UNA RECENSIONE AL LIBRO DI POESIE “ROSA ALCHEMICA” (2011) DI DONATELLA BISUTTI (MILANESE).

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I

Il libro di poesie e di prose “Rosa alchemica” di Donatella Bisutti è stato pubblicato nel 2011 da CROCETTI EDITORE. Il libro è suddiviso in 10 grandi sezioni tutte diverse per tema, per generi, per metrica e per data di composizione. In genere i componimenti poetici sono formati tutti con versi liberi che tendono al verso classico, ma con strofe di misura diversa.

Le sezioni poetiche sono le seguenti:

La prima sezione: EROS E PERSEFONE.
La seconda sezione: AMORE E’ QUESTA LAMA.
La terza sezione: CIBELE E CORE.
La quarta sezione: LA VIBRAZIONE DELLE COSE.
La quinta sezione: ROSA ALCHEMICA.
La sesta sezione: LA NOTTE NEL SUO CHIUSO SANGUE.
La settima sezione: PLANH (Compianto).
L’ottava sezione: HEREAFTER (D’ora in poi).
La nona sezione: IL FIORE DELL’AGAVE.
La decima sezione: IL RAMO OSCILLANTE DELL’UNIVERSO (Canti atlantici).

L’autrice stessa, alla fine del libro, nelle note d’Autore, dà ragguagli sulle singole sezioni, sulle singole poesie, sul momento e sul luogo di composizione dei componimenti poetici. La sezione PLANH (Compianto) era stata pubblicata nel 2006 nella rivista “Poeti e poesie” di Elio Pecora. Le prime due sezioni del libro comprendono delle poesie d’amore: alcune sono di buona qualità ed interessanti, altre, invece, sono poesie d’amore di discreta qualità. Le altre sezioni comprendono, invece, molte altre poesie di vario genere e di diversi argomenti e varie altre prose.

II

Le sezioni di poesie, certamente, più riuscite sono la VII e VIII sezione perché contengono le poesie più belle e più intriganti dell’intera opera poetica. Esse contengono soprattutto i compianti dedicati rispettivamente (VII sezione) alla morte recente del suo amore e il compianto n. 8 della VIII sezione, dedicato alla sua amica Simonetta Sainati.
La storia dei compianti o epicedi è molto antica. Comincia con la cultura greca per arrivare fini a noi. L’epicedio era un canto funebre che esprimeva il dolore per lo scomparso ed era anche insieme l’elogio per il defunto. Già Omero nelle sue opere descrive il canto funebre interpretato da un solista o da un coro funebre. Il primo grande compianto conosciuto a noi è certamente “Per i morti alle termopili” di Simonide di Ceo. Un altro bel compianto è quello di Callimaco dedicato alla morte del suo amico “Ad Eraclito”. Molti compianti sono diffusi e sparsi anche nell’opera poetica greca “L’Antologia Palatina”. Poi i compianti furono ripresi anche dalla cultura latina. Il primo compianto bello e famoso è quello di Catullo “Multas per gentes et multa per aequora vectus”. Un’altra serie bellissima di compianti furono scritti da Marziale, come per esempio: Epitaffio per la morte di Erotion.
Il XIX secolo è stato ricco di compianti; il più famoso è quello di Giosuè Carducci dedicato alla morte del figlio Dante. Anche il XX secolo è stato ricco di compianti scritti dai maggiori poeti del secolo: da G. Ungaretti a E. Montale, da S. Quasimodo a L. Sinisgalli. Un altro celebre racconto-compianto è, certamente, “A livella” di Totò. Un altro bellissimo e struggente compianto è quello del poeta romano Elio Filippo Accrocca, dedicato alla morte del figlio Stefano. Un recente compianto, curioso e inaudito, è quello della poetessa Mariangela Gualtieri dedicato alla madre morente, nella poesia “Preghiera a sua madre perché muoia” (2015).
Anche la poetessa D. Bisutti, dunque, si inserisce in questo genere poetico di cui lei ha scritto una intera sezione di compianti tutti dedicati alla morte del suo (ultimo) amore, che era scomparso di recente.
I componimenti poetici di questa sezione sono molto belli e tutti insieme formano un bellissimo mosaico in cui ogni tassello è indispensabile all’armonia e alla bellezza di tutto il quadro poetico.
Quindi per non spezzare il fascino poetico, io Biagio Carrubba, riporto tutti gli 11 compianti che formano la settima sezione.

