Le poesie stravaganti dall’opera poetica “Lasciami, non trattenermi” di Mario Luzi.

Share Button

I

Introduzione e presentazione dell’opera poetica.

L’ultima opera poetica “Lasciami, non trattenermi” di Mario Luzi, pubblicata postuma nel 2009, (Garzanti editori) raccoglie, ordina e sistema le poesie scritte e composte dal poeta fra il 2002 e il 2005, quando il poeta morì improvvisamente nel letto della sua casa della sua amatissima Firenze, il 28 febbraio 2005. Quindi il poeta non ebbe il tempo di redigere il corpus poetico, trascritto e composto in varie fonti, con vari mezzi e in tre agende. Il compito di raccogliere queste poesie, di ordinarle e sistemarle, è stato svolto dal suo grande biografo Giuseppe Verdino, il quale nella PREMESSA all’opera espone e spiega quali sono state le fonti dell’ultimo periodo di scrittura del poeta. Queste fonti sono le seguenti: testi in stesura digitale e stampati; testi in dattiloscritto con correzioni autografe; testi autografi. (Pagina 137 della nota al testo). Queste diverse fonti sono, secondo me, la prova e la testimonianza che Mario Luzi non ebbe il tempo di dare l’assetto definitivo all’intera opera. Come spiega lo stesso Verdino: “Luzi stava cominciando a dare un qualche assetto a questi suoi ultimi versi e aveva fatto trascrivere a Caterina Trombetti, prima, due serie di 16 testi, ordinati in sequenza; successivamente altri tre testi sciolti”. (Pagine 5 – 6). Lo stesso Verdino, nella conclusione della PREMESSA, spiega anche il criterio della pubblicazione dell’opera: “Qui vengono pubblicate in un ordine presumibilmente cronologico: l’Infraparlata, datata 2002 (e compiuta a inizio 2003); le due serie di 16 versi e le tre extravagantes trascritte da Caterina Trombetti; i 4 dattiloscritti; i 31 autografi. Per questa edizione ci si è attenuti alla stesura digitale (approvata dall’autore), dove si riscontra; la trascrizione dei dattiloscritti con correzioni e degli autografi è stata giustificata da un apparato in nota”. (Pagina 8). Per questo motivo, io, B. C., definisco quest’ultima opera poetica L’INCOMPIUTA di Mario Luzi. Come c’è l’ultima sinfonia di Beethoven, conosciuta con il soprannome di INCOMPIUTA, così c’è anche L’INCOMPIUTA poetica di Mario Luzi. La mancanza dell’assetto definitivo dell’intera opera poetica non inficia, però, per niente, secondo me, la potenza e la straordinaria bellezza dell’opera poetica postmoderna. Anzi ne potenzia il fascino poetico, dato che il mancato assetto non ha imposto nessun limite alla inventività e alla creatività del poeta. L’opera poetica è un’opera postmoderna perché ha le strofe allungate e mobili e i versi sono vari e incastrati fra di loro formando, così, composizioni poetiche postmoderne. I contenuti della poesia sono molto vari e diversi l’uno dall’altro. Ogni componimento poetico è pieno di trapassi luziani ed è dovizioso di molte figure retoriche difficili e varie. Tutto questo modo di procedere poetico mostra l’altissima qualità della poesia, dovuta alla creatività poetica di Luzi che io ho definito “libera fantasia poetica e creatrice” del poeta. Infatti ogni poesia è piena di belle immagini, di acuti ragionamenti e di concetti originali che si susseguono gli uni dopo gli altri, senza soluzione di continuità, seguendo il filo – logico tenue, ma tenace del ragionamento che il poeta aveva in testa e che gli sgorgava dal cuore, mentre dettava i suoi versi alla sua segretaria che, a sua volta, li scriveva sul computer o che il poeta, di sua mano, li trascriveva nella sua agenda. Io, B. C., mi pare di vedere e di immaginare il poeta Mario Luzi mentre parla, con il suo ritmo lento e piano ma con calore e intensità, con la sua collaboratrice che trascrive gli ultimi e decisivi versi che il poeta le dettava con il suo dialogare e gesticolare fitto fitto. Ebbene, l’opera poetica, pur essendo un’opera incompiuta, esprime, secondo me, comunque, tutta la potenza straordinaria, strabiliante e incandescente dell’opera poetica perché mostra tutta l’attualità linguistica e lessicale e la fluente creatività poetica del poeta degli ultimi anni della sua vita. Anzi, io, B. C., voglio dimostrare che l’incompiutezza dell’opera dona, all’intera opera poetica, un fascino poetico ancora maggiore, più vibrante e più intenso rispetto a tutta l’attività poetica precedente, già potentemente creativa, di Mario Luzi. Io B. C. penso di aver capito il modo di procedere sintattico e retorico del poeta e penso di avere intuito il modo di procedere poetico e stilistico di Mario Luzi. Secondo me, infatti, l’opera poetica “Lasciami, non trattenermi” svela e rivela il modo di procedere del poetare e di comporre di Mario Luzi. Insomma, io B. C., dopo 6 recensioni fatte da me all’opera poetica, penso e suppongo di aver capito e intuito la caratteristica principale del poeta toscano e cioè la prerogativa del modo di procedere poetico di Mario Luzi. Inoltre, io, B. C., penso che l’opera poetica “Lasciami, non trattenermi” esibisce, mostra e manifesta tutta la prerogativa assoluta e innovativa del modo di poetare del grande poeta toscano. Infine io, B. C., spiego e illustro, ora, nel paragrafo seguente, la mia maggiore scoperta sulla poetica di Mario Luzi, cioè la sua prerogativa poetica e il suo procedere poetico e sintattico.

