BIOGRAFIA DI GESUALDO BUFALINO

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Io, B. C., oggi, 27 gennaio 2024, in occasione della giornata della memoria, ho il piacere di ripubblicare il mio lavoro e la mia analisi critica del romanzo di Gesualdo Bufalino.

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Gesualdo Bufalino nacque a Comiso il 15 novembre del 1920 da Biagio Bufalino e da Maria Elia. Il padre era fabbro ferraio, ma istruito; gli piacevano i libri, il teatro e la musica in piazza. La madre era una donna di modesta istruzione, ma di grande operosa umanità. All’età di cinque anni percorreva con la madre le strade di Comiso per farsi leggere e imparare i nomi delle vie. Fra i sette e i dieci anni sfogliava le antologie poetiche, ricopiandone alcune e costruendo una sua antologia personale con le liriche che prediligeva.

Nel 1930 iniziò a scrivere poesie.

Nel 1935 si iscrisse al ginnasio di Comiso.

Nel 1936 si trasferì al liceo di Ragusa.

Nel 1939 vinse un premio con un tema sull’orazione il cui titolo era “Pro Archia di Cicerone”. Per questo motivo venne ricevuto a palazzo Venezia da Mussolini in persona.

Nel 1939 superò brillantemente gli esami di maturità.

Nel 1942 si iscrisse all’università di Catania in letteratura classica.

Nel 1943 fu richiamato alle armi e diventò allievo sottoufficiale. Poi venne subito nominato sottotenente di fanteria e venne inviato a Sacile in Friuli. L’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi, ma grazie ad una giovane, Sesta Ronzo, riuscì a scappare dalla prigione.

Nel 1944 riuscì ad insegnare in una scuola media di Scandiano (in Reggio Emilia).

Nell’ottobre del 1944 si ammalò di tubercolosi e fu ricoverato nell’ospedale di Scandiano.

Nel maggio del 1946 venne trasferito nell’ospedale (o sanatorio) di Palermo (fra Palermo e Monreale). Uscì guarito inaspettatamente a novembre.

Nel 1947 si laureò a Palermo in letteratura classica.

Nel 1949 ottenne la nomina di professore all’istituto magistrale di Modica.

Nel 1950 iniziò a pensare di scrivere un romanzo che parlasse della sua vita in sanatorio. Questo libro sarà il primo progetto del futuro capolavoro dal titolo “Diceria all’untore”.

Nel 1951 ebbe il trasferimento come professore nell’istituto magistrale di Vittoria, dove rimase ininterrottamente per venticinque anni fino al 1976. In quegli anni di professore organizzò film, tradusse alcune opere importanti dal francese all’italiano, come “I fiori del male” di Baudelaire e “Le contro rime” di Toulet. Fece alcuni viaggi all’estero.

Nel 1970 scrisse la prima stesura del romanzo “Diceria dell’untore”.

Nel 1980 si sposò con Giovanna Leggio.

Nel 1982 scrisse un’introduzione su Comiso; questo libro arrivò nelle mani del grande Leonardo Sciascia e di Elvira Sellerio. L’anno dopo queste due persone andarono a trovare Bufalino a Comiso. Su incitazione di Elvira Sellerio, Bufalino trasse fuori dal cassetto il manoscritto del romanzo e glielo consegnò. Fu pubblicato subito ed ebbe grande successo di pubblico, sancito dalla vittoria del premio di Campiello. Da quel momento in poi scrisse molti altri libri, fra cui poesie e saggi, fino al marzo del 1996, quando uscì l’ultimo romanzo.

Il 14 giugno del 1996, in seguito ad un incidente stradale, riportò un trauma toracico e un trauma cranico. Ricoverato all’ospedale, morì poche ore dopo per un’emorragia celebrale.

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Le opere letterarie e poetiche di Gesualdo Bufalino

1) “Diceria dell’untore” – romanzo- 1981;

2) “Museo d’ombre” – saggio- 1982;

3) “L’amaro miele” – raccolta di poesie- prima edizione 1982;

4) “Argo il cieco” – saggi e ricordi della sua vita- 1984

5) “Cere perse” – saggi- 1985;

6) “L’uomo invaso” -racconti- 1986;

7) “La luce e il lutto” -racconti- 1988;

8) “Il matrimonio illustrato” -fotografie del suo matrimonio- 1989;

9) “Le menzogne della notte” -romanzo- 1989;

10)“La panchina” -atto unico di teatro- 1989;

11)“L’amaro miele” -seconda edizione poesie- 1989;

12)“Calende greche” -racconti- 1990;

13)“Saldi di autunno” -pensieri- 1990;

14)“Bluff di parole” -saggi- 1994;

15)“Il fiele ibleo” -saggi- 1995;

16)“Tommaso e il fotografo cieco, ovvero il patatrac” -romanzo- 1996.

Modica, 27/01/2024

Prof. Biagio Carrubba

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