N. 13

Share Button

IO, B. C., DESIDERO L’ATEISMO.

1

Due fregnacce e fandonie di san Matteo. La prima riguarda il giudizio universale di Dio. La seconda riguarda l’ultima frase di Gesù Cristo sulla croce. Dante Alighieri accetta, crede e trascrive nella Divina Commedia la fregnaccia e la balla di san Luca che racconta il falso potere taumaturgico di Anania.

Io, B. C., per procedere in questo libro sull’Ateismo e sull’inesistenza di Dio, voglio e desidero aggiungere altre mie considerazioni e altre mie riflessioni sul tema delle patacche, delle fregnacce, delle menzogne e sulle fake news, come già le ho riportate, trattate, trascritte, inserite e sviluppate nel paragrafo precedente e contenute sia nell’Antico Testamento e nel Nuovo Testamento e sia nelle Lettere di san Paolo. Io, B. C., penso, reputo e giudico, inoltre, che sia i miracoli, sia la trasfigurazione di Gesù Cristo, di cui parlano i 4 evangelisti nei loro Vangeli, sono, essenzialmente e figurativamente, delle menzogne, delle invenzioni, delle bugie e delle fake news, costruite, inventate ed elaborate dai 4 evangelisti per gonfiare, ingrossare e aumentare la loro narrazione evangelica sulla vita, sugli insegnamenti e sulle parabole di Gesù Cristo. Infatti, io, B. C., penso, reputo e affermo, inoltre, che i 4 evangelisti hanno strumentalizzato, hanno approfittato, hanno utilizzato e hanno sfruttato le beatitudini, le predicazioni e le parabole del giovane ebreo Gesù Cristo per scrivere e far conoscere la vita, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Infatti i 4 evangelisti hanno riportato nei loro Vangeli tutte le parabole, i dialoghi, le preghiere e le predicazioni che Gesù Cristo pronunciò nelle varie occasioni in cui parlava alle folle ebree. Però, io, B. C., oltre a negare e a rifiutare la narrazione dei miracoli e della trasfigurazione, scritta dai 4 evangelisti, nego, soprattutto, anche, alcune altre riflessioni, previsioni e predizioni fatte e scritte dagli stessi 4 evangelisti nei loro Vangeli. In particolare, io, B. C., nego e rifiuto due fatti particolari rappresentati e trascritti da san Matteo. Questi due fatti sono i seguenti. Primo fatto. La visione e la rappresentazione visionaria del giudizio universale di Dio. Secondo fatto. L’ultima frase detta da Gesù Cristo sulla croce.

Il primo fatto che, io, B. C., voglio negare e rifiutare è la predizione e la previsione fatta, pensata e scritta da san Matteo, il quale, nel capitolo XXV e nei versetti 31-46, parla, descrive e annuncia, per l’appunto, il giudizio universale finale di Dio. Secondo il racconto di san Matteo, Dio assolverà gli uomini e le donne seduti alla sua destra e condannerà e manderà all’inferno tutti gli uomini e le donne seduti alla sua sinistra. Come è evidente e si legge da questa mia breve sintesi, io, B. C., penso, reputo e giudico che la descrizione, la previsione e la visione di questo giudizio finale di Dio siano una immaginazione, una previsione e una predizione, immaginifiche e inverosimili, uscite dalla mente di san Matteo, il quale inventa, di sana pianta, le previsioni e la visione del giudizio universale voluto da Dio. Insomma, io, B. C., penso, reputo e giudico che la rappresentazione di questo giudizio finale di Dio sia una grande balla, sia una grande menzogna e sia una grande mistificazione che san Matteo ha inventato e immaginato di fare su Dio stesso. Infatti, io, B. C., nego e rifiuto tutta la rappresentazione visionaria di Dio sui buoni e sui cattivi, così come san Matteo l’ha pensata, l’ha concepita e l’ha descritta nel suo Vangelo. Qui di seguito, io, B. C., riporto soltanto gli ultimi due versetti di questo giudizio finale di Dio. “Allora risponderà loro dicendo: <<In verità vi dico: ciò che non avete fatto a uno di questi più piccoli, non l’avete fatto a me>>. E questi se ne andranno a castigo eterno, i giusti invece alla vita eterna”. (dal Vangelo secondo Matteo. Capitolo XXV. Versetti 31-46. Dal libro La Bibbia. Edizione san Paolo. Pagina 1072). Infine, io, B. C., chiedo e domando: come si fa a credere a questa rappresentazione del giudizio finale di Dio, così immaginifica e irreale? Io, B. C., penso, reputo e giudico che nessun uomo e nessuna donna, che abbia un minimo di intelligenza, possa accettare e credere a questa fandonia, a questa bugia e a questa fake news del giudizio universale finale di Dio, così immaginata, inventata e arzigogolata da san Matteo.

