LA POESIA POSTCONTEMPORANEA N. 17 LE PIU’ BELLE POESIE POSTCONTEMPORANEE DAL 2007 AL 2017. DALLA POESIA POSTMODERNA ALLA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

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LA POESIA POSTCONTEMPORANEA N. 17

LE PIU’ BELLE POESIE POSTCONTEMPORANEE
DAL 2007 AL 2017.
DALLA POESIA POSTMODERNA
ALLA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

Introduzione

Io, Biagio Carrubba, voglio qui presentare l’ultimo capitolo sulla poesia e sulla poetica postcontemporanea 2017. Questo capitolo raccoglie in ordine cronologico le più belle poesie postcontemporanee dal 2007 al 2017. Ho scelto queste poesie tenendo conto della mia poetica sulla poesia postcontemporanea e quindi le ho inserite in questo mio florilegio personale della poesia postcontemporanea. Ritengo, inoltre, che queste poesie postcontemporanee siano le più belle fra tutti i libri di poesie usciti e pubblicati in questi ultimi 10 anni in Italia. Ricordo, infine, che molte di queste poesie sono state analizzate e commentate da me negli articoli che compongono questo libro.

Le più belle poesie postcontemporanee del 2017, secondo me, sono state queste.
Da TUTTO QUI (2017) di Franco Marcoaldi.

Testo della prima poesia postcontemporanea.

Né buona novella né tragedia
né conturbante epifania.
Pura constatazione:
l’odierna fratellanza si manifesta
nel consumo condiviso di pornografia.

Poesia n. 88 pag. 94

Testo della seconda poesia postcontemporanea.

Sensazioni controverse, improvvise
insorgenze del passato, incerti
fraseggi musicali, soprassalti mentali,
dolori, desideri – furti di pensieri.

Se il centro più non tiene riuscirà
la convergenza di mille, accidentati
impulsi, a tenerci ancora insieme?

Poesia n. 87 pag. 93

Testo della terza poesia postcontemporanea.

Vorrei una chiave che aprisse a tutte
le porte e che dietro ci fosse
qualcuno che mi predicesse la sorte.
Vorrei portare i miei morti a fare
una bella girata, vorrei che Dio o chi
per lui mi dicesse che è tutta una finta:
respiro, silenzio, silenzio, respiro… risata.

Poesia n. 73 pag. 78

Testo della quarta poesia postcontemporanea.

Là dove c’era un campo coltivato,
ora trionfa la sterpaglia. Il prato,
ricco di trifoglio e di radicondra,
è stato divorato da un fungo misterioso
che ha trasformato la distesa verde
e riposante in una landa di paglia
desolante. Le corti delle case
contadine sono invase da pezzi
di ferraglia, vecchie reti arrugginite,
nailon strappati dalle serre
e abbandonati a terra, casette
per le api marcite, scolorite, sfrante.

Scomparso un minimo di ordine,
è scomparsa anche qualunque
idea di cura e Dio non voglia
che sia un presagio di sventura:
il riflesso esterno di uno sconquasso
psichico interiore diffuso ed allarmante.

Il mondo va in rovina? Ebbene,
si risponde, mi accodo alla deriva.
Al diavolo la forma, la grazia,
la cura, l’armonia.
Mi arruolo volentieri nell’esercito
montante del rancore, dell’odio, della rabbia –

d’ora in avanti spargerò veleni
a destra e a manca, all’impazzata.

Poesia n. 71 pag. 76

Le più belle poesie postcontemporanee del 2016, secondo me, sono state queste.

Dato che non ho trovato per il 2016 nessuna bella poesia postcontemporanea mi permetto di inserire due mie poesie personali sull’amore.

L’Amore e le Rose.

Epigrafe.
Tu, ragazza, cogli le rose finché sono fresche e tu sei giovane,
e non scordare che così precipita anche la tua stagione.
Da Rosis nascentibus in Antologia della poesia latina.

C’è nell’Amore un contagio feerico
di gioia e grazia, amore mio,
che mi fa dimenticare ogni cosa.

