LA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

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LA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

L’arte non ha senso né sapore
se non è ostensione del reale.
G. Papini

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Il progresso delle società capitalistiche occidentali corre, molto veloce, grazie alle conquiste scientifiche e tecnologiche. La scienza è diventata il motore di ricerca e di traino delle nazioni capitalistiche occidentali. La scienza trasforma, continuamente, il lavoro e quindi i rapporti sociali, civili e culturali delle persone e dei popoli, che, a loro volta, spingono i Governi e gli Stati ad adeguarsi allo sviluppo sociale, civile e tecnologico della società. In questa corsa verso il futuro, anche la poesia si dovrebbe adeguare al progresso sociale, culturale e civile delle società capitalistiche avanzate. Credo che, oggi, le società capitalistiche occidentali siano entrate in un’epoca nuova rispetto al periodo del postmoderno, nel quale ancora le società occidentali vivono, ma che ora stanno cedendo il passo alla nuova epoca che io chiamo e definisco: “Età postcontemporanea”. Il progresso tecno-scientifico è, talmente veloce, che ingloba già il presente, per cui il presente viene superato, in breve tempo, dal futuro. Da ciò il nome postcontemporaneo, dove il contemporaneo viene vissuto e nello stesso tempo superato dal futuro, che viene vissuto come presente, per cui le persone vivono il presente come contemporaneo e postcontemporaneo. Il progresso raddoppia ogni anno, mentre la mente umana percepisce le innovazioni tecnologiche secondo una direzione lineare, cioè con un andamento più lento. Ma nello stesso tempo i Mass-media, Internet, le TV, propongono e ripropongono, ogni giorno, anche le immagini del passato prossimo e del passato remoto, cosicché si ha la fusione del passato, del presente e del futuro e, quindi, si ha la sensazione di rivivere il passato e vivere il presente che già anticipa il futuro e di preconoscere il futuro prossimo venturo. Da questo intreccio e fusione tra passato, presente e futuro nasce la definizione di Età postcontemporanea. Insomma la gente ha la sensazione di vivere la propria società e la propria vita immersa nel passato, nel passato, nel futuro, e di vivere in una società globale, eclettica, polimorfa ed immersa in un tempo onnipresente e onnivoro.

