Una nuova ed insolita biografia di Marcus Valerius Martialis, poeta latino di origine spagnola, vissuto nel I° secolo d.C. a Roma.

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Chi sa pesare il suo fardello
è capace di portarlo.
Epigrammi. Liber 12° n. 98.

Marcus Valerius Marzialis nacque a Bilbili, piccola città della Spagna Tarraconese, il I° marzo di un anno compreso tra il 38 e 40 d.C., da una famiglia agiata. Studiò regolarmente grammatica e retorica forse a Tarracona. Nel 64 d.C. si recò a Roma dove sperava di realizzare le sue ambizioni di poeta, come già avevano fatto altri intellettuali, filosofi e poeti spagnoli, che, a Roma, lo accolsero molto bene.
Nel 65 d.C. Nerone attuò la sua vendetta che mandò a morte 4 illustri letterati e politici latini: Seneca, Pisone, Petronio e Lucano. Anche il giovane Marziale subì le conseguenze del nuovo clima politico repressivo neroniano. Marziale cominciò, allora, la sua nuova vita di cliente che lo obbligava a prestare il suo tempo e lavoro ai vari patroni che accettavano i suoi servigi in cambio della “Sportula” cioè un paniere che conteneva i cibi della giornata e corrispondeva ad un salario di 100 quadranti che era una misera somma anche per quei tempi. La parola “clientes” deriva dal più antico cluentes part. pres. di clueo, dal greco klyo che significa “quelli che ascoltano, che obbediscono”.
Sulla condizione della dura vita di Marziale nel lasso di tempo che va dal 65 all’80 d.C. non si sa niente. Io, Biagio Carrubba, credo che il miglior epigramma, che si avvicina a spiegare la vita grama di questo periodo di Marziale, sia l’epigramma n. 40 del IV° libro che esprime la scelta di Marziale verso un nuovo patrono.
Ecco il testo dell’epigramma:
“Quando gli atrii delle case dei Pisoni stavano saldi con tutte le loro statue e così pure la casa del dotto Seneca tre volte famoso, io ho preferito te, oh Postumo, a famiglie così potenti: eri un povero cavaliere, ma per me eri un console. Con te, oh Postumo, ho passato 30 inverni; avevamo un solo letto comune ad entrambi. Ormai tu puoi fare doni, puoi sprecare, carico di onori e di ricchezze: sto a vedere, oh Postumo, che cosa farai. Tu non fai nulla, e per me è tardi cercarmi un altro signore. Oh Fortuna, approvi ciò? << Postumo mi ha ingannato >>”.
Marziale, nell’80 d.C., pubblicò la prima edizione di un suo libretto dedicato ai giochi inaugurali dell’anfiteatro Flavio. Il libretto di epigrammi fu accolto bene dall’Imperatore Tito e ciò gli permise di continuare la sua vita di poeta-cliente. Nell’84 d.C. Pubblicò un’altra serie di epigrammi col i titoli Xenia e Apophoreta che continuarono la produzione poetica già conosciuta e ben accolta in tutti gli strati sociali della Roma del I° sec. d.C..
Nell’86 d.C. Marziale continuò a scrivere regolarmente tutti i libri dei suoi epigrammi che ebbero da allora in poi una cadenza annuale. Dall’86 al 98 d.C. Marziale scrisse ben 11 libri di epigrammi con alterne vicende editoriali. Marziale, durante gli anni romani, conobbe molti uomini politici vicini alla corte degli Imperatori e anche moltissimi poeti e avvocati che lui frequentava regolarmente. Nel 98 d.C. Marziale, dopo l’uccisione dell’Imperatore Domiziano e la salita al potere del nuovo imperatore Nerva, che regnò dal 96 al 98 d.C. e il nuovo imperatore Traiano, decise di tornare in Spagna dove lo attendeva una certa vedova che lo apprezzava come poeta. Il nuovo cambiamento politico convinsero Marziale a ritornare in Spagna. Al momento della partenza da Roma per la Spagna Marziale ricevette una parte di soldi delle spese del viaggio dal suo amico carissimo Plinio il Giovane a cui lui aveva dedicato un bel epigramma.
