L’Essere e la Natura. Dall’opera poetica “Lasciami, non trattenermi” di Mario Luzi.

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I

Introduzione e presentazione dell’opera poetica.

L’ultima grande e bellissima opera poetica, postmoderna e profetica, di Mario Luzi è “Lasciami, non trattenermi” (Poesie ultime), pubblicata postuma nel 2009, Garzanti Editore. Il libro è composto di 70 poesie, tutte varie e variegate, sia nel contenuto che nella forma. Le poesie, dopo il primo e bellissimo componimento ispirato, sollecitato e dedicato alla sua ex moglie Elena Monaci, sono scritte con una successione libera e varia nei temi e nei contenuti, che attraversano tutte le tematiche care al poeta. Poi le poesie si susseguono una dopo l’altra, senza soluzione di continuità. Infatti tutte le poesie sviluppano temi e argomenti molto cari al poeta che le compose negli ultimi tre anni della sua vita, dal 2002 al 2005, anno della sua improvvisa morte. Le poesie hanno tutte una perfetta forma postmoderna con strofe allungate e mobili e con versi a gradini e a incastro tutti frastagliati fra di loro. Le tematiche e gli argomenti non seguono una successione lineare e cronologica; ma i temi e i contenuti delle poesie sono sparsi senza un ordine e senza un assetto interno definitivo. Io, B. C., penso e ritengo opportuno, allora, che il mio compito consista nel fatto di ordinare e sistemare tutte le poesie, adeguate, sviluppate e afferenti alle tematiche scelte e volute dal poeta. Ho già ravvisato almeno quattro tematiche coerenti e coese. La prima tematica è stata: Quel dantesco e fantastico viaggio mirifico di Mario Luzi. La seconda tematica è stata: Il viaggio, terrestre e celeste, di Mario Luzi. La terza tematica è stata: Il fior fiore poetico di Mario Luzi. La quarta tematica è stata: Il bel componimento poetico di Mario Luzi per la ex moglie. Elena Monaci. Ora mi accingo a rintracciare, a ordinare e a ravvisare la quinta tematica che ha, come argomento e tema, la tematica, molto importante, alta ed eccelsa, di natura filosofica e teologica, avente per titolo: L’Essere e la Natura. In conclusione di questa breve introduzione, io, B. C., affermo e reputo che Mario Luzi, ancora una volta, ha mostrato, con pieno convincimento e con piena maturità, la sua alta statura di poeta postmoderno; e ha dimostrato di possedere un ingegno acuto e una intelligenza creativa straordinaria. Inoltre il poeta ha esibito un intuito poetico penetrante e profondo; e di essere un uomo sagace e perspicuo, capace di penetrare molto profondamente i temi e le tematiche poetiche da lui scelte e poetate, anche, nella sua ultima opera poetica. Infine, io, B. C., sono sicuro che Mario Luzi abbia saputo mostrare una personalità e una decisività attive e multiformi, una versatilità e un eclettismo eccezionali, tanto che io, B. C., definisco Mario Luzi il poeta più politropo e perspicace fra tutti i poeti italiani del XX secolo.

II

Introduzione e presentazione alle poesie della tematica

“L’Essere e la Natura”.

Io, B. C., ho scelto la tematica “L’Essere e la Natura”, perché mi sembra importante, all’interno del libro “Lasciami, non trattenermi”, chiarire e illustrare quale sia stata la visione di Mario Luzi sull’Essere e sulla Natura, così come il poeta la narra, la spiega e la dispiega nelle 13 poesie che io, B. C., ho scelto e prescelto, esaminato e analizzato, dalla sua ultima opera poetica. Queste poesie sviluppano, ovviamente, la tematica religiosa, teologica e filosofica di M. Luzi, sul creato in riferimento all’Essere e sulla Natura in relazione alla Terra. Il titolo “L’Essere e la Natura” si riferisce, ovviamente, al famoso libro “L’Essere e il Nulla” del filosofo francese Jean-Paul Sartre. Io, B. C., penso e suppongo che la visione di Mario Luzi sia diametralmente opposta al pensiero filosofico del filosofo francese; infatti mentre Sartre sosteneva che l’uomo ha tutta la libertà che vuole, ma la condizione di una libertà assoluta, alla fin fine, conduce al nulla, perché l’uomo non sa cosa farsene di tanta libertà, gratuita, illusoria, vuota e vana. Per M. Luzi, invece, l’uomo non ha quasi nessuna libertà da realizzare perché l’umanità fa parte integrante della natura la quale detta le leggi universali per tutti e a cui nessuno può sottrarsi e disobbedire, nemmeno l’uomo. Infatti, secondo M. Luzi, l’Essere, creato da Dio, segue le leggi del sistema universale fra cui anche la natura della Terra che segue le sue leggi e a cui nessuno può sottrarsi né disobbedire, nemmeno l’uomo. La libertà dell’uomo, secondo Luzi, deve essere quella di obbedire alle leggi dell’Essere e della Natura. Mario Luzi scrive la legge inappellabile e immodificabile dell’Essere, come fosse l’XI comandamento di Dio, nella poesia n. 30 quando poeta: “L’ordine, / la necessità in cui siamo/ci congiunge tutti insieme, /noi creature”. (VV. 15 – 18). Dunque per Mario Luzi è la necessità che lega e incatena tutti gli esseri umani e naturali della Terra, e non è la libertà della coscienza che unisce, fra di loro, tutti gli uomini della Terra. Secondo M. Luzi l’uomo può seguire le leggi della Natura attraverso la fede in Dio; seguendo, realizzando e mettendo in pratica la parola di Gesù Cristo, scritta e conosciuta attraverso i Vangeli. L’unica grande preoccupazione di M. Luzi è consistita nel monito di salvaguardare la Natura e rispettarla. Quindi, secondo la visione di M. Luzi, da una parte, c’è Dio e suo figlio Gesù Cristo, che con la sua morte ha salvato l’umanità; e, dall’altra parte, c’è l’Essere che domina gli uomini e la natura. Secondo me, B. C., la cosa stupefacente di M. Luzi è che in M. Luzi la natura diventa quasi un essere vivente che respira; e, dall’altra parte, c’è l’uomo che diventa un essere naturale che si immedesima nella natura respirandone l’aria e la vita, diventando un tutt’uno con essa, realizzando così un panteismo simbiotico quasi perfetto. La visione finale che ne scaturisce è quella di una natura quasi panteistica che emana e vive della spiritualità e della divinità di Dio. La natura si umanizza e l’umano si naturalizza. Infatti gli elementi naturali, come il fiume, l’aquila e la cicogna, vedono gli uomini e gli parlano per comunicargli lo stato, giocoso e gioioso, dell’essere naturale. Gli uomini recepiscono il messaggio e rispondono agli elementi naturali. Io, B. C., penso e reputo che in questo dialogo muto, ma essenziale e fondamentale, fra l’Essere e la Fede, fra Gesù Cristo e i cristiani, fra la Chiesa di Roma e le altre religioni del mondo e fra la Natura e gli uomini, consista la bellezza e l’originalità della tematica svolta e scelta da M. Luzi. Secondo il poeta, l’Essere è perfetto, bello e meraviglioso che si snoda, come afferma il peta nella poesia n. 19 a pagina 52, “Traspare appena/ma tiene, è forte/la catena della necessità”, anche se la vita è in perpetuo cambiamento come afferma nella poesia n. 31 a pagina 70. Ecco i versi fantastici: “La vita si trasforma in sé perpetuamente, /informa alla sua oscura norma i vivi, / la loro intelligenza, adopra/la carità del loro soma, /sommamente è fedele a sé medesimo.” Anche la Natura mostra tutta la sua somma bellezza che affascina e stupisce gli uomini i quali sono talmente sopraffatti e sovrastati dal bello naturale che la ammirano e la venerano fino a quando è possibile e conveniente per loro. Ma dopo la contemplazione comincia, però, lo sfruttamento, l’inquinamento e la distruzione di essa. E ormai siamo, come sappiamo tutti, purtroppo, all’ultima fase della vita della natura sulla Terra. Gli uomini sono affascinati dalla bellezza della Natura e dallo spettacolo naturale, tanto che sono sommersi dal sentimento del sublime. Sentimento che nasce ogni volta che l’uomo guarda e si ispira alla natura; infatti la Natura ispira il sublime, cioè il sentimento che nasce alla vista di un qualsiasi meraviglioso e grandioso spettacolo naturale. Infatti gli uomini sanno che la felicità inizia dal sublime naturale e si conclude con la ricerca dell’amore. Poi trovato l’amore, la felicità si realizza con il matrimonio e con la prole. Essa viene incrementata dalla cultura, dal lavoro, dai viaggi di istruzione e turistici e con tutto ciò che nella vita fa piacere seguire e conseguire. Ma la vera felicità si conquista e si realizza, in concreto, con la creazione artistica o scientifica. Ma una cosa è sicura e deve essere accertata e accettata per quella che è: la felicità dura poco perché, subito dopo, subentra, sempre, qualche altro tempo o faccenda che attenua o distrugge il breve periodo di felicità avuto e vissuto, da solo o in compagnia. Infine, io, B. C., affermo che la felicità consiste in una forte emozione che si tramuta e si manifesta in un lampo di luce e di gioia negli occhi che sorridono immediatamente e sorprendentemente.

