LA POESIA POSTCONTEMPORANEA N. 7

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Mi chiedo: “Se la poesia, nel suo significato più ampio ed ostensivo, deve percorrere soltanto la strada maestra che porta, diritto diritto, nel mondo della realtà e delle società attuali, nel mondo della fisica e dell’osservabile e quindi si deve limitare a descrivere, a rappresentare e ad interpretare ciò che si vede sulla terra, ciò che si manifesta nella materia e negli uomini, oppure se la poesia, nella sua accezione più stretta e settoriale, deve inseguire la strada più tortuosa e disagevole che porta, piano piano, nel mondo della metafisica, nel mondo del surreale o irreale, come il mondo dei sogni o il mondo delle immagini immaginifiche o nel mondo delle epifanie religiose o metafisiche dell’arte e della filosofia”. Tra queste due grandi alternative poetiche e storiche io, Biagio Carrubba, protendo per una terza via poetica cioè la mia proposta di poesia postcontemporanea. Penso che la poesia postcontemporanea, in primis, debba rappresentare ed illustrare le attuali società postcontemporanee e debba dare ad ogni poeta la possibilità di esprimere se stesso, il suo punto di vista sulle società e sugli uomini, senza rimpiangere il passato, il vintage; e, infine, affermo che la poesia postcontemporanea deve ripensare, soprattutto, il presente e anticipare il futuro che ogni giorno interviene, determina e condiziona il presente.
Ovviamente nel corso dei secoli, dalla civiltà greca a quella latina, dal Medioevo al Rinascimento, dal Moderno al Postmoderno fino ad oggi, la poesia ha percorso tutte le strade possibili ed immaginabili che poteva percorrere: dalla poesia amorosa di Saffo alla poesia giocosa di Ovidio, dalla poesia realistica medievale alla poesia surrealistica di A. Breton, dall’ermetismo di Ungaretti al postmoderno del decennio passato fino alla poesia postcontemporanea proposta da me negli ultimi mesi. Io, Biagio Carrubba, infatti ho proposto da alcuni mesi la poesia postcontemporanea, cioè la poesia che mi sembra più adatta e adeguata ai nostri tempi e allo zeitgeist che stiamo vivendo. A mio modesto parere la poesia postcontemporanea deve saper descrivere, rappresentare, esplorare ed esplicare le attuali società postcontemporanee, poliedriche, polivalenti, multiformi, telematiche e informatiche, complesse e astruse, nelle quali il presente, il passato e il futuro convivono insieme producendo e procurando a ciascuno di noi una vita straordinaria, unica, intensa, totale ed irripetibile su questa terra come lo è la storia dell’umanità ormai trascorsa. Credo, infine, che la vita di ognuno di noi sia talmente impagabile, irrinunciabile e preziosa che non se ne può sprecare nemmeno un secondo. Oggi, purtroppo, ci sono sulla terra molte migliaia di esseri viventi che vivono una vita sprecata.
Ognuno di noi ha il diritto al lavoro, ha il diritto a soddisfare i suoi desideri e ha il diritto di vivere una vita felice. Questi obiettivi sono, secondo me, dei diritti irrinunciabili e naturali, in quanto esseri viventi, e nessuno può impedire di realizzarli.

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Io, Biagio Carrubba, vedo molti difetti e pericoli della poesia metafisica e surrealistica e voglio perciò evitarli e qui di seguito ne elenco alcuni.
Il primo difetto della poesia metafisica, surrealistica e astratta, è quello che essa, ergendosi e alzandosi al di sopra del reale e delle società da cui scaturisce, perde il contatto con le realtà stesse e con il sociale da cui proviene e così, a poco a poco, cade e scade a descrivere, ad immaginare e a parlare di un mondo senza confini, immaginario, dove il poeta è libero di dire ed esprimere il tutto e il contrario di tutto, senza vincoli alla sua fantasia. Infatti la poesia metafisica permette al poeta di immaginare qualsiasi cosa purché espressa in parole e in versi, ma in questo modo il poeta metafisico svuota e svaluta la poesia di contenuti oggettivi e precisi e diventa il portavoce e il preconizzatore di un mondo che non si vede e che non esiste. Inoltre il poeta metafisico non ha argini e confini nella sua poesia cosicché dà libero sfogo alla sua immaginazione e vola alto nel cielo della fantasia e della fantasticheria e nel mondo dell’illusionismo, ma a poco a poco vola sempre più in alto tanto da perdere il contatto con la realtà e così finisce col descrivere un mondo alieno ed esotico. Finisce, insomma, come finì Icaro nel mito di Icaro. Come sappiamo dal mito, Icaro, con le ali di cera, cominciò a volare sempre più in alto fino a quando il sole gli sciolse le ali di cera e così precipitò nel mare dove morì. Questa è anche la fine che fanno i poeti metafisici e surrealistici. Invece, io, Biagio Carrubba, auspico che le composizioni postcontemporanee esplorino, in sintesi, le passioni e le libertà della gente comune, esplorino, in sintesi, gli interessi e le rivalità dell’agone politico ed esplorino, in sintesi, anche la creatività della ricerca scientifica.

