Tredicesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., mi chiedo e vorrei sapere: Roberto Benigni quando finirà di leccare il sedere ai papi e alla chiesa Cattolica di Roma? Dov’è andato a finire il suo ateismo? Ha perso forse tutta la sua memoria di comunista e di ateo? Ha scordato di avere girato e interpretato “Il Pap’occhio”, un film sarcastico e ironico, nei confronti del Papa di allora? Io, B.C., sono ateo e fiero di essere ateo e di aver scritto un bellissimo inno all’Ateismo. Io, B. C., preferivo il Benigni degli anni ’70 – ’80, quando a Roma, il 16/06/1983, sollevò, nelle sue braccia, Enrico Berlinguer, in una manifestazione della FGCI per la pace. Mi piacque Roberto Benigni, anche, quando recitò nel programma televisivo, divertente e ironico, “L’altra domenica” di Renzo Arbore. Roberto Benigni mi piacque molto nel film “Non ci resta che piangere” con Massimo Troisi del 1984. Inoltre, Roberto Benigni mi piacque molto, anche, nel film da lui diretto “La vita è bella”. Poi lo trovai interessante e utile quando recitò e interpretò La Divina commedia di Dante Alighieri. Dopo tanti successi laici, Roberto Benigni cominciò a studiare e a propagandare lezioni e spettacoli dedicati a vari personaggi della chiesa cattolica di Roma. L’ultimo personaggio che Roberto Benigni ha portato in TV è stato san Pietro. Ebbene, io, B. C., dico e affermo che questo ultimo Benigni che si è offerto alla chiesa cattolica di Roma e ai Papi, non mi piace più, perché era più bello, più interessante e più divertente, quando faceva e interpretava l’attore comico, ateo, laico e comunista.
Modica, 27/12/2025
Quattordicesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., ho visto, ho ascoltato e ho constatato, tramite alcuni servizi televisivi della RAI, che il magistrato Antonio Di Pietro, ex sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano, ha deciso di far parte del comitato per il Sì al Referendum Costituzionale della Riforma della Giustizia, voluta, proposta e approvata dal governo di centro destra, dal Ministro Carlo Nordio e dalla para e post fascista Premier Meloni. Il Magistrato Di Pietro, com’è noto, ebbe la sua grande esperienza e ottenne la sua grande notorietà, durante il processo Enimont, iniziato nel 1992, contro la corruzione politica e partitica; processo chiamato anche “mani pulite”, durato dal 1992 al 1994, quando, alla fine del processo, il Pubblico Ministero A. Di Pietro si dimise dal processo Enimont e dalla Magistratura. Io, B. C., devo confessare e rivelare che mi è dispiaciuta molto, l’adesione, la partecipazione e l’impegno di A. Di Pietro a far parte, come membro del comitato per il Sì, al prossimo Referendum Costituzionale della Riforma della Giustizia, perché speravo e auspicavo che il grande Magistrato A. Di Pietro si schierasse per il No sul Referendum della Controriforma sulla Magistratura e sulla Riforma del Ministero della Giustizia. Io, B. C., provo, ancora oggi, dispiacere e mestizia per l’adesione, per la partecipazione e per l’impegno di A. Di Pietro al comitato per il Sì al referendum, perché speravo che il Magistrato Antonio Di Pietro avesse fatto un gran balzo in avanti, passando, per sempre, dal centro destra al centro sinistra. Ora. Io, B. C., mi rendo, però, conto che il gran balzo di Antonio Di Pietro era, per me, soltanto, una illusione ottica o un trompe–l’œil, i quali mi hanno procurato un grande dispiacere perché io speravo che Antonio Di Pietro rimanesse nel centro sinistra. Invece, Antonio Di Pietro, dopo la sua partecipazione a diverse coalizioni del centro sinistra, come Ministro delle infrastrutture, è ritornato nel centro destra, con la sua adesione e con la sua partecipazione al comitato del Sì del referendum sulla giustizia, approvando e partecipando al comitato per il Sì sulla riforma della giustizia di destra. Insomma, è un dato di fatto che A. Di Pietro è ritornato nel suo alveo originario e cioè nel centro destra. Il Magistrato A. Di Pietro ha, anche, spiegato e illustrato, i motivi della sua adesione e della sua condivisione della Riforma della Giustizia, voluta, proposta e approvata dal governo di centro destra. Io, B. C., ora cerco di spiegare, nei prossimi post, le motivazioni, tecniche ed esornative, inconsce e politiche, endogene ed esogene, con le quali il Magistrato A. Di Pietro ha accettato di far parte del Comitato per il Sì.