III

VII SEZIONE

PLANH

(Compianto)

Poesia n. 1
Introduzione.
L’intera VII sezione poetica esprime il rimpianto e compianto della poetessa per la perdita del suo “amore infinito”. Ogni poesia esprime un particolare inedito del suo amore per il suo compagno appena scomparso. Infatti la poetessa, in ogni poesia, rivela un particolare nuovo del suo dolore e svela altresì alcuni particolari del suo compagno. La poetessa, dunque, con un atteggiamento in progress e in presa diretta con il suo dolore, manifesta il suo rammarico e lo fa con un atteggiamento classico, ossia esprimendo il suo dolore con una serie di domande sul futuro ignoto del suo compagno. Infatti la poetessa, per prima cosa, si chiede: “Che cosa fai da solo/ in quel luogo triste e oscuro/ amore mio” La prima poesia rivela le reminiscenze di molti poeti classici. L’incipit si può fare risalire, certamente, alla celebre poesia dell’Imperatore Adriano. La seconda parte della poesia si può fare risalire all’Epitaffio di Marziale per Erotion. La terza parte ha tracce di Dante Alighieri. L’ultima parte del compianto ha tracce di Mario Luzi. Nonostante queste reminiscenze classiche la poetessa Bisutti riesce a creare un componimento poetico nuovo, personale e originale, lo adatta a sé e alla sua situazione interiore. Proprio la fusione tra il suo dolore e le reminiscenze poetiche rende questa poesia bella e affascinante; e questo fascino si ripete per tutte le 11 poesie della VII sezione.

Che cosa fai da solo
in quel luogo triste e oscuro
amore mio
come posso abbandonarti
ora che te ne vai
e avanzi incerto
appena nato al mondo della morte
i primi passi
tastando l’umida parete
vai dove nessuno
ti accoglierà
verso il chiarore eternamente grigio
vai prima di me
senza di me
solo per sempre
amore mio infinito
commisurato al nulla.

Poesia n. 2
Introduzione.
La poetessa, in questa poesia, riprende l’immagine del corpo morto che si disfà in vermi e ciò provoca nella poetessa un preciso ricordo sull’odore sensuale di lui. L’ultima parte della poesia fa riferimento ad alcuni versi di G. Ungaretti. Anche questa poesia risulta molto bella perché la poetessa riesce a fondere insieme alcune reminiscenze poetiche classiche con il suo dolore personale.

Il tuo corpo si disfà nel grigio
e pullulano vermi
nella carne che fu nella mia bocca
carne dura eretta
fremente del tuo odore
che tutta presa d’amore
a stento contenevo
ora penetra me della tua morte
la vita mi ferisce in ogni fibra
non ho mai sentito il mio corpo
così vivo.

Poesia n. 3
Introduzione.
La poetessa, in questa poesia, rivolge il pensiero alla fine del loro amore; lo prega di tornare indietro e trovare il varco per evitare la morte del suo compagno. Ma ciò gli è impossibile. L’ultima parte della poesia riprende in modo chiaro e netto alcuni versi di E. Montale. Anche questa poesia risulta, dunque, molto bella perché la poetessa riesce, come al solito, ad esprimere, con una lexis chiara e personale, i suoi sentimenti di dolore e di lutto per la scomparsa del suo amore.

No ti prego fermati torna indietro
ti prego sia pure solo un attimo
ritorna
tutto può ancora essere cambiato
possiamo riprovare
rivivere la vita
capire
trovare il punto il varco
la smagliatura
quello che preso in tempo
forse ti avrebbe salvato.

Poesia n. 4
Introduzione.
La poetessa, in questa poesia, analizza il suo comportamento verso il suo amore e biasima il suo atteggiamento troppo duro e rigido verso di lui. Forse se fosse stata meno cinica e più amorevole il loro amore avrebbe avuto un esito diverso. L’ultima parte della poesia riprende in modo palese alcuni versi di E. Montale. Anche questa poesia risulta bella e toccante perché la poetessa riesce a sintetizzare in forma personale ed originale, la sua lexis, chiara e sintetica, con i suoi sentimenti di dolore e di lutto.

No ti prego si poteva rifare
sono io che ho sbagliato – se solo
avessi capito
in tempo il gioco
crudele – ti avessi perdonato
amato
di più
se fossi stata meno convinta
di essere nel giusto
se avessimo scosso più a lungo
il bussolotto dei dadi – letto
per tempo nei fondi amari di caffè
ci avrebbero mostrato qual era
l’anello che non teneva
la maglia allentata
forse saremmo
passati inosservati
clandestini
di là dai vetri
ci avrebbe accolto un nuovo paese
una vita.