C’è nell’Amore un ardore vivo
di passione e tumulto, vita mia,
che mi fa svanire ogni pensiero.

C’è nella Rosa una corolla viva
di profumi e colori inebrianti
che accendono gli occhi splendenti
di passioni.

Si è vero!!! Le rose sono il miglior
correlativo oggettivo dell’Amore.
Le rose rosse infiammano il cuore,
l’amore risveglia il piacere erotico.

Le rose sbocciano sopra steli spinosi,
anche l’Amore fiorisce tra sentimenti,
aspri e lieti, giovanili, tristi e gioiosi.

I petali mostrano la loro morbidezza
e aprono il loro calice vellutato e odoroso
e scoprono i loro colori suggestivi e nitidi
che estasiano gli occhi incantati e entusiasti.

Alcune rose fioriscono, effondendo il loro olezzo,
altre schiudono le loro gemme purpuree,
altre avvizziscono in un breve lasso di tempo.

Sono contornate da verdeggianti foglie,
sono incastonate sopra arbusti superbi.
Anche l’Amore sorge e si profonde in tenera età
tra gli umori virginei e guance porporine.

E’ bello, eccitante, osservare due giovani
che si amano e si baciano, innamorati
e indifferenti alla gente che passa distratta.

C’è nell’Amore tanta speranza nuova
per una vita gaudiosa e generativa,
come c’è, in tutti, tanta euforica
e trepidante attesa,

piena di vigore e di timore,
per l’anno che sta per finire e
per l’anno che sta per cominciare.

Modica 31/ 12/ 2016

TU SEI IL MIO AMORE

Tu sei il mio amore e
sei deliziosa al mio gusto.
Ti vedo in mille cose e
in mille forme della realtà.
Sei venuta oggi a vedermi:
ti sento nel vento che mi accarezza,
ti vedo nella pioggia che precipita triste,
ti vedo nella faccia della luna primaverile
che illumina le mie mani e il mio volto,
ti ascolto nel fruscio della notte,
ti sento nel vuoto della bocca,
ti sento nel battito del mio cuore
che pulsa affralito e poi all’impazzata.
Ti vedo nella prima luce del giorno
bianca ed eterea come le tue guance.
Ti rivedo dolce, serena e sorridente
nella tenue e diffusa luce del crepuscolo
che segue il variopinto e striato tramonto.
Vedo la tua persona avvicinarsi a me
con un respiro tenue, lieve e soave
che mi culla “in braccia vuote”.

Modica, 12/ 11/ 2016

Io. Biagio Carrubba, ho composto questa poesia sulla falsariga di una poesia di Donatella Bisutti dal libro poetico Rosa alchemica (pag. 106).

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Le più belle poesie postcontemporanee del 2015, secondo me, sono state queste.

Dal libro Undying. Una storia d’amore (2016) di Michel Faber.

Testo della prima poesia postcontemporanea.

Lucentezze (II)

Agivi di nascosto,
provvedevi furtivamente.
Risollevavi le persone,
le esortavi a trascendere
i loro limiti,
in salute e in malattia.
Quelli che assistevi ti cercavano con gli occhi
per ringraziarti, ma tu ti nascondevi.
Quando la tua influenza prese a espandersi
troppo, sei morta. Ancora sento
il tuo bisbiglio nel mio orecchio:
“Andiamo”.

Potessi passare questo pianeta
ai raggi X per scoprire la presenza
dei tuoi interventi tempestivi,
sono sicuro che li troverei
in luoghi che non ti aspetteresti.
Sei morta, lo so, e non è mio compito
mostrarti che la morte non è la fine.
Ma tu hai lasciato lucentezze di grazia,
nascoste nel mondo,
che ancora rilucono.

Poesia n. 67 pag. 249.

Dal libro LE GIOVANI PAROLE di Mariangela Gualtieri.

Testo della seconda poesia postcontemporanea.