Modica, 27/12/2025
Quindicesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., negli anni passati, dal 1992 al 2014, avevo avuto molta stima, avevo avuto molta fiducia e avevo provato molta ammirazione, molta simpatia ed empatia per A. Di Pietro, perché nello scandalo di “mani pulite” io, B. C., lo avevo ritenuto un grande Magistrato e un grande moralizzatore e perché lo consideravo, anche, un uomo tutto d’un pezzo e una persona intemerata. Infatti, il Magistrato A. Di Pietro, durante il processo Enimont, 1992 – 1994, si era battuto, nel processo, senza indugio, con fermezza e con la forza di un leone, per trovare, indagare, smascherare e nel far confessare i politici corruttori e i politici corrotti, coinvolti e implicati nello scandalo di “mani pulite”. Il Magistrato Di Pietro, come Pubblico Ministero, ebbe, sicuramente e intelligentemente, durante il processo Enimont, una parte attiva e importante per far rivelare e per fare emergere la verità, legale, giuridica e politica, nascosta e taciuta dai politici, incriminati e sotto inchiesta. Infatti, il Magistrato A. Di Pietro, sostenuto, protetto e rafforzato dal suo alto senso, morale e giuridico, e dalla sua integerrima e intemerata persona, fece tutto il possibile per fare confessare e per fare ammettere le loro colpe ai politici, implicati e coinvolti nello scandalo Tangentopoli. Insomma, A. Di Pietro, nello spettacolare e televisivo processo Enimont riuscì a smascherare, a fare confessare e a incolpare i molti politici, implicati e coinvolti, come corruttori e come corrotti, nello scandalo di “mani pulite”. Tra i tanti politici corrotti e corruttori, A. Di Pietro riuscì a far confessare e a fare ammettere le loro colpe a molti politici, come Arnaldo Forlani della DC, Bettino Craxi del PSI, Silvio Berlusconi di Forza Italia e tanti altri. Quasi tutti i politici indagati e torchiati dal Magistrato A. Di Pietro, per motivi diversi, fecero una brutta fine, come l’imprenditore, dirigente d’azienda, velista e dirigente sportivo Raul Gardini, il quale per non apparire come un pregiudicato e per la vergogna di essere indagato, si suicidò nel luglio 1993. Anche, il corrotto, barattiere, socialista Bettino Craxi, che si auto esiliò e si isolò dall’Italia, se ne andò a morire, esule, ad Hammamet in Tunisia, dove morì il 19/01/2000, in solitudine e lontano da ogni affetto della sua famiglia.
