I più bei giudizi critici scritti da alcuni poeti e letterati sugli epigrammi poetici di Marcus Valerius Martialis poeta latino di origine spagnola, vissuto nel I° secolo d.C. a Roma.

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Io tenterei allora di comporre opere destinate
a vivere nei secoli e di strappare il mio nome
alle fiamme del rogo. Epigr. Liber I° n. 107.

Riporto qui, di seguito, molti giudizi positivi e benevoli sull’opera poetica di Marcus Valerius Martialis, tratti dal libro, ormai dimenticato, “ Gli Epigrammi proibiti ” tradotti da Gianfranco Lotti, nelle pagine 223 – 228.

MARZIALE NEL GIUDIZIO DEI POSTERI

Apprendo che Valerio Marziale è deceduto e ne provo dolore. Era un uomo di talento, profondo, acuto: sapeva scrivere con molto sale e fiele, ma non mancava di altrettanto candore.
PLINIO IL GIOVANE

I dodici libri degli Epigrammi sono una collezione di statuette (non tutte da esporsi a tutti gli occhi) che rappresentano il mondo romano con una grazia e una vivacità straordinarie.
GIOVANNI PASCOLI

(Il centro lirico della poesia di Marziale è nel) perpetuo sogno di un riposo dai travagli, di un modo di vita nel quale non si lotti più con le angustie, con le pressioni sociali, con le male passioni, con i rischi, né uomo contro uomo.
BENEDETTO CROCE

Questo cliente che gironzolava notte e giorno per la città imperiale e conosceva i potenti e i miserabili, che si innamorava delle cortigiane e bistrattava la pudicizia, che frequentava il Summano e la Corte e raccoglieva il fango ovunque e dovunque ne imbrattava il volto alla vigliaccheria, alla superbia, alla vanità, alla stoltezza; questo poeta, che sorrise su tutto e su tutto fece sorridere, ebbe dalla natura un alto, squisito sentimento.
CONCETTO MARCHESI

Gli epigrammi di Marziale sono stati e sono sempre molto imitati, anche per la loro apparente schiettezza e semplicità, le quali invece sono il frutto di una continua sorveglianza artistica, linguistica, stilistica, che il poeta esercitò sempre su se stesso …
NICOLA TERZAGHI

L’opera di Marziale, nella sua varietà, nel suo genere di arguta episodica rappresentazione della vita, fu una creazione del tutto nuova, inconfondibile con opere di altri poeti.
AUGUSTO ROSTAGNI

Marziale ama Roma, ma non ha mai accenti così sinceri come quando la manda al diavolo, con tutto quel suo armamentario di metropoli presuntuosa, viziosa.
UGO E. PAOLI

Anche quando dà l’impressione di essere moralmente spregiudicato e di aderire in tutto alla società in mezzo alla quale vive, e quindi par che si diletti a presentare quadri d’immoralità, di depravazione e di crudeltà, non bisogna lasciarsi ingannare: se ci si sforza di andare oltre le apparenze, si vede che si tratta di finzione, un po’ richiesta dalla natura stessa dell’epigramma, un po’ dal desiderio di divertire,un po’ infine dalla inclinazione naturale del poeta, che è portato a notare nella vita di ogni giorno tutto ciò che che abbia qualche cosa di piccante. Marziale non è mai spiritualmente prono all’ambiente che rappresenta, che anzi egli domina senza lasciarsene dominare.
ENZO V. MARMORALE

Della vita le sue poesie sono un quadro ricco, fedele e vivace, un limpidissimo specchio, e ci dànno notizie preziose sugli uomini dei suoi tempi, sulle occupazioni private, sugli usi domestici, sulla letteratura, sulla poesia. Senza gli scritti di Seneca e di Marziale ignoreremmo la vita, la società, le costumanze dell’epoca loro.
TULLIO TENTORI

Era un temperamento portato alle effusioni del sentimento, a un rusticano intimismo pieno di seducente freschezza, pur nella sua realistica aderenza ai particolari concreti.

ETTORE PARATORE

Pochi scrittori romani hanno maneggiato la lingua con la potenza e la facilità di questo spagnolo di Bilbili… I suoi vocaboli sono esatti, saporosi, pittoreschi fino a riuscire spesse volte crudi, e pochi hanno, come lui, conosciuto tutti i secreti e tutte le malie di una versificazione che non palesa lo sforzo e ignora le difficoltà.

GIUSEPPE LIPPARINI

Di sé, e di ciò che pensa e vede, Marziale non nasconde nulla: e quando rinnova originalmente temi tradizionali, o introduce personaggi fittizzi, la verità a cui il poeta mira è un particolare che si indice di un costume.

