LA POESIA POSTCONTEMPORANEA N. 11 LE PIU’ BELLE POESIE DI F. MARCOALDI DALLA POESIA MODERNA ALLA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

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Introduzione

Ognuno di noi guarda la realtà e la società con i propri occhi, con le proprie idee, con i propri desideri e anela alla loro realizzazione e al loro compimento. Ognuno di noi ha la propria weltanschauung che lo dirige verso un fine esistenziale e lo guida nei confronti degli altri. Oggi, noi viviamo in una società multilaterale, multiforme, molto complicata e molto informatizzata, ricca di prospettive di lavoro nel campo dei mass media e dei computer, ma piena anche di miseria e di problemi in tutto il mondo. Ognuno di noi ha i propri problemi individuali e sociali che condizionano la vita di tutti i giorni. Io, Biagio Carrubba, ho definito questa società, questo tempo e questo zeitgeist “Età postcontemporanea” perché il passato, il presente e il futuro si fondono insieme e ci illudono di vivere una vita senza tempo, o meglio ancora, ci illudono di vivere un tempo indefinito che sfuma nel nulla atemporale. Quasi vivessimo in un mondo senza la morte. Ma non è così. La morte, ancora, vive e lavora alacremente in tutto il mondo mietendo migliaia di vittime ogni giorno. Io, Biagio Carrubba, penso che una volta nati non si dovrebbe più morire perché acquisiamo il diritto naturale alla vita perenne. Il tempo, dunque, è sentito come unidirezionale che va cioè dal passato al presente e al futuro, ma oggi noi viviamo, informati e informatizzati grazie all’abbondanza e alla ricchezza dei new media in una società postcontemporanea dominata dal futuro e dal continuo progresso tecno-scientifico. Questa età postcontemporanea, complessa, articolata e opulenta, contiene al suo interno varie sacche di miseria e di povertà in varie parti del mondo ma è, nello stesso tempo, riccamente ornata dai mass media, dai social network, dai new media, che continuamente informano, in tempo reale, su tutto ciò che avviene nel mondo e a cui noi rispondiamo immediatamente con le nostre sensazioni, con i nostri sentimenti e con le nostre idee che variano in modo repentino e discontinuo a ciò che sentiamo e vediamo in TV e nei mass media. Ogni volta, noi cittadini del mondo reagiamo con sentimenti e stati d’animo diversi, opposti e contrastanti fra di loro. Ma fino a 20 anni fa non era così: c’erano pochi sentimenti, conosciuti e coerenti fra di loro che erano gestibili fin dalla fanciullezza. Accanto ad essi c’era anche il Pensiero forte che guidava lo Stato di un popolo e governava la vita e l’esistenza di molti individui. Poi arrivò il Pensiero debole e infine la rivoluzione dell’informatica, della cibernetica che hanno cambiato la vita di miliardi di persone di tutto il mondo. Oggi noi ci arrabattiamo in questa società postcontemporanea e in questa età postcontemporanea in cui il zeitgeist è dato dalla scienza e dalla tecnologia ma che è stata definita: Società liquida dal sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925 – 2017). Io, B. C., invece, definisco società postcontemporanea imprevedibile nel suo futuro e vicino alla sua resa finale dovuta sia allo squilibrio delle risorse primarie e fondamentali, al surriscaldamento del pianeta terra e sia all’inquinamento mondiale che, ben presto, avranno la meglio sulla terra e metteranno la parola fine alla vita e all’esistenza di miliardi di uomini.

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La società postcontemporanea è una società “dura e forte” come una roccia perché è determinata ad arrivare fino in fondo: o si va alla catastrofe finale di tutta l’umanità o si va al superamento e alla liberazione dalla morte fino al suo annientamento finale.
Il pensiero forte e duro di oggi è, senza dubbio, il progresso scientifico e tecnologico che vorrebbe guidare l’umanità verso il miglioramento globale e lo sfruttamento delle risorse primarie e fondamentali, ma già si intravvedono gli effetti negativi e disastrosi del cambiamento climatico mondiale come sta accadendo in questi giorni nel Sud Est degli USA che è stata colpita da tre tremendi e disastrosi uragani: Irma, Cosè e Maria. Ora, anche in Italia, sono comparsi i cicloni mediterranei che, con le intense e fitte piogge, con le alluvioni e con le inondazioni dei torrenti, hanno devastato già la Liguria e la Toscana procurando 8 morti a Livorno. Distruzione su distruzione. Ed è solo l’inizio catastrofico dell’inquinamento mondiale che si abbatterà ogni anno sul pianeta terra. Il prosieguo sarà, sicuramente, ancora peggiore di oggi.