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La società moderna, che va all’incirca dal 1492 fino al 1960, ingloba, a sua volta, molti periodi storici: il Rinascimento, l’Illuminismo, il Romanticismo, il Decadentismo, il Futurismo e il Neorealismo.
La società postmoderna va, all’incirca, dal 1960 al 2010.
La società postcontemporanea va, all’incirca, dal 2010 ad oggi e proseguirà per tutto il nostro secolo, con l’aggiunta di altri periodi storici, progressivi e definitivi.
Le principali novità che distinguono l’età postcontemporanea sono date soprattutto dallo stupefacente sviluppo tecnologico e informatico della robotica e della cibernetica, che nei prossimi anni provocheranno un grande balzo in avanti alle società capitalistiche mondiali, modificando, praticamente, lo sviluppo sociale, civile e culturale delle persone. In questi giorni in una pubblicità televisiva già si vede un robot che interagisce con le persone umane per promuovere un prodotto. Questo spot indica, già, che siamo immersi in una società protorobotica, cibernetica e postcontemporanea. Dunque anche la poesia ha subito in questi decenni e subisce, ogni giorno, gli stessi cambiamenti delle società capitalistiche avanzate: dalla poesia moderna rinascimentale, alla poesia moderna illuministica, dalla poesia moderna romantica alla poesia moderna decadentista, dalla poesia moderna del futurismo alla poesia moderna del neorealismo. A questo genere della poesia moderna è poi subentrata, intorno agli anni ’60, con la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione (TV, radiotelevisione, giornali e rotocalchi di massa) la poesia postmoderna, la quale, in questi anni, sta cedendo il passo alla nuova poesia postcontemporanea, così come la società postmoderna aveva preso il posto della società moderna, come la società postcontemporanea sta prendendo il posto della società postmoderna. Tra gli anni del 1960 e il 1970, in Italia fiorì il dibattito filosofico-politico sul rinnovamento del Marxismo e rifiorì anche la poesia neomarxista. Rinacquero allora gli ideali del neomarxismo e dell’anarchismo ed io, Biagio Carrubba, caddi nell’ottica di quegli ideali politici e di quelle illusioni filosofiche e, per breve periodo tempo, arrivai, addirittura a definirmi anarchico. L’unico anarchico, storico, del paese di Scicli. Furono tempi illusori e falsi per migliaia di giovani idealisti come me. Anch’io scrissi alcune poesie neomarxiste e anarchiche, ma fu solo un fuoco di paglia. Con il crollo, negli anni del 1980 – 1990, delle grandi ideologie del neomarxismo e dell’anarchismo, crollarono anche i miei sogni, la mia finta rivoluzione culturale e i miei ideali e finì anche la mia poesia politica, ideologica, rivoluzionaria e iconoclasta. Oggi, per fortuna, sono finiti quei tempi e sono cominciati i tempi delle grandi riforme, necessarie in Italia per ben governare e condurre in porto la nave Italia, che naviga in brutte acque. E’ successo anche che, mentre negli anni 1970-1980 ero un filo-Russo, oggi grazie alla grande opera del carismatico Barak Obama, sono divenuto un filo- Americano. Questo passaggio è successo solo perché sono un impiegato dello Stato; se non lo fossi, adesso, non so cosa farei e, forse, non so se fossi ancora vivo.
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Quindi lo sviluppo della poesia è in diretto contatto con il progresso delle società capitalistiche occidentali. Al variare del progresso delle società capitalistiche cambia anche la poesia, che si adatta e si trasforma nei suoi elementi costitutivi e cioè:
il modo di scrivere la poesia da parte del poeta e la sua weltanschauung;

i temi delle poesie;
le forme varie di versi liberi;
la suddivisione della poesia in strofe;
lo stile delle poesie.
Questi cinque elementi costitutivi cambiano, quindi, con lo sviluppo della società e con il cambiamento del modo di scrivere le poesie. Allora credo che, anche, i maggiori poeti italiani postcontemporanei devono sapersi adattare alla società postcontemporanea. Ma la prima difficoltà, per i nostri poeti italiani contemporanei, è quella di rendersi conto di vivere e di essere entrati nella società postcontemporanea. La maggioranza di essi non ha ancora questa consapevolezza e quindi scrive poesie secondo il suo modo tradizionale e cioè quello di scegliere e proporre temi tradizionali e forme tradizionali. La maggioranza dei poeti italiani si trova nelle condizioni di chi non vede, nel cielo, passare sopra la sua testa gli aerei e le navicelle spaziali e afferma ancora che vive in una società moderna, senza aerei. Sono pochi in Italia i poeti che scrivono poesie con temi postmoderni e forma postmoderna. L’unica poesia che conosco che ha contenuti e forma postmoderna è la bella poesia “Bello mondo” della poetessa Mariangela Gualtieri. La maggioranza dei poeti italiani scrive ancora poesia moderna e privilegia ancora i temi moderni e classici come: la precarietà dell’esistenza, la paura della morte, l’espressione dei suoi sentimenti e la descrizione del proprio ambiente familiare e naturale. La forma di questi temi è varia e va da semplici distici a poesie lunghe e articolate formate da versi liberi. Ora la poesia postcontemporanea obbliga i poeti italiani contemporanei ad allargare il loro spazio d’azione e il proprio punto di vista e a guardare non solo l’Italia ma a tutti gli avvenimenti che accadono in tutto il mondo. Cosa che non è difficile fare perché oggi la televisione, internet e i mass-media, ci portano il mondo in casa e ci informano, in tempo reale, di tutto ciò che succede nel mondo. Questa conoscenza dei fatti mondiali definisce la nostra epoca età contemporanea, ma diventa età postcontemporanea perché ciò che è contemporaneo e presente in un giorno è già divenuto postcontemporaneo il giorno dopo, dato che l’accavallarsi di tante notizie che giungono, in contemporanea, fanno sembrare vecchie quelle del giorno prima. Se i poeti contemporanei italiani, giovani e anziani, non si adeguano ai temi e agli avvenimenti internazionali mondiali non riusciranno mai a scrivere poesie postcontemporanee e c’è il pericolo che essi negano di vivere in una società postcontemporanea, come chi nega di non aver visto gli aerei passare in alto nel cielo e quindi afferma di vivere, ancora, in una società moderna. Dunque il primo criterio per giudicare la poesia postcontemporanea è quello di abbandonare i temi classici e moderni. Il poeta, insomma, deve finire di esprimere solo se stesso, ma deve anche rappresentare, descrivere e interpretare il mondo contemporaneo. Oggi in Italia, purtroppo, si ha un momento di confusione sia di forme che di contenuti. In questa tabella riporto le varie contaminazioni tra forma e contenuto:
Forma postcontemporanea e contenuti postcontemporanei;
Forma postmoderna e contenuti postmoderni;
Forma moderna e contenuti moderni;