Ecco il testo dell’epigramma liber X n. 20.
“Oh mia Talia, vai e porta al facondo Plinio questo libretto non abbastanza dotto, non molto serio, ma tuttavia non rozzo. Quando avrai percorso la Subura, sarà lieve la fatica per superare l’erta strada. Vedrai lì subito Orfeo, bagnato dalle acque in cima all’ umido teatro, e delle fiere che ascoltano stupite, e l’ uccello del re degli Dèi, quello che portò a Giove il giovinetto frigio rapito; lì vi è la piccola casa del tuo Pedone, su cui vedrai scolpita un’aquila con ali più piccole. Ma bada a non bussare, nella tua ebrezza, alla eloquente porta in un momento non propizio. Egli dedica l’intero giorno alla severa Minerva, mentre prepara per le orecchie dei centumviri i discorsi che le generazioni future potranno paragonare alle orazioni di Cicerone. Ti presenterai più sicura nell’ora delle tarde lucerne: questo è il tuo momento, quando Bacco infuria, quando trionfano le rose e i capelli gocciolano di unguenti: allora anche i severi Catoni mi leggerebbero.”
Marziale ritornò in Spagna nel 98 d.C. e andò ad abitare nella villa e nel podere che la signora Marcella gli aveva messo a sua disposizione. Marziale, molto contento di ciò, dedicò alla signora Marcella due epigrammi che furono inseriti nel XII° libro, del 102 d.C., pubblicato a Roma mentre lui era rimasto in Spagna.
Il primo epigramma in omaggio alla signora Marcella è questo:
“Chi potrebbe mai credere, oh Marcella, che tu sei una concittadina del gelido Salone e che sei nata in questo nostro paese? Hai così rara e amabile finezza! Il Palatino ti direbbe romana, se ti sentisse anche una sola volta, nessuna donna potrebbe gareggiare con te, neppure se fosse nata nel cuore della Subura, o cresciuta sul colle Capitolino; e non si vedrà tanto presto un tale splendore di donna straniera, a cui si addica più che a te l’appellativo di romana. Tu mi rendi più sopportabile il rimpianto della città sovrana: tu sola rappresenti per me Roma. (Epigramma Liber 12 n. 21).
Il secondo epigramma dedicato alla signora Marcella è quello in cui Marziale esprime la sua gratitudine per ciò che aveva ricevuto in dono. L’epigramma è il n. 31 del XII° libro.
“Questo bosco, queste fonti, questa ombra intrecciata di tralci volti all’insù, questa massa di acqua irrigua che si può deviare, i prati e i roseti non inferiori a quelli di Pesto, che fioriscono due volte l’anno, quest’orto che verdeggia in gennaio, che non patisce il gelo, le domestiche anguille, che nuotano nel vivaio, la bianca colombaia con le sue bianche colombe sono un dono della mia signora Marcella. Lei mi ha regalato questa casa e questo piccolo regno a me ritornato in patria dopo 7 lustri. Se Nausicaa mi volesse dare il giardino paterno, io potrei dire ad Alcinoo:
<< Preferisco il mio >>”.
Marziale, contento e grato verso la signora per questi doni, dunque, visse gli ultimi anni della sua vita in questo poderetto, ma fu infastidito dai pettegolezzi e dalle maldicenze dei suoi nuovi vicini spagnoli, tanto che Marziale rimpiangeva, in parte, l’avere abbandonato Roma. Così scrisse nella lettera introduttiva del XII° libro:
<< Rimpiango, come se fossero stati tolti da altri, quegli intelligenti giudizi, quei felici argomenti, le biblioteche, i teatri, le riunioni, dove lo studio non arreca nessuna fatica; insomma tutte quelle cose che per la mia incontentabilità ho lasciato >>.