Modica, 27/12/2025
Sedicesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., ho potuto vedere e constatare che, A. Di Pietro, purtroppo, ha accettato e ha spiegato, anche, il perché e le motivazioni, tecniche ed esornative, con le quali lui ha aderito al Sì della Riforma della Giustizia, voluta, proposta e approvata dal governo di centro destra, dal Ministro Carlo Nordio, dalla para e post fascista Premier Meloni e da tutto il governo di centro destra, FI, Lega, FdI e Noi Moderati. Ora, io, B. C., mi chiedo: perché A. Di Pietro è ritornato nel centro destra, dopo la sua partecipazione ad alcune coalizioni del centro sinistra? Quindi, io, B. C., voglio tentare di spiegare il perché A. Di Pietro ha aderito al comitato per il Sì della riforma della giustizia. La mia spiegazione delle motivazioni del perché e del per come A. Di Pietro è ritornato a destra, partecipando al comitato del Sì, è la seguente. Io, B. C., penso, reputo e presumo che A. Di Pietro, come la maggioranza dei Magistrati italiani, fin dall’inizio della sua carriera, era un Magistrato di destra, anche se non aveva mai dichiarato la sua aderenza politica al centro destra. Poi, dal 1992 al 1994, cioè durante il processo Enimont, chiamato “mani pulite” A. Di Pietro si rivelò, con il suo piglio autorevole e con la sua pruderie, un grande inquisitore e un grande inquirente nello scovare, nello smascherare e nel far condannare quasi tutti i grandi corruttori e corrotti politici, invischiati, impantanati, impelagati, impigliati e coinvolti nelle sporche tangenti di “mani pulite”. Fu proprio in quel frangente che io, B. C., trovai una grande stima e provai una forte ammirazione per A. Di Pietro, perché mi faceva piacere che lui incolpasse e smascherasse il n. 1 dei corruttori politici italiani e cioè il famigerato appaltatore e palazzinaro Silvio Berlusconi. Infatti, quando A. Di Pietro diventò il Pubblico Ministero del processo Enimont, il Magistrato A. Di Pietro non ci pensò due volte a fare indagare a fare condannare Silvio Berlusconi, come il principale corruttore politico fra tutti i corrotti politici italiani, della DC, del PSI e anche del PCI, implicati nello scandalo di “mani pulite”. Quindi, dato che io odiavo e detestavo S. Berlusconi, trovai in A. Di Pietro un grande alleato, un grande inquisitore e un grande Magistrato che era riuscito a inchiodare, a smascherare e a condannare Silvio Berlusconi, il re dei falsari e dei corruttori e il primo corruttore dei politici italiani.
Modica, 27/12/2025
Diciassettesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., penso, reputo e presumo che A. Di Pietro riuscì a fare condannare molti corruttori italiani perché il Magistrato A. Di Pietro era un fermo e serio moralista, ma era, anche, un puntiglioso e caparbio Pubblico Ministero, astuto, ostinato e capace a mettere in difficoltà e in contraddizione i vari politici che si sedevano sul banco degli imputati. Infatti, A. Di Pietro, durante il processo, mostrava e possedeva molte qualità morali e una ottima forza di carattere, che lo sostenevano, lo sorreggevano, lo reggevano e lo puntellavano a perseverare nell’incriminare, nello smascherare e nel condannare tutti i politici, corruttori e corrotti, italiani, implicati e coinvolti nello scandalo di “mani pulite”. Poi, A. Di Pietro continuò la sua carriera in politica fondando, nel 1998, il partito Italia dei Valori (IdV). Con l’attività politica del partito IdV, A. Di Pietro partecipò ad alcune coalizioni di sinistra e chiuse la sua esperienza politica nel 2014. Com’è noto, A. Di Pietro, con il partito IdV, aderì, tra il 2000 e il 1010, ad alcune coalizioni di governi di centro sinistra, come Ministro delle infrastrutture. Quindi, io, B. C., incrementai e rafforzai la mia simpatia e la mia ammirazione per A. Di Pietro perché lo consideravo, una volta per tutte, acquisito e facente parte, a pieno titolo, del centro sinistra. Invece, come ho già detto e scritto nel post n. 14, la partecipazione e l’adesione di A. Di Pietro nel centro sinistra erano stati soltanto una illusione ottica e un trompe–l’œil. Poi, A. Di Pietro, intorno al 2015, se ne andò in pensione, fondando la sua azienda agricola, nel Molise, nel suo paese natale, Montenero di Bisaccia (provincia di Campobasso, Molise), dove oggi lui fa l’imprenditore agricolo, ma fa anche il contadino praticante perché coltiva, di persona, i suoi agrumeti, mandorleti, vigne e alberi da frutta e dove alleva vacche, pecore e galline. Quindi, io, B. C., dico, affermo e ribadisco che mi è dispiaciuto e mi rincresce, ancora oggi, vedere e sentir parlare A. Di Pietro come un membro del comitato per il Sì per la riforma della giustizia, voluta dal governo di centro destra. Invece, io, B. C., speravo e immaginavo che il Magistrato A. Di Pietro, dopo la sua partecipazione e la sua adesione ad alcuni governi del centro sinistra, sarebbe rimasto nel centro sinistra, a sostenere e a difendere le idee e le ragioni del No al prossimo Referendum della Riforma della Giustizia, voluto e promulgato dal Ministro Nordio, dalla Premier Meloni e da tutto il governo di centro destra (FI, Lega, FdI e Noi Moderati).