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Dagli anni del 1990 fino ad oggi tutto è cambiato: siamo entrati nel postmoderno e poi dal 2010 ad oggi, siamo entrati nel postcontemporaneo, dove la scienza predomina e domina lo sviluppo sociale, culturale, economico, statale, individuale e di ogni popolo che vive sulla faccia della terra.
Anche la poesia ha percorso queste tre epoche storiche:
la poesia dell’età classica – moderna dal 1900 al 1980;
la poesia dell’età postmoderna dal 1980 al 2010;
la poesia dell’età postcontemporanea dal 2010 al 2017.
Il poeta classico-moderno guardava il mondo solo con i suoi occhi, con le sue idee e con le grandi ideologie politiche novecentesche che lo guidavano nel campo della politica e dello Stato. Il poeta classico-moderno, inoltre, giudicava il mondo e le società moderne con le sue emozioni, con i suoi sentimenti e con le sue idee chiare e nette. Il poeta postmoderno guardava il mondo con gli occhi dei mass media e dei new media – internet, telefonini e tablet – e aveva una coscienza guidata dalla tecnologia e dalla scienza formatasi nel primo decennio di questo secolo. Il poeta postcontemporaneo, invece, ora guarda il mondo con i suoi occhi, ma è guidato e illuminato dalle nuove scienza: dall’astronomia alla nanotecnologia che ogni giorno producono nuovi e incredibili strumenti elettronici, come i droni e svariati gadget che rendono la vita molto più comoda e affascinante. Anche l’uomo comune guarda con occhi nuovi e incantati l’attuale società postcontemporanea e lo fa con uno spirito positivo ma, anche, con animo perplesso, perché se da un lato, è affascinato e incantato dalle nuove e tecniche, dall’altro alto, è, anche, preoccupato perché non sa cosa gli riserverà e porterà il futuro prossimo, ed è, anche, timoroso perché non sa che cosa la buona sorte gli arriderà nel prossimo futuro.

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Il poeta che, secondo me, ha percorso tutte queste tre età storiche è, certamente, il poeta Franco Marcoaldi il quale ha esposto nelle sue opere poetiche il suo percorso culturale e il suo tragitto personale che va dalla poesia moderna alla poesia postmoderna fino ad arrivare alla poesia postcontemporanea. La poesia moderna comprende i libri: IL TEMPO ORMAI BREVE (2008) e LA TRAPPOLA (2012); invece la poesia postmoderna è data dal libro IL MONDO SIA SALVATO (2015); la poesia postcontemporanea è inserita nel libro TUTTO QUI (2017). Il libro di poesie IL TEMPO ORMAI BREVE è un libro, decisamente, di poesia classica – moderna, nella quale il poeta parla e descrive, soltanto, di se stesso, dei suoi familiari e della realtà che lo circonda e giudica la società italiana con gli occhi e con la mente della sua weltanschauung personale e politica. La caratteristica fondamentale della poesia classica – moderna era quella del poeta che descriveva il suo ambiente familiare e naturale e giudicava la società italiana culturale e sociale. Orbene questo libro IL TEMPO ORMAI BREVE è l’icona della poesia classica – moderna. Infatti il poeta parla quasi interamente, soltanto, di se stesso, dei suoi familiari e del suo territorio naturale e sociale con gli occhi che vedevano la realtà solo dal suo punto di vista personale e sociale attraverso l’oblò come cantava, negli anno ’80, Gianni Togni nella famosa canzone Luna. Una poesia di questo libro illustra chiaramente la posizione del poeta moderno e, come lui, la guardavano molti milioni di italiani di allora, percependo e vivendo, così, la propria realtà e quella italiana. La poesia indica chiaramente la perplessità, la titubanza, l’esitazione, l’incertezza di chi osservava e viveva in Italia negli anni dal 1950 al 1980.
Ecco il testo della bella poesia che esprime, per l’appunto, la perplessità del poeta.

