2a ELEGIA
ELEGIE DELLA VECCHIAIA”, di MASSIMIANO,
ILLUSTRE POETA SCONOSCIUTO DEL VI SEC. d.C.
II
Sintesi della seconda elegia.
Il poeta, nell’incipit della seconda elegia, presenta la donna da lui amata nel corso della sua vita. Il nome di questa donna è Licoride, e così la introduce:
“Ed ecco Licoride la bella da me troppo amata,
con cui ebbi uno stesso cuore, una sola vita”.
Il poeta comincia a lamentarsi di Licoride perché lei lo ha lasciato ed abbandonato e lo reputa troppo vecchio, anzi lei fa di tutto per disprezzarlo. Lei si ritiene ancora giovane e cerca altri uomini più giovani e lancia verso il poeta molteplici imprecazioni. Il poeta si rammarica di questo abbandono e così sconsolato commenta:
“Nulla è ormai tutto quello che vissi: ogni cosa
trascina con sé scorrendo il tempo e l’ultima ora”.
Il poeta invidia i giovani che sono gioiosi del loro amore, mentre i vecchi sono abbandonati dalla loro virilità e hanno dimenticato i loro amplessi. Allora il poeta si chiede: forse le donne vivono solo il presente, come le bestie? Infatti Licoride ha abbandonato il poeta per un futuro non certamente sperimentato. Il poeta ricorda a Licoride che lui un giorno le era piaciuto:
“Se ora non sono valido, tu ricorda che un dì io fui pieno di vigore
sia sufficiente perché ti piaccia, che una volta ti piacqui”.
Il poeta termina l’elegia con un struggente appello a Licoride:
“Il riguardo vinca la passione, una dolce devozione succeda all’amore:
vale di più la ragione, sempre del cieco istinto.
Con queste parole lacrimevoli piangemmo, l’annosa età:
è gravoso lungamente ricordare quello che ci addolora”.
Finisce con questi versi la seconda elegia.
Nota di commento.
Io, Biagio Carrubba, credo che da questa seconda elegia venga fuori la tesi fondamentale di tutta l’opera e cioè che il poeta ama ed ha amato soltanto una donna veramente fra i tanti amori che ebbe, e spera ancora di ritornare da lei perché la considera il suo vero amore, tanto che nel finale dell’elegia il poeta vuol tornare con lei anche se non come marito o come convivente, almeno come padre. Si evince da questa elegia che il poeta preferisce un amore lungo e fedele ad un amore intenso, breve e furtivo.
MODICA, 28/06/2025 PROF. BIAGIO CARRUBBA








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