N. 29

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IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

1

Dante Alighieri emula, di proposito, il viaggio fantastico e immaginario di san Paolo.

Io B. C., penso, reputo, discerno e giudico che nessun uomo e nessuna donna, se hanno un minimo di intelligenza pratica e se hanno un minimo di intelligenza logica e realistica, possano credere e possano seguire il cristianesimo e accettarlo nei suoi culti e nei suoi riti. Inoltre, io, B. C., penso, giudico e reputo che nessun uomo e nessuna donna giudea abbiano mai creduto e mai pensato che Gesù Cristo fosse il Messia aspettato da tutti i Giudei. Infatti i Giudei furono i primi ascoltatori a non credere a Gesù Cristo come il nuovo Messia. Purtroppo, invece, molti altri intellettuali, teologi e filosofi di allora, come sant’Agostino, credettero al cristianesimo fin dal suo esordio e scrissero tanti libri per dimostrare la verità del cristianesimo. Io, B. C., penso, reputo e giudico che tutti gli intellettuali, teologi e filosofi di allora, che hanno creduto e seguito il cristianesimo, hanno sbagliato e sono caduti in errore perché hanno creduto e dato seguito alle fanfaluche, alle menzogne e alle balle del cristianesimo, scritte dai 4 evangelisti e dalle lettere scritte da san Paolo. Io, B. C., penso, reputo e giudico, inoltre, che, ancora oggi, nessun uomo e nessuna donna postcontemporanei possono credere alle assurdità, alle fandonie e alle balle del cristianesimo. Io, B. C., penso, suppongo e presagisco che, soltanto,  gli allocchi, gli stupidi e i creduloni inseguano e possano credere alle stupidaggini e alle bugie scritte nei 4 Vangeli, nelle lettere di san Paolo e possano credere come veri tutti i ragionamenti , elaborati e scritti, sia da tutti i filosofi e teologi della filosofia patristica e sia da tutti i filosofi e teologi della filosofia Scolastica, come sant’Anselmo, san Tommaso d’Aquino, Bonaventura da Bagnoregio e tutti gli altri filosofi della Scolastica, incluso il rasoio di Guglielmo di Occam. Purtroppo, io, B. C., vedo e costato che, da allora fino ad oggi, vi sono, ancora oggi, tanti filosofi e teologi postcontemporanei che credono e seguono, inutilmente e illusoriamente, il cristianesimo del nostro mondo postcontemporaneo, tutto basato sulla tecnologia e sulla scienza razionale e sperimentale che esclude ogni forma di metafisica e di teologia. Io, B. C., per finire questo mio lungo ragionamento sulla inesistenza di Dio, voglio suggerire a tutti coloro che hanno un minimo di cervello, razionale e concreto, di non seguire le idee contenute nei 4 Vangeli e di non credere nemmeno a tutti i libri sacri di tutte le religioni del mondo, perché non hanno nessun fondamento scientifico e non sono credibili nelle loro dottrine teologiche e teoriche. Per questo motivo, io, B. C., affermo che non bisogna seguire le parole e nemmeno credere a ciò che dicono sia il Papa, sia tutti gli alti e altri prelati della Chiesa di Roma, compresi i monaci, i frati, le monache e le suore, perché tutti i loro discorsi sono inficiati, invalidati, sfiduciati, sminuiti e svalutati dalle fandonie e dalle balle scritte nei 4 Vangeli, nelle lettere di san Pietro e nelle opere filosofiche e teologiche di tutti i filosofi e teologi della filosofia Patristica e della filosofia Scolastica. Io, B. C., penso, reputo e giudico che tutte queste opere filosofiche e teologiche, a cominciare dai 4 vangeli, per finire alle ultime opere filosofiche e teologiche della filosofia scolastica, compreso Il rasoio di Guglielmo d’Occam, sono piene di fregnacce, frottole, panzane, bugie, menzogne, patacche, astruserie, assurdità, sillogismi e para sillogismi, sofismi e tanti altri ragionamenti fasulli che hanno creato, sorretto e sostenuto tutto l’apparato dottrinario e teologico della Chiesa, cattolica e apostolica, di Roma, la quale, secondo me, B. C., non ha niente di vero nelle sue fondamenta ed è costruita su dei pilastri e pareti evanescenti e trasparenti. Comunque sia, io, B. C., penso, reputo e giudico che, nonostante tutte le tempeste e le bufere di pioggia e di grandine che hanno tempestato la Chiesa, essa, per sua fortuna, resiste ancora oggi, ma, io, B. C., penso, reputo e giudico che la resistenza e la longevità della Chiesa di Roma sia stata una sfortuna e una disgrazia per tutti gli italiani e per tutti gli altri popoli del mondo. Io, B. C., personalmente, penso, reputo e giudico che la Chiesa di Roma sia stata sempre una istituzione religiosa negativa per tutti i cittadini del mondo, perché fondata, costruita e sorretta sul nulla, sulle bugie e sulle menzogne dei 4 evangelisti e sulle elucubrazioni di san Paolo. A proposito di elucubrazioni e di menzogne, dette, elargite a profusione e scritte da san Paolo in tutte le sue lettere, utopistiche e distopiche, inviate alle comunità religiose cristiane, allora, in formazione e in costruzione, io, B. C., voglio ricordare, mettere in rilievo e trascrivere un’altra colossale bugia e un’altra clamorosa fantasticheria che san Paolo scrisse nella seconda lettera ai Corinzi. In questa lettera, san Paolo, addirittura, si fa prendere dal delirio di onnipotenza e immagina che lui sia stato rapito da Dio e che, 14 anni prima, lo abbia portato, addirittura, nel terzo cielo. Ecco qui di seguito i versetti di questo clamoroso e assurdo sogno e vanteria di san Paolo, il quale si credeva talmente potente di essere stato rapito direttamente da Dio e di essere stato trasportato nel terzo cielo del Paradiso. Ecco il brano clamoroso di san Paolo: 12. Le visioni e le rivelazioni del Signore. Bisogna vantarsi? Non giova a nulla, però. Verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, 14 anni fa, – non so se con il corpo o se fuori del corpo, lo sa Dio -, fu rapito fino al terzo cielo. E so che questo uomo – non so se col corpo o senza corpo, lo sa Dio – fu rapito in Paradiso e udì parole ineffabili che non è possibile ad un uomo proferire. Di lui mi vanterò, di me invece non mi darò vanto, se non delle mie debolezze.” (San Paolo. Seconda lettera ai Corinzi. Capitolo 12. Versetti 1 – 5. Dal libro La Bibbia, edizione san Paolo, pagina 1228). Io, B. C., ora mi chiedo e chiedo ai lettori come si fa a credere a queste fandonie, fregnacce, bugie e menzogne scritte da un eccitato e concitato neoconvertito come san Paolo? Ebbene, io, B. C., so che in tutto il mondo vi sono milioni di persone, anche intellettuali istruiti e colti, che ancora oggi credono a queste fregnacce e a queste assurdità e seguono, credono e danno per verità, a tutt’oggi, tutte le fregnacce, le bugie e le menzogne contenute nella Bibbia, smentite e confutate e rese false, ormai da decenni e da secoli, dalla scienza ufficiale! Ebbene tra queste persone intelligenti, istruite e colte, con la mente prodigiosa e creativa, vi è anche il sommo poeta Dante Alighieri, il quale, nella Divina Commedia, cita e riassume, questo brano di san Paolo già nel secondo canto dell’Inferno, quando vuole giustificare il suo viaggio nei tre regni ultraterreni. Ecco le terzine con le quali Dante Alighieri si riferisce al viaggio immaginario di san Paolo nel terzo cielo del Paradiso:

