I più bei epigrammi sul tema de “Carmi satirici moraleggianti, seri, faceti, ironici, sarcastici, salaci e divertenti” di Marcus Valerius Martialis, poeta latino di origine spagnola, vissuto nel I° secolo d.C. a Roma.

Foto Marziale 8
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Dire i vizi, ma tacere i nomi

delle persone.

Epigr. Liber X n. 33

La mia lettura, imperterrita e decisa, degli epigrammi Marcus Valerius Martialis prosegue senza soste e a tratti larghi e veloci. Ora mi avvio alla meta finale del mio lavoro: cioè godere e scoprire i più bei epigrammi del poeta spagnolo ed essere contento di far conoscere ai lettori lo splendore della poesia latina e di riportarla alla luce dopo tanti secoli di dimenticanza. Sono arrivato alla penultima tappa del percorso poetico di Marziale e, ancora una volta, ho scoperto, con mio diletto, la sua genialità e la sua tragicità. Questa volta ho analizzato e selezionato gli epigrammi che hanno per tema, allargato e inconfondibile, “I carmi satirici, moraleggianti, umoristici, seri, saggi, faceti, ironici, sarcastici e divertenti”. Questa grande miscellanea di epigrammi ha come denominatore comune l’arguzia e l’ironia di Marziale, che da essi si aspettava la fama e l’immortalità nei secoli, come afferma tante volte in molti epigrammi: come ad esempio nel famoso epigramma del proemio del IX libro. Egli si vantava, infatti, di essere già famoso sia a Roma che fuori Roma e in tutto l’impero romano. Egli dimostra che veniva letto anche dagli Imperatori che gli avevano concesso il diritto dei tre figli (ius trium liberorum) e il titolo di tribunus, che comportava l’ingresso nella classe dei cavalieri. Comunque sia, la vena umoristica di Marziale cominciò a scemare con il crescere della sua età, allorché una maggiore serietà e gravità di atteggiamento culturale e personale verso gli altri e verso la vita, prese il posto della inventiva sarcastica. Colgo ciò nel fatto che gli epigrammi più ironici e più umoristici sono cospicui nei primi libri fino all’XI, mentre nell’ultimo libro, il XII libro, Marziale, quando era già ritornato in Spagna, diventa sempre meno sarcastico e meno umoresco. Ma la produzione seria e saggia, per Marziale, era già cominciata nei primi due libri; infatti nel primo libro (pubblicato nell’ 86 d.C.), Marziale compone il primo epigramma serio e grave rivolto al suo amico Deciano, nel quale Marziale esprime la sua saggezza e la sua visione di vita. E’ l’epigramma numero 8 del I libro e fa riferimento a due filosofi: Trasea Peto e Catone Uticense. Su questo componimento di Marziale è importante e interessante leggere e conoscere la nota esplicativa del libro “Epigrammi” (edizione della BUR) dove la curatrice a pagina 150 così scrive: <<Esponenti della filosofia stoica, entrambi paladini della libertà: Catone si suicidò a Utica nel 46 a.C., dopo la vittoria cesariana a Tapso; Trasea fu un oppositore di Nerone, costretto al suicidio nel 66 d.C.. Alla loro fermezza eroica ed estrema Marziale contrappone una concezione della filosofia come aiuto a vivere con rettitudine ed equilibrio piuttosto che come sprone a morire gloriosamente>>. Nel secondo libro Marziale compone altri quattro epigrammi tutti dedicati alla ricerca e alla definizione di “libertà” e nei quali Marziale esprime la sua indole ferma e seria, la sua vitalità e la sua indipendenza culturale e spirituale. Questi 4 epigrammi sono: n. 18, 32, 53 e 68. Sono 4 perle di poesia pura e di amore per la libertà. Marziale vagheggia la sua indipendenza e vorrebbe liberarsi dalla condizione di poeta-cliente e vorrebbe essere un poeta-freelance del I secolo d.C.. Posso affermare che essi costituiscono, per me, la più gradita sorpresa che mi poteva capitare leggendo gli epigrammi umoristici, e credo, inoltre, che essi possono essere considerati, nel loro insieme, gli antenati della celebre poesia “Se” di Rudyard Kipling. Sono sicuro che Kipling non aveva mai letto gli epigrammi di Marziale, ma il poeta inglese riprende lo spirito, la forma, la bellezza e la verità, quasi alla lettera, degli epigrammi di Marziale. Credo, inoltre, che l’atteggiamento e il contegno di Marziale, nella composizione degli epigrammi ironici, scherzosi e sarcastici, siano quelli che aderiscono e seguono la nota locuzione: “Parlare tra il serio e il faceto“, cioè a dire esprimere le proprie convinzioni e le proprie verità in tono leggero, ma con intenzioni serie. Infatti è evidente che la maggior parte degli epigrammi di Marziale sono composti tra il serio e il faceto. Reputo, infine, che Marziale non fu né un cinico, né uno scettico, bensì fu, per naturale indole e cultura, un uomo “compartecipe” dei problemi altrui e fu un poeta curioso, intrigante che voleva sapere tutto di tutti, spargendo l’ironia e il sarcasmo nei suoi epigrammi. In molti casi Marziale denunzia e svela i vizi altrui, ma rivela ed esprime anche i pregi di molti altri, come fa nell’epigramma n. 22 del VII libro dedicato al suo amico Lucano. Dunque gli epigrammi divertenti, col passare degli anni, diventano sempre più rari e la comicità langue e svanisce, mentre predomina l’acrimonia e il fiele. Ma, nonostante questo indurimento e questo pessimismo, la composizione degli epigrammi rimane ricca di humour sarcastico latino che dànno ai componimenti un’ aura briosa, vivace, accattivante e gratificante. Ma Marziale sa esprimere anche la saggezza popolare e compone due bei epigrammi che sono quasi due proverbi: essi sono il n. 79 del VI libro e il n. 10 del XII libro. Questi due epigrammi costituiscono, per me, due perle di saggezza popolare. Se a tutto ciò si aggiunge il bello scrivere, la raffinatezza e la leggereza della lexis degli epigrammi, credo che si possa dire che Marziale, nei suoi epigrammi, abbia raggiunto quasi la perfezione formale e stilistica assoluta. Per tutti questi motivi consiglio la loro lettura perché li reputo, ancora una volta, coinvolgenti, avvincenti, lodevoli e piacevoli.

