LO STATO DELL’ARTE DELLA POESIA POSTCONTEMPORANEA N. 15

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Introduzione.

Io, Biagio Carrubba, penso che lo stato dell’arte della poesia postcontemporanea abbia uno stato di salute alquanto precario e debole, perché tolta una stretta fascia di intellettuali e di amanti della poesia, che seguono e apprezzano la poesia in generale, poi, in effetti, la maggioranza della popolazione italiana non legge, né segue e non apprezza la bellezza e la sapienza della poesia italiana di questi anni. E meno ancora conosce gli ultimi sviluppi della poesia postcontemporanea. Anche chi segue e chi si occupa della poesia contemporanea e postcontemporanea non conosce gli ultimi sviluppi parossistici della poesia postcontemporanea, perché è ancora legato alla poesia classica-moderna o, tutt’al più, è fermo, ancora, alla poesia postmoderna.
Io, Biagio Carrubba, credo che la prima considerazione da fare sulla poesia postcontemporanea sia questa: la poesia postcontemporanea e la poesia d’amore postcontemporanea debbano essere indipendenti ed autonomi rispetto ai lettori delle classi sociali di appartenenza o di origine. Il poeta postcontemporaneo, qualunque sia la sua classe sociale di origine e qualunque sia il suo status quo, deve rivelare, rappresentare, interpretare ed esplicare, sopratutto, i fatti e gli eventi delle società postcontemporanee, tenendo ben ferme, comunque, la sua weltanschauung e le sue verità personali. Insomma la poesia postcontemporanea deve essere, in primis, viva, libera e personale, come lo è la religione che rimane sempre un fatto privato, intimo e personale.
La seconda considerazione, che io faccio sulla poesia postcontemporanea, è quest’altra: la poesia postcontemporanea e la poesia d’amore postcontemporanea devono, in primo luogo, coinvolgere i lettori di poesie, farli sentire vivi e liberi e devono farli partecipare in prima persona alle vicende recenti e agli eventi attuali delle società postcontemporanee. Credo che la poesia postcontemporanea debba definirsi come poesia hot, cioè una poesia erotica, piccante, audace, che desti partecipazione ed interesse, che riscaldi sopratutto gli animi dei lettori di poesie postcontemporanee ed infine che sia anche una poesia critica e calda per i lettori di poesie postcontemporanee. Per questo motivo il poeta postcontemporaneo deve limitare al massimo i suoi sentimenti e i suoi casi personali, ma deve sopratutto coinvolgere, sempre di più, con le sue belle parole e con le sue belle immagini poetiche, emotivamente, razionalmente e socialmente il lettore di poesie per svelargli e comunicargli gli effetti e gli eventi che le società postcontemporanee procurano e producono, ogni giorno, a milioni di persone che vivono, a loro volta, la loro vita e i loro problemi nella loro vita quotidiana di tutti i giorni. Insomma il poeta postcontemporaneo deve spaziare in lungo e in largo e in ogni luogo della terra; deve, quindi, allargare il suo punto di vista personale a tutte le società postcontemporanee del mondo; deve rappresentare ogni evento, ordinario e straordinario, con lo scopo di comunicarlo, in forma poetica, ai lettori di poesie postcontemporanee; ed infine, il poeta postcontemporaneo deve allargare il proprio orizzonte culturale e sociale per creare una poesia che abbia l’aura e il fascino speciali della poesia postcontemporanea.

