Le poesie autobiografiche di Mario Luzi. Dall’opera poetica “Lasciami, non trattenermi”.

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I

Introduzione e presentazione dell’opera poetica.

L’ultima opera poetica, straordinaria e strabiliante, di Mario Luzi è stata, sicuramente, “Lasciami, non trattenermi” (Garzanti editori. Pubblicata postuma 2009), composta tra il 2002 e il 2005, anno della improvvisa morte del poeta. Il libro di poesie è un’opera postmoderna, sia perché fu scritta all’inizio del XXI secolo; sia perché è stata scritta nel primo decennio del nostro secolo; decennio ancora dominato dalle tematiche del postmoderno; sia perché il primo decennio del XXI secolo chiude l’epoca postmoderna italiana e mondiale; sia perché tutte le poesie esibiscono la forma postmoderna, cioè sono costruite con versi a gradini e ad incastro, formando, così, strofe allungate e mobili e con una punteggiatura molto varia e irregolare. Il libro è un’opera poetica postmoderna, anche, perché è una composizione poetica nella quale prevalgono e predominano la personalità, la cultura e l’anima personalistiche del poeta, che compose tutte le poesie basandosi, essenzialmente sul suo spirito creativo, critico e fantastico, cioè sulla cosiddetta “Fantasia creativa” che, nell’estetica poetica, si riferisce alla facoltà che presiede alla creazione artistica e poetica. Infatti nell’opera poetica non c’è alcun riferimento specifico alle questioni sociali e ai problemi politici dell’Italia di fine secolo e dell’inizio del XXI secolo. L’opera poetica è percorsa da varie tematiche che si susseguono l’una dall’altra senza soluzione di continuità. Io, B. C., penso e suppongo che stia al lettore cercare di rintracciare il filo di ogni tematica e di dare ad esse un senso logico specifico e cronologico per capire quale sia stato l’intento estetico e filosofico del poeta, dato che il poeta non ha avuto il tempo di dare l’assetto definitivo e ultimativo all’opera poetica. Dunque, io, B. C., mi sono riproposto e mi propongo di rintracciare alcune tematiche, importanti ed essenziali, all’interno dell’opera poetica, postmoderna e profetica. Oggi, in questo articolo culturale, e, in questo post on line, mi voglio cimentare a trovare un’altra e nuova tematica poetica, all’interno dell’intera opera poetica. Io, B. C., ho ravvisato la nuova tematica nelle poesie che trattano, tessono e sviluppano i temi e gli argomenti che riguardano la biografia del poeta. Mario Luzi ha disperso e sparso diverse poesie dedicate, per l’appunto, alla sua vita personale e alla sua autobiografia in riferimento alle sue aspirazioni e ai suoi desideri che ha avuto, sperimentato e vissuto durante la sua vita. Nonostante questa dispersione e nonostante lo spargimento delle poesie all’interno dell’opera poetica, io, B. C., giudico, l’opera poetica, postmoderna e profetica, di Mario Luzi, un’opera straordinaria e strabiliante. L’opera poetica è straordinaria perché contiene molte belle e splendide poesie, postmoderne e profetiche. Inoltre il libro è un’opera poetica strabiliante, perché contiene molti capolavori poetici assoluti che conferiscono ed esibiscono all’opera poetica un’aura personale e originale, tipicamente luziana. Io, B. C., ancora oggi, giudico e ritengo il libro poetico “Lasciami, non trattenermi” l’opera poetica, più riuscita e più alta, fra tutti i libri di poesie usciti nel primo decennio del XXI secolo. Infatti, secondo me B. C., quest’opera poetica si distingue da tutte le altre per la sua alta creatività e per la sua alta originalità. Infine io, B. C., ritengo che l’opera poetica in questione, non sia un’opera poetica postcontemporanea, perché in essa mancano del tutto i riferimenti ai problemi politici e sociali italiani e mondiali; caratteristica fondamentale che individua e specifica, invece, la poesia postcontemporanea. Io, B. C., ho fatto iniziare e risalire la poesia postcontemporanea intorno al 2010; ora, mi pare che essa si stia concludendo, dato che è già iniziata un’altra epoca postcontemporanea dominata dal clima impazzito, sconvolto e sconvolgente dei nostri tempi. Per questo motivo io, B. C., definisco la nuova e innovativa poesia postcontemporanea: Poesia Postcontemporanea Climatica perché deve avere lo scopo di diffondere e fare conoscere a tutti i lettori di poesie, tutte le preoccupazioni e le ansie che subiamo e viviamo, ogni giorno, quando sperimentiamo sulla nostra pelle e sulle nostre case, le tristi condizioni del clima devastante e distruttivo dei nostri giorni.

