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IO, BIAGIO CARRUBBA, HO IL PIACERE DI ANNUNCIARE LA NASCITA DEL MIO NUOVO GRUPPO DEDICATO ALLA BELLEZZA DELLA POESIA LATINA. ELENCO ALCUNI BRANI DI ALCUNI AUTORI LATINI CHE MI SONO PARTICOLARMENTE PIACIUTI DURANTE IL MIO STUDIO DELLA LETTERATURA LATINA. IO, B. C., GIUDICO E CONSIDERO LA LETTERATURA LATINA UNA TRA LE PIU’ BELLE LETTERATURE DELLA STORIA DELL’UMANITA’, PER CUI NON RIMPIANGO TUTTO IL TEMPO IMPIEGATO NELLA LETTURA E NELLO STUDIO DEI POETI E DEI SCRITTORI LATINI PERCHE’ QUESTI POETI E QUESTI SCRITTORI LATINI MI HANNO TRASMESSO E COMUNICATO TUTTA LA LORO GENIALITA’, LA LORO ARTE, LA LORO FANTASIA E LA LORO BELLEZZA, DI CUI IO ANCORA NE GODO E NE PERCEPISCO TUTTA QUANTA LA LORO BELLEZZA. QUESTI AUTORI E POETI HANNO RIEMPITO TUTTO IL MIO ANIMO DI SQUISITA PIACEVOLEZZA, ESTETICA ED ESTATICA, E DI ALTA BELLEZZA POETICA CHE IO, ANCORA, RICORDO E PERCEPISCO CON PIACEVOLEZZA E GRADEVOLEZZA. IO, B. C., HO SCELTO DI PUBBLICARE COME SECONDO AUTORE POETA LATINO G. V. CATULLO (84 a.C. – 54 a.C.).
LA BELLEZZA DELLA POESIA LATINA (2).
DA “I CANTI” di G. V. CATULLO (84 a.C. – 54 a.C.). I CARMI PIU’ BELLI DEDICATI, ISPIRATI E CENTRATI SU LESBIA. CARMI DI CATULLO.
Introduzione.
La poesia latina, dopo gli inizi storici con Ennio e con Lucilio, ricominciò, alla grande, con i poeti neoterici e con il bel canzoniere di Gaio Valerio Catullo che, per fortuna, ci è pervenuto per intero. E’ un canzoniere lirico – amoroso dettato a Catullo dal suo amore e dalla sua passione per la giovane amante, di nome Clodia, già sposata con Metello Celere, ma che Catullo chiama col nome di Lesbia, in onore e in omaggio alla poetessa greca Saffo. Il canzoniere, che ha per titolo “I CANTI”, contiene anche tanti altri bei carmi ispirati e centrati su altri temi, come: l’amicizia, la società civile, il Carpe Diem, i canti di nozze e la politica a lui contemporanea. Tutti questi temi anticipano gli argomenti e le tematiche che saranno poi ripresi dai grandi poeti lirici, epici ed elegiaci come: Orazio, Virgilio, Tibullo, Properzio e Ovidio. Catullo canta anche il lamento per il fratello morto in Bitinia, nel carme numero 101. Questo carme, molto bello e famoso, è l’elogio funebre per il fratello morto nella Troade e ripreso dal grande poeta Ugo Foscolo. Ma le poesie più belle, più graffianti e più dilettosi rimangono quelle dedicate e incentrate su Lesbia, nelle quali Catullo fa trasparire, in modo evidente, ancora oggi, a distanza di 21 secoli, tutta la veemenza, la rabbia, l’impeto, la passione e l’amore di Catullo per lei. Infatti Catullo esprime in molti carmi una vasta varietà di sentimenti molto forti che provava per Lesbia: la gelosia, la rabbia, la passione e l’amore. Ma lei non lo ricambiava per niente: era fedifraga (per natura) e insensibile all’amore del poeta e lei non rinunciò mai a farsi copulare da tanti altri. Concetto ben espresso da Luca Canali nella ”Antologia della Poesia Latina”, che così scrive a pagina 181: “E tutti i sentimenti, amore e odio, gioia e disperazione, tenerezza e malinconia, entusiasmo e raccoglimento, vivono in questa poesia cui non è possibile chiedere una più riposata meditazione senza fraintenderne il significato”. La poesia di Catullo, dopo l’esperienza dei poeti preneoterici e neoterici fra i quali spiccavano Lutazio Catulo, Valerio Edituo e Levio Melisso, riprese le