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La terza considerazione e riflessione, che io, B. C., faccio sulla poesia postcontemporanea, è quest’altra: il poeta postcontemporaneo deve essere un poeta libero dalle ideologie politiche e filosofiche. Ormai siamo fuori dalle gabbie ideologiche e politiche del 1900 e dunque dobbiamo sentirci liberi, autonomi ed indipendenti anche dalle classi sociali di appartenenza e di origine. Oggi non c’è più la differenza netta tra capitalisti borghesi e proletari ma siamo tutti cittadini che concorriamo al benessere della società italiana e al buon governo dello Stato italiano, ognuno con la sua parte, privata e sociale, con il suo lavoro creativo e con il suo agire corretto e leale. È finita la poesia della classe proletaria; è finita la poesia di sinistra; è finita la poesia rivoluzionaria e ideologica, perché sono finiti i tempi delle ideologie politiche e filosofiche, contrapposte e nemiche tra di loro. Siamo entrati “nell’età postcontemporanea” che ha le caratteristiche di società aperte, libere, globalizzate, informatizzate e robotizzate di tutto il mondo. Ormai viviamo in società postcontemporanee pluralistiche, pluri scientifiche, pluri culturali, aperte a tutti, dove ognuno può concorrere, insieme o in concorrenza o in contrasto a tutti gli altri, allo sviluppo e al progresso civile e sociale del mondo. Ormai è sicuro che da queste società, multimediali e postcontemporanee, non si può più tornare indietro perché la Storia è irreversibile, irripetibile e incontrovertibile, e da ora in poi si può, solo, andare avanti come il tempo che va dal passato al presente e dal presente al futuro. Penso che la poesia postcontemporanea non debba rimanere indietro e non deve attardarsi né rimanere attaccata al passato, ma deve seguire il presente e anticipare il futuro.
Il fine della poesia postcontemporanea, allora, è, secondo me, la difesa della Democrazia, dello Stato rappresentativo; deve prendere le difese delle libertà democratiche e dare il sostegno a tutte le forze di sviluppo e di progresso scientifico, culturale, tecnologico e sociale, senza avere nessun pregiudizio verso le altre culture e verso le altre religioni diverse dai nostri ordinamenti religiosi, politici e sociali, italiani, europei e occidentali. Bisogna essere sempre tolleranti e rispettare le diverse civiltà, ma bisogna avere, anche, tolleranza zero contro gli attacchi terroristici dell’ISIS e del fondamentalismo islamico. L’ultimo attacco terroristico dell’ISIS è stato compiuto ieri, 26/ 12/ 2017, in Libia, dove un commando terroristico dell’ISIS ha fatto esplodere un oleodotto e ciò ha comportato subito, per gli europei, un rialzo notevole del prezzo della benzina. E tutto ciò fa parte delle attuali società postcontemporanee a cui la poesia postcontemporanea deve guardare e osservare, con sguardo realistico e con spirito imparziale, per comporre i propri componimenti poetici e le proprie composizioni di prosa letteraria. Per questo motivo, io, B. C., asserisco che la poesia postcontemporanea non deve essere soltanto un testo estetico, ma deve essere, anche, un testo espositivo che abbia cioè la primaria funzionalità di informare su tutto ciò che accade, ogni giorno, nel mondo, e penso che il suo messaggio debba arrivare, diritto diritto, al cuore dei lettori per emozionarli, per informarli, per rinfrancarli, per rallegrarli e, infine, per estasiarli.