ALESSANDRO RONCONI

…L’umanità correva penosamente, nell’ombra, verso mete e miraggi nuovi… come Marziale andava rafficurando in uno dei più grandi affreschi che, di un’età, la poesia abbia prodotto.
CARLO CARENA

Di fronte alla meschinità, alla miseria, alla volgarità, alla boria, alla lussuria del mondo circostante, questo poeta, che sembra sorridere, soffre il suo candor, su cui Plinio ha ben richiamata l’attenzione, reagisce con “fiele” oltre che con “sale”.
LUIGI ALFONSI

M. Valerio Marziale: il più grande poeta epigrammatico della letteratura mondiale.
P. FRASSINETTI

Uno degli autori più interessanti e singolari della letteratura latina, ed in un certo senso il più tipico. Infatti Marziale è l’unico autore che non abbia il suo corrispondente nella letteratura greca: Virgilio lo ha in Omero, Livio in Erodoto, Tacito in Tucidide, Cicerone in Demostene, Plauto in Aristofane e così via: un Marziale non lo possiede l’Ellade.

AUGUSTO SERAFINI

Marziale descrive con spirito beffardo, ma non condanna, come gli scrittori di satire, i vizi degli uomini, dei quali egli sente di essere in certa misura partecipe.

ARTURO CARBONETTO

In Marziale coesistono quasi due volti diversi: accanto al poeta mordace, scanzonato, talvolta volgare e disumano, che è il volto più diffuso e più noto, vi è un Marziale più intimo, che lascia parlare il cuore anziché il cervello…

LUCIANO PERELLI

Un programmatico riferimento alla realtà costituisce la poetica di Marzia

Lontano da tutta la retorica imperversante nel suo tempo, poté improntare i suoi brevi componimenti d’un carattere di tersa semplicità e di squisita eleganza veramente catulliane; e fu finissimo artista della parola e del verso, e vero creatore dell’epigramma nel significato e nel carattere che esso ha da secoli, il quale appunto al suo si informò e s’informa nelle letterature moderne.
GUIDO VITALI

La sua Musa, nata e cresciuta per le vie e sulle piazze, nei ritrovi e nelle case di Roma, attingeva alla vita realmente vissuta la sua fresca, inesauribile vena.
BENEDETTO ROMANO

Raramente questo abilissimo scrittore prendeva la vita in modo tragico; la sua sete di vivere gli faceva trovare le necessarie riserve nell’umorismo: sapeva nascondere la sua profonda tristezza sotto la luminescenza della burla lasciando leggere tra le righe la dolorosa realtà di fondo.
PETRE STATI

Arguto, mordace, intelligente, … non vantava pretese di filosofo o moralista, ma aveva in compenso il dono inestimabile dell’osservatore acuto e dello psicologo penetrante ed esperto.
BENEDETTO RIPOSATI

Marziale descrive con spirito beffardo, ma non condanna, come gli scrittori di satire, i vizi degli uomini, dei

le che, al pari di Stazio epico, intende trovare un suo pubblico nelle recitationes, ritraendo però la vita, non le fantasticherie mitologiche.
LUCIANO STUPAZZINI

I suoi personaggi, dei quali (come Teofrasto, ma con più arte e concisione) sa rappresentare il carattere grazie al solo aspetto esteriore, gesti, atteggiamenti, abiti, hanno spesso l’aria di caricature: ma essi sono indimenticabili.
JEAN BAYET

Linguaggio realistico, vis comica demistificatoria condensata in una battuta, curiosità per tutti gli aspetti dell’umano, in particolare per i vizi e le debolezze, che vengono spregiudicatamente messi alla luce (10, 33: parcere personis, dicere de vitiis): ecco Marziale, il più grande scrittore di epigrammi della letteratura latina, continuatore di Catullo epigrammatico ed erede, almeno in parte, dello spirito della satira e del gusto di una spietata introspezione nell’animo umano.
ADRIANO PENNACINI

Realismo, immediatezza, alta coscienza dell’arte ispirata alla vita sono le doti precipue di Marziale, ma non sono le sole. Vi è in lui, infatti, un senso tragico della vita, che taluni non hanno saputo vedere e perciò hanno parlato soltanto di superficialità e di sorriso sguaiato in questo poeta, che ancora tutto il mondo legge con gusto.
NATALINO PALERMO

Amava Roma, ma non era corrisposto di uguale amore… Scriveva brevemente, come si conviene al genere epigrammatico, chiudendo nel più angusto giro di una frase l’accostamento buffo di persone e di cose, il gioco di parole, la facezia. Ma nel suo animo c’era tanta tristezza e tanta inquietudine.
FRANCESCO DELLA CORTE

…In Marziale rimase sempre, nonostante tutto, un fondo di bontà disarmata e ingenua: semper homo bonus tiro est, egli scrisse, dalla Spagna: e davvero in quella sua Roma i galantuomini restavano sempre “apprendisti” e non imparavano mai “il mestiere di vivere”.
ITALO LANA

Per concludere il mio lavoro su Marziale aggiungo altri 3 giudizi che sono altrettanto belli e importanti.
Il primo giudizio è quello di Giuseppe Norcio tratto da Marziale. Epigrammi (Edizione UTET pag. 31).