Euridice

Tu senti che vado lontano
in zone pericolose.
Potrei non fare ritorno –
restare sbalzata su quel fuoco
con veste incendiata rovinare
o perdermi nei deserti del cielo
sbandare sui ghiacci stesi
spericolarmi nei boschi e nelle radure
minacciose. Si è molto soli là
tra le alture e le fosse, nelle fermentazioni
nel pullulare appena di voci.
Slacciata da ciò che mi è noto
un po’ squilibrata nel vuoto.
Ci debbo ogni tanto tornare –
che qui c’è la parte migliore.
Di quella mi vesto ogni tanto
di rado. Ma tu non girarti a guardare.
Lasciami sola. Non farmi di sale. (pag. 92)

Dal libro DAL BUIO DELLA TERRA di Donatella Bisutti.

La mensa

Sono venuta da te tutta bianca
sono venuta da te come la
prostituta sacra
sono corsa da te con le braccia
piene di ferite
nella luce della luna ho avvolto la mia mano
intorno al tuo sesso
l’ho sentito lievitare come il pane
indurirsi come un coltello
tagliarmi le dita.
Al mattino la luna era ancora piena
e gonfia sopra il mare.

Poesia n. 13 pag. 49.

Le più belle poesie postcontemporanee del 2014, secondo me, sono state queste.

Dal libro UNDYING. Una storia d’amore di Michel Faber.

Testo della prima poesia.

Di vecchiaia, nel sonno.

Anche se non c’è Dio, non smettiamo di pregare;
perché le parole in ordine solenne possono rivelarsi ancora un incantesimo.
La malattia ci sciama attorno, tramando il male,
cospirando alle nostre spalle per rovinarci.
Preghiamo per sfuggire all’attacco.

Noi non temiamo di morire, di svanire.
Ciò che temiamo sono gli infiniti giorni
di martirio,
l’intimità forzata
con un corpo che non è il nostro;
la conoscenza carnale
di lei che scaltra ci fa violenza, la malattia,
e non teme le medicine
e non ascolta suppliche.

Non smettiamo di pregare.
Teniamoci stretto al cuore questo sogno:
che la vita abbia principi troppo alti
e non indugi quando dovrebbe andarsene.

No, non smettiamo di pregare.
Non perché Dio accolga la nostra anima
ma solo per poter morire di vecchiaia, nel sonno.

Poesia n. 1 pag. 19.

Testo della secona poesia postcontemporanea dello stesso libro.

La penultima volta.

Non sapevamo mai
quando sarebbe stata
l’ultima volta.
Era importante
non saperlo.

Facevamo l’amore
la penultima volta,
sempre la penultima volta,
tante volte
quanto il tempo ne concedeva.

Andavamo a letto
e accostavamo le teste,
cercando di scoprire
dov’eri andata.

La tua malattia era un terreno
vasto ma, in un modo o nell’altro,
ancora e sempre,
ti trovavamo. (pag. 85)

Testo della terza poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Il momento che scegliesti.

Non c’era molto spazio
e stavamo sdraiati vicinissimi.
Non c’è dubbio che, in una certa misura,
respirassimo l’uno il respiro dell’altro.
L’angolatura della mia sedia,
posta dietro il tuo letto,
implicava che non potevo vederti in viso,
sebbene fossi a un braccio di distanza dalla tua testa.
Sonnecchiavo. L’ora era tarda.
Eri, ne sono quasi certo, inconsapevole
del fatto che io fossi lì.
Sonnecchiavo. Non eri morta.
Le lenzuola s’alzavano e s’abbassavano.
Eri inerme e spaventata,
come un’orsa in travaglio,
come un bambino appena nato.
Per venti minuti, forse per trenta,
i miei occhi rimasero chiusi.
E fu quello il momento che scegliesti.

Poesia n. 33 pag. 123.

Le più belle poesie postcontemporanee del 2013, secondo me, sono state queste.

Dal libro UN AMORE CON DUE BRACCIA di Donatella Bisutti.