Il secondo fatto che, io, B. C., voglio negare e rifiutare è un’altra balla, ideata e descritta da san Matteo ed è, certamente, quella che fa riferimento alla morte di Gesù Cristo in croce, il quale, prima di morire, a gran voce, gridò: “Verso l’ora nona Gesù a gran voce gridò: << Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, uditolo dicevano: <<Egli chiama Elia>>”. (Dal Vangelo secondo Matteo. Capitolo XXVI. Versetti 46-47. Dal libro La Bibbia. Edizione san Paolo. Pagina 1076). Io, B. C., penso, reputo e giudico che le parole di Gesù Cristo sulla croce non furono sentite da nessuno, ma furono parole inventate di sana pianta da san Matteo. Io, B. C., penso, inoltre, che la rappresentazione di Gesù Cristo, che urla prima di morire, sia una ricostruzione fantasiosa di san Matteo per almeno due motivi. Io, B. C., penso, reputo e giudico che il primo motivo consista nel fatto che lui, san Matteo, non dice se lui era presente durante la crocifissione di Gesù Cristo; quindi è molto probabile che lui non abbia ascoltato l’invocazione di Gesù Cristo, ma che l’abbia sentita dire dalle persone presenti alla crocifissione. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che il secondo motivo consista nel fatto che, ammesso che san Matteo era lì presente durante la crocifissione, è molto probabile che lui non abbia sentito le parole di Gesù Cristo, il quale, per quanto potesse gridare a gran voce, non poteva essere sentito e ascoltato dai presenti perché gli astanti dovevano essere lontani dalla croce e quindi era difficoltoso sentire e ascoltare le parole di Gesù Cristo morente, il quale, non avendo il viva voce del telefonino, non poté fare giungere il suo grido ai presenti. Io, B. C., penso, reputo e giudico che la falsa rappresentazione di questi due fatti, così come vengono ricostruiti e immaginati da san Matteo, sia la prova principale che dimostra che san Matteo come inventò e fantasticò su questi due fatti, così inventò e fantasticò su tutti gli altri eventi della vita di Gesù Cristo. E ciò vale, anche, per tutti gli altri 3 evangelisti che erano lì presenti durante la vita di Gesù Cristo. Per questi due motivi, io, B. C., penso, reputo e suppongo che le due rappresentazioni sceniche, raccontate e descritte da san Matteo siano due rappresentazioni false, sbagliate, immaginate e inventate malamente da san Matteo. Inoltre, io, B. C., non solo giudico falso, sbagliato e inventato il Vangelo di san Matteo, ma giudico e suppongo altrettanto sbagliati, falsi e inventati i Vangeli di san Marco, san Luca e san Giovanni, perché anche questi tre evangelisti hanno inventato e raccontato, a modo loro, la vita, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Io, B. C., penso, reputo e suppongo, inoltre, che i 4 evangelisti hanno narrato e raccontato la vita di Gesù Cristo, non perché volevano inventare e fondare una nuova religione, ma semplicemente per testimoniare la straordinaria vita di questo giovane Gesù Cristo che si proclamava figlio di Dio, creando stupore, incredulità, dubbi, rabbia in chi lo ascoltava, fino al drammatico processo intentato contro di lui dai capi religiosi ebrei che lo portarono davanti a Ponzio Pilato, il quale, suo malgrado, lo condannò alla crocifissione. Infine, io, B. C., per proseguire questo discorso sulle patacche, sulle fregnacce, sulle menzogne e sulle fake news contenute nei 4 Vangeli e raccontate dai 4 evangelisti, dico, affermo e asserisco che i 4 evangelisti, san Matteo, san Marco, san Luca e san Giovanni, sono stati i primi lusingatori di Cristo e del cristianesimo. Infatti i 4 evangelisti, con le loro lusinghe, con i loro allettamenti e con le loro false promesse e con le loro false attenzioni verso Gesù, si sono accattivati la simpatia e la benevolenza dei primi pagani che hanno sentito parlare della morte, della resurrezione e della ricomparsa del giovane Gesù ai suoi discepoli. A poco a poco i 4 evangelisti, con la composizione e la scrittura dei 4 vangeli, e con le promesse ingannevoli della resurrezione e della vita eterna, hanno convinto molti pagani a convertirsi alla nuova religione del cristianesimo.