“Marziale è indubbiamente il più grande poeta del I° sec. d. C. e uno dei più grandi di tutta la letteratura latina. Ma non tutti i critici concordano in questo giudizio. La cosa non ci sorprende. Capire e gustare Virgilio, Orazio, Catullo e Lucrezio è facile: basta una buona cultura e un animo sensibile alla poesia. Capire e gustare Marziale è difficile, perché la cultura e la sensibilità alla poesia non bastano. E’ necessaria una ricchezza di esperienza umana, che non tutti posseggono”.

Il II° giudizio è quello di Simone Beta da Marziale Epigrammi (Edizione Mondadori, pag. XIII).

“I copisti medievali che nel freddo dei loro scriptoria hanno faticosamente ricopiato gli epigrammi di Marziale la pensavano in modo diverso: grazie a loro il giudizio di Plinio è stato smentito e gli oltre 1500 epigrammi del poeta di Bilbili ci sono rimasti per illustrare una società, un’epoca, una città”.

E per finire ecco il mio giudizio, per esteso, sugli Epigrammi di Marziale.

Non conoscevo Marziale, ma ora che l’ho letto sono rimasto stupito e ammaliato dai suoi epigrammi. Sono contento di averlo letto e gustato, come si gustano i dolci dopo un lauto pranzo. Ho imparato a ricercare la bellezza, a gustare il fascino e a centellinare la finezza dei suoi epigrammi nelle battute fulminee, nei suoi giudizi salaci e mordaci e nelle sue conclusioni ironiche e argute. Tutto ciò è stato detto e scritto. Io, Biagio Carrubba, confermo la giustezza di questi giudizi che ho riportato sopra con sommo piacere. Ammiro Marziale, non solo perché ha saputo descrivere la Potenza romana e il Popolo romano che si credeva il padrone del mondo fino allora conosciuto, ma lo amo soprattutto perché ha voluto svelare il mondo del sottoproletariato romano e ha saputo rivelare il mondo nascosto delle prostitute e dei prostituti, dei pervertiti e dei cinedi e di tanti altri tipi sinistri. Marziale ha smascherato l’ipocrisia della Roma perbene, regalandoci una grande galleria di personaggi vivi e impietosi, crudeli e generosi, famosi e anonimi, malvagi e buoni. Penso che Marziale sia stato, ante litteram, il progenitore del nostro Pier Paolo Pasolini del XX° secolo. Come P. P. Pasolini ha portato alla luce il sottoproletariato della Roma del 1900, così Marziale ha portato allo scoperto, senza veli e senza preconcetti, il mondo sommerso, spietato e crudele, della Roma imperiale del I° sec. d. C..
Credo, inoltre, che un’altra bella caratteristica degli epigrammi di Marziale sia questa: essi si susseguono l’uno dopo l’altro senza un tema ben preciso e preordinato. Si passa da un epigramma faceto ed ironico ad un altro erotico e grave, creando così un gioco imprevedibile e sorprendente come le mille luci dei giochi pirotecnici che illuminano il cielo buio, dandogli una luce illusoria ed effimera. Così anche gli epigrammi di Marziale appaiono e scompaiono nella composizione dei 12 libri in un balenio continuo e cangiante. Infatti l’epigramma, che viene dopo, è sempre una vera sorpresa rispetto a quello che l’aveva preceduto e ciò crea un’attesa e una suspance che destano una viva ed intensa euforia nei lettori. Almeno ciò è quello che è successo a me.
Infine le immagini che mi vengono in mente per descrivere gli epigrammi di Marziale sono queste: essi sono coriandoli lanciati in aria che ricadono a terra non si sa dove, ma sanno creare un clima carnevalesco pieno di giochi e di scherzi. Così anche gli epigrammi di Marziale invitano i lettori a impazzare e impazzire per le vie della città e a lasciarsi trasportare, con la mente e con la fantasia, in una lontana epoca e nella Roma del I° secolo che oramai sono scomparsi nella notte della storia, lasciandoci a noi lettori contemporanei, sensazioni ed emozioni sempre acuti e soavi, piacevoli ed edificanti.
novembre 2015 199

Modica, 20/ 02/ 2016                                                                                             Prof. Biagio Carrubba

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