Modica, 27/12/2025
Diciottesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., penso, reputo e giudico che A. Di Pietro è ritornato nel campo del centro destra, così come era all’inizio della sua carriera di Magistrato, perché secondo lui la riforma sulla giustizia, voluta dal centro destra, è adeguata, aderente, giusta e corrispondente alle sue idee sulla giustizia e sulla magistratura italiana. Ora, io, B. C., penso, reputo e presumo che A. Di Pietro, poiché non deve lottare e lavorare nei tribunali e nei processi, ha aderito al comitato del Si sul referendum della riforma della giustizia voluta e promulgata dalla destra. Insomma, il Magistrato A. Di Pietro, per sua ventura, è ritornato nel centro destra, perché le sue idee di Magistrato corrispondono alle idee e alle proposte della riforma della giustizia, voluta dal centro destra. Purtroppo, la sua adesione e la sua partecipazione al comitato del Sì sul referendum della giustizia, è contraria alla mia posizione politica, la quale sostiene, invece, i motivi e le ragioni del No al referendum della riforma della giustizia della destra. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico, invece, che la riforma della giustizia, voluta dal centro destra, è una controriforma sbagliata e reazionaria perché isola il Pubblico Ministero e lo assoggetta al potere politico, ed è ciò che vuole il governo di centro destra della Meloni. Infatti, la riforma della giustizia, voluta dalla Meloni, vuole una giustizia ai suoi ordini e alla sua volontà, rafforzando, così, il governo che diventerebbe, sempre di più, uno Stato totalitario, dittatoriale, monocratico e post fascista. Io, B. C., per evitare la trasformazione della nostra Repubblica, da regime democratico a regime totalitario, al prossimo referendum sulla riforma della giustizia, voterò No, perché ritengo che il Pubblico Ministero debba rimanere, autonomo e indipendente, rispetto al Ministro della giustizia, qualsiasi sia il governo di sinistra, di centro e di destra che è in carica nel momento in cui il Pubblico Ministero finisce sotto il controllo del Ministro della giustizia. Infine, io, B. C., sostengo e concordo, invece, con tutti i giudici e i magistrati che si oppongono e non accettano la riforma della giustizia voluta dalla destra, perché il Pubblico Ministero, non deve essere separato dal Giudice. Infatti, il Pubblico Ministero diventerebbe il burattino del Ministro della Giustizia, il quale diventerebbe, a sua volta, il burattinaio e il manovratore del Pubblico Ministero. Insomma, il Ministro della Giustizia diventerebbe, anche, il padrone, il capo e il regista dell’intera Magistratura italiana, così come il Pubblico Ministero fascista dipendeva dal Ministro della Giustizia fascista, il quale, dal 1922 al 1943, a sua volta, obbedì, servì e dipese, direttamente, dal dittatore Benito Mussolini.
Modica, 27/12/2025
Diciannovesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., penso, affermo e presumo che, se il Magistrato A. Di Pietro considerasse tutta la riforma della giustizia nel suo insieme e non giudicasse soltanto alcuni aspetti particolari della riforma della giustizia (come la separazione del Pubblico Ministero dal Giudice o come il sorteggio di alcuni Giudici, aspetti, particolari e tecnici, che piacciono a Di Pietro), si accorgerebbe, sicuramente, della involuzione e della pericolosità della riforma della giustizia voluta dalla destra, dal Ministro Nordio e dalla Premier Meloni. Infatti, il Magistrato A. Di Pietro capirebbe, subito, che la riforma della giustizia voluta dalla destra trasformerebbe l’attuale nostra Repubblica italiana e la cambierebbe in un regime totalitario e dittatoriale, neo e post fascista, come potrebbe essere la Democratura fascista, sul modello ungherese. Allora, io, B. C., penso, reputo, suppongo e presumo che, qualora A. Di Pietro non volesse la trasformazione della nostra amata Repubblica italiana in uno Stato totalitario e para fascista, allora, il Magistrato A. Di Pietro, colto e intelligente, così com’è, non accetterebbe la distruzione della nostra democrazia e quindi sosterrebbe, invece, le motivazioni e le argomentazioni del No al prossimo referendum sulla controriforma della giustizia, voluta, approvata e promulgata dal governo di estrema destra della Premier Meloni e dal Ministro della giustizia Nordio.