II

Introduzione e presentazione delle poesie della tematica.

“Le poesie autobiografiche” di Mario Luzi.

Io, B. C., ho rintracciato, individuato e ravvisato 5 poesie sulla tematica “Le poesie autobiografiche” di Mario Luzi, che il poeta ha sparso e disperso all’interno dell’intera opera poetica. Queste poesie sono le seguenti: la poesia n. 9, 10, 35, 42 e la poesia n, 54. Queste poesie sono, secondo me, B. C., assolutamente autobiografiche, anche se alcune di esse potrebbero confondersi con un residuo del sé di Gesù Cristo; ma chiarita la confusione con le poesie del sé di Gesù Cristo, io, B. C., dò inizio alle poesie che hanno per protagonista soltanto il sé del poeta. Io, B. C., penso e reputo che ciò che emerge, con chiarezza e nettezza, da queste 5 poesie autobiografiche sono tre grandi idee o concetti, fondamentali, particolari e care al grande poeta toscano. Queste tre idee fondamentali sono le seguenti. La prima idea è quella della edificazione della personalità umana, della dignità e della perfettibilità della persona umana che ogni uomo può e deve costruirsi nella sua esistenza personale storica e concreta. La edificazione della personalità umana comprende il concetto di edificare, cioè ogni uomo deve essere motivato e stimolato a raggiungere il proprio bene, sperimentare la virtù ed essere indotto a pensieri e a comportamenti virtuosi degni di essere presi a modello ed esempio per gli altri che gli stanno vicino e che hanno stima di lui. La seconda idea è quella della perfettibilità e perfezione della persona umana che ogni uomo può procurarsi nel corso della sua esistenza, grazie al suo lavoro e alla sua buona volontà. Concetto che Mario Luzi ha espresso e illustrato, molto bene, nel suo ultimo libro in prosa. Mario Luzi. Le nuove paure. Conversazione con Renzo Cassigoli. “Passigli editore” 2003. Infatti Mario Luzi a pagina 109 così scrive: “Io credo che tutto si modifichi continuamente e che questa modificazione sia anche il frutto del nostro lavoro per dar corpo e vita alle nostre aspirazioni, alle aspirazioni dell’umano. Io lavoro per questo, sapendo che siamo in una crisi perenne, che al momento, però, con un gioco di parole, definirei come una “crisi critica”, una crisi al quadrato”. E nella pagina seguente, pag. 110, ribadisce il suo concetto: “La disperazione non mi appartiene. So che ognuno di voi deve compiere la propria esperienza e vivere il proprio tempo col desiderio di mutarlo in meglio, e lavorando per questo.” Io, B. C., sono completamente d’accordo con questi pensieri di Mario Luzi. Da queste due idee e premesse, teoriche e parenetiche, luziane, secondo me, B. C., ne scaturisce e ne deriva una terza idea molto bella come conclusione delle prime due. Ne scaturisce, secondo me, una conclusione etica. Ogni uomo, per essere un uomo integro e una persona integerrima deve lottare, ogni giorno, per conquistarsi la propria autonomia morale, la propria indipendenza spirituale e la propria dignità etica, condizioni essenziali, per essere un buon uomo e un uomo di buona volontà e utile per tutta la società. Tutto ciò riporta alla celebre definizione di dignità umana, descritta e definita da Immanuel Kant, alla fine del suo libro. “Critica della ragion pratica” che termina con questa celebre massima. “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.” (Epitaffio di I. Kant, estratto dalla Critica della ragion pratica)”. In altre parole io, B. C., penso che sia giusto e corretto osservare e obbedire alle leggi della natura; e, in campo sociale, io, B. C., penso e reputo che sia, ancora più giusto, adempiere e ottemperare alle leggi dello Stato italiano; infine, nel campo etico e morale, io, B. C., consiglio a tutti di comportarsi bene secondo la propria legge morale interna e secondo le leggi etiche dello Stato italiano; come dice una massima latina: sub lege libertas; insomma è necessario obbedire alla legge del bene e della virtù che è dentro di noi e rispettare le leggi dello Stato italiano. Infine io, B. C., sono d’accordo con l’ideale etico e morale di Mario Luzi, secondo il quale, prima di ogni cosa ogni cittadino deve adoperarsi per il rispetto dei suoi doveri e deve lottare per difendere i suoi diritti. Il riferimento a I. Kant costituisce, ovviamente, un’antica tradizione culturale, etica e filosofica europea, ma sempre attuale e sempre valida, secondo me, ancora oggi in tutti gli Stati Europei, internazionali e negli Stati del mondo. Secondo me, B. C., il filo conduttore delle cinque poesie autobiografiche di Mario Luzi è quello di rievocare il passato ed è quello di accettare il suo presente. Il poeta si accorge di essere giunto ad una tarda età ed è, ora, pronto a fare i conti con la sua ultima fatica: la morte. Le poesie, dunque, tracciano il percorso fatto dal poeta partendo dalla sua gioventù e dai suoi principi morali di adulto per descrivere i sentimenti e le idee della sua tarda età, in un confronto continuo tra gioventù e vecchiaia (prima poesia); tra il transeunte e il divino (seconda poesia); tra la forza della gioventù e il malessere della vecchiaia (terza poesia); tra il giorno effimero e il tempo eterno (quarta poesia); tra l’immanentismo e il trascendentismo della vita divina ed eterna che rinasce (quinta poesia). Ma il poeta si sofferma, soprattutto, sulle sue condizioni psicofisiche della sua tarda età. Il poeta fa un consunto definitivo sulla sua vita; e M. Luzi così poeta nella prima poesia: “Non sapendo che il patto è già concluso/ tra ansia e finitudine/ e c’è pace terrena e ultraterrena, c’è.” La prima poesia, poesia n. 9, parte proprio dal suo presente; ma ritorna, subito dopo, nel suo passato e il poeta elenca quali furono i suoi capisaldi etici ed esistenziali acquisiti nella prima gioventù, e parlandosi in seconda persona, poeta. “Sta’ nei limiti tuoi, usa/ la calma, la perseveranza, / l’attenzione dei sensi, / della mente.” Questi principi etici sono validi ancora oggi, non solo per lui, ma sono validi, secondo me, per tutti gli uomini di buona volontà. In questo senso si può dire che la prima poesia è una poesia edificante per tutti, perché stimola a pensieri e a comportamenti virtuosi e degni di essere presi a modello. Il poeta si rivolge a sé stesso e si incoraggia a lottare per raggiungere e ottenere i suoi obiettivi così da poter realizzare tutti i suoi progetti esistenziali ed etici.