II

La prerogativa poetica di Mario Luzi.

Un buon poeta, nella maggior parte dei casi, secondo me, quando compone una buona poesia comincia sempre con un buon incipit, poi svolge il corpus della poesia con le riflessioni personali, quindi elabora la conclusione della poesia e infine crea e inventa il titolo della poesia, che ricava dal corpus poetico. Tutte queste parti della poesia possono essere, ovviamente, invertite secondo l’intento e l’intenzione del poeta. La struttura della poesia rimane, comunque, comprensibile e logica per la maggioranza dei lettori. Invece un poeta, geniale e imprevedibile, come Mario Luzi, dotato, in massimo grado, della libera fantasia poetica e creatrice, quando componeva le sue poesie, libere e divergenti, non iniziava con l’incipit, non proseguiva con lo sviluppo logico e cronologico, non elaborava nessuna conclusione e il più delle volte non inventava nemmeno il titolo, perché sapeva già che alla fine della composizione poetica, ne sarebbe uscita fuori, comunque, una poesia postmoderna, personale ed originale. Secondo me, questa differenza, tra il buon poeta e il grande poeta, spiega e illustra la genialità poetica di Mario Luzi. Ora io, B. C., per far capire questa differenza fra la prerogativa poetica di Mario Luzi e il modo di procedere degli altri poeti, ho pensato di dimostrarla attraverso la differenza che c’è tra un programma televisivo “normale” e il programma televisivo “Blob” che mostra le caratteristiche peculiari della poesia di M. Luzi. Per capire la prerogativa del poetare luziano è necessario, dunque, capire la differenza che c’è fra un programma televisivo normale e il programma televisivo Blob. In un programma televisivo normale c’è sempre un tema che ha sempre un inizio, uno svolgimento e una conclusione, anche se molte volte hanno un ordine inverso a quello logico e cronologico. Sta allo spettatore capire qual è il tema del programma, seguirlo per dargli un ordine logico e cronologico per capire lo svolgimento, la trama del programma e la conclusione. In questo caso lo spettatore riesce, facilmente, a dare ordine e logica al programma. Invece, il programma Blob, non ha né un inizio, né uno svolgimento, né una conclusione, né un tema specifico, in quanto le immagini che si susseguono, le une dopo le altre, sono messe liberamente a caso e quindi hanno una labile relazione con il tema specifico e con le altre immagini del programma. Guardando Blob, lo spettatore non riesce a capire, subito, qual è il tema del programma perché non trova né l’inizio, né lo svolgimento del tema, né la conclusione del programma, ma è inondato da sequenze di immagini, veloci e diverse, che lo inebriano di colori e suscitano, in lui, sensazioni ed emozioni diverse, turbanti e contrastanti fra di loro. Così è anche per le poesie “stravaganti e postmoderne” di Mario Luzi. Esse destano e suscitano, nei lettori, molteplici sentimenti, sensazioni e riflessioni, turbanti e contrastanti, fra di loro. Questa differenza si riscontra, anche, fra le poesie dell’opera poetica di Luzi e le 4 poesie stravaganti che illustrano e mostrano, molto bene, la prerogativa poetica di M. Luzi. Infatti la maggior parte delle poesie dell’opera poetica sono, potentemente, creative perché hanno