III

Introduzione alla I poesia sulla tematica dell’Essere.

1a poesia dell’Essere.

La 1a poesia, qui sotto riportata, che io, B. C., ho incontrato e ravvisato sulla tematica “L’Essere e la Natura” è, senza dubbio, la poesia n. 7 dell’intera opera. In questa poesia il poeta immagina, rappresenta e illustra la salita del figlio di Dio, Gesù Cristo, dal pertugio dell’inferno (o infero pertugio, verso 2) fino a raggiungere, in cielo, il suo onnipotente Padre. Il poeta conclude, allora, che lui non vede bene il volto del giovane – Dio il quale si dirama direttamente dalla natura al cielo quasi con pura indifferenza. E il giovane figlio guarda gli esseri umani come tralci che si avviluppano e vivono in una intricata vigna umana dove tutti vegetiamo. E siamo.

Testo della I poesia dell’Essere.

Poesia n. 7 dell’intera opera. (Pagina 33).

                                                           Da che alta zona

                                                           o infero pertugio

                                                           celato o risalito su

                                                                                        quel nume?

                                                           Qui nell’ascensore

                                                                                         mi sfiora appena

                                                           dapprima,

                                                                           poi gradatamente

                                                           mi si stringe contro

                                                           nel crescente affollamento.

                                                           La sua altezza è tale

                                                           che mi scala

                                                           tutto e ancora ancora sale,

                                                                                                     non lo vedo

                                                           in volto

                                                                       se mi esecra o mi protegge

                                                           dall’alto della sua statura

                                                           come lemure o come angelo

                                                           o in pura indifferenza si dirama

                                                           tralcio della intricata vigna umana

                                                           dove tutti vegetiamo. E siamo.

Introduzione alla II poesia sulla tematica dell’Essere.

2a poesia dell’Essere.

La 2a poesia, qui sotto riportata, che io, B. C., ho incontrato, scelto e ravvisato sulla tematica “L’Essere e la Natura” è, sicuramente, la poesia n. 14. In questa poesia il poeta riprende e continua l’argomento della poesia n. 7. Infatti il poeta immagina di vedere l’uomo – Dio (Gesù Cristo) che abbandona l’umanità degli uomini e con dolore risale da suo Padre. Il figlio Gesù, nel bagliore di un fulmine, oblia sé stesso, oblia anche il tempo della sua discesa fra gli uomini; infine tralascia e abbandona l’incarnazione umana. Il poeta, alla fine della poesia, allora, si chiede: “Ma tutto questo è stato voluto e pensato dal pensiero onnipensante o tutto questo è avvenuto realmente nella realtà?” La risposta del poeta è affermativa ed assertiva: “Si, tutto è accaduto nella realtà, affinché gli uomini ricomincino daccapo e, questa volta, con il compito morale di salvarsi da soli.”

Testo della II poesia.

Poesia n. 14 dell’intera opera. (Pagina 44).

                                                           Frattanto scoscende l’uomo – dio

                                                           dentro l’abisso

                                                           della sua profondità,

                                                           scompare a sé medesimo,

                                                           faticosamente disincarna

                                                           la sua dolorosa incarnazione,

                                                           discrepa con dolore

                                                                       dalla sua materia

                                                           ma non se ne scompagna:

                                                           e il tempo, il suo ricordo

                                                           brucia tutto di sé

                                                           nella luce di un lampo…

                                                           È pura analogia

                                                           pensata

                                                           dal pensiero onnipensante

                                                           o accade precisamente?

                                                           accade, accade

                                                           l’analogia

                                                           come accade l’evento,

                                                                                 l’eveniente.

                                                           Tutto è compiuto?

                                                                                        oppure a cominciamento?

Introduzione alla III poesia sulla tematica dell’Essere.

1a poesia della Natura.