“Quando l’audace Leandro si dirigeva

verso la sua dolce amata e, stanco,

stava per essere inghiottito dal mare

in tempesta, si dice che l’infelice

così parlasse alle onde che lo

assalivano:<<Risparmiatemi

mentre corro al convegno (amoroso),

sommergetemi quando ritornerò>>”.

Epigrammi. Liber de spectaculis epigr. n. 25 b.

 

“Seguendo le massime del grande Trasea e

dell’incensurabile Catone in modo tale da

non volere rischiare la vita, e rinunziando

a lanciarti col nudo petto sopra spade sguainate,

tu fai, oh Deciano, proprio ciò che io voglio.

Non mi piace colui che si acquista la gloria

con una facile morte, ma mi piace colui che

può essere celebrato senza subire la morte”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 8

 

“Tu vuoi, oh Cotta, sembrare, nello stesso tempo,

un uomo raffinato e un grand’uomo;

ma il damerino, oh Cotta, è un uomo piccolo”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 9

 

“Che ci guadagni, oh Tucca, a mescolare

col vecchio Falerno il vino che si conserva

negli orci vaticani? Quale bene tanto grande

ti hanno fatto i pessimi vini? Quale male gli ottimi?

Non parliamo di noi. E’ un delitto uccidere il Falerno,

aggiungendo un terribile veleno al vino campano.

I tuoi commensali, forse, avrebbero meritato di morire:

ma un’anfora così preziosa non meritava la morte”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 18

 

“Se ricordo bene tu, oh Elia, avevi quattro denti:

due li spazzò via un colpo di tosse,

e altri due denti li portò via un altro colpo di tosse.

Ormai puoi tossire tranquilla tutto il santo giorno:

un terzo colpo di tosse non ha più nulla di portar via”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 19

 

“Dimmi, oh Ceciliano, che razza di pazzia è questa,

divorare, da solo, ottimi funghi, alla presenza di tanti convitati?

Che cosa ti potrò augurare,

che sia degno di tanta ingordigia?

Ti auguro che tu mangi un fungo

tale e quale lo mangiò Claudio”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 20

 

“Se qualcuno crede che Acerra puzzi di vino

bevuto il giorno prima, si sbaglia.

Acerra beve sempre fino al mattino”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 28

 

“Poco fa Diaulo era un medico, ora è un becchino:

ciò che fa da becchino lo aveva fatto anche da medico”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 47

 

“Quando dico “ficus” tu, oh Ceciliano,

ridi come se si trattasse di un barbarismo,

e vuoi che si dica “ficos”.