un tema iniziale, un inizio, uno svolgimento e una conclusione; invece le quattro poesie, che io ho definito poesie stravaganti, assomigliano di più al programma Blob, perché sono più libere, più fantastiche e seguono di più la fantasia poetica, libera e creatrice del poeta. Io, B. C., dopo avere esplicitato il modo di procedere di Luzi e dopo avere estrapolato ed esaltato la prerogativa poetica di Luzi, ho raccolto, selezionato, ordinato e sistemato le 4 poesie stravaganti che presentano in modo evidente e manifesto la prerogativa poetica luziana. Queste 4 poesie sono: la poesia n. 11, n. 31, n. 41 e n. 63. Sta ora a me analizzare queste 4 poesie e dimostrare che queste poesie sono le 4 poesie stravaganti perché esibiscono e rappresentano il procedimento e lo svolgimento della prerogativa poetica luziana; procedura poetica che assomiglia al programma Blob, perché ha, svolge e segue un andamento libero e creativo rispetto al tema che vuole illustrare e svolgere. Insomma Blob è un programma, diverso e divergente, rispetto ai programmi televisivi normali e quotidiani che i telespettatori seguono, con piacere e con monotonia, tutti i giorni.

Introduzione alla prima poesia stravagante.

Il 1o bel esempio di componimento poetico “stravagante e postmoderno” di Luzi è, sicuramente, la poesia n. 11. In questa poesia Mario Luzi lascia libero sfogo alla sua potente fantasia poetica e creatrice perché il poeta nella poesia, dopo avere tracciato un tema generale, sviluppa le sue idee poetiche con una serie di immagini e di parole che si susseguono, nel corpo della poesia, in modo libero, creativo, fantastico e divergente rispetto al tema iniziale. Sta al lettore capire qual è il tema iniziale e collegare tutte le varie immagini e i versi che si collegano al tema principale che lo sviluppano e lo ampliano al massimo grado. Ma il lettore non arriva mai a capire, secondo me, quale sia la conclusione, certa e precisa, della poesia perché, effettivamente, la conclusione della poesia non c’è; ed è quindi compito del lettore capire e interpretare la poesia per dargli una propria conclusione che sarà diversa, sicuramente, da quella che il poeta aveva in testa. Il tema di questa poesia stravagante è, certamente, il tema del risveglio. Infatti il poeta parla e descrive un suo risveglio mattutino quando rivede e ripensa a tutte le figure oniriche che aveva sognato, durante la notte, e che ora gli si affollano nella mente. Il poeta rivede queste immagini e queste figure oniriche che sono mortificate e trascurate, all’alba, dal calore della vita quotidiana. Di queste figure umane/ flebili ne rimane soltanto un lucore e una oscura reminiscenza. Il poeta cerca di rintracciarle facendo un cammino a ritroso. Ma ormai esse sono scomparse dalla sua mente e il poeta non riesce più a rintracciale. Nella parte finale della poesia il poeta svolge, manifesta ed esplicita le ultime considerazioni sulla storia umana che una memoria oscura ne ingoia la polvere o il sentore. Infine il poeta si chiede qual è stato lo spregio fatto alla vita e quali sono gli amori (suoi) non vissuti ma non perduti, perché questi amori hanno avuto un’altra esistenza nella vita onirica del sogno e del risveglio “dove tutto è stato, / tutto è parificato.”