La 3a poesia, qui sotto riportata, che io, B. C., ho incontrato e ravvisato e che appartiene, sicuramente, alla tematica dell’Essere e della Natura è la poesia n. 16. In questa poesia il poeta rappresenta e descrive la natura, come un essere che vive e respira e che è parte, integrante, della catena dell’Essere. Ora in questa catena dell’Essere l’uomo ha poco spazio di libertà, perché anche lui è sottoposto alle leggi ferree della Natura e dell’Essere, ad eccezione delle libere scelte personali, che ogni uomo compie durante la sua vita naturale per realizzare il suo progetto esistenziale. Ma la Natura si presenta vivente e mostra tutta la sua dimensione divina, quasi a diventare un mondo e creare una vita panteistica. Infatti M. Luzi si rivolge al fiume; lo invoca e lo supplica di non passare su questa Terra in modo indifferente e distrattamente; ma auspica che il fiume fluisca, passi e scorra in modo regale, quindi con movenze morbide e placate, fino al mare dove viene assorbito e annullato dalle acque oceaniche. Il poeta si trova vicino alla sorgente di un fiume. Il poeta discerne la sorgente del fiume e vede che le acque esitanti avviano il percorso naturale del fiume, accompagnato da aironi e germani, /quasi (fossero) in avanscoperta. Il poeta presagisce che il fiume sarà gonfiato nelle membra da piogge, (sarà) sconvolto da uragani, (sarà) umiliato da siccità. Subito dopo il fiume procede movendo e rimanendo nel suo alveo fino al mare che lo nullifica. Ed ecco la bellissima invocazione finale del poeta che si rivolge al fiume: Oh fleuve/non passarci distrattamente al fianco. Questa poesia, secondo me, è una bellissima poesia perché M. Luzi riesce a rappresentare e a descrivere un ambiente naturalistico con al centro il fiume che scende regalmente fino al mare, raffigurando, così, un paesaggio suggestivo ed emotivo, rappresentandolo e vivendolo come se fosse una natura vivente. Peccato che Mario Luzi dimentichi, però, secondo me, il clima distruttivo e furioso che, quando imperversa sulla Terra, devasta ogni coltura e distrugge ogni ambiente naturale. Infatti, secondo me, B. C., tutta questa rappresentazione idilliaca è pura utopia perché oggi i fiumi sono inquinati dagli scarichi industriali e dalle acque sporche delle fogne delle città e dal clima impazzito del nostro tempo che ingrossa molti fiumi fino alla loro esondazione, fulminea e imprevista. La poesia è bella, anche, perché è una poesia che ha un effetto catartico sui lettori, almeno su di me sicuramente, perché riesce a distendere i miei nervi e a liberarmi dallo stress quotidiano e a purificarmi dalle emozioni e dalle passioni negative contratte, durante il giorno, con le relazioni esterne.

Testo della III poesia.

Poesia n. 16 dell’intera opera. (Pagine 46 – 47).

Vicino alla sorgente

                                                           Avanza cautamente

                                                           scortato da aironi e da germani

                                                           quasi in avanscoperta

                                                           di sé stesso

                                                                            il fiume

                                                           nell’acquitrinosa selva – valle.

                                                           Gli apre il corso

                                                           da sempre

                                                                       la sua fatalità,

                                                                                             lo affronta

                                                           lui un po’ esitante

                                                                                        ma s’avvia

                                                           diresti presagendo

                                                           il seguito del tempo

                                                           e dello spostamento –

                                                           più avanti come sarà

                                                           gonfiato nelle membra

                                                           da piogge, sconvolto da uragani,

                                                           umiliato da siccità.

                                                           Incerti i primi passi, sì,

                                                                                                lo incalza

                                                           però da tergo, lo sospinge

                                                           a sé, oltre di sé

                                                           la sua perennità

                                                                                   e procede

                                                           movendo

                                                           e rimanendo

                                                           nel sempre transitorio vaso

                                                                                                      qui

                                                           e là verso l’altrove e il dopo.

                                                           Avanza, torna regalmente al mare,

                                                           il mare lo nullifica. Oh fleuve

                                                           non passarci distrattamente al fianco.

Introduzione alla IV poesia sulla tematica dell’Essere.

3a poesia dell’Essere.

La 4a poesia, qui sotto riportata, della tematica “L’Essere e la Natura”, che io, B. C., ho incontrato e ravvisato nell’opera poetica, è, sicuramente, la poesia n. 19. Il poeta vuole rappresentare, iconicamente e temporalmente, la nascita dell’alba, nel preciso momento in cui il sole sorge, sopra le cime dei monti, e si leva nel cielo illuminando la catena dell’Essere che si snoda, si sussegue e prosegue su tutta la Terra. Ogni cosa, illuminata, rivela il proprio Essere e si rivela per quella che è, mostrandosi fino al suo perché. La catena dell’Essere tiene e traspare nella sua trasparenza. Il sole, allora, con il suo primo sorriso, illumina le catene delle montagne e scopre la logica naturale, che sorregge tutto l’universo: “la logica universa”. Il poeta conclude affermando che la forma del sorriso del sole è la chiara prova dell’Essere che si nasconde dietro a un controverso Sì. Vale a dire che la logica dell’Essere si vede e non si vede, si capisce e non si capisce, ma rimane misteriosa e controversa agli uomini.

Testo della IV poesia.

Poesia n. 19 dell’intera opera. (Pagina 52).

                                                                       Salita l’alba,

                                                                       ecco, si disvela, è

                                                                       l’inessere dalle cose in sé,

                                                                       in sé ciascuna,

                                                                       nell’imo,

                                                                       intimamente

                                                                       fino al suo perché.

                                                                       Traspare appena

                                                                       ma tiene, è forte

                                                                       la catena

                                                                       della necessità.

                                                                       Nient’altro è detto

                                                                       eppure ora balena

                                                                       in forma di sorriso

                                                                       la logica universa.

                                                                       Oh chiara prova

                                                                       di un seminascosto

                                                                       e controverso Sì.

Introduzione alla V poesia sulla tematica dell’Essere.

2a poesia della natura.

La 5a poesia, qui sotto riportata, della tematica “L’Essere e la Natura” che io, B. C., ho rintracciato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 24. In questa poesia, Mario Luzi riprende e approfondisce la descrizione del paesaggio ambientale, suggestivo e incantevole, della poesia precedente, nella quale il poeta descriveva lo scorrere del fiume, placido e fluente, verso il mare. Lo spettacolo naturale non è solo ambientale ma è anche emotivo e rievocativo. Si proprio emotivo perché, questa volta è il fiume che, per primo, scuote e smuove il poeta dalla sua momentanea assenza di sensibilità. Il poeta è soprappensiero, perché è in piena flanerie; ma egli si accorge subito del rumorio continuo del fiume che lo risveglia dal suo stato di torpore in cui è immerso. Il fiume, con il suo sciabordio, scuote e risveglia il poeta e lo avvisa che ora, è lui, il poeta ad essere immerso nella natura e che ora è il poetacherespira al pari del respiro degli alberi. Il poeta pensa questo: che il suo pensiero fa parte del creato ed è quindi un pensiero determinato dalle leggi della natura. O nullo pensiero in lui pensato/dalla mente/interna del creato. Eppure, il poeta, che conosce la sua storia nuda e cruda, sa che la sua storia non è estranea al mite e dolce respiro del fiume. Il poeta si risveglia dal suo dolce incanto che ha stabilito con il fiume ed esclama: Oh meravigliosa piena.

Testo della V poesia.

Poesia n. 24 dell’intera opera. (Pagina 58).

                                                           Lo avvisava il fremito del fiume

                                                           di che?

                                                                                   di sé

                                                           proprio di sé,

                                                                                          che era

                                                                                                   e vigeva

                                                           al pari del respiro

                                                                       degli alberi

                                                           e del crescere

                                                                                   dell’erba nel tappeto

                                                           umido del prato;

                                                           non era, sentì,

                                                                                   ad avvertirlo

                                                           il suo, era un altro

                                                           o nullo pensiero in lui pensato

                                                           dalla mente

                                                           interna del creato –

                                                           eppure poi non era

                                                           la sua cruda storia umana

                                                           aliena da quel mito

                                                           universale fiato.