Forma postcontemporanea e contenuti moderni;

Forma postmoderna e contenuti moderni;

Forma moderna e contenuti postmoderni.

Auspico, quindi, un immediato rinnovamento della poesia italiana contemporanea e un adeguamento ai temi, ai contenuti e alle forme postcontemporanei. La poesia postcontemporanea deve diventare un’icona della società postcontemporanea. La poesia postcontemporanea, insomma, deve esprimere, rappresentare e interpretare lo zeitgeist del nostro tempo.

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Riassumo in questo modo le caratteristiche della poesia italiana contemporanea:
molti poeti poetano ancora nella forma moderna e classica, pochi poeti poetano con temi e forma postmoderni; pochissimi altri sono consapevoli di scegliere temi, contenuti e forme postcontemporanei. Suggerisco alcuni temi, contemporanei e postcontemporanei, presi dalla vita sociale e politica dell’Italia e dell’Europa degli ultimi 6 anni: la strage del Bataclan a Parigi nel dicembre del 2015 con la morte involontaria della nostra connazionale Valeria Solesin, la strage sul lungomare di Nizza del luglio 2015, la strage di Berlino nel mese di dicembre 2016 con la morte della nostra giovanissima connazionale Fabrizia De Lorenzo, la caduta del governo Renzi, il nuovo governo Gentiloni, i viaggi della disperazione dei migranti africani e asiatici, le stragi compiute dai fanatici dell’ISIS e tanti altri temi, come l’inquinamento mondiale che sta distruggendo il pianeta Terra. Ogni poeta può scegliere i temi che vuole e quindi raccontare, narrare e rappresentare l’attuale società postcontemporanea, secondo il suo punto di vista politico, ideologico e sociale e secondo il proprio gusto poetico ed estetico. La prova più evidente della povertà e della monotematicità della poesia italiana contemporanea e postcontemporanea è data, sicuramente, dal fatto che, in Italia, si pubblicano poesie di tipo personalistico e dal tono serioso e monotono. Mancano, infatti, molti generi di poesie, come la poesia politica, religiosa, satirica, comica e sarcastica. A questo andazzo fanno eccezione le due poetesse italiane – Donatella Bisutti e Mariangela Gualtieri – che in questi ultimi anni hanno scritto poesie d’amore postmoderne e postcontemporanee. Secondo me, la poesia postcontemporanea italiana deve saper esporre ed esprimere tutti i generi poetici sopraindicati ed adattarsi ai temi e ai fatti delle società capitalistiche contemporanee, che sono diventate società capitalistiche liquide, come il sociologo Zygmunt Bauman, morto alcuni giorni fa, aveva spiegato negli ultimi 20 anni.