Il semplice e il complesso

Com’è difficile trovare
il punto di equilibrio
tra il semplice e il complesso.
L’eccesso dello sguardo
elementare conduce
a trascurare il due che sta
nell’uno, le ragioni dell’opposto,
il tragico che fa da sfondo
al mondo. Quanto al complesso,
è come un labirinto che risucchia
in un disvelamento senza fine.
Il torto e la ragione cambiano
continuamente posizione
via via che si affaccia un nuovo nesso.

Così l’indecidibile (presente) trionfa
davanti agli occhi sgranati del perplesso.

Questa bella e singolare poesia è, decisamente, una poesia classica – moderna perché esprime la posizione culturale e poetica del poeta che guarda con perplessità il suo tempo storico e la sua epoca culturale. Tutte le altre poesie si riferiscono soprattutto a se stesso che diventa così l’unico protagonista dell’intero libro poetico. Si intravvede, però, in qualche altra rara poesia, anche, il mondo postmoderno ma la linea tra il moderno e postmoderno è molto labile e il poeta si colloca decisamente nell’epoca classica-moderna. La differenza tra la poesia classica–moderna e la poesia postcontemporanea sta proprio in questo: la poesia classica–moderna era tutta concentrata sul poeta, sui suoi sentimenti, sulle sue idee e sul proprio ambiente naturale e familiare, mentre la poesia postcontemporanea è tutta incentrata sulla vita sociale, sulla vita politica, nazionale e internazionale, sul mondo del lavoro, sul progresso tecnico–scientifico, sui valori etici, edonistici ed estetici del nostro tempo, sull’amore, sulla pace, sulle guerre, sull’ipocrisia della gente, sui sotterfugi dei colleghi, sull’alterigia dei professori, sulla incapacità, la stupidità e incompetenza dei presidi, sulla falsità degli imbroglioni e sulla società dei social–media e degli strumenti digitali e sulla comunicazione in tempo reale, dei mass media e new media: internet, tablet, smartphone, ecc.. Io, Biagio Carrubba, posso, solo, testimoniare e l’egoismo e l’ipocrisia che vedo ogni giorno nel mio ambiente lavorativo. Oltre a tutti questi temi generici e generali, la poesia postcontemporanea deve rappresentare l’impoeticità, la ferocia e la complessità dell’epoca postcontemporanea in cui siamo entrati e in cui viviamo.
La poesia postcontemporanea nomina ed esplicita i nomi e i cognomi degli uomini e delle donne che, oggi, dominano e predominano nelle nostre società postcontemporanee; ed indica i fatti e gli eventi che avvengono in tutto il mondo conosciuto, attraverso i new media e attraverso gli occhi e la mente del poeta postcontemporaneo. Anche Dante Alighieri ha esplicitato e nominato nomi e cognomi dei suoi contemporanei e della sua società postcontemporanea. La poesia postmoderna, invece, con la sua evoluzione tematica e poetica, ha fatto da tramite e da transito tra la poesia classica–moderna e la poesia postcontemporanea.

IL TEMPO ORMAI BREVE

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Breve analisi critica del libro IL TEMPO ORMAI BREVE.
Il libro è composto da 65 poesie di media lunghezza che trattano e svolgono molti argomenti tutti diversi tra di loro, senza soluzione di continuità. Il genere delle poesie è quello della rappresentazione della vita, dell’ambiente familiare, naturale e sociale del poeta stesso. La forma delle poesie è varia e variegata; la metrica è composta, soprattutto, da versi liberi. Le prime poesie dell’opera mettono in mostra e sciorinano tutta la raffinata cultura poetica e filosofica del poeta. Infatti si va: da San Paolo al poeta messicano Octavio Paz, dal filosofo Sant’Agostino al romanziere Luigi Meneghello. Dopo queste poesie il poeta diventa il protagonista assoluto, o quasi, dell’intera opera poetica. La prima poesia veramente bella è La bellezza nella quale il poeta si compiace e descrive la sua potenza mascolina nei confronti di una bella ragazza che ha conquistato. É la poesia n. 13 dell’opera (pag. 17) nella quale il poeta racconta la sua esperienza amorosa con una bella donna piena di fascino e di bellezza.