III

Introduzione, spiegazione e interpretazione alla prima poesia autobiografica di M. Luzi.

La 1a poesia, qui sotto riportata, della tematica autobiografica, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, sicuramente, la poesia n. 9 dell’intera opera poetica. Il poeta si rivolge a sé stesso, e parlandosi in seconda persona, si incoraggia a raggiungere “il tuo apice d’ascesa/ e d’altitudine”. Poi si esorta ad entrare “nella profondità dell’aria”. E poi si incita a spaziare “nella tenebra del mare”. Ma ciò che più conta per lui è di evitare di tuffarsi, nelle sue azioni, a capofitto, cioè badando a evitare “i gorghi”. Infine il poeta ritorna in sé stesso e, guardandosi attorno, vede la sua terra (in questo caso, secondo me, intende Firenze) e prega la città di mantenere in vita il suo nome e la sua opera, finché “tutto sia compiuto”. Io, B. C., penso che Firenze abbia mantenuto e rispettato l’invocazione del poeta perché la città gli ha dedicato e intitolato una bella strada su Lungarno.

Testo della prima poesia autobiografica.

(Poesia n. 9. Pagine 36 – 37)

                                               Alzati a volo fin che puoi, raggiungilo

                                               qualunque sia

                                                                       il tuo apice d’ascesa

                                               e d’altitudine, discendi

                                               poi nella profondità dell’aria

                                               e nella tenebra del mare

                                               non però a capofitto, attento!

                                                                                               evita i gorghi

                                               d’oscurità

                                                               da cui è difficile riemergere

                                               e di essi dire ti è negato-

                                                                                      lo sappiamo.

