Le poesie refrattarie dall’opera poetica “Lasciami, non trattenermi” di Mario Luzi.

Share Button

I

Introduzione e presentazione dell’opera poetica.

L’ultima, grande, bellissima, straordinaria, opera poetica di Mario Luzi “Lasciami, non trattenermi” pubblicata postuma nel 2009 (Garzanti editore), non finisce mai di stupire neanche a distanza di 10 anni dalla sua pubblicazione. Io, B. C., nel rintracciare le ultime poesie del grande poeta toscano, mi sono accorto che alcune di esse non appartenevano a nessuna tematica già svolta e analizzata da me, nelle mie precedenti recensioni poetiche. Poiché, dunque, queste ultime poesie ritrovate da me non appartenevano a nessuna tematica già rilevata, io, B. C., ho deciso di analizzare e di definire le nuove poesie, senza alcuna tematica, e chiamarle: Poesie Refrattarie a qualsiasi tematica. Poi, io, B. C., dopo averle trovate, rilevate e ravvisate, ho contato e ho scoperto che vi erano, almeno, 9 poesie refrattarie a qualsiasi tematica, all’interno dell’opera poetica. Inoltre mi fa piacere paragonare queste 9 poesie refrattarie a dei pianeti che vagano, liberi e indipendenti, nella nostra galassia, perché non hanno nessuna stella su cui girare intorno e perché non sono attirati dalla forza di gravità di nessun sole; così che, anche io, B. C., vado comparando le poesie refrattarie luziane agli “interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete”, che scorrono, libere e indipendenti, all’interno del libro poetico, perché non hanno nessuna tematica centrale su cui girare attorno. I temi di queste 9 poesie sono completamente diverse l’uno dall’altro; anche le poesie trattano e sviluppano argomenti e ragionamenti molto diversi fra di loro, senza soluzione di continuità con le altre poesie tematiche e vaganti. I temi di queste poesie sono sempre sorprendenti; girano intorno a sé stesse, ma hanno e tessono, anche, molte divagazioni al loro interno. Eppure queste 9 poesie refrattarie hanno il loro fascino poetico, altero, superbo e distinto da tutte le altre poesie. L’unica cosa, che queste poesie hanno in comune, è la loro forma postmoderna, estroversa ed originale. La lexis ha un trapunto di figure retoriche rare e difficili come le metaboli e le metabasi; anche la punteggiatura è sempre varia e variegata, quasi mai regolare. Un’altra immagine, che mi viene nella mente, per rappresentare, definire e raffigurare queste poesie refrattarie è quella di una rappresentazione figurativa e cromatica che si rifà ad una rapsodia di temi e colori molto diversi e contrastanti fra di loro, ma che hanno in comune la forma e la lexis originale e postmoderna tipica della poesia di Mario Luzi. Queste poesie refrattarie, dunque, non hanno niente in comune: né le tesi, né i contenuti, né i messaggi, se non la forma postmoderna, bizzarra e stravagante. Inoltre io, B. C., penso e suppongo che queste poesie refrattarie, a qualsiasi tematica, rappresentino la società postmoderna nella quale Mario Luzi visse e poetò, all’inizio del XXI secolo. Era una società precaria, aperta a tutti i possibili sviluppi, polisemantica e polimorfa; così, anche, le ultime poesie refrattarie di Mario Luzi sono, secondo me, postmoderne, metaforiche, polisemantiche, poliedriche, composte dal poeta più eclettico, più politropo e più versatile del XX secolo. Le 9 poesie refrattarie, a qualsiasi tematica, sono le seguenti poesie, numero: 15, 21, 25, 33, 36, 40, 44, 50 e 55. Nonostante queste poesie siano già per sé stesse originali e personali, io, B. C., ho ritrovate altri componimenti poetici che sono, ancora, più bizzarri, più ingarbugliati, più aggrovigliati, più frastagliati, più lunghi, più prolissi e più originali delle poesie refrattarie, ma sono, sempre, componimenti poetici affascinanti, complessi e poetici; ma sono, sempre, di difficile decifrazione e comprensione perché sono postmoderni e aperti a qualsiasi interpretazione; ma sono, sempre, affascinanti ed esuberanti. Queste altre ultime poesie postmoderne, ingarbugliate e aggrovigliate, sono i componimenti poetici che io, B. C., definisco stravaganti e sono i seguenti componimenti, numero: 11, 31, 41 e n. 63.