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La quarta riflessione, che io, B. C., faccio sulla poetica postcontemporanea, è quest’altra: penso e sostengo che la poesia, in genere, e quella postcontemporanea in particolare, deve diventare una risorsa per il popolo italiano, cioè deve essere un mezzo che soddisfi il bisogno poetico degli italiani e deve essere anche lo strumento che soddisfi il bisogno estetico degli italiani. Infatti la poesia postcontemporanea deve essere considerata un’attività creatrice capace di fare uscire i lettori da situazioni difficili e depressive e ridare forza e coraggio agli animi soli, depressi e scoraggiati. Per questo scopo, io, B. C., penso che la poesia d’Amore postcontemporanea sia, veramente, un mezzo, indispensabile e creativo per incoraggiare e rinfrancare gli animi dei giovani delusi e melanconici per un amore andato in frantumi, cosicché la poesia d’amore postcontemporanea potrebbe rappresentare per essi quasi un toccasana per farli riprendere dalla delusione ricevuta e fargli rinascere la speranza nell’Amore che verrà. Io, B. C., spero e auspico che la poesia postcontemporanea costituisca, anche, una fonte di ricchezza, culturale e materiale, inesauribile per tutti coloro che vogliono godere e apprezzare i valori positivi delle nostre società postcontemporanee e per comprendere lo zeitgeist dei nostri tempi, perché la poesia postcontemporanea deve rappresentare, con il suo ingegno e con la sua fantasia, la creatività e l’intelligenza della nostra età postcontemporanea. Purtroppo, però, io, B. C., che sto, 24 ore su 24 ore davanti alla TV, seguendo più programmi e servizi contemporaneamente, non vedo quasi mai poeti che spieghino e illustrino le loro poesie; non vedo quasi mai poeti che rappresentino ed esplichino le condizioni dell’attuale poesia italiana; non vedo poeti invitati a partecipare in trasmissioni specifiche di poesie né in altri talk show per spiegare meglio i risultati della poesia italiana odierna. Vedo, invece, molti servizi sull’arte pittorica e scultoria e sull’arte in generale, che, però, da soli, non bastano a colmare la sete di conoscenza e il bisogno estetico degli italiani. Ed è proprio questa una funzione importantissima della poesia postcontemporanea e cioè quella di soddisfare la sete e il bisogno estetico del popolo italiano. Io, B. C., penso e suppongo che una buona parte dei giovani italiani ha un altissimo livello culturale e scientifico, ma la maggioranza del popolo italiano è carente nei sentimenti estetici e cerca di soddisfare il bisogno estetico interiore. Ecco io penso che la poesia postcontemporanea debba inserirsi in questa rinascita estetica dell’età postcontemporanea. Tutti cerchiamo la bellezza artistica delle opere d’arte. Ne è una conferma l’aumento dei visitatori nei musei e nei luoghi artistici di tutta l’Italia. Ebbene io, B. C., auspico che la poesia postcontemporanea e la poesia d’Amore postcontemporanea debbano soddisfare e colmare il vuoto estetico che incombe in molti strati sociali italiani; e penso che l’unico modo per soddisfarlo sia quello di scrivere altre belle poesie postcontemporanee e poesie d’Amore postcontemporanee, per esortare, sensibilizzare ed incitare il popolo italiano ad apprezzare e a conoscere, sempre di più, le bellezze della vita, della natura, l’Amore e la poesia.

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Ci vuole il ritorno dei poeti in TV, non per manifestare e confessare il loro sentimentalismo o il loro moralismo o il loro criticismo verso tutti e verso tutto, ma, semplicemente, per illustrare ed esplicitare lo stato dell’arte della poesia in genere e della poesia postcontemporanea in particolare. Purtroppo non vedo molti artieri contemporanei e postcontemporanei che illustrino e spieghino la storia illustre della poesia italiana e latina. Mi ricordo, soltanto, la voce dolce e gentile del grande poeta Giuseppe Ungaretti e mi sovviene anche qualche servizio televisivo degli anni ’60 -’70 su Eugenio Montale. Negli anni ’80 e ’90 mi ricordo una sporadica e rarissima intervista al poeta Giorgio Caprone. Nel primo decennio del 2000 la RAI ha realizzato alcuni servizi con interviste alla famosissima poetessa Alda Merini. Poi dal 2010 ad oggi quasi più niente; oggi non c’è più un poeta che viene invitato e intervistato in TV per far conoscere la sua poesia. Per questo motivo, io, Biagio Carrubba, faccio un grande e caloroso appello alla RAI nazionale e alle TV private di invitare i poeti contemporanei di oggi e a dar loro la parola per illustrare lo stato dell’arte della poesia italiana. In questo modo si colmerebbe la carenza e l’assenza della poesia italiana in TV, la cui mancanza si fa sentire in molte fasce della popolazione italiana, che ignora, quasi completamente, la bellezza e la sapienza della poesia postcontemporanea di oggi. Quindi chiedo alla RAI che realizzi un programma tutto dedicato alla poesia e alla letteratura, come il TG Leonardo, dedicato alla scienza e all’ambiente, e che impronti una breve ed intensa trasmissione dedicata tutta alla letteratura e alla poesia di modo che il popolo italiano sarebbe informato su tutta la poesia e sulla poetica italiana di oggi per esortarlo a leggerla e sensibilizzare ognuno a migliorare la propria personalità. Allora aspetto, con ansia, con speranza e con gioia, una striscia poetica dopo il TG Leonardo, che potrebbe avere il seguente titolo: “Biagio. La nuova poesia italiana”. Credo, inoltre, che ci vorrebbe anche una breve e intensa trasmissione dedicata alla Costituzione italiana, di modo che il popolo italiano sarebbe informato e preparato sulla Costituzione italiana, per incitarlo a leggerla.