                                               Sta’ nei limiti tuoi, usa

                                               la calma, la perseveranza,

                                               l’attenzione dei sensi,

                                               della mente- questo dicono

                                               esperti consiglieri alla mia insufficienza

                                               non sapendo che il patto è già concluso

                                               tra ansia e finitudine

                                               e c’è pace terrena e ultraterrena, c’è.

                                               Di te molto, mia terra,

                                               mi è inciso

                                               nell’anima e nel viso,

                                               mi è scritto nelle carni,

                                               ma tu di me rechi pure qualche traccia,

                                               ti prego, non polverizzarla

                                               del tutto, finché tutto sia compiuto.

Introduzione, spiegazione e interpretazione alla seconda poesia autobiografica di M. Luzi.

La 2a poesia, qui sotto riportata, della tematica che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è, senza dubbio, la poesia n. 10. Il poeta riprende lo stesso tema che già aveva trattato nella celebra poesia: Come tu vuoi. Anche in questa ultima poesia il poeta si rivolge a un Lui (che dovrebbe essere Dio) e gli confessa che la sua compresenza è una “non indesiderata compagnia”. Ma ciò che più affligge il peta è il pensiero fisso della morte: “Ossessiva tuttavia fisso, il pensiero della morte”. Il poeta infine con un rapido flashback ritorna con la sua memoria ai suoi ricordi che ancora oggi popolano la sua mente. E infine il poeta si chiede: “lui chi veramente era?”. La poesia rivela tutta la tristezza degli ultimi anni della vita del poeta. Una vita solitaria, ma anche piena di eventi straordinari come la nomina a Senatore a vita della Repubblica italiana.

Testo della seconda poesia autobiografica.

(Poesia n. 10. Pagina 38)

                                               Lui solo in quella solitaria casa

                                               coabitava con lui,

                                                                           lo seguitava

                                               dovunque e in ogni istante,

                                                                                           gli teneva

                                               non indesiderata compagnia,

                                               ossessiva tuttavia, fisso, il pensiero della morte.

                                               Lui solo ma in lui quante esistenze

                                               sue ed altrui, semenze

                                               piovute chissà quando

                                               nella tumultuaria lontananza

                                               del tempo e dello spazio

                                               popolavano quelle vuote stanze –

                                               se non che signora

                                                                             occulta

                                               del luogo era memoria,

                                               memoria di memoria

                                               fino alla prealba della mente

                                               e della materia –

                                               e lui? lui chi veramente era?

Introduzione, spiegazione e interpretazione alla terza poesia autobiografica di M. Luzi.

La 3a poesia, qui sotto riportata, della tematica autobiografica che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato è la poesia n. 35. In questa poesia, il poeta descrive il suo stato d’animo momentaneo e passeggero di tristezza. Egli immagina di volare alto fino a raggiungere uno stormo di uccelli, e da lassù il poeta guarda ciò che succede sulla Terra; e si accorge che “la furente sparatoria non giunge fino a lui”. Il poeta non sente il frastuono e il fragore che gli umani svolgono e mettono in pratica per assicurarsi il pane, il divertimento e la felicità dell’esistenza quotidiana. Però accusa un malore; poi vede una stilla di sangue che gli cola; ma, soprattutto, percepisce che il suo vigore giovanile cede alla vecchiaia. E infine si accorge che “la forza mi vien meno”. E inoltre gli sembra di precipitare sul selciato, pesante come fosse di piombo. A questo punto la depressione è molto alta cosicché il poeta invoca una rapida rinascita: “Oh Dio del mondo/ quando sarò rinato?” Il poeta invoca la morte per liberarsi dei mali dell’ultima vecchiaia e voler rinascere a nuova vita. La poesia, ancora una volta, riafferma tutta la fiducia che Mario Luzi poneva nella Chiesa cattolica di Roma e ribadisce tutta la perseveranza della sua fede che il poeta riponeva in Dio.

Testo della terza poesia autobiografica.

(Poesia n. 35. Pagina 78)

Nello stormo

                                               In alto, ancora,

                                               ancora un poco,

                                                                        ecco,

                                               quassù non giunge

                                               la furente sparatoria

                                               ma attento, attento,

                                               ahimè questo bruciore

                                               tra le piume, quella stilla

                                               di sangue che mi cola,

                                               ecco cede la lena,

                                               la forza mi vien meno,

                                                                                   sì, sono io

                                               quel grumo

                                               che crolla a piombo sul selciato…

                                               Oh Dio del mondo

                                               quando sarò rinato?   