Introduzione alla 1a poesia refrattaria.

La 1a poesia refrattaria, a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 15. La poesia, in questione, non ha nessun tema specifico che si possa ricondurre ad una tematica, già scelta e analizzata da me, e non riesco nemmeno a riferirla ad altre poesie refrattarie che seguono all’interno dell’opera poetica. In primis, nella poesia, non si capisce qual è il tema né il soggetto dominante all’interno della poesia. Il poeta, dopo un periodo cataforico, annuncia come soggetto della poesia un lei che potrebbe significare: o una donna, o la Chiesa, o la storia, o la somma matria. Io, B. C., siccome non riesco a identificare questo Lei, definisco questa poesia la prima poesia refrattaria a qualsiasi tematica dell’intera opera. Dunque io, B. C., penso che per trovare l’identificazione di questo lei, bisognerebbe chiederlo a Stefano Verdino, il suo grande biografo, per sapere quale sia la risposta giusta. Il poeta termina la poesia con una vaga rappresentazione di questo “Lei è, figlia/ di che sterminio… / S’acquatta, è portata via, si perde/ nella sua santa nullità – / lei dorme. Sa e non sa.”  La lexis della poesia presenta un periodare cataforico e pieno di figure retoriche come: la sillessi e gli anacoluti. Insomma questo lei è un essere indefinito e indefinibile. La poesia, comunque, ha anche un tema e un contenuto poco comprensibile; ma presenta una forma postmoderna, perfetta e perfettibile, in quanto esibisce una strofa, allungata e mobile, e mostra dei versi a gradini e ad incastro, che conferiscono alla poesia un’aura originale ed evasiva, ma di cui rimane, almeno, il buon odore. E come si dice: dove c’è un buon odore c’è, anche, un buon sapore.

Testo della 1a poesia refrattaria.

(Poesia n. 15. Pagina 45)

                                               Dorme e sente nel suo sangue notturno

                                               transitare il tempo, le ere,

                                               facimento e sfacimento

                                               del mondo, creato e increato,

                                               sente un dolore insensato

                                               per sé non esistente,

                                               ma ecco, d’improvviso

                                                lei è, le è fatta

                                               grazia e croce

                                               di un attimo,

                                                                   di sé.

                                               Per un attimo lei è,

                                                           oh gloria,

                                                           oh sgomento.

                                               Lei è, figlia

                                               di che sterminio

                                               di tempi, casi,

eventi, genitrice

di quante infinità,

                    ha e non ha

il destro a domandarlo.

S’acquatta, è portata via, si perde

nella sua santa nullità –

lei dorme. Sa e non sa.

Introduzione alla 2a poesia refrattaria.

La 2a poesia refrattaria, a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, sicuramente, la poesia n. 21. Con questa poesia, Mario Luzi dimostra e manifesta tutto il suo amore e il suo attaccamento verso la natura. Il poeta si rivolge, nell’incipit della poesia, ad un “Albero”. Il poeta afferma che la storia degli alberi è parallela a quella degli uomini. Però poi ad un certo momento della storia gli uomini hanno cominciato, con la loro scure, a tagliare gli alberi distruggendoli e cambiando forma anche alla natura. Il poeta conclude la poesia affermando che la miopia degli uomini non deve nascondere il canto profondo che promana dagli alberi. La scure degli uomini ha trasformato la storia degli alberi e “ne ha fatto scempio”. Inoltre la poesia esibisce tutto lo splendore e il fascino della sua forma postmoderna, composta da versi ad incastro e da una strofa, allungata e mobile.

Testo della 2a poesia refrattaria.

(Poesia n. 21. Pagina 54)

                                               Albero, la tua storia

che la nostra forse ignora

non ha pause, non perdona,

è scritta per esteso

nel tuo libro, procedo,

incontrastata, certo,

ogni minuto il tuo tempo arboreo capta

ed in vigore riconverte.

Non rifiuta, non giudica, non mente

e nemmeno è veritiera,

cresce irrefutabilmente,

chiusa anima, essa

segnata dai suoi cerchi

                                fino a che la scure

impudica ne fa scempio,

la rivolta, la profana.

Forma la tua

creata nel primario stampo

coralmente, eppure unica,

un canto profondo ne promana…

La nostra opacità

non ce ne escluda troppo a lungo.

Introduzione alla 3a poesia refrattaria.