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Quindi credo che la poesia postcontemporanea debba essere un’icona del nostro tempo e che i poeti italiani contemporanei debbano diventare icone dell’attuale società, rappresentarla e descriverla e interpretarla. Debbono, innanzitutto, fare l’elogio dell’attuale scienza la quale è l’unica produzione culturale, intellettuale e geniale, che migliora e modifica le condizioni materiali e culturali di tutte le persone che vivono nelle società capitalistiche occidentali e in tutto il mondo. Debbono elogiare sopratutto l’Amore, perché l’Amore rimane il sentimento più forte e più bello fra tutte le passioni umane. E debbono rappresentare l’Amore in tutte le sue forme e manifestazioni: l’Amore legittimo e quello delle “Unioni civili”, l’Amore fedele e l’Amore adulterino, l’Amore eterosessuale ed omosessuale, l’Amore occasionale e d’avventura, l’Amore a pagamento, l’Amore erotico, ecc.. Oppure i giovani poeti contemporanei potrebbero esaltare i valori della democrazia, della pace e della libertà tanto contrastati, oggi, e messi sotto scacco dal fanatismo e della ferocia dell’ISIS, che ha scatenato la terza guerra mondiale. Ormai l’ISIS continua nella sua strategia delle stragi improvvise che si susseguono in tutta Europa, l’ultima della quale è stata quella del I gennaio 2017 a Istanbul. Oppure i giovani poeti postcontemporanei potrebbero esaltare ed encomiare i valori creativi dell’arte che rimane la più alta espressione artistica e creativa dell’estro e della inventività dell’umanità. I poeti italiani di oggi, dunque, devono uscire dal loro individualismo e aprirsi al mondo e darcene una rappresentazione giusta e onesta. Purtroppo tutto questo lavoro di adattamento dei poeti italiani contemporanei è tutto da verificare e da scrivere. Quello che constato, però, è che negli ultimi 10 anni essi continuano a scrivere poesie tradizionali, moderne, brutte e con modesti risultati poetici. Infatti, in questi ultimi anni, io, Biagio Carrubba, non ho letto un solo libro di poesie belle, né moderne né postmoderne, né tanto meno poesie belle postcontemporanee. Ho letto semplicemente poesie datate e noiose composte da versi liberi che sono versi formati da una sequela di parole che girano a ruota libera, cioè in modo incontrollato e senza alcun freno. Ho letto le solite lamentele, le solite litanie per la perdita dei vecchi valori e la solita descrizione della perdita di parenti e figli, in lunghe poesie ed elegie. Francamente sono nauseato di queste poesie brutte e ripetitive. Succede anche che queste poesie perdono il loro messaggio tradizionale. Io, Biagio Carrubba, credo, anche, che la poesia postcontemporanea non debba perdere il messaggio del poeta e anzi deve lanciare un messaggio forte, scritto con forme briose, raffinate e con toni divertenti e ironici; deve comunicare un messaggio che sia chiaro e innovativo, mordace, graffiante che smuova i sentimenti estetici di ogni lettore. Insomma la poesia postcontemporanea deve manifestare una pensata nuova, un monito adeguato ai problemi attuali e lanciare anche un espediente nuovo ed originale che faccia sollevare da terra, o rinfocolare o rabbrividire i lettori. Alcuni libri di poesie che ho letto in questi anni, compreso il 2016, hanno la forma di pensieri e credo che siano veri e propri pensierini di scuola elementare. Per tutti questi motivi tradizionali giudico la poesia di molti poeti italiani, che hanno scritto poesie con temi in forma classica e moderna, una poesia quasi obsoleta. Mi piacerebbe, invece, leggere poesie nuove e belle, postcontemporanee, che parlino dell’attuale società mondiale postcontemporanea e che esprimessero i giudizi e i valori dei poeti italiani. Invece le uniche due poetesse che hanno scritto qualcosa di postmoderno e di postcontemporaneo sono Donatella Bisutti e Mariangela Gualtieri che però sono della mia stessa generazione. La prima, D. Bisutti, ha scritto belle poesie d’amore con stile con temi moderni e postmoderni; la seconda, M. Gualtieri, ha scritto belle poesie d’amore postmoderne e forse anche postcontemporanee. Nel 2017, spero di leggere poesie di giovani poeti nuovi capaci di descrivere e rappresentare l’attuale società postmoderna e postcontemporanea in modo originale e personale. I poeti nuovi e postcontemporanei, quindi, devono usare temi nuovi e scrivere con una forma veloce e vivace ed esprimere, così, il loro pensiero poetico spiazzante, sorprendente, mordace, sagace e perspicace rivolto più al futuro che non al passato e devono, anche, captare e valorizzare le novità sociali, culturali, civili e scientifiche che ogni giorno i mass-media ci propongono dentro casa. Insomma questi poeti italiani postcontemporanei devono saper dare voce, tono, sentimenti ed immagini del mondo in cui viviamo e della società postcontemporanea e devono saperla narrare, descriverla e interpretarla secondo i loro gusti correnti estetici postmoderni e postcontemporanei e con un grande spirito critico, ardente e affabulatorio.