Peccato avremmo potuto amarci
se tu avessi infilato un piede nella mia scarpa
Peccato avremmo potuto amarci
se io avessi infilato un braccio
nella tua camicia
peccato avremmo potuto amarci
se tuo padre non avesse voljuto fare di te un eroe
no ti sei mai riavuto
dalla paura della vita
peccato avremmo potuto amarci
se mio padre non fosse stato innamorato di me
non ho più potuto amare bene un uomo da allora.
Il nostro amorte facecva acqua da tutte le parti
hai detto e infatti
avevo ui piedi bagnati
quando mi hai lasciato
in mezzo alla folla del metrò
alla stazione Saint Nazare a Parigi
dove ci siamo visti un’ultima volta.
Ero venuta per dirti
che avrei potuto perdonarti.
Ma tu sulla parete di un bistrot
danzavi la java
trascinando una donna per terra.
Eri così blasé desabusé.
Non potevavo essere due né uno
eravamo tanti
tanti orfanelli di papà.

Poesia n. 82 pag. 102.

Testo della seconda poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Ma un’aragosta di plastica
con quelle zampe molli
e rosse
che regalo sguaiato
per il nostro amore appena nato!
Forse mi vuoi dire che è solo un gioco?
O forse che non mette conto
per questo nostro essere diventati amanti
di usare parole troppo grandi?

Poesia n. 1 (pag. 15).

Testo della terza poesia postcontemporanea.

Dopo

E’ il colmo della notte, la luna
si disegna rotonda dentro il vetro,
spande la sua luce
sul lenzuolo.
Lui dorme, io invece
voglio restare sveglia
perché sono felice. Annuso
l’odore della sua pelle
sulla mia, l’odore
delle sue ascelle,
la mia mano ha un contatto lieve
inconsapevole per lui
con il suo braccio addormentato,
il suo sesso addormentato
mi trasmette un’eccitazione
anche più forte
di quando, prima,
abbiamo fatto l’amore.

Poesia n. 11 (pag. 25).

Un’altra bella poesia postcontemporanea del 2013 è quella del poeta Leon De Kock.

La Biologia d’Amore

La Biologia d’Amore
dice il mio nuovo amico
Humberto Maturana
non è un Problema di Virtù
no, non è una Questione Morale.
E’ come ci comportiamo
per far sorgere la vita,
e come ci comportiamo
per tenere la vita vicina
vicina al cuore.
Come ci comportiamo
per conservare
e servire
la Biologia d’Amore.

Questa è la nostra vera intelligenza
e se la nutriamo
ci apriamo
come fiori
diventiamo noi stessi
Homo sapiens sapiens.
Riguadagniamo il nostro terreno
la terra del nostro essere.
Altrimenti
ci chiudiamo
avvizziamo
ci ammaliamo
chiudiamo fuori gli altri
“ci inviluppiamo”.
Homo sapiens aggressans.
E’ proprio
semplice.
Ogni deviazione
da questo fondamentalismo
fondamento d’amore
della Biologia d’Amore
è una eresia
semplice eresia
attraverso cui
diventiamo
la gabbia
di noi stessi.

Le più belle poesie postcontemporanee del 2012, secondo me, sono state queste.

Dal libro LA TRAPPOLA di Franco Marcoaldi.

Magie d’aprile

No, aprile oggi non è crudele
affatto. Semmai, al contrario,
è prodigo di gioia. La macchia
profumata fa da proscenio
a un mare benevolo e disteso,
che accoglie e non ingoia.
Accoglie quanti – esseri umani
e cani – con irruente e anticipato
ardore, incontreranno l’acqua
in un comune bagno
pagano e purificatore.

L’ebbrezza dell’infanzia, unita
a una caninità adusa a fare
festa, sospende ogni dubbio
e scavalca ogni prudenza.
L’unico adulto di questo variegato
gruppo non potrà certo opporre
resistenza, ora che il sole
è disposto a fare fin in fondo
la sua parte, impedendo
a una confusa nuvolaglia
di sparigliare in cielo le sue carte.
Sguazzano in acqua i bimbi e i cani.
E anche l’adulto, felicemente, sguazza.

Trionfa la vita in questo dolce giorno
di questo dolce aprile: vi prego, oggi
non fatemi morire.