La 3a poesia refrattaria, a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 25. Anche questa poesia non ha né un soggetto chiaro, né una tesi distinta, né un messaggio comprensibile, per cui rimane un componimento enigmatico e misterioso. Ciò che io, B. C., posso dire è, semplicemente, che essa ricorda il celebre componimento poetico: “Canto di un pastore errante dell’Asia” di Giacomo Leopardi. I due componimenti poetici hanno, all’inizio della poesia, lo stesso paesaggio naturale, notturno e silenzioso. Infatti i due componimenti si rifanno ad una notte lunare che sovrasta un immenso deserto: “il silenzio/ senza memoria e tempo/ dei deserti”. I due poeti osservano e contemplano questo paesaggio desertico e lunare e si fanno delle domande eterne. La corrispondenza fra i due componimenti è data dall’uso di due termini uguali nelle due poesie: “silenzio e deserti”. Questa corrispondenza di termini richiama anche il finale della poesia di Luzi che afferma: e noi umani, che viviamo nella nera e celestiale cova della natura, si domandano: “chi siamo, dove andiamo?” Corrispondono, secondo me, ai versi del canto di Leopardi, quando si domanda e poeta: “Dimmi, o luna: a che vale/ al pastore la sua vita, / la vostra vita a voi? dimmi: ove tende/ questo vagar mio breve/ il tuo corso immortale?”

Testo della 3a poesia refrattaria.

(Poesia n. 25. Pagine 59, 60)

                                               Cani nella profonda notte orciana

lontano mugolanti

                             poi il silenzio

senza memoria e tempo

dei deserti

                succede

o era da sempre

                         e si raddensa sulla plaga –

se non che guaiti

                           da canili più romiti

arrivano agli umani

ed ai predaci

insonni

            sparsi nella vallata

e uno

        da un punto

della buia altobassura

frantuma quella cifra

della canorità

e disperatamente latra

ascoltato dalle stelle.

È quanto dice

                      e quanto tace

di sé lei la somma matria

presa e sorpresa

dalla sua presenza

nuda nel firmamento,

cancellata ogni memoria,

arresa, innocente, alla sua storia.

E noi nel suo antico ventre,

nera e celestiale cova…

Introduzione alla 4a poesia refrattaria.

La 4a poesia refrattaria, a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 33. La poesia è piena di metaboli e metabasi. Il poeta passa, infatti, senza quasi accorgersene, da un tema ad un altro: sono, secondo me, i famosi trapassi luziani. Inoltre il poeta divaga continuamente all’interno della stessa poesia, per cui, alla fine, ne esce una poesia frastagliata, ingarbugliata, multi poliedrica e metaforica, così come lo era la società postmoderna di Mario Luzi: società multicolore e aperta a tutti i possibili sviluppi, intrecci e parossistica che ha dato inizio alla nostra società postcontemporanea. Inoltre la poesia esibisce con un flash geniale una considerazione sul tempo che passa e sul momento che viviamo che appare lento e irreversibile. I versi che esprimono questo ossimoro fatato e fatale sono i seguenti: “quando? / fluisce ma si perde/ il tempo dentro il tempo, / unica è la corrente. / Il momento, però, è irreversibile.” Questi versi sono, secondo me, B. C., versi veramente geniali perché riescono a presentare e raffigurare il rapido volo del tempo perdersi dentro il tempo, ma nello stesso tempo ci mostra il momento che è lento, quasi fermo, ed è anche irreversibile nel tempo, perché non può ritornare indietro nel tempo; come fa la Terra che gira velocemente su sé stessa, come una trottola, intorno al sole; ma a noi essa sembra ferma, immobile e immutabile.

Testo della 4a poesia refrattaria.

(Poesia n. 33. Pagine 73, 74)

Miriam, nome tenuto in serbo –

                                                  Molti

vi riponevano i pensieri

                                     quasi in una

ultralucente teca.

                           Custodia,

pensavano, di un loro

tesoro d’innocenza,

                                di essa salvaguardia.

Eh, intatto ambivano i furboni

quel bene a ritrovarlo

e docile a una più propizia ora –

                                                   quando?

fluisce ma si perde

il tempo dentro il tempo,

unica è la corrente.

Il momento, però, è irreversibile.

Si accostavano, era tardi,

                                       aveva il tempo

operato il mutamento

del cuore, quel richiamo era ormai fioco

e non si ravvisavano più i due:

la cosa e il desiderio,

veniva rinviato ad altri tempi

quel mancato incontro,

si perdeva in sé stesso l’inseguimento.