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Io, Biagio Carrubba, invece, siccome non voglio fare la stessa fine dei poeti metafisici, preferisco volare più basso, ma nel contempo voglio guardare attentamente le realtà sociali attuali, in cui viviamo, e limitarmi a descriverle, illustrarle ed interpretarle per svelarne le contraddizioni, le ipocrisie e la malvagità che ogni giorno imperversano sul pianeta terra. Credo, inoltre, che il poeta postcontemporaneo debba illustrare e rappresentare anche la bellezza naturale della Terra, le magnifiche sorti della scienza e debba farsi interprete della bellezza e dell’importanza della vita che stiamo vivendo mettendo in luce il valore del progresso scientifico e tecnologico che, ogni giorno, fa fare passi da gigante all’intera umanità. Infatti il tenore di vita di oggi è molto più agiato, migliore, più bello e più prezioso rispetto a quello che hanno vissuto i nostri padri e i nostri nonni. Una prova provata e comprovata della utilità e dell’importanza della tecnologia contemporanea è la mia stessa vita. Oggi, io Biagio Carrubba, posso affermare a me stesso e agli altri che la mia vita è degna di essere vissuta ed è, ancora oggi, piacevole viverla, sul piano fisico, erotico e sensuale, grazie alla informatica, alla telematica e a internet.
Per illustrare ancora meglio la differenza che c’è tra il poeta metafisico e il poeta postcontemporaneo voglio fare un confronto tra Archimede e Atlante. Secondo me Atlante, che tiene il mondo sospeso nelle sue mani protese in alto, è il simbolo del poeta metafisico, ma il globo terrestre sospeso in alto è sempre in procinto di cadere giù e sfracellarsi. Invece Archimede è il simbolo della poesia postcontemporanea perché il grande scienziato siracusano affermava che per sollevare il mondo gli occorreva una leva e un punto di appoggio su cui fare leva. Anch’io, Biagio Carrubba, credo che il poeta postcontemporaneo debba fare leva sulla realtà e sulla società postcontemporanea, come punti d’appoggio, per sollevare il mondo in aria, descriverlo e raccontarne tutta la sua bellezza e tutta la sua magnificenza che l’umanità sa produrre, ogni giorno, della sua esistenza. In questo modo il poeta postcontemporaneo evita i pericoli del misticismo e della metafisica dei poeti metafisici e inoltre narra ai suoi lettori la magnificenza e la bellezza del mondo attuale, non nascondendo, però, anche la brutalità e la ferocia che ogni giorno si scatenano in tutto il mondo.