Testo della prima poesia stravagante.

(Poesia n. 11. Pagine 39 – 40)

La notte, i suoi strani affollamenti.

Figure umane

flebili, avvilite

dalla disattenzione degli umani,

mortificate dalla trascuranza,

sfiorate appena, appena rasentate

dal calore della vita quotidiana –

l’insonnia nel suo vagabondare

a sorpresa le ritrova,

l’incontro le rimuove

dai loro dormitori, svegliate

escono fuori dai ripari

d’opacità e timore

nel lucore d’una oscura reminiscenza…

quando? ci fu disordine, c’è errore.

Passo passo

deve il cammino

essere fatto ancora

a ritroso con premura,

con umiltà di cuore

è da raccogliere

la minima, l’infima dovizia

che il tempo aveva in sé,

non profferita

e nemmeno concupita –

                        ma voleva

quell’ebulo

                 esser preso

da una mano più attenta ed amorevole

della nostra cupidigia…

C’era forse da vivere più vita

nel vivaio, da suggere

più linfa dall’ispida sterpaglia.

Cresce, frana

su di sé

la storia umana,

ne ingoia la polvere o il sentore

una memoria oscura,

                                  fa sì

che non sia stata vana.

Ma rimorde la memoria,

la sua piaga non si sana:

la tortura di notte quello spregio

fatto alla vita, quell’offesa

all’amore, non vissuti

                eppure non perduti,

presenti anch’essi dove tutto è stato,

      tutto è parificato.

Introduzione alla seconda poesia stravagante.

Il 2o bel esempio di componimento poetico “stravagante e postmoderno” è, sicuramente, la poesia n. 31. Anche questa poesia ha un incipit molto bello ma molto vago. Subito dopo appare il tema principale del componimento poetico e cioè “il cogitare umano”, inteso come la facoltà mentale di produrre pensieri e pensamenti, già avuti da uomini lontani nel tempo e nello spazio: “patriarchi; guerrieri; liberti, mercenari…”. I pensieri poi si aggirano in ogni luogo della terra e del cielo, come “sciame indistruttibile”. Essi si occupano di ogni cosa: “dell’acqua, / del sole, / della terra”. Poi il poeta si chiede: “Il loro crepitio di braci/ nel vento delle epoche, lo ascolti?”. I pensieri sembrano consumati nel tempo; invece rinascono improvvisamente negli occhi di uno scriba o angelo. Ma ora il cogitare umano non riconosce più i suoi pensieri nel mistero numeroso dei suoi crani. Intanto la vita si trasforma perpetuamente. E allora i pensieri si chiedono: saremo ancora?  E lui (il cogitare umano), riconosce sé stesso perché lui è una creatura che tutto sa e tutto ignora. Il pensiero umano avanza nelle tenebre del futuro, ma i pensieri si rinnovano; ma ora che cosa succede che lui non comprendeva? Come a dire. Il cogitare umano, con le sue scoperte, conosce sé stesso, prepara il futuro e lo illumina; ma, nello stesso tempo, il pensiero umano ignora quale sia il suo presente e non sa predire e prevedere quale sarà il suo futuro.

Testo della seconda poesia stravagante.

(Poesia n. 31. Pagine 68 – 70)

                                                                  Chiari

                                               e puri

                                                        i monti

su cui gloriosamente

posa il mattino la sua fronte

pure non è casta

e immune

            nemmeno quella guglia,

                              fin lassù,

lo sente, è arrivato col suo ingombro –

da quando? da sempre –

il cogitare umano.