Introduzione alla prima poesia classica – moderna

La poesia narra la vicenda di un incontro occasionale e adulterino fra il poeta e una donna giovane e bella. Il poeta è sopraffatto dalla bellezza della giovane donna: una bellezza “inattesa, sfolgorante”. Il poeta esprime e confessa tutta la sua felicità, non solo per la bellezza della giovane donna, ma anche e soprattutto perché la vede eccitata e inebriata dal “furore carnale” provocato e procurato dal poeta. La giovane donna, presa dall’orgasmo, si mostra tutta coinvolta dal rapporto carnale, dimentica se stessa, le sue paure, il suo bel corpo e le sue sventure. Il poeta osserva con piacere e con cupidigia “i suoi begli occhi scuri” e “i suoi seni sodi e gonfi”. Il poeta è, anche, sopraffatto, non solo dalla bellezza del viso, ma, anche, dalla nudità delle fattezze del corpo femminile della giovane donna che procura al poeta un furore carnale emotivo ed esplosivo. Anche la giovane donna, però, si lascia trascinare e coinvolgere dal piacere carnale dell’orgasmo. Il poeta, volutamente, descrive anche il comportamento disinibito ed erotico della giovane donna che, nell’orgasmo, dimentica tutta se stessa. Ma ciò che più conta nella poesia è la descrizione e la manifestazione della beatitudine sensuale e personale che il poeta prova per la bellezza della giovane “donna viva” e “sdraiata/sul mio letto”.
Ecco il testo della bellissima poesia.

Poesia n. 1

La bellezza (pag. 17)

L’altro ieri, inattesa, sfolgorante
mi ha sorpreso la bellezza.
Non quella di qualche
manufatto celebrato, no, la bellezza
viva di una donna che all’acme
dell’orgasmo, denudata
dal furore carnale ed emotivo
di un esplosivo eccesso, di colpo
s’è scordata dei suoi begli
occhi scuri e delle sue paure, dei seni
sodi e gonfi e delle sue sventure.
Non c’è bisogno che di quella donna
sveli il nome, il carattere, i modi, le fattezze.
Vi basterà sapere che sdraiata
sul mio letto, l’altro ieri,
insieme a me c’era Bellezza.

La bellezza di questa poesia è indiscutibile. Non c’è che dire. È una poesia gioiosa, gaia, vivace, che suscita subito una piacevolezza dell’animo, una gioia nel cuore e un piacere nei sensi. È una poesia che esprime e manifesta tutta la gioia del piacere sessuale e del diletto estetico provocato dalla bellezza fisica di una piacente e provocante giovane donna. È una poesia che esprime la gioia, la vivacità e la vitalità del poeta che assapora i piaceri del sesso e della bellezza femminile. La poesia si apre con due attributi, “inattesa, sfolgorante” riferiti alla bellezza che, come soggetto, appare alla fine della frase. Poi la poesia si sviluppa e si snoda con versi briosi ed eccitanti ma senza cadere nell’erotismo spicciolo e volgare. La lexis è varia e variegata, parca ed essenziale al punto giusto. Il lessico poetico è di buona fattura e di alto livello.
La bellezza della poesia deriva, dunque, dall’esposizione, chiara e netta, dei sentimenti e dell’eccitazione del poeta che si inebria alla vista della nudità femminile. Lei, la giovane donna, si mostra disinibita e libera da ogni preoccupazione e mostra, a sua volta, tutta la bellezza visiva e le fattezza perfette del suo corpo che sono gustate appieno dal poeta. Ma per gustare la vera bellezza di questa poesia è necessario conoscere e aver goduto del bel canto amoroso del grande poeta latino Ovidio. Infatti la poesia di Franco Marcoaldi è tutta basata e strutturata sulla falsariga del V canto degli Amores di Ovidio il quale anche lui descrive con piacere e con lussuria la propizia occasione amorosa con Corinna. La bellezza poetica dell’uno, del poeta moderno rimanda, quindi, alla bellezza poetica dell’altro, classico – latino. Dunque la poesia di F. Marcoaldi è una poesia che suscita subito una piacevolezza linguistica, un godimento sensuale e desta, anche, una gioia e una leggiadria nell’animo. In questo modo la poesia nobilita se stessa e la rende piacevole e nobile per pochi e buoni intenditori. Per tutti questi motivi io, B. Carrubba, affermo che la poesia, La bellezza, rappresenta l’emblema della poesia classica – moderna.