Diremo “ficus” i frutti della pianta,

che conosciamo; “ficos” quelli che

tu hai, oh Ceciliano, (nel culo: le emorroidi)”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 65

 

“Il tuo cagnolino, oh Manneia, ti lecca il volto e le labra:

non mi stupisco, poiché ai cani piace mangiare la merda”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 83

 

“Oh Egle, cantavi male, finchè facevi l’amore:

ora canti bene; ma ora non c’è più gusto a baciarti”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 94

 

“Oh Elio, tu urli sempre, gridi sempre

contro gli avvocati che arringano.

Ma non fai ciò gratis; ricevi del denaro per tacere”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 95

 

“Se c’è un lettore per cui cento epigrammi

non bastano, per costui, oh Cediciano,

non c’è male che basti”.

Epigrammi. Liber primus epigr. n. 118.

 

“Oh Massimo, io ti scrocco un invito a pranzo;

mi vergogno a dirlo, ma vado a caccia di questo invito.

Tu però scrocchi l’invito a pranzo di un altro

quindi siamo pari. Io, al mattino, vengo a portarti

il mio saluto, ma mi dicono che tu sei andato

a salutare qualcuno prima di me:

quindi siamo pari. Io ti faccio da scorta

e sono il battistrada di un altezzoso signore.

Tu fai da scorta a un altro: quindi siamo pari.

Ne ho abbastanza di essere uno schiavo,

non voglio essere lo schiavo di uno schiavo.

Il re, oh Massimo, sia libero da padroni!”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 18

“Ho una causa con Balbo, ma tu oh Pontico,

non vuoi fare un danno a Balbo.

Ho una causa con Licino, ma anche questi

è un personaggio importante.

Il mio confinante Patroba spesso altera

i confini del mio campo, ma tu non vuoi

entrare in lite con un liberto dell’Imperatore.

Laronia nega che io le ho prestato il mio schiavo,

e se lo tiene, ma tu rispondi:

<<E’ senza figli, ricca, vecchia e vedova>>.

Non mi piace, credimi, essere lo schiavo

di un amico che è schiavo. Chi vuole essere

mio padrone, non abbia padrone”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 32

 

“Tu regali a una donna notoriamente

adultera abiti scarlatti e violetti.

Vuoi proprio darle il dono che si merita?

Mandale una toga”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 39

 

“Dasio è bravo nel contare quelli che entrano

per fare il bagno: a Spatale, dalle enormi mammelle,

chiese tre biglietti, e lei pagò”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 52

 

“Vuoi essere libero? Tu menti, oh Massimo, (un altro cliente come Marziale)

non vuoi: ma se vuoi, puoi riuscirci in questo modo.

Sarai libero, Massimo:

se non vorrai pranzare fuori casa;

se domerai la tua sete col vino di Veio;

se sarai capace di disprezzare il vasellame d’oro dell’infelice Cinna;

se ti contenterai di una toga come la mia;

se farai l’amore con una donna del popolo spendendo due assi;

se te la sentirai di entrare nella tua casa, piegando la testa.

Se hai tale forza d’animo, se sei tanto padrone di te stesso,

puoi vivere più libero del re dei Parti”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 53

 

“Tu vuoi, Sesto, essere corteggiato:

io, invece, volevo amarti.

Ma bisogna ubbidirti: sarai corteggiato, come mi imponi.

Ma se ti corteggio, oh Sesto, non ti amerò”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 55

 

“Tu, oh Zoilo, vestito di una bella toga nuova

deridi la mia che è logora.

Sì, è logora, oh Zoilo, ma è la mia”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 58

 

“Non dirmi insolente se ormai ti saluto col tuo nome,

mentre prima ti chiamavo re e signore:

mi sono acquistato il berretto della libertà

a prezzo di tutte le mie sostanze.

Colui che non è padrone di sé e brama ciò

che bramano i re e i signori, deve avere

un re e un signore. Se sei capace, oh Olo,

di fare a meno di uno schiavo, puoi, oh Olo,

fare a meno di un signore”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 68

 

“Perché, oh Pontico, metti in croce lo schiavo,

dopo che gli hai tagliato la lingua?

Non sai che ciò che lui tace lo dice la gente?”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 82

 

“<<Dov’è il primo libro>> tu dirai,

<<se questo è il secondo libro>>

cosa posso farci, se il primo libro ha maggiore pudore?

Però se tu, oh Regolo, preferisci che questo

sia il primo libro, basta che tu tolga una iota al titolo”.

