vivo, eclettico e policromatico dei nostri giorni? La mia risposta a questa domanda è la seguente: tutti questi monaci, che vivono conficcati e isolati in questo monastero, sono, secondo me, B. C., degli uomini fuori dalla realtà del nostro mondo postcontemporaneo e sono fuori, anche, da sé stessi perché vivono e seguono le loro idee, religiose e sacre, idealistiche e chimeriche. Invece, io, B. C., penso, giudico e suppongo, anche, che questi monaci camaldolesi, e come loro tutti gli altri monaci del mondo di altre religioni, sono ormai fuori dalla nostra società pratica, naturalistica e postcontemporanea perché seguono e vivono una vita sacrificata per un Dio che non c’è e che non li ascolta e perché seguono dei preconcetti mentali e linguistici che si basano su vari testi pseudo sacri. Io, B. C., definisco, giudico e valuto il monastero di Camaldoli come un monastero di morti viventi, uguali a tanti altri morti viventi, che vivono e abitano in tanti altri monasteri sparsi nel mondo. Inoltre, io, B. C., dico e affermo che il monastero di Camaldoli, per quanto riguarda la vita di clausura dei monaci, che vi abitano, è uguale a qualsiasi altro monastero di un altro ordine religioso, tenendo conto, però, della diversità dei principi, della dottrina e del culto professato e praticato dalla religione di riferimento. Insomma, mentre i monaci di Camaldoli, nelle loro celle, pregano il Dio dei cristiani, invece i monaci buddisti, nei loro conventi, pregano e adorano Buddha. Ma, io, B. C., penso, reputo e giudico che, sia i monaci di Camaldoli e sia i monaci buddisti, vivano una vita estenuante, povera e priva di libertà; ma sia i monaci italiani e sia i monaci tibetani, pur pregando e adorando un Dio diverso, sprecano la loro vita e perdono il loro prezioso tempo in una vita sacrificata, vana, sprecata, noiosa e inutile, perché pregano un Dio che non esiste e non li ascolta. Per questo motivo io, B. C., penso, reputo e giudico che sia i monaci italiani e sia i monaci buddisti siano delle persone infelici e alienati: sia i monaci italiani e sia i monaci buddisti, ma, anche, tutti i monaci di tutte le religioni del mondo.

Modica, 23/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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