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Credo, inoltre, che la poesia postcontemporanea dovrebbe porsi, perseguire e realizzare i seguenti obiettivi:
esibire lo sdegno e ostentare l’indignazione contro le obbrobriose e crudeli stragi dell’ISIS che colpiscono, con spietatezza e a sangue freddo, centinaia di cittadini inermi e innocenti.
difendere i valori della cultura, della pace, della libertà, della democrazia e dell’arte occidentale, e ostendere il senso del bello e costruire una vita bella
descrivere ed elogiare l’amore in tutte le sue forme e manifestazioni;
elogiare e descrivere la scienza che rimane l’unica grande attività creativa umana, capace di far progredire tutta l’umanità;
criticare e correggere i corruttori e i corrotti e il mal costume di ogni nazione civile e democratica occidentale e mostrare il buono esempio e la retta via dell’agire onesto rispettando le leggi dello Stato.
descrivere, consolare e risollevare i migranti nel loro penoso viaggio dall’Africa in Europa,
difendere i valori del lavoro e degli operai e ostendere i diritti dei ceti più svantaggiati;
portare una parola di amore, di affetto e di speranza a chi vive nella povertà, nella depressione e nella disperazione;
portare una parola di moderazione e di calma a chi vive nell’agitazione del fanatismo e del radicalismo ideologico e religioso;
comunicare e portare, anche e soprattutto, un messaggio poetico che rincuori e rinfranchi chi vive nella disperazione degli affetti e di chi vive ogni giorno nella solitudine, deve procurare serenità, gioia e felicità come riesce a fare l’Amore;
e, infine, non bisogna mai dimenticare che lo scopo primario della poesia è quello di risvegliare il senso del bello, di gustare il gioco, la ricercatezza e la preziosità delle parole e di costruire il benessere dell’anima dei lettori e di tutti i cittadini.
Proprio la mancanza del gusto estetico, del senso del bello, la perdita del messaggio personale, l’arretratezza dei temi fermi al classicismo, e la giustapposizione di frasi e periodi senza un messaggio finale giustificano e spiegano la bruttezza e l’incompletezza dell’attuale poesia italiana.