Introduzione alla 5a poesia refrattaria.

La 5a poesia refrattaria, a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 36. In questa poesia, chiara e comprensibile fra le poesie refrattarie, Mario Luzi si rivolge alla gioventù che lui vedeva crescere a Firenze e in Italia. Il poeta afferma, nell’incipit, che la gioventù che avanza, splende. Il poeta continua la poesia affermando che non è facile cogliere il momento del tempo nel quale la gioventù che avanza, splende. Il poeta, nel finale, invoca i giovani di essere sé stessi e prega la gioventù di dissolvere ogni remora prima di manifestarsi, quando è l’ora, di risplendere.

Testo della 5a poesia refrattaria.

(Poesia n. 36. Pagina 79)

Tu gioventù che avanzi

                            e splendi

e fai apparire opaco

tutto quello che non sei tu…

Ignora non di meno

                               chiunque

il tempo quando coglierti.

                                   Al principio

a mezzo

            all’estremo

del tuo increscere,

                             quand’è,

frutto, che pendi

più luminoso dal tuo ramo?

Non sa nessuna sorte

niente di sé

                   ma impera…

Oh gioventù, sii vera,

dissolvi le tue remore,

quando è l’ora…

Introduzione alla 6a poesia refrattaria.

La 6a poesia refrattaria a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 40. La poesia è una poesia refrattaria perché, in primis, non ha nessuna tesi specifica, né un messaggio univoco da comunicare, né un contenuto chiaro, coerente e coeso da esibire; poi perché, in secundis, non si ricollega a nessuna tematica già analizzata, sviluppata e rintracciata da me. La poesia, inoltre, è piena di figure retoriche, rare e difficili, come la sillessi, le sinchisi, gli anacoluti e la divagazione dal tema iniziale. Secondo me, B. C., l’unica qualità della poesia, oltre ad essere una poesia postmoderna, è quella di essere una poesia edotta, cioè una poesia costruita e istruita sia sul piano formale sia sul piano del contenuto. La bellezza della poesia consiste quindi, secondo me, per l’appunto, nella forma decorata e forbita, varia e colta, e nel gioco del lessico, raro, ricercato, prezioso e pregiato.

Testo della 6a poesia refrattaria.

(Poesia n. 40 pagina 87)

Farnetica, è agli estremi, ormai – ex

pescatore alcoolizzato,

                                   vibra

scisso in particole, in faville

il cervello di lui e lui non erge –

lo vorrebbe? non è certo – un argine

alla decomposizione.

                         Mio Dio, che è? la fine,

la rovina,

               o invece un disastroso embrione

quello scoppio di cellule

                                      e quella ricaduta

di lapilli infocati,

disseppelliti dalla buia coltre

di un’antica rimozione: quei morsi, quegli spasmi

della memoria e della pre-memoria,

quei lampi di fulgore.

Introduzione alla 7a poesia refrattaria.

La 7a poesia refrattaria a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 44. La poesia è una poesia refrattaria perché, in primis, non è collegata a nessun’altra tematica centrale; poi perché, in secundis, non ha una tesi chiara e non ha un messaggio univoco; bensì è una poesia polimorfa e polisemantica. Nonostante queste varietà tematiche, la poesia presenta una forma perfetta di poesia postmoderna, in quanto è composta da versi ad incastro e da un’unica strofa allungata e mobile. La lexis è forbita e piena di figure retoriche, rare e difficili. Insomma per queste caratteristiche questa poesia è molto simile alla 6a poesia refrattaria ad ogni tematica. Questa poesia, inoltre, presenta, in modo poco chiaro, il processo della eduzione, cioè l’emergere della forma dalla materia, ossia il passaggio dalla potenza all’atto, secondo la fantasia, la creatività e la volontà del poeta che non fa alcun riferimento alla realtà concreta e sociale italiana.

Testo della 7a poesia refrattaria.

(Poesia n. 44 pagina 97)

Canto

         in volo

                    si perde

                                   nel vasto,

                                                  si sparpaglia

                                        come vuole il vento

e poi si ricondensa

perché torna

la sua pur lieve gravità

nel sangue e nella carne

e spiomba.

                 Esplode Mors

in forma di preghiera

il grido: sum!

I am!

        è di creatura che si allarma

e invoca per sé un attimo

prima che la frana

dell’essere la prenda.