Epigrammi. Liber secundus epigr. n. 93

 

“Oh Filomuso, tuo padre ti aveva assegnato

2000 sesterzi al mese e te li dava giorno per giorno,

perché alle tue pazze spese seguiva sempre,

il giorno appresso, la miseria, e ai tuoi vizi

bisognava dare il denaro giorno per giorno.

Morendo, egli ti ha lasciato suo erede universale.

Oh Filomuso, tuo padre ti ha diseredato”.

Epigrammi. Liber tertius epigr. n. 10

 

“Ieri hai dato ai tuoi commensale un buon unguento,

lo ammetto, ma non hai dato nulla da mangiare.

E’ una cosa buffa essere profumati e morire di fame.

Chi non mangia e si profuma mi sembra davvero,

oh Fabullo, un morto”.

Epigrammi. Liber tertius epigr. n. 12

 

“Oh Letino, coi tuoi capelli tinti vuoi farti credere un giovane,

tu che dianzi sembravi un cigno

e tutt’a un tratto sei diventato un corvo.

Ma non ingannerai tutti; Proserpina sa bene che sei canuto:

ella strapperà la maschera al tuo capo”.

Epigrammi. Liber tertius epigr. n. 43

 

“Un ciabattino ti ha offertto, oh dotta Bologna,

uno spettacolo di gladiatori; un lavapanni l’ha

offerto a Modena; dove ora l’offrirà un oste?”.

Epigrammi. Liber tertius epigr. n. 59

 

“Segio afferma che gli dèi non esistono,

e che il cielo è vuoto; e ne dà la prova:

vede infatti che, negandoli, è divenuto ricco”.

Epigrammi. Liber quartus epigr. n. 21

 

“Hai la barba bianca, ma i capelli neri.

Ecco la spiegazione, oh Olo:

la barba non puoi tingerla, la chioma si”.

Epigrammi. Liber quartus epigr. n. 36

 

“Oh Cosmo, tu credi che quel vecchio,

che vedi spesso nell’interno del tempio della nostra Minerva,

e che sta sulla soglia

del nuovo tempio col bastone e colla bisaccia,

a cui la chioma bianca e arruffata sta irta

sulla testa e che la barba incolta gli scende sul petto,

che si copre con una sudicia coperta,

sua compagna nel misero lettuccio, e che ottiene

dalla folla che passa il nutrimento a furia di lamenti,

sia un filosofo cinico. La sua falsa figura t’inganna.

Costui, oh Cosmo, non è un cinico:

che cos’è dunque? E’ un cane barbone”.

Epigrammi. Liber quartus epigr. n. 53

 

“Il padre, morendo, ha lasciato ad Ammiano

nel suo testamento nient’altro che un’arida corda.

Chi potrebbe pensare, oh Marullino, che Ammiano

non abbia desiderato la morte del padre?”

Epigrammi. Liber quartus epigr. n. 70

 

“Ohé, ohé, o libretto, ormai basta, ormai siamo giunti alla fine.

Tu vorresti andare ancora avanti e continuare,

e non soffri di essere fermato all’ultima pagina,

come se il tuo lavoro non fosse già finito,

mentre era già finito alla prima pagina.

Ormai il lettore è stanco e brontola,

ormai lo stesso scrivano dice:

<<Ohé, ohé, oh libretto, ormai basta>>”.

Epigrammi. Liber quartus epigr. n. 89

 

“Vantavi sempre, oh Gellia, i tuoi nonni e bisnonni

dai nomi famosi; la nostra condizione di cavaliere

era per te un meschino partito; dicevi che non potevi

sposare altro uomo che non fosse un senatore;

e poi hai sposato, oh Gellia, un sagrestano!”.

Epigrammi. Liber quintus epigr. n. 17

 

“Oh Faustino, Crispo nel suo testamento

non ha lasciato un quadrante alla moglie.

<<E allora a chi lo ha lasciato?>>

A se stesso”.

Epigrammi. Liber quintus epigr. n. 32

 

“Oh Pontiliano, pur essendo salutato spesso,

tu non saluti mai per primo: dunque “Addio per sempre”.

Epigrammi. Liber quintus epigr. n. 66

 

“Sempre imbrattato di cannella, di cinnamo

e degli unguenti del superbo uccello, emani, oh Coracino,

gli odori dei vasi di piombo di Nicerote;

per questo deridi me, che non ho nessun odore.

Preferisco non avere alcun odore che avere un buon odore”.

Epigrammi. Liber sextus epigr. n. 55

 

“Sei triste e pieno di benessere.

Bada che non venga a saperlo la Fortuna.