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Credo che, infine, la poesia postcontemporanea debba fare presa sui lettori, debba mostrare la società postcontemporanea e rappresentarla nei suoi valori positivi e biasimare e condannare i fatti negativi; debba descrivere, anche, scene di vita quotidiana nella quale la gente vive la vita comune e normale di tutti i giorni. Insomma, credo che la poesia postcontemporanea dovrebbe diventare un “Pensiero forte ed ostinato” cioè un pensiero che sia l’opposto del “Pensiero debole” che dagli anni ’80 promuove interpretazioni della realtà non globali, ma parziali e provvisorie e quindi insufficienti a risolvere i problemi dei cittadini. Io, Biagio Carrubba, invece, affermo che la poesia postcontemporanea possa e debba diventare un pensiero forte e ostinato perché deve riuscire a portare e dare un senso di calma e di pace a chi è afflitto da problemi personali; rasserenarlo e confortarlo nelle sue condizioni desolate; deve trasmettere un senso di dubbio e di critica a chi è radicato nel suo fanatismo e nelle sue violente convinzioni politiche, ideologiche e religiose. La poesia postcontemporanea, quindi, deve porsi nell’ottica di Edipo Re il quale, riuscendo a risolvere l’enigma della Sfinge, che nella mitologia greca era un mostro alato, riusciva così a salvare i passanti ignari della Sfinge, che li divorava. Edipo diventò così il re di Tebe e portò l’ordine e la legge, mitigando il disordine e la paura del popolo. Che cosa rappresenta, oggi, la Sfinge? La Sfinge, secondo me, non è altro che l’umanità, nella sua interezza, la quale, talora, procrea assassini e criminali e, altre volte, genera geni e santi, e nel mezzo fa nascere una moltitudine di gente comune, normale e mediocre. Come il Dio Crono mangiava i suoi figli, così la Sfinge divorava i passanti. Allora anch’io, Biagio Carrubba, credo che la funzione immediata, concreta, sociale, positiva e civile della poesia postcontemporanea debba essere quella di salvare i lettori e i cittadini dalla loro solitudine e dalla loro infelicità e debba inviargli, anche e soprattutto, un messaggio di pace e di speranza capace di risollevarli dalla loro condizione misera, critica e problematica.

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Voglio concludere questo saggio breve definendo il rapporto tra poeti e lettori. Io penso che tra il poeta e i lettori di poesie ci deve essere un’intesa e una complicità favorevole a tutti e due. Chiamo questa intesa ”Patto poetico”, così come c’è il “Patto narrativo”, tra romanzieri e lettori. Il patto poetico ha lo scopo di fare interagire il poeta con i suoi lettori. Il poeta riceve dai lettori la propria gratificazione, mentre i lettori ricevono dalla poesia la bellezza e il diletto dell’anima. Oppure il patto poetico ha un effetto negativo per entrambi: il poeta riceve una deplorazione dai lettori, mentre i lettori ricevono dalle poesie una noia e una depressione per l’anima. E’ ovvio che la poesia, da sola non risolve i problemi del mondo, ma, almeno, è utile e pratica per arricchire lo spirito e a favorire l’ empowerment, cioè il processo di riconquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire. Infine, so, perfettamente, che la poesia, da sola, non basta a lenire le pene e le sofferenze di chi soffre e di chi vive solo, ma credo altresì che la poesia, insieme all’Etica, alla Scienza e ai Mass media, possa diventare un lenitivo per placare la tristezza altrui, e che possa diventare anche una buona e proficua compagnia per chi è costretto a vivere in solitudine o per chi è oppresso da guai esistenziali, compresi i lettori e gli amanti della poesia. E’ necessario amare la poesia per restare giovani. Io, Biagio Carrubba, per fortuna amo tutta la poesia: quella politica, quella religiosa, la poesia satirica, umoristica, la poesia lirica e quella amorosa, ma soprattutto amo la poesia postcontemporanea purché mi procuri un diletto estetico ed estatico, cioè esterno ed interno al mio animo.

Modica 07/ 01/ 2017 Prof. Biagio Carrubba

Modica 07/ 01/ 2017                                                                                                Prof. Biagio Carrubba

 

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