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La quinta riflessione che, io, Biagio Carrubba, faccio sulla poesia postcontemporanea, è quest’ultima: la poesia postcontemporanea deve sostenere la ricerca scientifica ed esaltare le scienze, come attività creatrice e liberatrice dell’umanità. Per questo motivo io, B. C., dico che molti poeti di oggi postcontemporanei dovrebbero comporre e dovrebbero scrivere molte poesie che esaltino la scienza, le sue scoperte e i suoi successi incredibili. Per esempio, in questi giorni, ho appreso e ascoltato l’incredibile ed emozionante successo che 5 equipe di medici e chirurghi hanno ottenuto nell’ospedale “Bambino Gesù”, a Roma, nel mese di novembre. I medici sono riusciti a dividere e a salvare dalla sofferenza, certa e continua, due sorelline siamesi. L’intervento chirurgico è durato più di 12 ore consecutive; alla fine i medici sono riusciti a dividerle e a salvarle dalla malformazione, restituendo una vita autonoma e dignitosa a tutte e due. Sono molto contento di questo risultato e vorrei che un grande artiere italiano di oggi componesse una bella poesia dedicata alla riuscita di questa operazione, difficile e complicata, che ha dato una nuova vita, dignitosa e sana, alle due gemelline. Un altro successo eclatante della medicina italiana è stato ottenuto ieri 26/ 12/ 2017, a Torino, dove una magnifica equipe di medici e chirurghi ha trapiantato tre organi vitali di una giovane morta a tre pazienti che aspettavano da tanto tempo gli organi vitali; e grazie a questi organi le tre beneficiarie, ben presto, ritorneranno a vivere una vita dignitosa e normale. Secondo me ci vorrebbe un grande e bravo poeta che sappia descrivere i risultati e i valori della scienza medica contemporanea. La poesia postcontemporanea, dunque, secondo me, non solo deve descrivere ed encomiare i medici e i chirurghi di queste operazioni chirurgiche, ma deve anche esaltare la scienza medica in generale e tutte le scienze, teoriche e pratiche, che ogni giorno fanno fare un grande balzo verso la salute e verso la libertà a tutta l’umanità. La poesia postcontemporanea deve, inoltre, raccontare la storia di fatti ordinari e privati; oppure deve narrare eventi straordinari e pubblici; oppure può rivelare fatti politici, ma può e deve, anche, interpretare e riformulare i valori, lo sviluppo e il progresso scientifico della nostra età postcontemporanea. Inoltre la poesia postcontemporanea deve interpretare le esigenze democratiche del popolo e deve farsi portavoce delle aspirazioni e dei bisogni del popolo italiano. In questo senso la poesia postcontemporanea deve diventare una poesia popolare cioè una poesia conosciuta e apprezzata da tutti gli strati sociali italiani. In definitiva la poesia postcontemporanea deve ritornare al suo antico e principale magistero che è quello di rappresentare, esplicare, illustrare, celebrare, encomiare, elogiare e descrivere le bellezze dell’esistente e i capolavori artistici, architettonici, scientifici e culturali prodotti e creati dell’umanità; deve esaltare anche i valori positivi e propositivi della cultura creativa degli uomini e deve portare e trasmettere una nota positiva a tutti i malati, i sofferenti e le persone sole di questo mondo. In particolare la poesia d’amore postcontemporanea deve trasmettere, donare e destare un sentito sorriso e un leggiadro, profuso e delicato sentimento di delizia, di gioia, di letizia e di gaudio a tutti gli innamorati del mondo e a tutte le persone che vivono un periodo di vita negativo e infelice. Secondo me la poesia postcontemporanea deve, quindi, trasformarsi quasi in una poesia – preghiera, ma che sia una poesia laica, razionale, scientifica, realistica e umanistica, che si rivolga e invochi la scienza e le arti, che abbia la capacità e la forza di portare sollievo e speranza alle molte persone che vivono in condizioni disperate.