Su questo giudizio di Marziale è molto interessante leggere la bella nota esplicativa del libro: Marziale. Epigrammi a cura di Giuseppe Norcio il quale nella nota, nelle pagine 742-743, così chiarisce e spiega:<< La vita di Roma con tutte le sue vicende tristi e liete, serie e ridicole, era una magnifica tavolozza, da cui Marziale poteva trarre tutti i colori che gli occorrevano per la composizione dei suoi quadri >>.
L’anno della morte, intorno al 104 d.C., ci è confermato dalla bella lettera scritta da Plinio il Giovane al suo amico Terenzio Prisco. In questa lettera Plinio il Giovane scrive che lui ha sentito dire dell’avvenuta morte di Marziale.
Ecco il testo della lettera:
“Sento dire che Valerio Marziale è morto, e me ne duole,. Era un uomo ingegnoso, acuto e pungente che aveva nello scrivere moltissimo di sale e di fiele e non meno di sincerità. Mi ero accomiatato da lui offrendogli i denari del viaggio: questo io donavo all’amicizia, donavo anche ai versi che aveva composto in mio onore. Fu antica costumanza di pregiare mercé onoranze o denari coloro che avevano scritto lodi di cittadini o di città; ma ai nostri dì come ogni altra bella ed egregia, così anche questa consuetudine è in particolar modo scomparsa. E infatti, dopo che desistemmo dal fare cose degne di lode, stimiamo vanità anche l’esser lodati. Mi domandi quali siano quei versi ai quali ho reso grazie, te ne trascrivo alcuni, che ricordo; se ti piacciono, ricercherai gli altri nel libro. Marziale si rivolge alla Musa e le raccomanda che cerchi la mia casa all’Esquilino e si presenti con riverenza; e prosegue”Guardati bene dal battere avvinazzata in ora sconveniente a quella porta dell’eloquenza. All’austera Minerva egli dà tutte le sue giornate, mentre prepara, per le orecchie dei centumviri, quei discorsi che i secoli e la posterità potranno pure uguagliare alle carte di Arpino. Andrai più sicura di sera coi lumi: è questa l’ora tua, quando tripudia Bacco, quando regna la rosa e i capelli stillano di profumi: allora mi leggeranno pure i rigidi Catoni”.Con chi scrisse in tal modo di me non era giusto che io amicissimamente allora mi accomiatassi? Ed ora non è giusto che io, come di un amicissimo, ne pianga la perdita? Egli mi diede tutto quello che poté, e più mi avrebbe dato se avesse potuto: sebbene, a un uomo cosa potrebbe darsi di più grande che la gloria e la lode e l’eternità? Ma credo che non saranno eterne le cose che scrisse: non lo saranno forse; egli tuttavia le scrisse come dovessero rimanere per sempre. ( trad. di Concetto Marchesi).
Marziale scrisse parecchi epigrammi nei quali esprimeva la convinzione che la sua gloria e la fama sarebbero rimasti nei secoli futuri. Ed io, Biagio Carrubba, penso che Marziale abbia avuto ragione a credere in questa opinione perché i suoi epigrammi non moriranno mai e sono letti ancora oggi.
Avete letto anche la mia curiosa ed insolita biografia di Marziale?
Io, Biagio Carrubba, penso che la vita di Marziale sia stata una bella favola perché il poeta spagnolo è stato capace di portare con dignità e di misurare molto bene il fardello della sua esistenza e di farla diventare lieve e sopportabile. Infatti penso che uno degli scopi della vita consista nel renderla godibile e amabile. Dunque, consiglio a tutti gli amanti della poesia di leggere la biografia di Marziale, perché la trovo, ancora una volta, appagante, appassionante, coinvolgente e degna di essere letta e conosciuta.
novembre 2015 191
Modica 20/ 02/ 2016                                                                                            Prof. Biagio Carrubba

P.S. In concomitanza della improvvisa e prematura morte del grande scrittore Umberto Eco, avvenuta ieri a Milano, esprimo il mio cordoglio e espongo il mio omaggio al famoso semiologo che ha illuminato la cultura italiana della seconda metà del ‘900 fino ad oggi.

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