Poesia n. 55 pag. 63.

E poi c’è quella cosa meravigliosa
che è il silenzio. C’è quello spazio
tempo vuoto e denso che lascia
tutto com’è, impregiudicato:
prima del prima e dopo il dopo,
grembo dell’infinito nulla
e del creato.
Poesia n. 59 dello stesso libro (pag. 75).

Le più belle poesie postcontemporanee del 2011, secondo me, sono state queste.

Dal libro ROSA ALCHEMICA di Donatella Bisutti.

Compianto

Che cosa fai da solo
in quel luogo triste e oscuro
amore mio
come posso abbandonarti
ora che te ne vai
e avanzi incerto
appena nato al mondo della morte
i primi passi
tastando l’umida parete
vai dove nessuno
ti accoglierà
verso il chiarore eternamente grigio
vai prima di me
senza di me
solo per sempre
amore mio infinito
commisurato al nulla. (pag. 97)

Testo della seconda poesia dello stesso libro.

Il tuo corpo si disfà nel grigio
e pullulano vermi
nella carne che fu nella mia bocca
carne dura eretta
fremente del tuo odore
che tutta presa d’amore
a stento contenevo
ora penetra me della tua morte
la vita mi ferisce in ogni fibra
non ho mai sentito il mio corpo
così vivo. (pag. 58)

Testo della perza poesia dello stesso libro.

No ti prego fermati torna indietro
ti prego sia pure solo un attimo
ritorna
tutto può ancora essere cambiato
possiamo riprovare
rivivere la vita
capire
trovare il punto il varco
la smagliatura
quello che preso in tempo
forse ti avrebbe salvato. (pag. 19)

Testo della quarta poesia dello stesso libro.

No non sei morto
adesso
non c’è parete che ci sapari
né distanza
né muro
né giorno né notte
adesso finalmente
non c’è impedimento alcuno
ad essermi vicino
adesso
possiamo essere vicini ogni momento. (pa. 105)

Testo della quinta poesia dello stesso libro.

Sei tornato stanotte a visitarmi
eri nel vento che mi accarezzava
eri nella pioggia che batteva triste
eri nella lingua della luna
che si insinuava fra le dita
eri nel ritmo della morte
eri nel vuoto della bocca
che tremava
nel tonfo del mio cuore che batteva
i suoi tamburi a lutto
eri nella prima luce dell’alba
terrea come la tua guancia di morte.
Il tuo fantasma camminava
nel corto intervallo del respiro
in braccia vuote mi cullava. (pag. 106)

Testo della sesta poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Eppure
anche la morte finisce
la tua è un’ombra che si allontana
una marea che rifluisce. (pag. 107)

Le più belle poesie postcontemporanee del 2010, secondo me, sono state queste.

Dal libro BESTIA DI GIOIA di Mariangela Gualtieri.

Testo della prima poesia postcontemporanea.

Sii dolce con me.

Sii dolce con me. Sii gentile.
È breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’intimità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il tuo mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. (pag. 124 – 125)

Testo della seconda poesia postcontemporanea.

Se questo è amore, mi dico. Ma sì,
questo è l’amore che conosciamo. Ora.
Amore appiccicato, che incolla
quel poco di ala modesta sulla schiena.
Amore legato. In cui si ripete la solfa
del tu e dell’io. Non siamo capaci
di essere insieme acqua e moto,
sale e onda, unica impresa spettacolare.
Come il mare laggiù, lo vedi? (pag. 126)

Testo della terza poesia postcontemporanea.

C’è nella tristezza un contagio
amore mio, e da questo si vede
che abbiamo fatto comune cuore
e siamo uno che pare due.

Allora io
insemino la gioia
in questa cosa che non consiste
però esiste e tiene entrambi sospesi.
La gioia ce la metto io. (pag. 127)

Le più belle poesie postcontemporanee del 2009, secondo me, sono state queste.

Dal libro LE API di Carol Ann Duffy.