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Io, B. C., personalmente, non riesco a comporre delle poesie su tali argomenti particolari, di tal genere stilistico e di tale forza comunicativa, perché mi mancano le conoscenze scientifiche e lessicali, però mi piacerebbe leggere molte poesie che lodassero la scienza di oggi ed elogiassero tutte le conquiste tecniche e scientifiche di tutte le scienze. Inoltre mi piacerebbe leggere una bella poesia di elogio e di ammirazione per il grande pilota automobilistico Michael Schumacher, che dopo lo sfortunato incedente sulla neve non si è ancora ripreso dal coma in cui versa; e mi piacerebbe leggere, anche, poesie postcontemporanee sulla bellezza dei nostri tempi e sulle opere d’arte postcontemporanee, perché penso che la poesia postcontemporanea debba saper rappresentare e riformulare le bellezze estetiche della nostra età postcontemporanea. Infine, io, B. C., ho composto, con grande umiltà e con grande modestia, l’ultima mia poesia postcontemporanea che ha preso lo spunto da una mia intuizione di astronomia e che ha per titolo: LA MATERIA OSCURA

LA MATERIA OSCURA.

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É incredibile, ma è proprio così!!!
Io solo, B. C., so dove si trovano
la materia oscura e
l’energia oscura.
Non lo sanno neppure
gli scienziati! Ma lo suppongono.
Invece io, B. C., lo so!
Loro la cercano nel posto sbagliato!
La cercano nel nostro universo.
Invece, secondo me,
la materia oscura e
l’energia oscura si trovano
in un altro universo
parallelo al nostro.
Come ci sono miliardi di galassie,
così ci sono miliardi di universi
che si attraggono e
si respingono tra di loro.
La materia oscura agisce fra di loro
come la nostra gravità universale;
invece l’energia oscura agisce
come la nostra antigravità universale.
La materia oscura attira gli universi,
l’energia oscura li respinge.
Da un universo parallelo è stato,
sicuramente, gettato fuori un grumo
di energia nucleare, che, poi, ha dato vita,
esplodendo, al nostro big bang.

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Dal big bang è venuto fuori
il nostro universo con i suoi caldi
buchi neri, galassie, stelle e pianeti.
Poi un giorno, forse, si scoprirà,
anche, perché vi sono tanti universi,
che girano casualmente tra di loro.
Adesso non c’è un motivo finalistico
che sappia spiegare tutto questo,
ma, tra qualche milione di anni,
si scoprirà la soluzione del mistero.
Per adesso mi accontento
di aver scoperto dove si trovano
la materia oscura e
l’energia oscura.
Nel nostro pianeta è subentrata la vita,
e ciò significa che essa, senza dubbio,
si sarà creata e ricreata infinite volte
in altrettanti pianeti terra che girano
intorno al proprio sole.
Sarà una vita analoga alla nostra
o potrebbe essere molto diversa
da come la conosciamo noi.
La vita, allora, non è altro che
la fecondazione naturale
tra sole, terra, elettricità e
cellule umane fecondate,
divise per compiti e funzioni.
Fino ad ora non sappiamo se
dietro a tutto questo ci sia
un finalismo teologico, ma è
più sicuro che tutto sia stato generato
dalla causalità degli universi paralleli.

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Allora mi chiedo:
Che cos’è la morte?
La morte, in primis, non esiste
negli altri pianeti da noi scoperti.
Allora la morte, secondo me,
non è altro che, biologicamente,
semplicemente e naturalmente,
la cessazione della vita. Tutto qui!!!
E, allora, in che cosa consiste
la paura della morte? Io, B. C.,
suppongo, altresì, che
la paura della morte derivi dal
timore di non poter più ammirare
le bellezze della natura e dalla tema
di perdere ciò per cui, nella vita,
ogni uomo ha lottato, guadagnato
e goduto; penso, inoltre, che essa
scaturisca e si formi, soltanto,
dal terrore panico che
non si potrà più ammirare
lo stupendo spettacolo
dell’universo, multiverso,
né si potrà più sapere
se, il giorno dopo,
il sole sorgerà ancora una volta.

 

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Modica 30/ 12/ 2017                                                                    Prof. Biagio Carrubba

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