            La prenda, la assuma e la nullifichi.

Introduzione alla 8a poesia refrattaria.

L’8a poesia refrattaria a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 50. La poesia esibisce le stesse caratteristiche delle poesie refrattarie precedenti. Infatti la poesia ha un tema evasivo, largo e vasto e poi prosegue con una divagazione del poeta che conclude in tutt’altro modo. L’unica difficoltà sintattica della poesia consiste nel fatto che la prima frase è una frase a tema sospeso e che il soggetto della proposizione finale è proprio la parola uomo dell’incipit. Infatti il soggetto della principale “luce” è posto in posizione cataforica; invece, l’uomo, inizio dell’incipit, il soggetto della proposizione finale, è posto all’inizio della proposizione principale a tema sospeso. Un’altra preziosità della poesia è data dal fatto che Mario Luzi ha creato un ossimoro davvero speciale e geniale, composto e formato dalla locuzione “aereo marmo”. Queste rarità formali, retoriche e sintattiche conferiscono alla poesia una forma postmoderna perfetta ed originale, tipicamente luziana.

Testo della 8a poesia refrattaria.

(Poesia n. 50 pagina 103)

L’uomo il cui viso è sceso sotto il mento

soggolo di goduria,

                               vanto

di vizio e d’opulenza

lo blocchi, luce, col tuo sfarzo,

lo figgi nel tuo aereo marmo

perché ostenti

la sua forse

ignara boria

e lo assumi in te, lo filtri

nel suo essere

e non nel suo parere…

Introduzione alla 9a poesia refrattaria.

La 9a poesia refrattaria a qualsiasi tematica, qui sotto riportata, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 53. La poesia propone un tema chiaro come la notte, che il poeta non la sente neanche transitare / tra le case, tra le nubi. Poi la poesia divaga con altre considerazioni. Il finale è aperto a qualsiasi interpretazione. Dunque anche questa poesia è una poesia refrattaria a qualsiasi tematica perché non si collega a nessun’altra tematica già indicata nell’opera poetica. Anche questa poesia esibisce, però, una forma postmoderna perfetta composta da una strofa mobile e allungata e da versi a gradini e ad incastro.

Testo della 9a poesia refrattaria.

(Poesia n. 53 pagina 106)

Non vaga per le strade

la notte, non la sento

neanche transitare

tra le case, tra le nubi,

eppure c’è, nata dal giorno

il giorno ora prepara

per la continuità – ancella? no,

regina e viceversa…

                                 concede

l’unico questa dualità,

la sgrana

              tra i pianeti

gli astri

            e le sirene,

la gioca al gioco

uniforme della necessità.

Analisi del contenuto.

Il messaggio delle poesie.

Il messaggio delle poesie refrattarie a qualsiasi tematica è quello, secondo me, di giocare con temi e soggetti scelti a piacere dal poeta. Si potrebbe dire che il poeta gioca con temi e soggetti sempre diversi che variano, secondo la sua fantasia poetica. Mi sembra che Mario Luzi cerchi attori e personaggi nuovi e diversi; come i personaggi di Pirandello cercano il proprio autore, nella famosa commedia “Sei personaggi in cerca d’autore”. Io, B. C., penso che, alla fine di tutte le poesie refrattarie a qualsiasi tematica, non ci sia nessun primo attore importante, né che ci sia un vero soggetto in primo piano; ma il tutto rimane sospeso nell’aria, senza che ci sia né una trama, concreta e coesa, e non c’è nemmeno un finale chiaro ed univoco, ma tutto è demandato alla comprensione e alla interpretazione dei lettori.

La tesi delle poesie.

La tesi delle poesie refrattarie è, dunque, quella, secondo me, da parte del poeta di cercare personaggi e soggetti vari e diversi fra di loro per formare e comporre una collana di poesia che hanno come caratteristica fondamentale la refrattarietà a qualsiasi tematica già ravvisata e svolta precedentemente. La tesi delle poesie refrattarie ad ogni tematica rimane, secondo me, aperta e dispersa nei vari soggetti e nei vari temi e nei vari attori che cercano il loro poeta, il quale, però, non arriva mai ad una conclusione certa e chiara; il tutto rimane sospeso e disperso fra i temi, i soggetti e gli attori creati dal poeta e che sono in cerca di lui.

Analisi della forma.

Genere e metrica delle poesie.