                                                           Oh meraviglia piena.

Questa poesia produce e traspone in forma di poesia, postmoderna, ma variegata nei versi a incastro e a gradini, la famosa poesia di Giuseppe Ungaretti che, con due soli versi, esprimeva lo stato di sublimità che c’era fra lui e il creato. Ecco i due celebri versi.

                                                           M’illumino

                                                           d’immenso.

Introduzione alla VI poesia sulla tematica dell’Essere.

3a poesia della natura.

La 6a poesia, qui sotto riportata, della tematica “L’Essere e la Natura”, che io, B. C., ho rintracciato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 26. In questa poesia, il poeta, dall’ingegno versatile e politropo, porta a compimento il tema del fiume con il quale aveva iniziato un discorso e un dialogo già molti anni prima nella sua fanciullezza. Ora, invece, il poeta, divenuto adulto e anziano, guarda il fiume diventare crespo e ondulato; il poeta osserva che le sue acque brillano di luce riflessa. La corrente del fiume sente la forza del mare. Il poeta dunque segue il fiume; lo ammira e lo contempla. Il poeta intanto incontra una boscaglia; infila i piedi dentro un mucchio di foglie e le solleva creando un turbinio pluricolore, che l’autunno fa volteggiare nell’aria. Alla fine della poesia, il poeta si rivolge direttamente alla natura e pensa che il fiume è ricondotto, riassorbito e riportato dentro le leggi della natura, e quindi poeta: Natura, lo riprendi in te, lo tessi nelle tue trame. Il poeta conclude che il fiume, con la sua soggezione, interviene a favore della natura per renderla più bella e accettabile. Il poeta è sopraffatto dal sentimento del sublime, che gli nasce dal fluire del fiume, il quale rappresenta il simbolo della stessa natura vivente che respira e vegeta. Ancora una volta, secondo me, Mario Luzi ha saputo tessere e descrivere un paesaggio naturale, suggestivo e piacevole, quasi panteistico, che sembra, quasi quasi, un paesaggio di natura vivente.

Testo della VI poesia.

Poesia n. 26 dell’intera opera. (Pagina 61).

                                                           S’increspa il fiume,

                                                           ha un brivido di luce,

                                                                                          sente il mare

                                                           la sua controcorrente.

                                                                                           Lui lo segue

                                                           dall’argine, lo ammira

                                                           il suo sguardo

                                                           da vicino, lo ammira

                                                                                               il suo ricordo

                                                           a lungo nel cammino.

                                                           Ma intanto gli si para dinanzi la foresta,

                                                           entra sotto quella volta,

                                                           stupisce nella navata,

                                                           affonda i piedi nel mare delle foglie

                                                           li solleva

                                                           in un turbinio pluricolore

                                                           che l’autunno incendia.

                                                           Natura, lo riprendi

                                                           in te, lo tessi

                                                           nelle tue trame,

                                                                                   lui intercede

                                                           per te con la minima potenza

                                                           della sua soggezione.

                                                                                               Voi beati?

Introduzione alla VII poesia sulla tematica dell’Essere.

4a poesia della natura.

La 7a poesia, qui sotto riportata, della tematica “L’Essere e la Natura” che io, B. C., ho rintracciato e ravvisato è, sicuramente, la poesia n. 30. In questa poesia, Mario Luzi, rappresenta e descrive sei quadri di natura vivente. Il primo quadro è rappresentato e descritto nei versi 1- 8. In questi versi c’è un’aquila che ci osserva dall’alto del cielo e ci vede come chiocciole e bruchi eppure non ci umilia. Il secondo quadro di natura vivente è racchiuso nei versi 9 – 14. In questi versi, il poeta esprime la concordia che c’è fra tutti gli animali della terra e del mare. Il terzo quadro della natura vivente è racchiuso nei versi 15 – 19 dove il poeta stabilisce e detta la legge universale dell’Essere. Il quarto quadro della natura vivente è racchiuso nei versi 20 – 28. Questi versi descrivono il movimento degli uccelli e degli sciami nell’aria e nel suolo, ma si ignorano e non si incontrano mai. Il quinto quadro della natura vivente è racchiuso nei versi 29 – 33. Questi versi esprimono e descrivono l’agitazione degli esseri viventi di fronte al miracolo dell’Essere. Il sesto e ultimo quadro di natura vivente è racchiuso nei versi 34 – 37. In questi versi finali il poeta afferma che l’Essere si rivela e si manifesta anche nel bagliore di una luce che si riverbera, giubila, trapela e brilla negli occhi di una santa adolescente. Con questa poesia Mario Luzi, secondo me, è riuscito, ancora una volta, a far nascere nei lettori il sentimento del sublime che nasce ogni volta che ogni uomo guarda, osserva e contempla ogni spettacolo naturale suggestivo e grandioso. Infine la poesia esibisce il prezioso e spettacolare chiasmo: Quieta è questa agitazione… In quella inquietudine è la quiete. Questa poesia, che è una fra le più belle dell’intera opera poetica, perché presenta una forma perfetta di poesia postmoderna, con la sua lexis sciolta e levigata; perché è piena di figure retoriche che si susseguono l’una dopo l’altra, creando ed esibendo, così, una serie di immagini belle ed originali come lo è il prezioso e pregiato chiasmo dei versi 29 – 33.

Testo della VII poesia.

Poesia n. 30 dell’intera opera. (Pagine 66 – 67).

                                                           L’aquila, la sua alta richiesta

                                                           di vita

                                                                       d’aria

                                                                                   e volo

                                                                                            ci sovrasta

                                                           eppure non umilia

                                                           il nostro terra terra

                                                           di chiocciole e di bruchi,

                                                                                               c’è concordia

                                                           con il nostro tardigrado rettare,

                                                           col remeggio delle pinne

                                                           e delle branchie

                                                           dei pesci e dei molluschi

                                                           nelle profondità del mare,

                                                           l’ordine,

                                                                        la necessità in cui siamo

                                                           ci congiunge tutti insieme,

                                                           noi creature.

                                                                                               Nell’aria

                                                           al suolo

                                                                       si incrociano,

                                                           si guardano,

                                                                              si conoscono

                                                                              si ignorano

                                                           il movimento delle schiere,

                                                           le crociere degli stormi,

                                                                                                  il turbinare

                                                           brulicante degli sciami.

                                                           Quieta è questa agitazione

                                                           vi si esprime la gioia

                                                           e il dolore del creato

                                                           di fronte al suo miracolo…

                                                           In quella inquietudine è la quiete,

                                                           e l’essere anche quando

                                                           in un lampo di grazia

                                                           giubila e si comprende

                                                           negli occhi di una santa adolescente.

Introduzione alla VIII poesia sulla tematica dell’Essere.

4a poesia dell’Essere.