Andovvi poi lo Vas d’elezione

per recarne conforto a quella fede

ch’è principio alla via di salvazione.

Ma io, perché venirvi? O chi ‘l concede?

Io non Enea, io non Paulo sono;

me degno a ciò né io né altri’l crede.

(Inferno. Canto II. Versi 28 – 33)

Quindi, anche Dante Alighieri crede, pedissequamente e supinamente, non solo a tutte le fregnacce e alle bugie di san Paolo, ma crede, segue, anche, e dà per vere tutte le bugie, le fregnacce e le stupidaggini della Bibbia. Io, B. C., penso, reputo e suppongo che la trasposizione di san Paolo alla Divina Commedia, da parte di Dante Alighieri, sia un trasloco e una trasvolata sbagliata e fallace, ma è anche una circonlocuzione e una perifrasi inutile, immaginifica, immaginaria, impossibile e falsa.  Infine, io, B. C., penso, reputo e suppongo che Dante Alighieri, anziché essere irretito dalle fregnacce di san Paolo e dalle menzogne della Bibbia, era meglio per lui continuare a scrivere poesie d’amore per Beatrice, così come aveva fatto e scritte nel suo periodo giovanile. Ecco un bel esempio di una poesia d’amore giovanile, indirizzata al suo amico e poeta Guido Cavalcanti, di Dante Alighieri nella quale il giovane poeta esprime tutto il suo sentimento con passione terrena e con piacere giovanile rivolti verso la sua giovane ispiratrice.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento,

e messi in un vasel ch’ad ogni vento

per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio

non ci potesse dare impedimento,

anzi, vivendo sempre in un talento,

di stare insieme crescesse ‘l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi

con quella ch’è sul numer de le trenta

 con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,

e ciascun di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.

Io, B. C., per concludere questo paragrafo, penso, reputo e giudico che sarebbe stato meglio per Dante Alighieri continuare a scrivere poesie d’amore di questo tenore e di questo genere amoroso, anziché rimanere esiliato e andare a girovagare per l’Italia centro settentrionale e trasformare Beatrice da giovane desiderata e amata a Beatrice angelicata e beatificata. Quindi, in ultimo, alla fine di questo paragrafo, io, B. C., mi chiedo e chiedo ai lettori se loro avessero preferito avere un Dante, autore della sublime e immortale opera della Divina Commedia, oppure avessero scelto e diletto il Dante solo, triste, esiliato e girovago per l’Italia, oppure se avessero preferito leggere un Dante, autore di poesie amorose, ma appassionato di amori umani e non angelicati, come nella Divina Commedia o se avessero preferito avere un Dante rimasto a Firenze a continuare la sua intensa e interessata vita politica di Guelfo bianco e continuare ad amare altre donne umane e concrete in carne e ossa?

Modica, 23/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

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