Introduzione alla quarta poesia autobiografica.

La 4a poesia, qui sotto riportata, della tematica autobiografica, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la numero 42. La poesia esprime pienamente la dicotomia fra il giorno effimero e il tempo eterno. Il poeta taglia, da un lato, il giorno di prigionia e, dall’altro lato, ritaglia l’essere e il suo splendore. Il poeta, nella prima parte della poesia, descrive il giorno che si scioglie dentro la sua durata. Nella seconda parte della poesia, il poeta descrive il tempo eterno che assorbe e prende con sé, i piccoli mortali. Per Mario Luzi, l’Eterno, nel suo eterno fiato, ignora noi, nella nostra nullità.

Testo della quarta poesia autobiografica.

(Poesia n. 42. Pagina 95)

                                               Il giorno di prigionia

                                               non ebbe storia,

                                               minuto per minuto

                                               calò dentro la sua durata –

                                               ne sentì uggia e rimorso

                                                il sangue nelle vene,

                                               rammarico la mente,

                                               limio la dura tempra,

                                               però nulla si spense

                                               dell’essere e del suo splendore.

                                               Fu certo, questo,

                                               finanche ai più avviliti

                                               dall’alta dismisura; ci ignorava

                                               forse, ma nella nostra

nullità ci riassumeva

in sé, nel suo eterno fiato.

Introduzione alla quinta poesia autobiografica.

La 5a poesia, qui sotto riportata, della tematica autobiografica, che io, B. C., ho rintracciato, rilevato e ravvisato, è, senza dubbio, la poesia n. 54. Questa poesia, effettivamente potrebbe confondersi con il sé di Gesù Cristo. Ma io, B. C., affermo e stabilisco, una volta per tutte, che non si tratta del sé di Gesù Cristo ma del sé del poeta per due motivi.  Il primo motivo è dato dalla composizione di questa poesia scritta, molto tempo dopo la redazione del componimento poetico-religioso La Passione (1999). Il secondo motivo è dato dal fatto che Mario Luzi redarguisce sé stesso e non può redarguire il sé di Gesù. Dunque una volta stabilito che il poeta si riferisce a sé stesso, il poeta afferma che, nel suo profondo essere e nella sua tarda età, si sente di essere malandato, come Gesù crocifisso, e per questo motivo si affligge “me ne affliggo e me ne escrucio”. Ma, inaspettatamente, il poeta sente risuonare nell’aria il grido resurrexit, cioè si sente rinascere a nuova vita. Quindi anche in questa poesia il poeta avverte in sé stesso la dicotomia fra la vita e la morte e fra il bene e il male, come il poeta afferma nel finale della poesia. “Nel punto/ cruciale del mio grembo/ che avveniva il bene e il male”.

Testo della quinta poesia autobiografica.

(Poesia n. 54. Pagina 107)

                                               In me,

                                                         nel cuore mio profondo,

                                               nel punto

                                                              imo ed intestino,

                                               equo da ogni possibile distanza,

                                               ivi, nell’ombelico

                                               del tempo dal principio

                                               fu in un grido

                                               detto il verbo crucifige,

                                               me ne affliggo e me ne escrucio,

                                               l’onta non si cancella, brucia,

                                               l’abominio non ha rimedio.

                                               Se non che

                                               meravigliosamente

                                                                             trasalì

                                               nell’ignoto sole

                                               il grido resurrexit

                                                                           ed era ancora

                                               in me, nel punto

                                               cruciale del mio grembo

                                               che avveniva il bene e il male.

IV

Analisi del contenuto.

Il messaggio delle poesie.

Il messaggio delle 5 poesie, dedicate alla biografia del poeta, rappresentano e indicano, con chiarezza e nettezza, il percorso interiore del poeta dalla sua gioventù fino alla sua tarda età. Il poeta si auto ascolta, si auto percepisce e si auto ispeziona. Alla fine del viaggio il poeta, si avvede che l’unica cosa che gli rimane è la dicotomia, da un lato, la gioventù e, dall’altro lato, la vecchiaia; e la dicotomia fra il bene e il male.