L’8a poesia, qui sotto riportata, della tematica “L’Essere e la Natura” che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato, è, sicuramente, la poesia n. 32. Con questa poesia inizia, secondo me, una quadrilogia dedicata alla tematica, spiccatamente, dell’Essere. Le quattro poesie sono la poesia numero 32, 39, 45 e la poesia n. 48. Le quattro poesie hanno in comune, oltre la tematica dell’Essere, la caratteristica di essere quattro poesie scritte da Mario Luzi, al mattino, cioè subito dopo avere ricevuto il dono e la grazia della poesia direttamente da Dio; invece secondo me, le poesie gli sono dettate sia dal suo inconscio e sia dalla sua forma mentis, perspicace e multiforme. Io, B. C., penso e suppongo che le quattro poesie formino una quadrilogia, coerente e coesa; ma soprattutto reputo che le quattro poesie siano e rappresentino la voce dell’Essere, che attraverso la coscienza e la mente del poeta, arriva nelle sue mani che scrivono i versi delle poesie subito dopo il risveglio del mattino. Insomma il poeta, ormai giunto alla soglia della morte, sente e traduce in versi, le parole che l’Essere gli detta, mentre si trova al confine fra la vita e la morte. Il poeta, quindi, ha composto, secondo me, le quattro poesie riferendoci e decifrando la voce dell’Essere che parla al poeta. Ed ecco qui l’incipit della prima poesia la quale, per l’appunto, preannuncia il prosieguo della sua ascesa verso l’ultimo atto della sua vita. L’ascesa non s’arresta. (L’ascesa della sua vita non si arresta). Poi la poesia prosegue con una sfilza di pensieri-versi che si sviluppa, con poca coesione e con poca coerenza, ma tutti legati insieme dalla forma poetica, postmoderna e profetica. Sono versi e parole sovrapposti gli uni sulle altre; alla fine però i versi formano una bella poesia, enigmatica, profetica e legata alla visione del nuovo mondo illuminato e luminoso di Dio. Tutto questo modo di scrivere e comporre le poesie fa sì che esse risultino poesie aperte, pluri semantiche e passibili di molte e svariate interpretazioni semantiche e simboliche. La mia interpretazione e rappresentazione è la seguente. Il poeta, in piena attività onirica, sogna che la sua anima corre e sale verso il gorgo celeste (Questa immagine del gorgo celeste è, secondo me, un’immagine Dantesca). Il poeta desidera ardentemente arrivare nel gorgo celestiale che lo trascina dentro il cielo divino. Poi il poeta si accorge che lui è lento, che si attarda, e si domanda: chi è che rallenta il mio viaggio fra me e il cielo divino? Il poeta non sa rispondere. Ciò che sa e che lui deve precipitarsi per trovare il posto giusto che gli compete nella sfera celeste. Il poeta conclude: (il mio posto) è scritto, lo ritroverò.

Testo della poesia.

Poesia n. 32 dell’intera opera. (Pagina 71).

                                                           L’ascesa non s’arresta.

                                                                                                 Altitudini

                                                                           alla mente

                                                           e al presagio dell’uomo irraggiungibili.

                                                           A quelle si apre la sua anima

                                                           e di quelle non si sazia,

                                                           ancora più profonde ne desidera

                                                           in lei una antica ansia.

                                                           Non ha termine,

                                                           ha solo trasparenza

                                                           e trasparenza della trasparenza

                                                           il gorgo celestiale

                                                           che lo assume e lo trascina

                                                           in imum

                                                           dentro l’alito,

                                                           dentro l’essenza.

                                                           L’uomo? non è con sé, si attarda,

                                                           non lo accompagna. Chi è

                                                           che mette quella distanza

                                                           e accresce la differenza,

                                                           l’uomo o sé?

                                                           Si tace la risposta,

                                                           reprime la sentenza.

                                                           Devo non interrompermi, però,

                                                           salire ancora, in un punto,

                                                           è scritto, lo ritroverò.

Introduzione alla IX poesia sulla tematica dell’Essere.

5a poesia dell’Essere.

La 9a poesia, qui sotto riportata, della tematica dell’Essere, che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato è, sicuramente, la poesia n. 39. In questa poesia, Mario Luzi ha accumulato una serie di pensieri – versi, che gli provengono, ancora una volta, dalla voce del suo profondo Essere, che gli si manifesta al mattino. La poesia svela una serie di pensieri che gli vengono e provengono tutti come se fossero delle immagini flash; ogni pensiero – immagine ha il proprio contenuto, ma non è contiguo né continuo con i versi successivi. Sembra di assistere e di vedere un affastellamento di versi che si accumulano uno dopo l’altro, senza soluzione di continuità. L’effetto e lo scopo di queste poesie postmoderne è quello, secondo me, di pronunciare la voce della sua anima e profetizzare la voce dell’Essere. La poesia è piena di discrasie, sinchisi, anacoluti e frasi sovrapposte; è piena di figure retoriche che conferiscono alla poesia un messaggio poco chiaro; ma conferisce ed esibisce alla poesia una forma, variegata e frastagliata, perfetta di poesia postmoderna e profetica.

Alla fine della poesia ne esce una poesia polisemantica, polivalente, piena di immagini sovrapposte: tutte diverse fra di loro; con la scena finale della meridiana che rimane per trasmutazione del cuore, sì, e per grazia.

Questa scena finale descrive e rappresenta, secondo me, con il suo romitorio desolato, il passaggio del tempo – luogo della vita terrestre e opaca alla vita celestiale e pura, senza tempo e luogo.

Testo della IX poesia.

Poesia n. 39 dell’intera opera. (Pagine 85 – 86).

                                                           Mio dio, da dove era quella vista?

                                                           da che ruvida angustia

                                                                                               era captata

                                                           quell’immagine del mondo?

                                                           da quale ottusità

                                                           era partito quello sguardo?

                                                           A stento la ritrova

                                                           la ruggine, lo scabro

                                                           del vetro e del metallo

                                                           che avevano per inveterata incuria

                                                           offuscato l’oblò di quella torre,

                                                           lasciato opacità

                                                           nella foto del cielo e del paesaggio,

                                                           della campagna… Misero

                                                           quello spiraglio.

                                                                                     Noi, pensa, cresciamo,

                                                           dilata un incremento

                                                           di luce il meschino osservatorio,

                                                           splende di più il mondo.

                                                           Leviga il tempo molte asperità,

                                                           disciogliere l’agro,

                                                           il dramma e le sue ombre

                                                           una più assolata incandescenza.

                                                           Rimane di una dura prigionia

                                                           soltanto il romitorio,

                                                           la meridiana, il suo quadrante…

                                                           per trasmutazione del cuore, sì,

                                                                        e per grazia.

Introduzione alla X poesia sulla tematica dell’Essere.

6a poesia dell’Essere.