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Penso, infine, che il poeta postcontemporaneo in questo modo rispetti il “Patto poetico” che si stabilisce tra il poeta e i lettori. Il poeta postcontemporaneo lancia il suo messaggio positivo e propositivo ai lettori che lo leggono e lo prendono con il beneficio dell’inventario, stando attenti a prendere ciò che procura loro la bellezza lessicale e linguistica e il piacere delle immagini che il poeta ha saputo infondere e trasfondere nella sua opera poetica. La poesia postcontemporanea, inoltre, deve sapere esprimere la bellezza dei colori della terra, del cielo, dei monti, del mare, dei prati e dei fiori; deve sapere difendere, altresì, la libertà individuale che ognuno di noi deve sapersi guadagnare nella dura lotta per la vita; deve sapere elogiare e sostenere l’onestà e la lealtà di ogni buon cittadino che osserva la legge dello Stato (Sub lege libertas) e deve sapere difendere e proteggere, soprattutto, i valori della pace, della democrazia e dell’amore. Infatti io, Biagio Carrubba, penso che finché si parla di Pace si arriva alla Pace, fin quando si parla di Libertà si arriva alla Libertà, quando si parla di Amore si arriva all’Amore, mentre quando si parla di Guerra si arriverà, presto o tardi, alla Guerra. Ma condivido anche il famoso detto latino: Se vuoi la pace, prepara la guerra (Si vis pacem, para bellum). Inoltre sostengo che, dato che ormai, per fortuna, siamo liberi dalle grandi ideologie politiche e filosofiche del 1800, sul piano politico ed istituzionale, l’unico grande compito che ci rimane da realizzare a noi cittadini europei è quello di difendere e salvaguardare la grande Democrazia, con la D maiuscola, e le libertà così come sono tutelate dalla Costituzione Italiana e dell’Unione Europea e del Parlamento Europeo. Infine affermo che la poesia rende liberi sia il poeta che il lettore di poesie. Il poeta è libero perché crea liberamente i suoi componimenti poetici. Il lettore è libero perché acquisisce nozioni e cognizioni che, per alcune ore gli rendono la vita più piacevole e più lieta.

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Io, Biagio Carrubba, porto come esempio di un componimento metafisico il testo poetico-teatrale “Voci di tenebra azzurra” della poetessa Mariangela Gualtieri (1951) Cesenate. La poetessa fa sapere che il testo viene rappresentato, declamato e recitato da lei stessa in teatro dal 2014. Secondo me questo testo, ben fatto, presenta i difetti della poesia metafisica. Infatti è un componimento poetico-teatrale dove non ci sono riferimenti storici né sincronici, per cui diventa un testo metafisico e surreale. Il discorso poetico è infatti senza tempo e senza spazio e quindi potrebbe essere stato scritto anche mille anni fa e non ci farebbe capire niente sulla nostra epoca e non cambierebbe nulla se fosse stato recitato mille anni fa o oggi. Il secondo difetto di questo testo metafisico è dovuto al fatto che la “figuretta mite e inquietante”, che recita e declama il testo poetico-teatrale, parla e interroga i morti del passato, così facendo si erge e si alza sopra la realtà, si sopraeleva sopra il nostro zeitgeist e fa parlare i morti facendogli dire tutto ciò che lei vuole senza tenere conto dei limiti della nostra società. Il terzo difetto di questo testo metafisico è, inoltre, quello di essere un testo che non ha né un vero inizio, né un messaggio definitivo e significativo, né una vera conclusione. Infatti il discorso poetico si prolunga e si eleva sempre più in alto fino a cadere in un mare pieno di parole e di versi giustapposti e sparsi ovunque. In questo modo il testo non ha una vera conclusione ma tutto rimane aperto ed interpretabile in diversi modi dai lettori che lo possono interpretare secondo il loro punto di vista, perdendo così il messaggio originale del testo poetico-teatrale. Il testo poetico-teatrale della poetessa Mariangela Gualtieri narra e descrive la condizione dell’attuale umanità che vive su questa terra.

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L’incipit del testo poetico-teatrale immette direttamente nel mondo dei morti e quindi in un mondo metafisico popolato dalle “Voci di tenebra azzurra”.

  Avete una voce esilissima che trema.
La sento appena.
La vostra voce trema. (pag. 11)

La poetessa, subito dopo, comincia a descrivere la condizione disastrosa dell’attuale umanità, parlando in prima persona plurale:

Noi tutti (siamo) lasciati soli,
in un vuoto. (pag. 11)

La poetessa continua a descrivere l’umanità che vive una vita e una condizione disperata e afferma che: “ci siamo persi” (pag. 12). Subito dopo il testo afferma che l’umanità ormai è “a capo chino” (pag. 13) e “piena di oscurità”. Nella seconda parte, la poetessa afferma che l’umanità è una “strana specie” (pag. 17) che alza muri verso l’infinito e che infetta ogni cosa. Per questo motivo la poetessa afferma con veemenza: “Ti maledico specie” (pag. 17). Nel finale della terza parte la poetessa parla delle donne che sono sempre state zittite e bastonate e gli uomini hanno visto le donne come “una minaccia/anziché una gioia” (pag. 23). Il finale del testo poetico-teatrale è però molto bello, anche se rimane, comunque, un finale metafisico.