Il genere e la metrica delle poesie è, sicuramente, il genere della poesia postmoderna, con versi ad incastro e a gradini che formano una sola strofa, mobile e allungata.

Il lessico e la lexis delle poesie.

Il lessico delle poesie è molto vario e variegato, raffinato e ricercato. La lexis delle poesie è raffinata e piena di figure retoriche rare e difficili come le sillessi, gli ossimori, gli anacoluti e i trapassi luziani.

La bellezza delle poesie.

La bellezza delle poesie refrattarie consiste, secondo me, soprattutto nella forma postmoderna delle poesie. È una forma postmoderna edotta, dotta, e mostra, anche, una forma di eduzione della poesia luziana. Inoltre la bellezza di queste poesie consiste, anche, nella ostentazione della forma, nell’esibire, cioè, un gioco vario ed originale delle figure retoriche e nell’uso di un lessico aulico e dotto che esprime tutta la padronanza e la fantasia del poeta, senza timore di ostentare, mostrare, sciorinare ed esibire tutti i trapassi luziani. Io, B. C., giudico anche queste poesie, refrattarie ad ogni tematica, belle ed originali perché ostentano, ancora una volta, la fantasia e la creatività di Mario Luzi nel creare temi, soggetti, attori e personaggi che cercano il loro poeta, affinché Mario Luzi gli dia una nuova vita nella realtà e una nuova rappresentazione sulla scena del gran teatro degli uomini.

Gran finale.

Io, B. C., penso, suppongo e affermo, con decisione e sicurezza, che la bellezza e la grandezza della poesia luziana, ed in particolar modo di questa ultima opera poetica, postmoderna e profetica, stia, per l’appunto, nel fatto che Mario Luzi, ancora una volta, ha saputo creare, dar vita, inventare e raffigurare nuovi temi, nuovi soggetti e nuovi attori, rispetto a quelli già creati dal poeta nella sua lunga vita di scrittore, di poeta e di critico letterario. Egli ha saputo dare vita a nuovi soggetti; ha insufflato vigore a nuovi attori e ha creato nuovi ragionamenti, elaborati dalla sua creatività e dalla sua fantasia. A loro volta i soggetti, gli attori e i temi delle sue poesie hanno dato vita e vigore alla vita del poeta, che ha vissuto di poesia e per lo splendore della poesia italiana. In questo modo il grande poeta toscano ha creato un intreccio verosimile, invisibile e indivisibile, tra la realtà e la fantasia, tra la vita e il sogno, tra la vita reale, da un lato, e la vita postmoderna e profetica, dall’altro lato. Il poeta ha insufflato aria e vitalità nei suoi personaggi, che hanno preso vita e spirito e si sono librati nell’aria di tutto il mondo. Io, B. C., penso e suppongo che, nell’ultima opera poetica di Mario Luzi, non ci sia un messaggio univoco e chiaro; anzi affermo che l’opera poetica luziana ha un finale aperto ad ogni possibile interpretazione dei lettori della sua poesia. Per ultimo lascio ad altri più bravi e competenti di me l’analisi e la comprensione delle poesie che io ho definito stravaganti. L’ultima cosa che voglio dire e affermare sulla poesia e su tutta l’opera di Mario Luzi è il mio giudizio globale sulla sua poesia. Secondo me, B. C., M. Luzi è stato un poeta mai freddo e distaccato dalla realtà sociale e politica italiana; anzi vi ha partecipato, profondamente e caldamente, fino agli ultimi mesi della sua vita, quando ha partecipato attivamente al dibattito politico come Senatore a vita della Repubblica italiana. Io stesso, B. C., mi ricordo che una volta il poeta entrò in un dibattito acceso con un esponente di Forza Italia per difendere la democrazia e il Parlamento Italiano. Io, B. C., inoltre, ribadisco, ancora una volta, che la grandezza, la bellezza e la magnificenza della poesia di Mario Luzi consiste nella grande fantasia del poeta che io considero il più grande e il più perspicace poeta del XX secolo. Infine io, B. C., penso che, ora che M. Luzi non c’è più, l’Italia sia diventata più triste e più povera e tutti noi, ogni giorno, sentiamo, sempre di più, la sua mancanza e sentiamo la mancanza della sua vitalità perché la sua vita e la sua poesia italiana hanno dato fama, lustro, dignità e onore a tutti gli italiani che vivono e sono sparsi in tutto il mondo.

Modica, 29 febbraio 2024                                           Prof. Biagio Carrubba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>