Poesia n.5
Introduzione.
Anche in questa poesia la poetessa ripensa a ciò che voleva dire al suo compagno, ma che non ebbe il tempo di dirgli. La poetessa si rammarica di questa mancanza di comunicazione finale; forse se avesse avuto il tempo di dirgli: “ti amo” lui forse non sarebbe morto. La poesia risulta, comunque, bella e intensa.

No torna c’è una cosa
che devo dirti ancora
che non ti ho detto
mai – torna –
forse stavo per dirla
l’avrei detta
torna – questa cosa –
almeno a sentirla
anche se poi te ne vai
ma magari
cambi idea
per via di questa cosa
ci ripensi resti
muori un’altra volta.
rosa-alchemica

Poesia n. 6
Introduzione.
Anche in questa poesia, la poetessa esprime tutto il suo rammarico per la morte del suo compagno e si dispera perché non è riuscita a fermarla o ad impedirla. Ella sente dentro di sé tutto il rimorso per la morte di lui e afferma che avrebbe detto perfino “una falsa indicazione” pur di salvarlo. Alla fine la poesia risulta bella e divertita.

Lo porto io
tutto il rimorso
della tua morte
per non aver saputo
impedirla
avrei dovuto
mettermi in mezzo alla strada
alzare la mano per fermarla
allontanarla
dare una falsa indicazione
mettere un cartello con scritto: deviazione.

                                             (L’avida iena
                                             avrebbe trovato
                                             la sua carogna
                                             altrove)

Poesia n. 7
Introduzione.
In questa poesia, la poetessa fa una rivelazione sorprendente. Svela che il suo uomo era un politico di sinistra e ora che è morto lei trova il coraggio di rivelarlo a tutti. Durante il loro amore in vita, lei nascondeva questa notizia agli altri, ma ora che lui è morto, lei trova la forza e la dignità di posare una rosa rossa sulla sua bara. Anche questa poesia risulta bella e appassionata.

Infine posso
uscire allo scoperto
metterti una rosa sulla bara
dire: questo è il mio amore rosso
rosso come la vita
dire questo è l’uomo
che amo questo
fiore
è l’appartenenza.

Poesia n. 8
Introduzione.
In questa altra poesia della serie, la poetessa manifesta il suo pensiero più forte sul loro amore. La morte di lui non cambia per nulla il loro amore, perché lei continua ad amarlo come se fosse vivo. Come il sole, quando tramonta, illumina altre terre così l’amore di lui vive ugualmente in lei. Anche questa poesia risulta bella e poetica.

Che tu sia vivo o morto
non vedo cambiare
in nulla – per questo –
il mio amore.
Non dipende dal fatto di sentirti
da quanto tempo mai non ti parlavo.
E’ quanto al far l’amore
lo facevo da sola
solo pensando a te.

Non cambia nulla la tua morte
come il sole
quando è tramontato
splende
in altro luogo della terra
come la luna è nascosta
dalla luce del giorno eppure
presente
presente eternamente.
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Poesia n. 9
Introduzione.
In questa poesia, la poetessa esprime tutta la sua convinzione che la morte del suo uomo non abbia cambiato niente del loro amore. Anzi adesso che lui non c’è più, lei lo sente ancora più vicino perché non c’è più nessun impedimento ad ostacolare il loro amore. Questa poesia mi richiama alla mente una strofa del bellissimo compianto del poeta romano Elio Filippo Accrocca per la morte del figlio Stefano. Anche questa poesia risulta bella e concentrata.

No non sei morto
adesso
non c’è parete che ci separi
né distanza
né muro
né giorno né morte
adesso finalmente
non c’è impedimento alcuno
ad essermi vicino
adesso
possiamo essere vicini ogni momento.

Poesia n. 10
Introduzione.
In questa poesia, la poetessa espone la più classica raffigurazione del morto, che si presenta dopo la sua dipartita. Infatti la poetessa lo rivede dopo la sua morte e lo sente nel vento, nella pioggia, nella luce e nel cuore. Questi tropi e metafore inventive costituiscono una cantilena che si ripete in tutta la poesia. La poetessa esprime attraverso queste metafore tutto il suo dolore e il suo lutto aggiungendo anche molte belle immagini come l’immagine dell’ultimo verso dove dice che: “Il tuo fantasma camminava … in braccia vuote mi cullava”. Anche questa poesia risulta bella e penetrante.