Introduzione alla seconda poesia classica–moderna

Questa poesia è, secondo me, decisamente, una poesia classica – moderna perché tutta la poesia è incentrata sul poeta, sulle sue sensazioni, sui suoi stati d’animo e sulle sue riflessioni personali. È dunque una poesia poeta – centrica. Non dice nulla sulla sua società sociale esterna, non indica né il tempo né lo spazio in cui si muove e vive. Il poeta potrebbe trovarsi in qualsiasi parte del mondo anche se noi lettori lo collochiamo nell’Italia del 2008, quando scrive il libro, ma la poesia fa riferimento all’Italia degli anni ’80. Il poeta manifesta ed esprime la sua scelta di voler venire meno “disobbedisco / esco” alle sue abitudini di starsene sdraiato per tutto il giorno nel suo letto. Attirato dalle voci delle sue donne scende nel giardino e gioca a carte. Ma il poeta afferma che questa trasgressione alle sue abitudini è, soltanto, una eccezione temporanea; infatti non verrà più meno alle sue regole e alla sua abitudine che è quella di starsene “a meditare in solitaria”.

Ecco il testo della seconda poesia.
Poesia n. 2

Una dolcezza inaspettata (pag. 19)

Mentre sdraiato sul letto rovisto
nei miei bassifondi, un colpo
netto di cesoie sale secco
dal giardino. Le mie donne potano
i gerani e io me ne sto qui,
a meditare in solitaria,
impiombato sul mio letto
come uno scorbutico bambino?
Eh no, incupito soffio di mia vita,
stavolta non m’incanti. Disobbedisco,
esco. E un sole fin ora intimidito
premia il mio gesto imponendosi nel cielo.

È dolce questo caldo inatteso
a fine ottobre. È dolce giocare a carte
in giardino fino a sera. È dolce
abbandonare – almeno per un giorno –
tanto la pena quanto la chimera.

La poesia, sul piano della lexis, è costruita molto bene: presenta un fraseggiare vario e variegato; ha un linguaggio poetico ricercato e ricamato. Vi sono, poi, molte figure retoriche come l’ enjambement, e la ripetizione di alcune parole come “E’ dolce”. Alla fin fine, il componimento poetico risulta una poesia elaborata e raffinata come è evidente nella simmetria finale: “abbandonare/tanto la pena quanto la chimera”. La poesia presenta e sviluppa una bellezza statica e monotona.

Introduzione alla terza poesia classica – moderna

Anche questa poesia è, secondo me, decisamente, una poesia classica – moderna perché il poeta non fa altro che auto descrivere il suo stato d’animo, i suoi pensieri monotoni e fissi che gli battono nella testa come “un ritornello/senza fine”. Il poeta si sente ossessionato da questo ritornello che lo spinge a pensare a “un’unica/ cosa” che diventa, a sua volta, un pensiero fisso e ripetitivo come un’ossessione. Il motivetto che gli rinnova il verso senza fine della canzone è la musichetta di un carillon che ogni mattina sveglia il poeta. Il poeta si rende conto che soffre sia per l’idea fissa della canzone che “gli batte nella testa” e sia per il motivetto del carillon, che, ogni giorno, gli rinnova la sua ossessione.
Ecco il testo della terza poesia.

Poesia n. 3
Senza fine (pag. 29)

Da giorni, al momento del risveglio,
mi batte nella testa un ritornello:
“senza fine”, mormoro a mezza
bocca, “senza fine”. Mi piacerebbe
che alludesse all’impensato amore
dell’infinito istante
di cui dolce fraseggia
la celebre canzone: invece,
nel mio caso, è solo un carillon
che feroce mi ricorda come un’unica
cosa per me non abbia fine, girando
su se stessa sempre uguale: l’ossessione.