tematiche di questi poeti chiamati da Cicerone, con disprezzo, “Neoteroi”. Infatti Cicerone seguace della poesia di Ennio denigrò la poesia dei poetae novi definendoli Cantores Euphorionis. La traduzione esatta di neoteroi è però “poeti moderni”. La poetica di questi poeti nuovi era una sintesi delle idee di Callimaco e del nuovo modo di poetare a Roma, dove i poeti neoterici introdussero il distico latino. Il latinista Luca Canali spiega molto bene le caratteristiche della nuova poesia dei nuovi poeti, che a pagina 32 – 33 della “Storia della poesia latina” così scrive: “La sua poetica, quella dei poetae novi: componimenti brevi, raffinatezza ma anche energia dello stile, spregiudicatezza nei contenuti e disimpegno politico. E su tutto un inesausto labor limae” […] . E Roma si era sempre fondata sul mos maiorum, sull’impegno politico, sull’espansione militare, su di una religione statale e sulla castità dell’amore coniugale”. La poetica dei poeti nuovi, a sua volta, era stata importata dalla poetica del grande scrittore cirenese Callimaco che nelle sue opere aveva indicato le caratteristiche della poesia innovativa rispetto alla poesia epica tradizionale. Le tre caratteristiche nuove della poesia innovativa – alessandrina erano: brevità, raffinatezza e dottrina. Queste caratteristiche nuove furono studiate, assimilate e importate dai poeti nuovi latini di cui Catullo diventò il poeta più famoso, più esperto e l’interprete più innovativo fra i poeti romani. Io, Biagio Carrubba, ho riletto il canzoniere lirico – amoroso di Catullo con piacere e con diletto, a distanza di vent’anni quando lo lessi per la prima volta. Allora mi piacque molto ed oggi mi piace ancora di più, perché lo trovo, ancora oggi, piacevole e dilettevole, lodevole e vivace, per la varietà e per l’intensità dei sentimenti espressi. Credo che ciò sia dovuto alla capacità di Catullo di esprimere le sue varie e contraddittorie emozioni in modo brioso ed immediato. Credo, inoltre, che la bellezza di questo canzoniere derivi dall’uso del “tempo presente” dei verbi che lo mantengono ancora vivo e vivace a distanza di 21 secoli, come se il tempo si fosse fermato al momento in cui Catullo lo scrisse. Questa mia riflessione l’ho trovata confermata, anche, da Alfonso Traina che nella introduzione ai CANTI di Catullo, a pagina 39, così scrive: “da una parte l’accentuazione del rapporto dialogico, la presenza e l’importanza degli indicatori di I e II persona, il continuo riferimento alla situazione di enunciazione veicolato dai deittici e dal presente verbale, la presenza e l’importanza della enunciazione, cioè i mezzi messi in opera dallo enunciatore per influire sul comportamento del partner …”. Io, Biagio Carrubba, credo che un altro motivo di bellezza sia dovuto alla forma chic dei carmi. Una forma originale e modellata sulla brevità e sulla leggerezza callimachea (leptòn: esile, sottile). Infatti i canti di Catullo sono brevi, eleganti, raffinati e hanno uno stile tutto personale e creativo. Secondo me, Catullo è riuscito, molto bene, a trasportare e a trasformare la leptòn callimachea (leggerezza) nel lepidus latino (aggraziato, piacevole). La leggerezza di Callimaco e il lepidus di Catullo sono diventati in italiano lepidezza che vuol dire battuta, spirito, arguzia, facezia.
MODICA, 21/10/2024
PROF. BIAGIO CARRUBBA








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