La 10a poesia sulla tematica dell’Essere, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato, è, sicuramente, la poesia n. 45. Questa poesia, aliena da tutte le altre che la precedono e la seguono, è, senza dubbio, una bella poesia postmoderna perché è composta da versi a gradini e a incastro e tutti frastagliati fra di loro, creando, così, una strofa, allungata e mobile. La lexis della poesia è essenziale, scabra e poco ornata, ma è ricca di frasi che hanno il soggetto alla fine della frase; quindi sono frasi cataforiche. La poesia fa parte della tematica dell’Essere, inteso come vita che si fa e si disfa. L’Essere è tutto ciò che è; è tutto ciò che appare. L’Essere ha i suoi fasti e ciò riconduce subito all’incipit della poesia: “L’essere, i suoi fasti.” Ma la poesia, dal secondo verso in poi, prende un’altra piega; un’altra strada. Abbandona l’Essere e comincia a descrivere il poeta stesso nella sua vecchiaia. La poesia esprime e illustra la condizione misera del poeta, escluso dalla vita in festa perché è stato colpito da un calo/ di vita e di valore. Ma il poeta, pur di esserci, raminga nei paraggi, elemosinando. La poesia, qui, va interpretata in modo metaforico; quindi vuol dire che il poeta cerca nuovi appigli e nuovi temi per ritrovare fiducia e fede in sé stesso. E al poeta basta ripensare al suo passato, glorioso di poeta, per trovare, subito, vecchi temi e vecchie tematiche di ciò che un tempo furono le sue poesie sbalorditive, famose e opulente. Questa nuova ricerca di temi e tematiche nuove non lo umilia, anzi lo eleva, lo allevia dal gran peso della depressione senile. Questa ricerca e questo ritrovarsi lo fa grande: magnum. In questo modo il poeta ritrova l’Essere, la vita che si svolge perpetuamente con tutti i suoi fasti e dolori. Insomma la poesia vuol significare che l’Essere continua la sua vita, non scorgendo e non occupandosi di chi sta bene e chi sta male. Il poeta reagisce e così passa da uno stato di torpore a uno stato di grazia, attiva e gloriosa. Sicuramente, il poeta, negli ultimi anni della sua vita, soffrì di solitudine e di depressione ma, ebbe anche un periodo di felicità come quando ricevette, improvvisamente e sorprendentemente, la notizia e la nomina di Senatore a vita, nel 2004, dal Presidente della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi.

Testo della X poesia dell’Essere.

Poesia n. 45 dell’intera opera. (Pagina 98).

                                                           L’essere, i suoi fasti.

                                                                                                          Lui c’è

                                                           a quella festa.

                                                           L’aveva miseramente escluso

                                                           e quasi messo al bando

                                                                                               un calo

                                                            di vita e di valore

                                                                                   entro di sé…

                                                                                                   sciagura,

                                                           ma ora, pur di esserci

                                                           se ne va per i paraggi

                                                                                               ai margini

                                                           elemosinando.

                                                           Dove può raccogliere briciole

                                                           dalle sue vecchie merende

                                                           che furono opulente…

                                                           e questo non l’umilia,

lo eleva, lo allevia…. Magnum.

Introduzione alla XI poesia sulla tematica dell’Essere.

7a poesia dell’Essere.

La 11a poesia sulla tematica dell’Essere, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 48. La poesia è molto diversa da quella precedente sull’Essere perché qui il poeta batte l’accento sul Pensiero in contrapposizione all’Essere, che assorbe e riassorbe ogni cosa, persino il Pensiero. Il Pensiero, che è l’emblema della intelligenza degli uomini, viene assorbito e annientato dall’Essere. La lexis della poesia è ornata e ricamata da molte figure retoriche e da frasi che si intrecciano e si intercalano fra di loro. Per quanto riguarda il contenuto, il poeta afferma che il Pensiero, per quanto fiero e ardito, viene assorbito dall’Essere, che lo consuma/ e in sé lo prende… Questa poesia, che chiude la tematica dell’Essere, rappresenta un finale glorioso per l’Essere, il quale prende e assorbe ogni pensiero; è, anche, un finale grandioso perché l’Essere divora ogni pensiero dell’umanità; ma reca e suscita la massima sublimità e il massimo gaudio nei lettori di Mario Luzi. Almeno in me, B. C., sicuramente.

Testo della XI poesia.

Poesia n. 48 dell’intera opera poetica.  (Pagina 101)

Il pensiero oltre volato

e mai tornato indietro,

esorbitato

dalla mia necessità

e dal mio nulla

nell’ordine creato, oh cielo

com’è fiero –

come vibra ardito

e trema di paure

oscure il temerario!

Nessun altro pensiero lo raggiunge,

a nessuna affinità

di solitudine si appaia,

è lì, si erge su di sé

e si confonde

eppure non ripiega l’ala

intirizzita o scende.

L’essere lo consuma

e in sé lo prende…

Ma l’Essere, come si sa, non è Dio! L’Essere è creazione di Dio. Mario Luzi non è un Panteista; è soltanto un credente cristiano che crede nella parola di Gesù Cristo. Mario Luzi non è, neanche, uno Spinoziano. Spinoza affermava: Deus Sive Natura (Dio ossia la Natura). Mario Luzi distingue Dio dall’Essere e dalla Natura da ciò che esiste e appare. Mario Luzi credeva soltanto in Gesù Cristo e nella Chiesa di Roma. Io, B. C., non credo, invece, né all’Essere, né a Dio, né a Gesù Cristo, né a Spinoza, perché sono ateo o meglio ancora un agnostico.

Introduzione alla XII poesia sulla tematica dell’Essere.

5a Poesia della natura.