Sei tornato stanotte a visitarmi
eri nel vento che mi accarezzava
eri nella pioggia che batteva triste
eri nella lingua della luna
che si insinuava fra le dita
eri nel ritmo della notte
nel vuoto della bocca
che tremava
nel tonfo del mio cuore che batteva
i suoi tamburi a lutto
eri nella prima luce dell’alba
terrea come la tua guancia di morto.
Il tuo fantasma camminava
nel corto intervallo del respiro
in braccia vuote mi cullava.

Poesia n. 11
Introduzione.
Questa poesia, l’ultima della serie, chiude i compianti per il suo “amore infinito”. La poesia manca della prima parte che io ho ricostruito con questi versi liberi:
“La tua morte mi ha creato un vuoto infinito
la tua morte mi ha suscitato un dolore straziante,
la tua morte è un dolore che si infrange in me”.
Eppure
anche la morte finisce
la tua è un’ombra che si allontana
una marea che rifluisce.
Con questa seconda parte, la poetessa conclude tutti i compianti affermando che anche la morte, come causa scatenante del dolore, finisce la sua azione devastante su di lei. La morte è, dunque, come una “marea che rifluisce”. La morte è, dunque, come la marea che prima fluisce portando l’acqua alta sugli scogli e poi rifluisce, cioè torna indietro, liberando così la terra dalla forza distruttrice del mare.

COMMENTO ANALITICO

Questa sezione del libro, la settima, è davvero molto bella. E’ formata da 11 componimenti poetici, uno più bello dell’altro. Le poesie, pur costruite con parole semplici e chiare, riescono ad esprimere tutto il rimpianto e il compianto della poetessa, addolorata dalla morte del suo compagno. Ma è un dolore che si attenua a poco a poco come afferma la poetessa nell’ultima poesia: “ Eppure/ anche la morte finisce”.
Il linguaggio delle poesie è semplice e chiaro. La lexis contiene molte figure retoriche che danno alle poesie un afflato e una leggerezza molto alti. La lexis si presenta curata e personale contraddistinta dall’uso misurato della punteggiatura, scarsa e quasi completamente assente che dà alle poesie un ritmo veloce ed intenso. Le poesie sono costruite, inoltre, con molte belle immagini, nuove ed originali, come la cadenza anaforica della decima poesia e come l’ultima bella immagine della marea che rifluisce.
Per ultimo, io, Biagio Carrubba, voglio dire dove risiede la bellezza di queste poesie. Io trovo che la bellezza di esse consiste nel fatto che la poetessa riesce a creare un intreccio indissolubile tra l’Amore e la Morte che sono legate insieme, formando un tutto unico inserito nel mosaico poetico. Un quadro poetico perfetto sia nel contenuto che nella forma. Infatti la poetessa, pur parlando di un morto, riesce ad esprimere tutto il suo amore e a renderlo ancora vivo e attuale per lei e lei parla del morto come se fosse ancora vivo. La poetessa dichiara che la morte fisica di lui non cambia in nulla il loro amore, anzi glielo rende ancora più vicino. La poetessa riesce, inoltre, nell’impresa di parlare di amore e di morte contemporaneamente dove non si evince quando vince l’amore e quando vince la morte, cosicché amore e morte sono uniti insieme in una simbiosi unica che risorge continuamente. Il messaggio di tutto il quadro poetico è, certamente, quello di sfuggire la morte come afferma l’ultimo verso della poesia numero 5: “Muori un’altra volta”.
Infine posso dire che la poetessa riesce a esprimere molto bene i suoi sentimenti che sente per l’amore e per la morte del suo compagno. I colori prevalenti di tutti i compianti sono il nero della morte e il rosso dell’amore cosicché ne esce fuori un grande mosaico dove il rosso e il nero sono i colori predominanti che creano, nel mosaico poetico e pittorico, un’aura forte a tinte chiare, nette e distinte.

IV

VIII SEZIONE

HEREAFTER

(d’ora in poi)

Introduzione.
L’VIII sezione si apre con una poesia ermetica ed enigmatica dal titolo “I morti uccidili di nuovo”. Seguono poi altre poesie tutte diverse tra di loro sia per argomento e sia per genere. Si arriva così alla poesia numero 8 dedicata alla morte della sua amica Simonetta Sainati.