“Trasformare il dolore in bellezza.
Qualcuno c’è riuscito. Sempre sempre.
E’ nostro, questo. E’ di noi. (pag. 24)
(E’ compito di noi esseri umani riuscirci).

Questo finale riprende in modo sintetico la parte finale della prima parte del testo poetico-teatrale dove per esteso, il tema metafisico era espresso con questi versi:

“Questa è la cosa più bella, la più bella
cosa che dite: trasformare il dolore in bellezza.
Vale una vita questo.
Dite che sempre qualcuno c’è riuscito.
Sempre, sempre.
Ci riusciremo ancora? Questo vi chiedo.
Ma c’è ancora dolore? O solo scontentezza,
distrazione. Una chimica che simula salvezza
e invece ci deruba del nostro stare male.
Ci indebolisce. E nel dolore, ci ottenebra,
ci assopisce. (pag. 15)

La rappresentazione dell’umanità che ce ne dà la poetessa è, secondo me, parziale ed incompleta perché l’umanità crea con la sua genialità anche il progresso scientifico, gli strumenti tecnologici, l’arte e tutte le attività ludiche e televisive che in molti modi riescono a sconfiggere, a neutralizzare e a superare tutti i fattori negativi e distruttivi che rovinano e rendono triste e infelice l’attuale umanità. Come la società industriale disumanizzava molti milioni di uomini nelle fabbriche, ma era anche il motore di progresso e di civiltà di allora, così le innovazioni informatiche e telematiche di oggi creano milioni di disoccupati, ma sono ancora una volta decisive e fondamentali per lo sviluppo e il progresso della nostra società postcontemporanea e del nostro zeitgest. Riporto infine un brano che io reputo un modello di poesia metafisica in cui la poetessa dice qualcosa che non si può né affermare né negare perché è al disopra della realtà attuale.

Voi dite: metti nella testa
nel respiro un paesaggio di pace.
Mettiti dentro più che puoi una pace.
Mettila dentro i pensieri, appoggiala alla fronte,
e sulla testa come una brocca,
come una brocca porta la pace,
con quell’attenzione che non cada
che non si versi neanche una goccia.
Voi dite che se mi calmo,
se uno davvero si calma, calma tutto il sangue.

Il mondo è lo stesso di sempre
pieno di ombre e di attese. (pag. 14).