La poesia esprime tutta la foga del poeta. Anche il fraseggiare della lexis è sviluppato e corre veloce con un ritmo rapido e impetuoso. La poesia esprime tutta la veemenza del poeta che sfocia in uno sfogo dei propri sentimenti e delle sue paure represse. Il poeta svela ed espone il suo malumore, adoperando un lessico poetico, personale e originale, e creando, anche, delle locuzioni lessicali molto rare come “alludesse all’impensato amore/dell’infinito istante”. Detto tutto questo, la poesia risulta bella, anche se appesantita da alcune circonlocuzioni poco chiare e contorte.

Introduzione alla quarta poesia classica – moderna

Questa breve poesiola, classica – moderna, è una poesia deliziosa perché esprime tutta la gratitudine che il poeta ha verso il suo amore. La poesia esprime, infatti, il ringraziamento del poeta per tutto quello che ha ricevuto dal suo amore, ossia il massimo bene che un uomo può ricevere dalla moglie: “mi hai offerto/casa nella vita e vita/ nella casa”. Questo dare e ricevere tra il poeta e la moglie sottintende l’amore reciproco tra lui e lei. Alla fine della poesia il poeta si chiede: “Esiste forse modo,/per me, di ricambiare?” e il poeta risponde che con l’amore salderà il “suo debito insoluto”.
Ecco il testo della quarta poesia.

Poesia n. 4

Un debito insoluto (pag. 38)

Quello con te è un debito
che mai potrò saldare: mi hai
offerto casa nella vita e vita
nella casa. Esiste forse modo,
per me, di ricambiare?

La leggerezza della poesia è data, ovviamente, sia dalla brevità della poesia, sia dalla lexis scarna e parca dell’ornato, anche se contiene una figura retorica molto ricercata come il chiasmo: “casa nella vita e vita/nella casa”. Il poeta ricambierà con il suo amore e con la sua gratitudine. La bellezza della poesia è data, dunque, dalla leggiadria dei sentimenti del poeta, incentrati tutti sulla riconoscenza del suo amore, generoso e sincero, per la sua amata moglie.

Introduzione alla quinta poesia classica – moderna

Anche questa breve poesiola, classica – moderna, è una piccola delizia poetica. È una poesia poeta – centrica. Infatti il poeta osserva lo spettacolo naturale che ha davanti agli occhi ed è inebriato da esso. Il finale della poesia è, però, straniante perché, logicamente, il bel spettacolo della natura dovrebbe fare venire voglia di vivere ancora con più volontà e piacere; invece il poeta, inaspettatamente, immagina che quel giorno potrebbe essere “il giorno ideale per morire/appagato”.
Ecco il testo della quinta poesia.

Il giorno ideale (pag. 47)

Caldo sole autunnale, ruzzare
giocondo di cani, inebriante
profumo di eleagnus fiorito,
un morbido tonfo di cachi vaniglia
sul prato: il giorno ideale per morire
appagato.

La lexis della poesia è costruita da un insieme di frasi nominali che si inseguono e si rincorrono l’una dopo l’altra. Il poeta, con sguardo ammirativo,esprime tutta la sua meraviglia di fronte allo spettacolo idilliaco e giocoso (il ruzzare giocondo dei cani) della natura. La sua ammirazione verso la natura è però contraddetta dalla sua riflessione finale che lo induce a “morire appagato”. Mi sembra, però, un po’ poco che uno spettacolo normale, quotidiano e comune lo possa indurre a un pensiero di suicida. Credo, infatti, che ci vogliano ben altre e più pesanti condizioni, gravi e depressive, per indurre al suicidio. Il finale della poesia può essere spiegato, soltanto, con la fantasia poetica del poeta.

Introduzione alla sesta poesia classica – moderna

Questa brevissima poesia, classica – moderna, e quasi ermetica, è una poesia piacevole, lieve e parca. Il tema della poesia è quello di avvertire e di esortare, per tempo, chi è depresso a non pensare al proprio suicidio. Prima di fare un gesto insano, il poeta consiglia di uscire all’aria aperta a prendere una boccata d’aria e di tornare a ragionare. In questo caso “il giudizio sarà più sereno”.

Il disegno naturale (pag. 50)

L’acqua, il cielo, le stelle
e l’arcobaleno. Se hai smarrito
ogni senso, esci all’aperto:
il giudizio sarà più sereno.