                             Pensamenti,

pensieri…

Erano quei pensieri stati avuti,

no, erano passati per la mente

di uomini lontani, patriarchi,

forse, chissà, forse guerrieri,

liberti, mercenari…

                               Non stavano

in sé stessi essi, i pensieri,

                                     si aggiravano

tra cielo e terra,

sciame indistruttibile,

non cessava

                 il loro silenzio o il loro ronzo

di inseguire sé medesimo,

                                   entravano

sortivano,

               prendevano tempo,

li occupava la vicenda

dell’acqua,

                 del sole,

                              della terra

ma poi stagionature forti

in casematte o in aule

di censura e di governo

li accendevano al fuoco di contrasti…

Il loro crepitio di braci

nel vento delle epoche, lo ascolti?

                                          sembravano consunti

talora dal trapasso,

                              ecco invece

improvvisamente erano vivi,

stormivano nel bosco,

                             fiammeggiavano

negli occhi di uno scriba o angelo.

Palesi e occulti erano giunti a lui

con la linfa della specie,

li aveva lui seminalmente accolti

ma ora

            che cosa moriva e rinasceva

che lui non comprendeva?

                                         Il brulichio

del mare cogitante

o la schiatta che dal principio lo contiene

nel mistero numeroso dei suoi crani.

La vita si trasforma in sé perpetuamente,

informa alla sua oscura norma, i vivi,

la loro intelligenza, adopra

la carità del loro soma,

sommamente è fedele a sé medesima.

                           Dove

e come saremo? Si domandano

i pensieri.

                        Saremo ancora?

                                                E lui,

                                     creatura

oscura, tutto sa e tutto ignora.

Introduzione alla terza poesia stravagante.

Il 3o bel esempio di componimento poetico “stravagante e postmoderno”, è, sicuramente, la poesia n. 41. L’incipit della poesia espone ed esplicita, già, il tema del componimento poetico. Esso riguarda e descrive il sorgere dell’alba. Il poeta osserva l’imminente albore e, inoltre, vede come il mondo rinasce e ritorna nella sua forma quotidiana. Il giorno, formato dal tempo e dalla luce, fa scomparire il nero della notte. Poi il poeta sente un opacissimo bisbiglio – sussurro che introduce e annunzia il vocio del giorno. Il poeta chiede al giorno di procedere perché il suo pensiero è pronto. Il mondo è pronto a ricevere il giorno. Però una montagna di pigrizia appesantisce e impaccia il poeta. A questo punto il poeta fa una scoperta sorprendente: i monti non sono altro che cavità capovolte. Il poeta, quindi, auspica di procedere nel tempo – luce perché siamo tutti immersi nel tuo avvento. Dunque, il poeta conclude la poesia, affermando che non importa chi spezza il procedere della vita, chi sincopa le frasi della musica, perché si sa che la vita procede perpetuamente ab aeterno.

Testo della terza poesia stravagante.

(Poesia n. 41. Pagine 93 – 94).

Nero. Nero meno nero,

                                    primo

imo stupore

di sé che spande (intorno)

l’imminente albore.

A sé dalla sua frana,

                        muto

                  risale, ingrana

                  sorpreso

la sua forma quotidiana

il mondo,

               prima

però nell’incolore,

nella quasi – stasi

del tempo

               ancora nero

arriva – o è inganno? –

un opacissimo bisbiglio – sussurro

di semi seminati,

di oscure graniture

già in travaglio o future,

di voci non vociate

ma prossime al vocio del giorno.

Tempo – luce, procedi,

il pensiero è pronto,

la noce nera che ci tiene

si apre a riceverti,

                             chiarore,

nascita o mutamento che tu sia,

vieni, mi soverchia

ancora

          la mia montagna di pigrizia,

m’impaccia il duro

                              spiombo

della sua grevità.