Modica, 27/12/2025
Ventesimo post di dicembre 2025.
Io, B. C., penso, reputo e presumo che, se al prossimo referendum sulla riforma della giustizia, voluta dalla destra e dalla premier Meloni, vincessero i “Sì” e se la Premier Meloni vincesse, anche, il referendum sul Premierato, allora, veramente, la nostra cara e amata Democrazia Parlamentare sarebbe a rischio di distruzione e di decapitazione perché la nostra cara Repubblica italiana subirebbe una catastrofe, istituzionale e costituzionale, e nel giro di pochi mesi, si trasformerebbe in uno Stato dittatoriale e totalitario di stampo fascista, come già successe con l’Italia liberale del 1922, la quale, nel giro di pochi mesi, si trasformò nel regime dittatoriale e Stato fascista sotto il comando del Duce Benito Mussolini. Ora, io, B. C., penso, reputo, giudico e presumo che il Magistrato A. Di Pietro, se fosse un vero democratico e se fosse un vero sostenitore difensore della giustizia italiana, non accetterebbe la riforma della giustizia voluta, approvata e promulgata dall’estrema destra italiana. Infine, io, B. C., penso, reputo e giudico che, se A. di Pietro non guardasse soltanto agli aspetti tecnici della riforma della giustizia voluta dalla destra, (separazione del Pubblico Ministero dal Giudice e sorteggio dei vari Giudici) si guarderebbe bene dall’aderire e di far parte del comitato del Sì della riforma della giustizia, nella sua involuzione, totalitaria e parafascista, voluta, approvata e promulgata dalla destra dal Ministro Nordio e dalla Premier Meloni. Anzi, io, B. C., penso, reputo e presumo che il Magistrato A. Di Pietro aderirebbe e sosterrebbe le motivazioni e le ragioni del “No” e cioè di tutti i cittadini italiani che si oppongono e non vogliono la riforma della giustizia voluta dalla destra, dal Ministro Nordio e dalla Premier Meloni. Inoltre, io, B. C., penso, reputo e giudico che il Magistrato A. Di Pietro, il quale ha aderito e ha accettato di far parte del Comitato per il Si della riforma della giustizia voluta dalla destra, ha sbagliato ad accettare questo incarico perché, secondo me, la riforma della giustizia, voluta dalla destra, è sbagliata, involutiva, regressiva e apre la strada a uno Stato dittatoriale e totalitario di estrema destra. Inoltre non sono soltanto io a giudica re sbagliata la riforma della destra, ma vi sono anche illustri Magistrati, come Nicola Gratteri e il Magistrato Nino Di Matteo, il quale si è schierato apertamente per il No alla riforma della giustizia. Inoltre, il Magistrato Nino Di Matteo ha detto e ribadito che la riforma voluta dalla destra è una riforma pericolosa per la democrazia italiana e per la giustizia italiana perché ”Separare le carriere significa piegare la giustizia al potere”. Io, B. C., condivido e apprezzo il giudizio del Magistrato Nino Di Matteo e approvo, apertamente e chiaramente, la posizione del No di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Infine, io, B. C., dico, penso e reputo che sia il Magistrato Nino Di Matteo e sia il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, hanno e posseggono una personalità integerrima e intemerata, uguale a quella che possiede A. Di Pietro.
Modica, 27/12/2025
MODICA, 27/12/2025
PROF. BIAGIO CARRUBBA








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