CARME 76
Se il ricordo del bene compiuto in passato
dà piacere al pensiero d’essere stati giusti,
di non aver mai tradito, e offeso il nome divino
per ingannare l’uomo, mai in nessun rapporto,
molte gioie t’aspettano, e per molti anni, Catullo,
per questo amore senza gratitudine.
Perché quanto gli uomini ad una persona
dire e fare il bene, tu lo hai detto e lo hai fatto.
Tutto è morto, donato a uno spirito ingrato.
Perché allora continui a torturarti?
Perché non ti fai forte, ti stacchi da questo, ritorni,
senza essere più infelice, se gli Dèi no lo vogliono?
E’ difficile, ad un tratto, un lungo amore, lasciarlo.
E’ difficile, sì, ma devi farlo. E come vuoi tu.
E’ la sola salvezza. E tu devi vincere, devi.
Cerca di farlo, se puoi, e anche se non puoi.
O Dèi, se è divino avere pietà, se mai soccorreste
qualcuno sulla terra nell’ora della morte,
guardatemi. Io sono infelice. E se la mia vita fu pura,
strappate questa malattia mortale,
che penetra nelle fibre acuta come un torpore
e mi toglie dal cuore tutto il gusto di vivere.
Non chiedo, no, che lei mi possa riamare,
e che diventi pura, perché non è capace:
io ho voglia di stare bene, guarire dal mio tetro male.
Datemi questo, o Dèi, per la mia fede.
CARME 79
Lesbio è il bello. Eh già, se Lesbia lo preferisce
a Catullo e a tutta la sua gente.
Ma il bello venda Catullo e tutta la sua gente
se chi lo conosce arriva al terzo bacio.
CARME 83
Lesbia dice di me, col marito, ogni male possibile;
ciò manda in visibilio quello scemo.
Mulo, quanto capisci. Se facesse, se mi scordasse,
sarebbe senza febbre. Invece strilla e vocia.
Ricorda, se ricorda! E ciò che va nel profondo,
è arrabbiata. Un febbrone che la cuoce.
CARME 85
Odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so,
sento che avviene e che è la mia tortura.
CARME 86
Per molti, Quinzia è bella. Per me, è splendida.
Alta e dritta. Accordo sui particolari.
Sulla sintesi bella no. Il fascino manca.
È un corpo vasto totalmente insipido.
Bella è Lesbia. Perché è bellissima tutta,
ogni grazia ha rubato a tutte quante.
CARME 87
Nessuna donna può dire d’essere stata amata
davvero, come tu, Lesbia, sei stata amata.
In nessun patto umano ci fu la purezza di cuore
che questo amore mio ti ha rivelato.
CARME 92
Lesbia, sparla, non smette mai di sparlare
sul mio conto. Che io crepi se non mi ama.
Sintomi uguali per me. Io la stramaledico
ogni giorno. E che io crepi se non l’amo.
CARME 101
Venuto tra tante distese di genti e di acque,
ti reco, o fratello, l’offerta di un rito dolente
per rendere l’omaggio supremo dovuto alla morte
e dire vane parole al tuo cenere muto,
poiché la fortuna mi tolse la tua umana presenza,
sventurato fratello a me ingiustamente rapito.
Ma questo, che è antico costume dei padri,
con l’ultimo triste saluto rivolto alla tomba,
accoglilo asperso di molto pianto fraterno,
e ancora, o fratello, salute in eterno e addio.
CARME 107
Il sogno, il desiderio, contro ogni speranza, appagato,
è la gioia dell’anima più vera.
Così anche a me tu dai una gioia più cara dell’oro,
tornando, Lesbia, quando più ti bramavo,
e ti bramavo senza sperare, e tu vieni da te,
per me. Giorno di privilegio, questo.
Chi è così fortunato? Che cosa si può sulla terra
desiderare più della mia vita?
CARME 109
Vita mia, mi fai sperare questo amore nostro
in letizia perpetua, senza ombre.
Dèi grandi, fate che possa promettere il vero,
che lo dica col cuore, con purezza,
e ci sia dato continuarlo per tutta la vita
questo patto d’amore, senza fine.
Finale
Sento ancora, come vivi e gustosi, i baci dati da Catullo a Lesbia; immagino le sue sfuriate di gelosie, i suoi lamenti e le sue frustrazioni, e rivivo anche la gioia e la felicità vissute da Catullo con Lesbia. Insomma, io, Biagio Carrubba, rileggendo il canzoniere di Catullo, ho provato, ancora una volta, una grande sensazione estetica ed ho riprovato, anche, un gran diletto culturale, passionale e poetico. Credo, infine, che un altro motivo che contribuisce a creare la venustà dei carmi di Catullo sia il fatto che tutti noi lettori, chi per poco tempo chi per molto tempo, abbiamo provato gli stessi sentimenti dispiegati e descritti da Catullo. Infatti, io Biagio Carrubba, credo che i sentimenti, tristi e drammatici o leggeri e lepidi, di Catullo abbiano la forma, la lepidezza e una tensione emotiva forte che rinnovano una catarsi che ritorna e si ripete ancora oggi.
Modica 21 / 10 / 2024
PROF. BIAGIO CARRUBBA







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