La tesi delle poesie.

La tesi delle poesie autobiografiche è, secondo me, B. C., quella di rappresentare e interpretare il percorso interiore che il poeta fa in sé stesso e con sé stesso a ritroso: dal presente al passato e dal passato al presente. Ma la tesi più importante delle 5 poesie è, secondo me, B. C., quella di tagliare e separare, da un lato, la gioventù dalla vecchiaia, e, dall’altro lato, il poeta distingue e divide il bene dal male. L’altra dicotomia che il poeta scopre e rivela nella vecchiaia è quella fra l’Essere e l’apparire della vita. Il poeta, come tutti gli altri uomini, si sofferma a descrivere l’apparire della vita e del visibile; ma non ci dice niente dell’invisibile, e dell’Essere creato da Dio perché anche il poeta sconosce la vera realtà dell’essere di Dio.

Ma la grandezza della poesia di Luzi sta proprio in questo: Mario Luzi vuole descrivere e interpretare il visibile e la vita, e vuole tentare di rappresentare l’invisibile e l’Essere creato da Dio.

V

Analisi della forma.

Genere e metrica delle poesie.

Il genere delle 5 poesie autobiografiche è, sicuramente, il genere di poesia postmoderna, con i suoi versi a gradini o ad incastro, che formano strofe mobili e allungate. La metrica delle poesie è formata da versi liberi ma ricchi di rime interne e molte allitterazioni che conferiscono alle poesie un ritmo veloce e sdrucciolevole, grazie anche alla punteggiatura, quasi regolare, ma sempre varia e variegata.

Il linguaggio e la lexis delle poesie.

Il linguaggio delle poesie è, come al solito, alto e ricercato, raffinato e originale, come nella migliore scrittura luziana, perché composto da parole rare e difficili come il verbo escrusciare e poi perché il linguaggio poetico è frammisto, anche, con parole latine come crucifige e resurrexit. La lexis delle poesie è, come di consueto, ricca di frasi cataforiche, di domande retoriche e di periodi ipotattici che conferiscono alle poesie uno stile sinuoso e articolato.

La bellezza delle poesie.

La bellezza delle 5 poesie autobiografiche consiste, secondo me, in almeno 4 fattori di fascino poetico. Il primo fattore di bellezza è costituito dal fatto che ogni poesia è diversa dalle altre, senza soluzione di continuità. Ognuna di esse esprime il punto di vista particolare del poeta. Questa diversità e divergenza delle poesie è, però, attenuata e mitigata dalla forma postmoderna, allungata e mobile, che le 5 poesie hanno in comune. Il secondo fattore di bellezza sta nel fatto che le poesie sono costruite con una lexis forbita, ricamata, articolata, estroversa e fantastica. Il terzo fattore di bellezza si manifesta nel fatto che il poeta distingue la sua gioventù dalla sua vecchiaia e opera anche una dicotomia fra l’apparire effimero della vita e l’eterno splendore dell’Essere, creato da Dio. Il quarto fattore di bellezza consiste nel fatto che il poeta sa, ormai, che è prossimo alla meta finale della sua vita. Il poeta, vicino alla sua morte, non può fare altro che lanciare il suo grido di dolore e di malessere della sua anima, dal momento che essa è tormentata dal pensiero fisso della morte come scrive il poeta: ossessiva tuttavia, fisso, il pensiero della morte.

Finale.

Il mio giudizio finale e personale sulle 5 poesie autobiografiche di Mario Luzi si rifà al tono emotivo delle poesie, le quali esprimono, con sincerità, il malessere che il poeta viveva nella sua vecchiaia. Ma il poeta ha in serbo la sua grandissima fede nella rinascita in Dio, come scrive nell’ultima poesia quando sente gridare nell’aria. Se non che/ meravigliosamente/ trasalì/ nell’ignoto sole/ il grido resurrexit. Io, B. C., penso e suppongo che questo grido di speranza da parte di Mario Luzi sia stata la sua grande forza morale e religiosa che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Infine io, B. C., penso che la bellezza di queste poesie autobiografiche sia una bellezza riflessiva e meditativa sulla vita e sulla morte e quindi è una bellezza, non gaia né briosa, ma sottile, delicata, melanconica e soave.

Modica, 29 febbraio 2024                                            Prof. Biagio Carrubba

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