                           O no, non sono monti

quelli, piuttosto cavità

del mare

            le quali capovolte

mi – ci sormontano. Però

(noi) siamo immersi nel tuo avvento,

procediamo nel tuo procedimento,

vieni, vinci –

                    questa è la preghiera.

Chi sincopa le frasi

della musica

tacita e continua

non è detto, non importa

che si dica. Si sa, ab aeterno.

Introduzione alla quarta poesia stravagante.

Il 4o bel esempio di componimento poetico, “stravagante e postmoderno”, è, certamente, la poesia n. 63. L’incipit della poesia annuncia e descrive il sorgere dell’aurora. L’alba illumina il viso e i capelli della giovane donna che sta con il poeta. La giovane donna si ravvede di sé e si sorprende di stare lì, in quel punto del tempo e dello spazio. La giovane donna riconosce di essere lì e si chiede: se il suo stare lì, è già stato scritto o se è necessario oppure se è indifferente rispetto all’immensità della natura; ma lei non riconobbe questi pensieri. Intanto i raggi del sole le incendiarono la luce e il canto della fonte, mentre prodiga acqua di sorgente alla sparuta gente montanara. A questo punto il poeta interviene in prima persona e risponde ai quesiti della sua giovane donna. Infatti il poeta conclude che lei si trova lì perché in natura tutto si tiene, cioè tutto è collegato, meccanicisticamente, fra di esso. Forse lei potrebbe essere esente da quella contingenza o viverne in modo distante e indifferente. Il poeta conclude che lei è lì non per pura libertà o per arbitrio ma perché le persone sono collegate fra di loro e quindi anche lei è legata a lui. Secondo me, B. C., questa poesia è una poesia d’amore, perché celebra l’amore che c’era fra lui e la sua collaboratrice di studio che lo aiutava a scrivere nel computer le poesie. Insomma il poeta dedica questa poesia alla sua amica e le fa capire che, per lui, l’amore per lei è un legame molto forte perché oh, tout se tient, soprattutto in amore. Quindi, conclude il poeta, tu sei qui per necessità perché in natura tutto è collegato necessariamente. Poesia molto bella, non c’è che dire. Quindi, secondo me, B. C., questa poesia d’amore rappresenta una mirabile sintesi fra l’amore spirituale d’amorosi sensi e la concretezza del tempo – spazio e la contingenza umana. Così alla bellezza eterea ed evanescente dell’amore, Mario Luzi contrappone, anche, l’azione fisica del sole che illumina il viso e i capelli della giovane donna. Inoltre il poeta descrive, anche, il flusso dell’acqua fresca che profonde nella sottostante vallata e prodiga la sua acqua di sorgiva alla sparuta gente montanara. 

Testo della quarta poesia stravagante.

(Poesia n. 63. Pagine 118 – 119).

Lanotte nera si era fatta aurora,

le aurorò sul viso

e nei capelli

col paese tutt’intorno;

s’avvide di sé e si sorprese

lì, presente

in quel punto del tempo,

dello spazio, del vivente.

Io? Che io sia qui

è scritto, è necessario

oppure indifferente? –

pensò e non seppe di pensarlo

rapita la sua mente

le incendiarono frattanto

luce e canto

della fonte

che prodiga profonde –

acqua di sorgente

alla valle sottostante

e alla sua sparuta montanara gente.

Chi sa, potresti forse

per pura libertà

o per arbitrio

da questa imminenza essere esente,

viverne distante

eppure da sempre ne sei parte,

palese o clandestino astante,

oh, tout se tient.

Analisi del contenuto delle poesie stravaganti.

I temi delle poesie stravaganti e postmoderne.