Reputo questo brano poetico-teatrale un buon esempio di componimento metafisico e surreale, così come è metafisica l’intera composizione poetica-teatrale.
Elenco qui di seguito allora, i 5 difetti della poesia metafisica e di questo componimento poetico-teatrale.
1. Nella poesia metafisica manca il pensiero storico e sincronico; lo spazio sparisce e tutta l’ambientazione diventa indeterminata e indifferenziata. Invece viviamo in ciò che gli storici contemporanei definiscono “evenemenziale” cioè i singoli eventi o contingenze storiche che sono il frutto delle grandi sovrastrutture filosofiche, ideologiche e politiche. Io, Biagio Carrubba, lascio volentieri ai poeti metafisici il difficile compito di scandagliare, di ricostruire e di indagare le sovrastrutture ideologiche, filosofiche e metafisiche che hanno creato e generato i grandi fatti ed eventi evenemenziali. Io, Biagio Carrubba, mi limito a descrivere, a rappresentare ed interpretare i singoli eventi particolari che cadono sotto i miei occhi, attraverso i mass media. In definitiva, io, Biagio Carrubba, poeta postcontemporaneo mi limito ad osservare, a spiegare e a registrare ciò che nasce, si evolve, si trasforma e muore su questa terra, così come ha fatto il grande naturalista inglese C. Darwin. Insomma, io, Biagio Carrubba, penso che la poesia postcontemporanea debba acquisire i caratteri del metodo scientifico, cioè essere una poesia che osserva, che registra, che misura e che esperimenti. L’unione tra la poesia e la scienza è un matrimonio possibile e auspicabile.
2. L’incipit è casuale e fortuito. Il tema centrale si divide in tanti temi particolari; il filo del discorso, molte volte, perde così il messaggio finale del testo che si disperde in mille rivoli e in mille immagini poetiche-teatrali: curiose, strane e stravaganti.
3. I personaggi dicono o possono dire tutto e il contrario di tutto. Inoltre la coesione e la coerenza di ragionamenti sono molto larghi e giustapposti, dato che non devono confrontarsi con il reale e le società postcontemporanee. Il testo, inoltre, contiene una descrizione dell’umanità molto pessimistica e priva di uscita da questa oscurità come afferma il testo: Internamente piena di una oscurità/ che si ammassa in lei. (pag. 13).
4. Non esiste un contesto reale sociale, dove tutto si tiene, mentre nella poesia metafisica tutto è libero di spaziare in qualsiasi tempo e luogo. Il testo, dunque, manca di una prospettiva positiva e propositiva che dia speranza e rincuori : le genti mie/ (che) sono tutte in sbando. (pag.14). Io, Biagio Carrubba, penso, invece, che anche l’attuale società umana crei le soluzioni, le risposte e gli strumenti per uscire da questa oscurità ed età tenebrosa così come altre umanità nel passato, sono riuscite ad uscire dal loro medio evo e dalle loro tenebre.
5. Lo stile giustappositivo del componimento poetico-teatrale della poetessa è molto originale e creativo, ma molto spesso è ripetitivo e noioso. Inoltre le molte figure retoriche (l’ellissi, lo enjambement, la sinchisi e l’asindeto e le altre) danno al testo un andamento aritmico e monotono che si confà molto allo stile metafisico del testo rinunciando così, però, ad avere un confronto e un riscontro con lo stile delle attuali società postcontemporanee. Manca, inoltre, sul piano emotivo, lo Esprit che unisce l’acutezza dell’intelligenza al senso dell’umorismo. Manca, infine, anche il brio e la vivacità della lexis e dello stile giustappositivo.

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Ora in contrapposizione e in confronto a questi versi metafisici io, Biagio Carrubba, propongo la mia poesia postcontemporanea, concreta, storica, politica, sincronica, risultando, così, quasi quotidiana e famigliare.

Collage di poesia postcontemporanea

Mi chiedo: qual è la miglior vita
in questa Italia postcontemporanea?
C’è chi sta bene e chi se la passa male.
C’è chi è felice e chi è disoccupato cronico.

La vita di ognuno di noi è preziosa,
irripetibile, inarrivabile ed estetica.
Ognuno di noi fa il tutto per tutto,
con il proprio lavoro, per renderla
allegra, felice, dilettosa ed estatica.

Ci vogliono buone letture
e ottime conoscenze per nutrire
l’acuto esprit e la mente creativa.
Anche la poesia, così, contribuisce
al benessere del pensiero gagliardo.

Ieri sera ho ascoltato il discorso
del Presidente Sergio Mattarella
sulla festa della Repubblica Italiana
e l’ho condiviso pienamente, perché io
mi sento un Italiano e un Europeista vero.

Purtroppo in una scuola di II grado
impera la caciara, la maleducazione,
il forte malessere e il disagio giovanile.
E ogni giorno è un continuo schifio fastidioso.

Impera l’impotenza e l’indifferenza
della dirigenza scolastica, l’inettitudine
e l’insipienza del pio Dirigente scolastico.

In primavera il sole riscalda l’aria
e la fa diventare tiepida e leggera.
I cuori si rallegrano e gioiscono.

In primavera il sole screzia i prati
che si trasformano in mille colori.
La vista si compiace e si stupisce.

L’anima si rinvigorisce, rinasce e
contempla lo striato tramonto del sole.

Ancora una volta ieri sera c’è stato
un altro attentato terroristico a Londra,
che ha provocato altri 7 morti e molti feriti,
mentre a Manchester la Juve perdeva la partita.

Il mio cuore e il mio animo, sbigottiti,
ancora una volta, sono rimasti straziati
per l’inaudita perdita di gente innocente.

L’Europa deve chiudere tutte le frontiere,
se vuole assicurarsi una convivenza civile
democratica, pacifica, libera, sicura e lieta.

DSCN2432 A sinistra il mio carissimo collaboratore prof. Orazio Cerruto.    A destra io, prof. Biagio Carrubba
Modica 11/o6/ 2017                                                                      Prof. Biagio Carrubba

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