La 12a poesia della tematica “L’Essere e la Natura” che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato, è, sicuramente, la poesia n. 62. Luzi, dopo aver composto, le poesie, spiccatamente, alte, eccelse, difficili, teoriche, metafisiche, dedicate all’Essere, ridiscende sulla Terra per regalarci, ancora una volta, un altro capolavoro assoluto, basato, questa volta, sul discernimento di uno squarcio realistico e ambientale. Il poeta vuole dimostrare tutta la bellezza della natura, con la sua semplicità e con la normalità della vita naturale di alcuni animali. Questa volta, Mario Luzi ha scelto come tema della poesia LA CICOGNA. Il poeta descrive questo volatile nel suo territorio e nel suo ambiente naturale. Io, B. C., penso e suppongo che Mario Luzi dovesse vedere ed osservare una cicogna dalla sua terrazza del suo appartamento di Firenze. Luzi la osservava tutte le mattine quando la cicogna faceva il suo giro di perlustrazione fra i comignoli, fra le tettoie e quando si posava sulla cuspide della chiesa. Edifici vicini all’abitazione del poeta. Allora il poeta tesse la sua immaginazione e compone ordinatamente e con arte questa bella poesia, tanto che io, B. C., dico e affermo che il poeta ha raffigurato un paesaggio ambientale e naturale come l’avrebbe dipinto un pittore con i suoi colori. Dunque il poeta descrive la cicogna che sorvola i casamenti; e dall’alto della sua postazione, la cicogna guarda tutto l’orizzonte che le sta davanti. Il poeta osserva la cicogna che guarda gli uomini che vivono nelle loro “fosse”; il poeta osserva la cicogna che vede gli alberi che palpitano e vibrano al soffiare del vento. Gli alberi mescolano il loro verde cupo con il verde diafano degli altri alberi. Il poeta immagina che la cicogna vorrebbe andare a posarsi sulle cime di questi alberi che stanno oltre le aeree barriere. Il poeta conclude la poesia, poetando: “Oh sì, in lei l’essere respira”. Cioè il poeta dimostra la sua tesi: l’essere si realizza, magicamente e stupendamente, nella vita semplice e naturale della cicogna. L’Essere respira e vive nella cicogna che diventa l’emblema e il simbolo della Natura e dell’Essere. Secondo me, Mario Luzi, ancora una volta, ha saputo donarci un altro quadro vivente, e non una natura morta (still live); una natura vivente che vive, si genera e si autorigenera ogni giorno. La poesia è composta da versi ad incastro e a gradini, formando così un’unica strofa mobile e allungata. Quindi la poesia rientra, perfettamente, nella poesia postmoderna luziana. La lexis della poesia è leggera, levigata, sciolta, ornata al punto giusto, con raffigurazioni e particolari deliziosi e delicati. L’ornamento della poesia è sobrio, elegante e raffinato, dando lustro e prestigio all’intera poesia. Ancora una volta Mario Luzi si mostra capace di ornare e ricamare, con finezza e vivezza, una poesia che descrive, alla perfezione, un quadro di natura vivente e rasserenante. Quindi, stabilito che Mario Luzi non fu né uno spinoziano, né un panteista, lo scopo del poeta è stato quello di rendere la natura, viva e vivificante, che ha al suo centro la cicogna e l’Essere che respira in lei e con lei.  Mario Luzi ha personificato la natura rendendola viva e creativa; e ha dotato l’Essere dello spirito naturale vivente che anima e vivifica ogni essere vivente e naturale. In questo caso il poeta ha dato vita e spirito alla cicogna che è “sovrana dei comignoli” e che “sorvola i casamenti”.

Testo della XII poesia.

Poesia n. 62 dell’intera opera poetica. (Pagine 116-117).

Sovrana dei comignoli

sorvola i casamenti,

i cavi, le tettoie,

                         s’alza, esagera

talora l’ampiezza della sua perlustrazione del

                                                      suo escorso,

si ravvede, plana

sulla più vicina cuspide,

di li prende visione

dell’aria tutt’intorno

                                 le si parano

dinanzi antenne, pali,

pinnacoli, acroteri…

e tutto l’orizzonte,

                              cupole

in lontananza, torri

disperatamente.

                        Manca,

non le arriva

il calore della specie affondano

gli uomini nelle loro fosse

viventi sono gli alberi,

palpitano nel loro stesso vento

essi mischiano il verde cupo

e il verde diafano

là in quelle aeree

barriere oltre cui vorrebbe andare.

Oh sì, in lei l’essere respira.

Introduzione alla XIII poesia sulla tematica dell’Essere.

6a Poesia della natura.

La 13a poesia della tematica “L’Essere e la Natura”, che io, B. C., ho rintracciato, ritrovato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 65. Questa poesia chiude la tematica “L’Essere e la Natura”; e ciò non è un caso; anzi è il compendio e la sinossi di tutto il ciclo che ha, per tematica, L’Essere e la Natura. Infatti Mario Luzi, in questa poesia, combina insieme l’Essere e la Natura in quanto in un quadro sinottico, completo e sintetico, che illustra e rappresenta il suo pensiero e le sue idee sull’Essere e sulla Natura. Ma è una poesia nuova e sorprendente rispetto alle altre del ciclo tematico. Per prima cosa M. Luzi fa parlare, in prima persona e per la prima volta, un elemento naturale, cioè dà la parola a un “bulbo nascente”, che esprime le sue preoccupazioni e le sue speranze su ciò che sarà in futuro. Infatti si chiede: se sarà un fiore o sarà uno sterpo. Far parlare un bulbo, o un virgulto, non è cosa semplice. Pochi autori lo hanno fatto: Virgilio, Dante, Tasso e pochi altri. Il bulbo nascente ha la parola: cioè a dire la Natura stessa che vive, respira e diventa parlante. In questo caso è il bulbo nascente di fiore, che trapunge una zolla di terra e così può uscire fuori dalla gleba. Ma subito dopo, il bulbo si chiede: sarò un ciuffo di fiori o sarò uno sterpo? Nel dare la risposta, Mario Luzi si affida alla legge naturale e cioè dice: “ma governa l’infortunio/la mente minima e universa”. Vale a dire che la Natura stessa trasforma il bulbo nascente secondo la sua legge naturale ed eterna, senza ricorrere alle leggi divine. Tutto si risolverà all’interno della stessa Natura. Forse diventerò – si dice il bulbo nascente – concime; ma anche in questo stato naturale, io, bulbo nascente, contribuirò alla fioritura dei fiori e come fioritura sarò sollevato e tripudiato dalla mano dell’uomo. In questo modo contribuirò “al suo tripudio, / alla sua preghiera”. E, così, l’uomo ricomincerà il ciclo naturale della produzione: dalla semina fino alla prossima fioritura; in un ciclo naturale e perpetuo, sempre uguale e sempre diverso, anno dopo anno. E l’Essere continuerà la sua vita e la sua esistenza in un processo continuo, attivo e cangiante ogni anno. Secondo me, B. C., Mario Luzi esprime, così, la sua visione sulla Natura, con la classica visione del contadino che vede la natura sempre vitale e sempre autorigenerantesi; in un ciclo continuo di produzione e di riproduzione. Questa visione naturale di M. Luzi è, secondo me, troppo semplicistica e naif; oggi il mondo naturale e vegetale è governato da macchine agricole gigantesche, da concime e fertilizzanti che dominano e trasformano la natura in ben altro e cioè creano terreni aridi e desertificazione in tutto il mondo. A tutto questo, oggi, si aggiunge, anche, il mutamento del clima mondiale che produce anch’esso fenomeni climatici devastanti e distruttivi. Ma io, B. C., penso che ciò che più importava a Mario Luzi era quello di dipingere, rappresentare e raffigurare la sua tesi e cioè la bellezza e la naturalezza della natura, rappresentata e raffigurata come parte integrante dell’Essere, così come è stato voluto e creato da Dio. Amen. La poesia, secondo me, è molto bella perché ha una forma perfetta di poesia postmoderna, con i suoi versi a gradini e ad incastro e con la sua unica strofa allungata e mobile. La poesia è riccamente ornata, ed è ricamata con preziose e pregiate figure retoriche. Inoltre M. Luzi riesce a dare vita e vivezza a uno squarcio naturale e ambientale. Quindi secondo me, B. C., Mario Luzi è riuscito, ancora una volta, a dare concretezza e sinteticità alla sua visione di vita religiosa e teologica. Insomma io, B. C., penso e suppongo che M. Luzi sia riuscito, ancora una volta, a dare espressione alla Natura e all’Essere inneggiando alla vita stessa naturale. Infine io, B. C., penso che M. Luzi abbia voluto fare una sintesi, intensa e condensata, della sua visione di vita, affermando, sostenendo e rappresentando l’Essere come teofania del Dio creatore.

