6a ELEGIA
“ELEGIE DELLA VECCHIAIA”, di MASSIMIANO,
ILLUSTRE POETA SCONOSCIUTO DEL VI SEC. d.C.
VI
Sintesi della VI elegia
Il poeta, nell’incipit della VI ed ultima elegia, ritorna al tema iniziale della vecchiaia con cui si era aperta la prima elegia:
“Vecchiaia età verbosa, cessa, ti prego, i tuoi meschini lamenti.
Vuoi forse scoprire ancora i tuoi difetti?”
A questo punto comincia l’epilogo finale di tutta l’opera. Il poeta rivolgendosi alla vecchiaia dice che essa conduce alla morte, ma se la morte è uguale per tutti, la vecchiaia è diversa per tutti. Ognuno la deve percorrere nel miglior modo possibile e superarla con un rapido passo deciso. Ed ecco l’ultimo distico elegiaco di tutta l’opera, nel quale il poeta riprende il discorso in prima persona e chiude con un finale inaspettato il filo dei suoi ricordi e di tutta la sua vita:
“Ed ora io, infelice, mi alzo come una tomba già pianta,
ma credo che, pur defunto, per questa parte, vivrò”.
Un finale bello, ma inaspettato, perché il poeta, rispetto alla prima elegia, dove invocava la morte, ora, alla fine della sua vita, ha capito che la vecchiaia, per quanto brutta, triste e insopportabile, fa parte della vita stessa che bisogna vivere fino all’ultimo giorno. L’epilogo, quindi, è molto importante perché il poeta rinfrancato dalla sua opera poetica vuole vivere fino alla fine dei suoi giorni. E spera che la sua stessa opera lo faccia vivere oltre la sua stessa morte. Tesi che si avvicina molto a quella espressa da Agozzino nel suo bel libro su Massimiano che nel commento della sesta elegia così scrive:
“La ghirlanda di queste elegie qui si chiude con la finale gnome della consapevolezza: non più inutili pianti. Il pianto aggiunge danno a danno e reduplica la sciocca ribellione dell’uomo a ciò che “è”. (Da Massimiano a cura di T. Agozzino, Bologna 1970 pag. 333).
Nota di commento
Mi pare che la bellezza dell’opera elegiaca di Massimiano sia dovuta alla capacità dell’autore di descrivere con cruda realtà la vecchiaia e sia alla capacità di esaltare la concezione filosofica del naturalismo biologico insita nella natura, escludendo così ogni sorta di finalismo teologico sia della religione cattolica sia del politeismo pagano, rimanendo così nell’alveo della concezione materialistica della natura. Ma ciò che rende questa opera bella ed originale è, senza dubbio, l’invito al classico carpe diem dettato questa volata da una fanciulla greca che invita il poeta a non disertare il piacevole gioco amoroso anche se affrontato in tarda età. Il fascino deriva, inoltre, dall’elogio alla mentula e alle vergini, che si sottomettono volentieri e sopportano con piacere i dolori della prima notte della mentula. Un altro motivo di fascino è l’uso della metonimia e della sineddoche, che rappresentano e manifestano l’elogio perenne e vivo all’Amore universale e naturale che dà la vita a tutti gli esseri di questa terra.
Finale.
Le sei elegie “Elegie della vecchiaia” dell’illustre e sconosciuto poeta latino Massimiano presentano moltissimi problemi testuali che soltanto i grandi latinisti, nel corso dei decenni passati, hanno cercato di risolvere, ma ancora alcuni nodi non sono stati risolti. Non si è capito, per esempio, chi sia stato veramente Massimiano e sono ancora incerte le sue date di nascita e di morte. Più incerta è la data di composizione delle sei elegie, comunque pare certo che tutta l’opera sia stata composta tra il 545 d.C. e 555 d.C. Gli studiosi poi hanno dato diverse interpretazioni al testo e alle maggiori figure vere o simboliche presenti nelle elegie come: Licoride, Aquilina, Candida, la fanciulla greca e per finire Boezio, del quale ancora si discute se sia il grande filosofo latino o un amico del poeta che ha lo stesso nome. Comunque stiano le cose, io Biagio Carrubba, lascio, volentieri, allo studio dei grandi latinisti che, in questi decenni, hanno pubblicato diverse opere di spiegazioni e chiarimenti sulle sei elegie, come ha fatto il grande poeta latinista Alessandro Fo. Io, Biagio Carrubba, non mi cimento, certamente, con le sottili analisi linguistiche e testuali delle elegie fatte dai professionisti del latino, mi limito solo a pubblicare la V e la VI elegia perché reputo l’intera opera elegiaca molto bella e degna di essere pubblicata e letta con piacere da tutti gli amatori della poesia latina.
Testo della VI elegia.
Vecchiaia età verbosa, cessa, ti prego, i meschini lamenti.
Vuoi forse scoprire ancora i tuoi difetti?
Basti l’aver appena toccato l’indegna vergogna:
trattare più e più volte le proprie colpe rappresenta una colpa.
È uguale per tutti la via che conduce alla morte, ma non unico
è il modo di vivere e di morire per ciascuno.
Per questa via vecchi giovani e fanciulli ugualmente sono trascinati,
su questa strada il nudo mendico sarà pari ai ricchi.
Allora quel cammino che è da sempre percorso e per nessuno evitabile,
conviene superare con rapido deciso passo.
Ed ora infelice mi alzo come da tomba già pianta,
ma credo che, pur defunto, per questa parte, io vivrò.
MODICA, 28 / 06/ 2025 PROF. BIAGIO CARRUBA









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