I
Oggi 29 febbraio 2024, in occasione del XIX anniversario della morte di Mario Luzi, io, Biagio Carrubba, ammiratore fedele della poesia del grande poeta toscano Mario Luzi, ripubblico alcune mie recensioni poetiche, per ribadire, ancora una volta, attraverso le mie recensioni poetiche, la mia fedeltà e la mia ammirazione per il grande poeta toscano. Inoltre, io, B. C., voglio riconfermare la mia tesi e il mio giudizio sulla bellezza e sulla poetica di Mario Luzi, il quale, secondo me, è stato il primo e uno dei primi grandi fondatori della poesia postmoderna, iniziata in Italia intorno al 1985 con le sue ultime opere poetiche. Io, B. C., inoltre, penso, reputo e giudico che l’intera stagione poetica e teorica della poesia postmoderna sia terminata intorno agli anni 2015, quando io, B. C., ho iniziato la stagione della poesia postcontemporanea, la quale continua fino ad oggi, attraverso le mie poesie postcontemporanee ancora in corso in quest’anno 2024. Inoltre, oggi 29 febbraio 2024, in occasione del XIX anniversario della scomparsa del poeta Mario Luzi, io, Biagio Carrubba, ammiratore fedele della poesia del grande poeta toscano Mario Luzi, scelgo le seguenti sue poesie per ricordarlo e per onorarlo. Ho scelto, in particolare, le prime 3 poesie scritte dal poeta toscano nella primissima fanciullezza e le ultime 3 scritte negli ultimi due mesi: gennaio – febbraio 2005. In questi 19 anni, trascorsi dal 2005, in Italia e nel mondo sono cambiate molte cose. Secondo me, l’epoca postmoderna di Mario Luzi è finita. Le società postmoderne sono terminate intorno al 2010 – 2015. La vita di queste società era veloce, leggera, aleatoria e divergente; ora, secondo me, è cominciata, intorno al 2010 – 2015, l’epoca postcontemporanea. La vita delle società postcontemporanee è, ancora, più veloce, più leggera, più aleatoria e più divergente rispetto all’età postmoderna. Io, Biagio Carrubba, ritengo e suppongo che Mario Luzi avrebbe capito e compreso le caratteristiche dell’età postcontemporanea e si sarebbe adeguato e adattato, sicuramente, ad esse scrivendo altre poesie postcontemporanee capaci di rappresentarla, interpretarla e di effigiarla nel miglior modo possibile secondo le sue alte ed eccellenti qualità di poeta, attento alle trasformazioni delle società postcontemporanee, tenendo fede al suo moralismo e ai suoi giudizi poetici e partecipando, attivamente e poeticamente, alle grandi aspirazioni degli uomini di oggi, postcontemporanei, che hanno tutto l’interesse e la volontà di trasformare, in meglio, il loro tenore di vita e i loro stili di vita.
Testo della prima poesia. (Pag. 705).
Sera d’aprile.
Aprile, aprile, pura dal tuo pianto
Sorge la terra sotto il ciel turchino:
Lievemente palpita l’incanto
Del verde tuo inquieto. È il vespertino
Attendere. La sera è tutto un canto
Di rondini, un cosparso cilestrino
Splendere d’acque. Viene a tanto a tanto
Denso un odore d’erbe umide. Fino
Un profumo di fiori ascosi sale…
Argentee stille il ramoscello bruno
Lacrima… trema il gorgoglio sottile
De l’onda. Ne l’aura celestiale
Ebbri voli di nere ali protese
Con un fremere rapido e gentile.
Dal mensile “Il Feroce”. Mensile dei giovani. 7 luglio 1931.
Testo della seconda poesia. (pagg. 706 – 707).
Silenzi.
Sussurri alati
Perduti nel croscio del vento,
Foglie cadute
Fra le foglie di ieri…
Iridescenze violette
Salgon dal fondo
Cerulo al fiore
De l’acqua verde e piatta.
[…]
Anima di cose morte
Oscilla in questo velo
Di luce e non vuole
Fuggire e disperdersi, ancora.
Dal mensile “Il Feroce”. Mensile dei giovani. Novembre – dicembre 1931.