Testo della XIII poesia.

Poesia n. 65 dell’intera opera poetica. (Pagine 124-125).

                                                           Non sta in sé, crepa

                                                           per troppa vegetudine la gleba,

                                                           l’inverno allenta i suoi fermagli

                                                           e io bulbo nascente

                                                           trapungo la sua crosta,

                                                           un po’ la squarcio, un poco la sfarino.

                                                           Che ne è di me?

                                                           Sarò o non sarò futuro,

                                                           forse un ciuffo di fiori

                                                           mi coronerà la cima

                                                           oppure a tanto

                                                           non arriverà il mio succo

                                                           troppo fiacco, troppo stento.

                                                           Sarò solo uno sterpo

                                                           e dopo il suo seccume,

                                                           ma governa l’infortunio

                                                           la mente minima e universa,

                                                           mi renderò concime

                                                           per altre fioriture,

                                                                                        esse

                                                           si apriranno

                                                           all’aria, e alla mano dell’uomo che le tocca

                                                           e le solleva,

                                                           al suo tripudio,

                                                           alla sua preghiera.

IV

Analisi del contenuto.

Il messaggio delle poesie.

Il messaggio delle poesie consiste nel fatto che Mario Luzi è riuscito, perfettamente, a dare vivacità e vivezza ad un paesaggio naturale e ambientale che ha al centro una cicogna, che diventa l’emblema della natura ed è la rappresentazione dell’Essere.

Il lettore ha l’impressione di leggere una poesia ma, nello stesso tempo, ha la sensazione di guardare, con stupore e meraviglia, un bel quadro di natura vivente, dove gli elementi naturali sono rappresentati e raffigurati in modo che sembrino vivi e vividi, con i loro colori luminosi e accesi.

La tesi delle poesie.

La tesi delle poesie consiste nel fatto che Mario Luzi ha voluto dimostrare e mostrare la sua visione della vita sull’Essere e sulla Natura. La sua conclusione è che la Natura risplende, come l’Essere, secondo la volontà e secondo la creazione di Dio. Per questo motivo non è né Spinoziano né Panteistico, ma è un semplice credente della parola di Gesù Cristo e che ha fede nella Chiesa, cattolica e apostolica di Roma. Non è un caso che l’ultima parola della poesia sia “alla sua preghiera”; anzi questa invocazione alla Preghiera e alla religione, secondo me, attesta e conferma tutta la fiducia che M. Luzi aveva negli uomini di buona volontà e ribadisce e riafferma, ancora una volta, tutta la fede che M. Luzi aveva e riponeva nella escatologia del Cristianesimo.

V

Analisi della forma.

Genere e metrica.

Le poesie appartengono, sicuramente alla poesia postmoderna; la metrica è composta da versi sciolti e da strofe mobili, aperte, allungate, polivalenti e polisemantiche.

Il linguaggio e la lexis delle poesie.

Il linguaggio delle poesie sulla tematica “L’Essere e la Natura” è, sicuramente, un linguaggio preciso, ricercato, raffinato e aulico perché è un linguaggio molto poetico e potente; per questo motivo le poesie sono riconoscibili e personificabili già alla prima lettura. Chiunque dirà: queste poesie sono composte da Mario Luzi, così come chi legge un verso della Divina commedia dice: questi versi sono di Dante Alighieri. Anche la lexis delle poesie è riconoscibile perché i versi sono composti con frasi cataforiche. Prima, nel verso, si trova il verbo, poi un altro verbo, poi qualche complimento indiretto e infine arriva il soggetto tematico che illustra e spiega l’intera frase e contribuisce a dare il senso all’intera poesia. Esempio classico di una frase cataforica è l’incipit di questa poesia: “Non sta in sé, crepa/per troppa vegetudine la gleba/l’inverno allenta i suoi fermagli/e io bulbo nascente/trapungo la sua crosta, un po’ la squarcio, un poco la sfarino”.

La bellezza delle poesie.

Io, B. C., reputo e affermo che i motivi della bellezza della tematica L’Essere e la Natura sono dati da almeno cinque fattori.

Primo fattore. Il primo fattore è dato dal fatto che Mario Luzi, ancora una volta, ha saputo mostrare e dimostrare, con molta cura e acume, tutta la sua sagacia e perspicacia poetica, letteraria e culturale.

Secondo fattore. Il secondo fattore è dato dal fatto che Mario Luzi, ancora una volta, si è dimostrato attento osservatore della natura e dell’Essere rappresentandoli e raffigurandoli come esseri sensibili, naturali e vitali, come se avessero un’anima divina.

Terzo fattore. Il terzo fattore è dato dal fatto che Mario Luzi, ancora una volta, ha mostrato ed esibito una elocuzione scaltrita, forbita, decorata e ricamata, attraverso i vari giochi e incastri, estrosi e fantastici, delle figure retoriche che conferiscono alla tematica in questione un’alta ed eccellente forma di poesia postmoderna.

Quarto fattore. Il quarto fattore è dato dal fatto che Mario Luzi, ancora una volta, ha saputo darci un quadro d’insieme e sinottico della Natura e dell’essere e di sé stesso.

Quinto fattore. Il quinto fattore è dato dal fatto che Mario Luzi, ancora una volta, ha saputo comporre versi, strofe e poesie tutte diverse fra di loro: alcune hanno una lexis aperta, frastagliata e polisemantica; mentre altre hanno una lexis densa, concreta e scabra.

Secondo me, B. C., alla fine della tematica “L’Essere e la Natura” ne esce un edificio di poesie varie e variegate, sorprendenti ed eccentriche, che colpisce la vista; tocca e commuove il cuore dei lettori.

Gran finale.

Chi nomina Mario Luzi indica l’Italia, perché Mario Luzi è stato il più grande poeta, politropo ed eclettico, italiano del XX secolo. Chi chiama Mario Luzi richiama subito le sue poesie perché Mario Luzi suscita, ancora oggi, emozioni e sentimenti poetici forti, eccellenti, ricercati e aulici. Chi legge Mario Luzi acclama l’élite poetica perché Mario Luzi è stato una bella mente eccelsa, politropa e perspicace. Chi ricorda Mario Luzi afferma subito l’amore per la poesia perché Mario Luzi è stato il poeta più lungimirante, più eclettico, più postmoderno e più eccentrico della poesia, varia e variegata, italiana del XX secolo. Chi ama M. Luzi ama la poesia italiana, perenne e strabiliante, perché M. Luzi con la sua perspicacia e versatilità, ha composto poesie immortali come quest’ultima opera poetica, che fanno trasecolare gli animi dei lettori e trasfigurano i loro sentimenti, con la beltà delle immagini create, tessute e sviluppate dal poeta. Chi ama la poesia ama M. Luzi, perché Mario Luzi ha esaltato la beltà della poesia italiana con le sue immagini poetiche, plastiche e dinamiche, sorprendenti, sui generis ed eccentriche.

Modica, 29 febbraio 2024                                                        Prof. Biagio Carrubba

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