2

Io, B. C., penso, reputo e giudico che ai 4 Vangeli, scritti dai 4 evangelisti, poi si sono aggiunti anche le bufale, le menzogne e le fregnacce scritte e riportate da san Luca nel suo libro, pseudo sacro, “Atti degli Apostoli”. Io, B. C., penso, suppongo e affermo che questo testo pseudo sacro di san Luca contiene, a sua volta, altre fregnacce, altre bufale e altre fake news, come l’episodio, inverosimile e fantastico, del neoconvertito ebreo Anania, il quale, incontrando san Paolo, che era rimasto cieco, sulla via di Damasco, gli ridiede la vista ponendo le sue mani sul capo di san Paolo. Ecco come san Luca descrive questa balla e fandonia che si riferisce alla guarigione di san Paolo dalla cecità. “Il signore disse ad Anania: <<Va’, poiché egli è uno strumento che io mi sono scelto per portare il mio nome davanti ai pagani, ai re e ai figli d’Israele. Io poi gli mostrerò quanto dovrà patire a causa del mio nome>>. Anania partì, entrò nella casa e imponendogli le mani disse: <<Saulo, fratello! È il signore che mi ha mandato: quel Gesù che ti è apparso sulla strada per cui tu venivi. Mi ha mandato perché tu recuperi la vista e sia riempito di Spirito Santo>>. E subito gli caddero dagli occhi come delle scaglie e riprese a vedere. Allora si alzò, fu battezzato, prese cibo e recuperò le forze”. (Dal libro Atti degli apostoli. Capitolo IX. Versetti 15-19. Dal libro La Bibbia, edizione san Paolo. Pagina 1167). Io, B. C., penso, giudico e suppongo che questo racconto sulla guarigione di san Paolo di san Luca sia una grande balla e una grande fandonia perché penso, immagino e suppongo che Anania non avesse, nelle sue mani, nessun potere di risanamento e quindi era impossibile ridare la vista a san Paolo. Invece il sommo poeta Dante Alighieri credette e accettò questo episodio e questa balla raccontata da san Luca e, addirittura, la trasferì e la traslocò in un canto della Divina Commedia. Infatti, il sommo poeta, nel XXVI canto del Paradiso, trasferì il potere di risanamento di Anania a Beatrice, la quale guardando Dante con i suoi occhi ridonò la vista a Dante che l’aveva persa nel canto precedente. Beatrice, perciò, aveva nello sguardo la virtù risanatrice che Anania aveva nelle mani. Insomma, Dante Alighieri raddoppiò la balla di san Luca e così la stessa balla diventò doppia. Ecco le terzine di Dante Alighieri con le quali descrive la balla di san Luca e la trasferisce negli occhi di Beatrice.

<<Comincia dunque; e dì ove s’appunta

l’anima tua, e fa ragion che sia

la vista in te smarrita e non defunta:

perché la donna che per questa dia

region ti conduce, ha ne lo sguardo

la virtù ch’ebbe la man d’Anania>>.

(Paradiso. Canto XXVI. Versi 7-12).

Con parole più chiare e più semplici, Dante Alighieri trasferì la virtù risanatrice del neo convertito Anania a Beatrice, la quale, guardando Dante Alighieri, gli ridona la vista che lui aveva perso momentaneamente. Io, B. C., penso, reputo e suppongo che Dante Alighieri aggiunse la sua balla alla stessa balla di san Luca perché credette alle parole di san Luca come se fossero vere. Invece io penso che la storia raccontata da san Luca era, invece, una grande balla, una grande menzogna e una fake news. Infine, io, B. C., penso, reputo e affermo che la doppia balla di Anania dimostri, rappresenti e indica come l’episodio di Anania è stato concepito, rielaborato, ricostruito e riscritto da Dante Alighieri con la sua fantasia e inventiva medievale. Quindi, io, B. C., penso, reputo e giudico che la Divina Commedia è un poema, poetico e letterario, basato, eretto ed edificato sulla fiction che Dante Alighieri ha voluto trasmettere nella sua opera, filosofica e teologica. In sostanza, io, B. C., penso, reputo e giudico che la Divina Commedia è una fiction il cui contenuto è una finzione falsa e inventata da Dante Alighieri, mentre rimane ancora viva la bellezza esteriore del poema. Infine ed in conclusione di questo paragrafo, io, B. C., penso, reputo e giudico che la Divina Commedia si può paragonare a un grande bello e maestoso castello medievale, fortificato e difeso da tanti fossati e ricco di tanti merli che donano un fascino particolare al castello medievale e caratterizzano la prospettiva maestosa della facciata esterna, ma il cui contenuto interno e la trama sono vuoti e privi di ogni logicità, reale e concreta,  perché tutte le strutture interne del castello, dalla voragine dell’Inferno alla montagna del Purgatorio e ai cieli concentrici del Paradiso, sono tutte invenzioni e fantasie elaborate della mente di Dante Alighieri, il quale, con la sua opera, poetica, letteraria, filosofica e teologica, rispecchia, manifesta e rielabora, in pieno e in modo fantastico, la sua visione cosmologica e teologica medievale.

Modica, 23/12/2023

Prof. Biagio Carrubba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>