I temi e gli argomenti delle 4 poesie “stravaganti e postmoderne” sono estremamente diversi fra di loro; inoltre le 4 poesie non hanno niente in comune, se non la forma postmoderna delle strofe e dei versi, variabili e frastagliati, fra di loro. I temi sono svolti e sviluppati secondo la prerogativa poetica del poeta che sfoggia, al massimo grado, tutta la sua libera fantasia poetica e creatrice, con belle immagini e con acuti concetti che si susseguono gli uni dopo gli altri, senza nessuna soluzione di continuità, creando così una poesia, personale e originale, tutta intrisa dello bello stile, libero e divergente, di Mario Luzi. Alla fine delle 4 poesie esce fuori un quadro d’insieme che racchiude e inquadra tutte le 4 poesie stravaganti e postmoderne. Secondo me, B. C., ne viene fuori un dipinto, non figurativo perché non c’è nessun appiglio e nessun riferimento alla realtà sociale e politica dell’Italia del suo tempo, ma ne viene fuori un quadro tutto pieno di tracce colorate e di figure vistose che si inseguono le une con le altre componendo così un quadro astratto alla maniera del pittore russo Vassily Kandinsky, dove le figure sono accostate, casualmente, fra di loro e dove i colori si inseguono, liberamente, gli uni con  gli altri, formando, così, un complesso unitario, ma astratto e multi cromatico. Inoltre M. Luzi, in queste poesie, fa solo qualche rarissimo riferimento a sé stesso, togliendo, così, ogni forma di concretezza e di personalismo alle poesie “postmoderne e astratte”. Infatti tutte le altre immagini e concetti, che si susseguono gli uni dopo gli altri, hanno un andamento astratto e metaforico: come per esempio “il cogitare umano” e “l’imminente albore”. Questi concetti astratti e metaforici sono l’emblema e la manifestazione chiara e netta della poesia stravagante e postmoderna di Mario Luzi.

Le tesi delle poesie.

Le tesi delle poesie “stravaganti e postmoderne” sono numerose e varie; praticamente ogni verso è una tesi e ogni strofa contiene belle immagini poetiche che si connettono, liberamente, fra di loro e richiamano, casualmente, il tema principale e centrale della poesia.  Ogni poesia, inoltre, gira, continuamente, su sé stessa e, nel contempo, sviluppa immagini, concetti e ragionamenti che si rifanno ad altre poesie dell’opera poetica, creando così una girandola, postmoderna, astratta e stravagante, di colori e di luci, unica, personale e originale nel suo genere.

Analisi della forma delle poesie stravaganti.

Genere e metrica delle poesie.

Il genere delle poesie è, sicuramente, il genere di poesia postmoderna dato che le strofe sono allungate e mobili e i versi sono vari, ad incastro e frastagliati fra di loro, tessendo, così, un corpus poetico, vario nella forma e metaforico nei contenuti, formando, componendo e poetando, così, un intreccio stilistico, personale e originale della poesia luziana.

Il linguaggio e la lexis delle poesie.

Il linguaggio delle poesie “stravaganti e postmoderne” è veramente alto, ornato, ricercato e raffinato. Inoltre il lessico delle poesie, nel suo complesso, è un lessico poetico vario, polisemantico, metaforico, simbolico e astratto. La lexis delle poesie è, senza dubbio, una lexis forbita, ricca di figure retoriche che rendono le poesie articolate e complesse, alte e creative. Secondo me, B. C., le quattro poesie “stravaganti e postmoderne” sono ancora più alte e creative rispetto alla produzione poetica, lussureggiante e arzigogolata precedente dell’autore già potentemente traboccante di trapassi luziani.

Infine, io, B. C., penso che la libertà dei versi, l’acume dei concetti e la perspicuità dei ragionamenti conferiscono, confermano e dimostrano, ancora una volta, tutta la fantasia poetica, libera e creatrice del poeta. Inoltre ed infine, io B. C., reputo che la poesia di Mario Luzi, con questa ultima opera poetica, spicca il volo verso l’astrattismo, lasciandosi indietro, per sempre, 1) la poesia ermetica del suo inizio (anni ’30, ’40); 2) il naturalismo poetico degli anni ’40 e ’50; 3) la poesia moderna meccanica e meccanicistica degli anni ’50, ’60; 4) la poesia sociale e politica degli anni ’70, ’80; 5) la poesia postmoderna degli anni ’80, ’90; 6) dando vita, alla fine degli anni ’90, alla poesia postmoderna astratta; concludendo la sua splendida creazione poetica con l’astrattismo postmoderno dell’inizio del XXI secolo.