Poesia n. 8
Introduzione.
La poesia Hereafter, dopo quelle enigmatiche e ermetiche della prima parte, si presenta chiara e nitida. E’ un compianto per una sua amica e si ricollega concretamente ai compianti della VII sezione. La poesia si può scomporre in 5 parti:
I parte: introduzione. I verso
II parte: descrizione. Versi dal 2 a 18.
III parte:. descrizione. Versi dal 19 al 26.
IV parte: riflessione. Versi dal 27 al 43.
V parte: conclusione. Dal 44 al 46.
Il I verso annuncia il tema doloroso della poesia. La II parte descrive il luogo e la vegetazione in cui la poetessa apprende la notizia della morte della sua amica. La III parte si ricollega al I verso e continua la descrizione degli insetti e del calare della notte. La IV parte svolge la riflessione della poetessa sulla morte improvvisa e inattesa della sua amica. La V parte conclude tutta la poesia con una riflessione personale e accorata. In sintesi la poetessa resta scioccata alla notizia della morte della sua amica, si guarda intorno e vede la natura continuare il suo corso vegetativo tranquillamente e tacitamente. La poetessa descrive tutto il suo dolore che le procura una illuminazione che le fa capire e percepire cos’è la morte: “in tutto il suo stupendo orrore”. Qui “stupendo” è sinonimo di “orribile, orrendo, terrificante, straordinario”. Questa descrizione e definizione della morte mi fa ricordare alcune stupende pagine di “Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino sulla morte di Marta. Ma la poetessa non la accetta e afferma: “ e cominciai a non crederci”. Poi continua immaginando che l’anima della sua amica si trasformi in tante forme della realtà. Questa metamorfosi, o meglio ancora metempsicosi, avviene attraverso il suo camuffamento in diversi oggetti della natura: “in una nuvola, in un delfino arcuato nel grigio”. La poetessa conclude la poesia affermando che la sua amica si è camuffata “per apparire/soltanto a me”.

Testo della poesia.

Hereafter

La tua morte mi è apparsa in un’alba azzurra
i galli gridarono tristi
poi tacquero
da tempo i cagarros avevano smesso
di volare alti
piangendo come piccoli bambini affamati
o gattini torturati
la jacaranda aveva lasciato cadere tutti i suoi petali
i frutti dai nomi esotici-manghi e maracuja-
pendevano inerti
il vento dell’Atlantico
correva altrove
alto sugli orizzonti
increspati di nuvole e di chiazze viola
che avevo tante volte contemplato
nei lunghissimi crepuscoli.
Le nubi circondavano le cime dei monti
di una tristezza tropicale.
La tua morte mi è apparsa
al calare della notte
quando insetti immensi
si rimisero a volare
e la luna a splendere
allineata a Venere
aprendo una scia d’argento
profonda come una ferita.
Quando il marinaio di pietra
si volse a fissare l’inizio della morte
e il bambino accostò esitando
la piccola barca a remi
per saltare sul molo
e abbandonarla al freddo abbraccio notturno dell’acqua
allora, fu allora, sì
che la tua morte mi apparve per la prima volta interamente
in tutto il suo stupendo orrore
e fu allora che cominciai a non crederci
e mi dissi che, da qualche parte,
in una nuvola, in un delfino arcuato nel grigio,
in una forma delle infinite forme incerte
tra il liquido e il terrestre
in una forma delle forme infinite
fra l’aereo e spirituale
tra il volatile e il brumoso
tu dovevi ancora essere viva,
e ti eri camuffata per apparire
soltanto a me.

Commento analitico

Anche questa poesia del libro si rivela piena di fascino poetico e di bellezza elegiaca. La poesia presenta una lexis personale ed originale e riesce a descrivere e a rappresentare i sentimenti della poetessa in varie sfumature. La punteggiatura è sempre poca e parsimoniosa, ma risulta sempre efficace ed equilibrata. Il linguaggio poetico è ricco di figure retoriche e di belle immagini sulla vegetazione atlantica.
Io, Biagio Carrubba, credo che ancora una volta la bellezza della poesia consista nella capacità della poetessa di saper fondere insieme reminiscenze poetiche classiche con la sua personale lexis. Da questa sintesi la poetessa ne ricava una poesia nuova, personale e originale capace di suscitare sentimenti elegiaci ed estatici nei lettori, come nel mio caso. Penso, infine, che l’incontro e la fusione tra lo stile barocco di Bufalino e la lexis chiara e limpida di D. Bisutti sia qualcosa di notevole e di bello. Credo, infine, che questa poesia nasca dal cuore, dal dolore e dalla illuminazione profonda della poetessa sul tema della morte, sull’affetto, sul dolore e sulla elaborazione del lutto.

Modica 17/ 11/ 2016 Prof. Biagio carrubba

Modica 17/ 11/ 2016                                                                                            Prof. Biagio carrubba

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