Testo della terza poesia. (Pag. 708).
Tenero orto della sera,
in te tutti
profumano i gigli
onde mai la terra
odorò ne’ semi pe’ fianchi.
[…]
e ti vegliano da un velo
oceanino
gli occhi palustri
della mia adolescenza
come le antiche stelle affiochite.
Dal mensile “Il Ferruccio”. 29 luglio 1933.
Ho ripreso queste poesie da Luzi, Poesie ultime ritrovate.
Inoltre pubblico altre 3 poesie scritte da Mario Luzi tra il gennaio e il febbraio 2005.
Testo della prima poesia. (Pag. 130)
Suda questa calura,
trasuda antichi fiati
e fortori di campagna
le diroccate mura
il rudere
della primitiva pieve
e del suo povere rure
ricuoce lo stantio
afrore
delle sue folte domeniche
nella soffocante afa.
Siamo in mezzo al tempo,
in pieno mezzogiorno.
Molto è stato.
Come sé e come seme
Di ciò che oscuramente è preparato.
Bruciano l’avvenire e l’avvenuto
sotto il sole, nelle stesse pietre.
Testo della seconda poesia. (Pag. 131).
Notte alta, verso mattutino.
Era tra le muraglie
i corridoi, le celle
della povera abbazia
silenzio, quello?
aveva
quella vocalità
l’eterno?
e lui l’aveva
vertiginosamente appresa?
O era invece il cantico del mondo
così pieno
di totalità, così profondo –
non bastava
l’udito ad ascoltarlo,
l’uomo a seguirne il ritmo.
Testo della terza poesia. (Pagg. 135 – 136).
Lasciami, non trattenermi
nella tua memoria
era scritto nel testamento
ed era un golfo
di beatitudine nel nulla
o un paradiso
di luce e vita aperta
senza croce di esistenza
che sorgeva dalle carte
ammuffite nello scrigno.
E lei non ne fu offesa,
le nascevano, né sentì prima rimorso
e poi letizia, impensate latitudini
nelle profondità del desiderio,
ecco, la trascinava
una celestiale oltremisura
fuori di quella mini storia, oh grazia.
Si scioglievano
l’un dall’altro i due
e ogni altro compresente,
si perdevano sì,
però si ritrovavano
perduti nell’infinito della perdita –
era quello il sogno umano
della pura assolutezza.
Dal libro Mario Luzi. “Lasciami, non trattenermi”. Poesie ultime. Garzanti editore 2009.
Finale.
Io, B. C., penso, reputo e giudico che il poeta Mario Luzi, passando dal primo ermetismo, attraversò il neorealismo, avviò e creò, anche e soprattutto, la sua grande poesia postmoderna; infine, è approdato alla poesia profetica del suo ultimo libro “Lasciami, non trattenermi”, 2005. La poesia più bella, stupenda e meravigliosa, nella quale Mario Luzi esprime il suo stupore per la bellezza del mondo e per manifestare l’amore per la vita è la poesia n. 47, pag. 100, dell’opera poetica “Lasciami, non trattenermi”. In questa poesia Mario Luzi descrive, come i pittori, con i loro colori, esprimono la bellezza della vita e della natura, ma esprime, anche, il suo amore per la vita, ancora molto forte in lui e il suo nascente senso profetico, che, certamente, gli derivava dalla sua lunga, appassionata e bella vecchiaia.
Ecco il testo della poesia.
Il visibile che i pittori vedono
più intenso e più ramoso,
i grandi
maestri dello spazio conveniente –
essi d’incanto
ne focalizzano l’enigma
e lo segnano nell’oro e nel turchese
ovvero lo stendono beati
o turbolenti
nel miscuglio d’ogni colore e tinta
contro il nulla, nel bilico
del non essere, sul ciglio
del nero precipizio
da dove l’increato
li sfida e li sgomenta.
Perché loro, perché non tutti noi
mortali suscitiamo
dal niente l’essere in cui siamo
umilissimi dèi, ciascuno minimo,
ciascuno totale.
È forse la creazione
quella, lo è, fontana
copiosissima di sé –
O è vaniloquio umano?
Modica 29 febbraio 2024 Prof. Biagio Carrubba







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