La bellezza delle poesie.

Io, B. C., reputo e suppongo che la bellezza delle ultime quattro poesie “stravaganti e postmoderne” di Mario Luzi consista, soprattutto, nella capacità del poeta toscano di dare una forma e una rappresentazione poetica ai molti suoi sentimenti e a tutte le sue riflessioni che il poeta viveva giorno dopo giorno negli ultimi anni della sua vita. Secondo me, Mario Luzi, è riuscito a trasformare le sue sensazioni e riflessioni in versi e in poesie postmoderne ed astratte. Come le società postmoderne, sempre più aperte e conflittuali fra di loro, creano nei cittadini sentimenti turbanti e contrastanti fra di loro, così anche le poesie “stravaganti e postmoderne” di Mario Luzi, suscitano e sollecitano, nei lettori, sensazioni, sentimenti e riflessioni, mutevoli, contrastanti e conflittuali fra di loro. Un altro aspetto della bellezza delle poesie di Mario Luzi, deriva secondo me, dal fatto che le quattro poesie, ma si può dire di tutta la produzione poetica luziana, rappresentano ed esibiscono una girandola vorticosa di parole, di pensieri e concetti che si susseguono, gli uni con gli altri, in modo stupefacente e straordinario, come nei versi “O no, non sono monti/ quelli, piuttosto cavità/ del mare/ le quali capovolte/ mi – ci sormontano”. Infine, io B. C., penso e reputo, che la prerogativa poetica luziana sia, certamente, un poetare esimio, eccellente, elevato, elegante e insigne di nobili qualità umane, civili, poetiche ed artistiche.

Gran finale.

Secondo me, B. C., l’ultima opera poetica di Mario Luzi mostra ed esibisce, in modo chiaro ed eloquente, la prerogativa poetica e il modo di comporre del poeta e le caratteristiche della sua fantasia poetica libera e creatrice. Penso e suppongo che il poeta già da molti anni lasciava libero sfogo alla sua fantasia poetica; ma ora, in questa ultima opera poetica, la sua prerogativa poetica è, ancora di più, evidente, accentuata ed enfatizzata. Le quattro poesie “stravaganti e postmoderne” sono, secondo me, un bel esempio della prerogativa poetica e del modo di comporre di Mario Luzi. Anzi, penso e suppongo, che il grande poeta toscano, abbia dato libero sfogo e libertà alla sua fantasia poetica. Inoltre penso che un altro aspetto, molto forte, che emerge dalle quattro poesie “stravaganti e postmoderne”, sia il seguente: il poeta ha scritto le sue poesie “stravaganti e postmoderne” lottando contro la forma compatta e chiusa della poesia moderna. Ovviamente nella poesia di Mario Luzi predomina e vince la forma libera, stravagante, astratta e postmoderna contro la forma meccanica e meccanicistica della poesia moderna. Infine, io B. C., penso e reputo che la poesia, “stravagante, astratta e postmoderna” di M. Luzi abbia chiuso e concluso la poesia postmoderna del primo decennio del XXI secolo; dopo di essa è iniziata, secondo me, la poesia postcontemporanea che ha ben altre caratteristiche formali e ben altri contenuti, che io, B. C., ho cercato di individuare, ordinare e sistemare e raccogliere nella nuova poetica postcontemporanea che io ho sintetizzato, elaborato e spiegato nel mio libro “La poesia postcontemporanea 2017 e post-climatica 2019”.

Modica, 29 febbraio 2024                                        Prof. Biagio Carruba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>