Le api di Virgilio

Sia benedetto il dono dolce dell’aria, miele
dalle api, ispirato da trifoglio,
calendula, eucalipto, timo,
i cento profumi del vento.
Benedetta sia l’apicultrice

che sceglie per le arnie
un posto presso l’acqua, aiuole di viole, niente tassi,
niente eco. Che la luce trilli, trabocchi, verde
o dorata, pigmento per regine,
e che la gioia non sia spiegabile che là
nell’armonia di epilobio e torrente,
di calore estivo e brezza,
ogni corpo d’ape
al proprio brillante fiore, stupito d’amore,
strimpellando fragranza, stordito.

Perciò,
che crescano i giardini, dove finisce il filo delle api,
sospirando in rose, bocci di croco, buddleia;
dove le api in ginocchio pregano, cantano, lodano
su peri e susini; le api
sono le batterie dei frutteti, degli orti, proteggile. (pag. 93)

Questa poesia è stata scritta nel 2009 dalla poetessa in occasione di un congresso di scienziati riuniti a Copenaghen.

Virgil’s Bees.
Nel dicembre 2009 i leader mondiali si sono riuniti a Copenaghen per raggiungere un accordo globale sui cambiamenti climatici. Questa poesia è a sostegno della campagna internazionale denominata 10:10, nata in Gran Bretagna per ridurre le emissioni di carbone. (pag. 164)

Le più belle poesie postcontemporanee del 2008, secondo me, sono state queste.

Dal libro IL TEMPO ORMAI BREVE di Franco Marcoaldi.

Testo della prima poesia postcontemporanea.

Aspettando la catastrofe

Era l’età dell’ansia ai tempi
del nostro Orazio transatlantico.
Ora si è trasformata nell’età
dell’angoscia e dell’eccitazione,
che si alimentano l’un l’altra
in un parossistico processo
che non trova via di soluzione.
Per placare il tormentoso sentimento
di forma che sprofonda nell’informe,
un grossolano mago travestito
da diagnostico ci offre un piatto
quotidiano esorbitante e succulento
di concitazioni, febbri, frenesie,
bollori dell’occhio, edemi della mente,
preludi di catastrofe catartica
che non giunge mai, lasciando
tramortito il povero cliente.
Gridano forte, sempre più
forte, cinema e informazione,
arte e letteratura. Smarriti
altri possibili viatici, tutto
precipita nel chiasmo
tra lo shock e la paura.

Poesia n. 53 pag. 60.

Testo della seconda poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Pudore & terrore

Non l’ho ancora detto
per una strana forma di pudicizia
e di terrore; ma la via per fare fronte
al nostro tempo irrimediabilmente
breve, ha un solo nome: amore.

Poesia n. 63 pag. 73.

Testo della terza poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Il giorno ideale

Caldo sole autunnale, ruzzare
giocondo di cani, inebriante
profumo di eleagnus fiorito,
un morbido tonfo di cachi vaniglia
sul prato: il giorno ideale per morire
appagato.

Poesia n 41 pag. 47.

Testo della quarta poesia contemporanea dello stesso libro.

La bellezza

L’altro ieri, inattesa, sfolgorante
mi ha sorpreso la bellezza.
Non quella di qualche
manufatto celebrato, no, la bellezza
viva di una donna che all’acne
dell’orgasmo, denudata
dal furore carnale ed emotivo
di un esplosivo eccesso, di colpo
s’è scordata dei suoi begli
occhi scuri e delle sue paure, dei seni
sodi e gonfi e delle sue sventure.
Non c’è bisogno che di quella donna
sveli il nome, il carattere, i modi, le fattezze.
Vi basterà sapere che sdraiata
sul mio letto, l’altro ieri,
insieme a me c’era Bellezza.

Poesia n. 15 pag. 19.

Testo della quinta poesia postcontemporanea dello stesso libro.

Il disegno naturale

L’acqua, il cielo, le stelle
e l’arcobaleno. Se hai smarrito
ogni senso, esci allo scoperto:
il giudizio sarà più sereno.

Poesia n. 44 pag. 50.
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Modica, 16/ 01/ 2018                                                           Prof. Biagio Carrubba

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