Se essa lo saprà, oh Lupo, ti chiamerà ingrato”.

Epigrammi. Liber sextus epigr. n. 79

 

“Se sei conteso da grossi personaggi nei banchetti,

nei portici, nei teatri, e se ad essi piace, tutte le volte

che ti imbatti in loro, essere portati in lettiga con te

e con te fare il bagno, non ti inorgoglire troppo.

Tu li diverti, oh Filomuso, ma non sei amato”.

Epigrammi. Liber septimus epigr. n. 76

 

“Era stato un profumato unguento quello che poco fa

era contenuto nel vasetto: dopo che Papilo vi ha accostato

il naso, ecco, è divenuto una salsa di pesce”.

Epigrammi. Liber septimus epigr. n. 94

 

“Oh Catulla, sei la donna più bella tra tutte

quelle che furono e che sono, ma sei anche la donna

più sozza fra tutte quelle che furono e che sono;

quanto vorrei che tu divenissi meno bella o più pudica!”

Epigrammi. Liber octavus epigr. n. 54

 

“Oh Vacerra, tu ammiri soltanto i poeti antichi

e non lodi che i morti. Oh Vacerra, perdonami,

ti prego: non vale la pena che io muoia per piacerti”.

Epigrammi. Liber octavus epigr. n. 69

 

“Hai come amiche tutte le donne vecchie,

tutte le donne laide e più brutte delle vecchie.

Le prendi come compagne, le porti con te

nei banchetti, nei portici, nei teatri.

In questo modo, oh Fabulla, sei bella e giovane”.

Epigrammi. Liber octavus epigr. n. 79

 

“Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco,oh Paola.

La sai lunga, ma Prisco non ti vupole sposare.

Anch’egli la sa lunga”.

Epigrammi. Liber nonus epigr. n. 10

 

“La scellerata Cloe ha posto sui monumenti funebri

dei suoi sette mariti questa iscrizione:

“E’ opera mia”. Poteva essere più chiara di così?”.

Epigrammi. Liber nonus epigr. n. 15

 

“Se Fileni, porta sempre, notte e giorno,

vesti tinte di porpora, non lo fa per lusso

o per superbia lo attira l’odore, non il colore”.

Epigrammi. Liber nonus epigr. n. 62

 

“Oh Picentino, Galla ti ha sposato dopo aver seppellito

sette mariti: penso che Galla voglia seguire i suoi mariti”.

Epigrammi. Liber nonus epigr. n. 78

 

“Oh Basso, mi inviti per tre denari e mi ordini

di indossare di buon mattino la toga,

di attendere nel tuo atrio, poi di starti al fianco

e precedere la tua lettiga, mentre ti rechi

presso una decina di vedove.

La mia povera toga è, veramente logora,

mal ridotta e vecchia: con tre denari, oh Basso,

non riesco a comprarmene un’altra”.

Epigrammi. Liber nonus epigr. n. 100

 

“Da vivo non mi dài nulla; mi dici

che mi darai qualcosa quando morirai.

Se non sei sciocco, oh Marone,

tu sai che cosa io desideri”.

Epigrammi. Liber undecimus epigr. n. 67

 

“Oh Partenopeo, per lenire il dolore della tua gola,

continuamente tormentata da una forte tosse,

il medico ha ordinato che ti si dia miele, noccioline,

dolci focacce e tutte quelle leccornie che fanno

stare buoni i bambini. Ma tu non cessi

di tossire l’intero giorno. Oh Partenopeo,

questa non è tosse, ma golosità”.

Epigrammi. Liber undecimus epigr. n. 86

 

“Se Ligeia ha tanti anni, quanti capelli

porta su tutto il capo, ha tre anni”.

Epigrammi. Liber duodecimus epigr. n. 7

 

“Africano possiede 100 milioni di sesterzi

e tuttavia è un cacciatore di eredità.

La Fortuna dà troppo a molti,

ma a nessuno dà abbastanza”.

Epigrammi. Liber duodecimus epigr. n. 10

 

Avete letto, avete gustato i vari e contrapposti sapori degli epigrammi di Marziale? Ora sono sicuro che avete assaporato e centellinato, con calcolata lentezza e con squisito gusto per goderne meglio e più a lungo, il sapore piccante, asprigno, salace e gradevole che rimane dopo la lettura di essi. Sono sicuro che ora sarete più sazi e più golosi di prima.

Modica, 03/ 02/ 2016 Prof. Biagio Carrubba

Modica, 03/ 02/ 2016
                                                                                                                                                    Prof. Biagio Carrubba

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