Questa poesia è quasi una poesia terapeutica; per questo motivo rientra nella finalità del Mindfulness. Lo stile della poesia è uno stile sobrio perché non eccede in artifici retorici e non contiene idee strane ed estrose, ma sagge e mature.
La lexis della poesia e quasi ermetica perché è piena di ellissi e di versi non scritti che andrebbero estrinsecati e sviluppati, cosa che ho fatto io per esplicitare i versi mancanti. Io, Biagio Carrubba, l’avrei scritta così, più lunga e più prolissa.

Se il gran disegno naturale,
arcano e misterioso, di Dio
non ti attira più,
non ti attrae più,
non ti seduce più.
Se la bellezza della terra,
dell’acqua, del cielo,
delle stelle e dell’arcobaleno
non ti meravigliano più,
non ti stupiscono più,
non ti affascinano più.
Se hai perso l’ammirazione
per l’umanità,
se hai svanito la fiducia
per la gente comune,
se hai perso la speranza
per il tuo futuro,
se hai smarrito ogni senso, ogni fine,
ogni significato per la vita e sei attratto
più verso la morte e più verso il buio,
esci allo scoperto, all’aria aperta
e respira una boccata di aria fresca,
allora vedrai il mondo sotto una nuova luce,
più leggero e più respirabile e il tuo
giudizio sarà più sereno e più sobrio.

La mia poesia è molto più lunga e prolissa rispetto a quella del poeta Franco Marcoaldi, il quale ha, invece, il dono e la virtù di essere sintetico ed essenziale.

Una breve poesia del mio amico e poeta Orazio Cerruto è ancora più vicina, per sinteticità e per intensità, alla poesia del poeta Franco Marcoaldi.

Quando tutto ti
sembra vuoto e
inutile, stenditi a
terra e guarda le
nuvole in cielo che
giocano a fare lo
zucchero filato.

Introduzione alla settima poesia classica – moderna

Questa brevissima poesia, classica – moderna, è un vero gaudio per l’animo umano perché ha il fine di esortare a vivere. È quindi una poesia parenetica. Il tema della poesia è, infatti, l’esortazione ad avere “fame della vita/anche senza saperlo”.

La forza delle cose (pag. 55)

Continueremo a perlustrare
il mondo, anche senza volerlo.
Avremo fame della vita
anche senza saperlo.

Nel breve spazio di due frasi semplici, il poeta riesce a stimolare e a sollecitare ad amare la vita anche senza la nostra volontà. Questo messaggio è, ovviamente, la finalità principe della Poesia: esortare e incoraggiare alla vita, sempre, in ogni logo, in ogni tempo e in ogni condizione. Per questo motivo questa poesia rientra nella finalità n. 5 della mia classifica sulla poesia postcontemporanea.

Introduzione all’ottava poesia classica – moderna

Anche questa brevissima poesia, classica – moderna, è un gaudio per l’animo umano perché esorta, fino all’ultimo, a credere nell’amore. Infatti il poeta si rivolge al suo amore e le chiede: “Se ti abbraccio forte/forte, ho qualche chance in più/di scampare dalla morte?”. Ebbene la risposta è si: l’amore, infatti, allontana la morte perché una vita vissuta nell’amore e con l’amore libera l’esistenza da molte malattie e dalla depressione.

La potenza dell’abbraccio (pag. 61)

Che dici? Se ti abbraccio forte
forte, ho qualche chance in più
di scampare dalla morte?

Nel breve spazio di due domande retoriche, il poeta riesce a esprime e a manifestare la sua idea sull’amore che salva dalla morte. La poesia presenta una lexis scabra, concisa, spoglia ed essenziale che conferisce alla poesia una bellezza lieve, fine e conta. La bellezza della poesia è data, dunque, dalla sua aspirazione e dalla sua volontà a sfuggire e a scampare dalla morte.

Introduzione alla nona poesia classica – moderna

Questa breve poesia, classica-moderna, racconta un sogno del poeta che incontra “un vecchio saggio” a cui domanda quale sentimento “avvelena l’esistenza?”. La risposta del vecchio saggio è quella di indicare come “Il peggior veleno” dell’esistenza sia “l’ambivalenza”, che in termini psicoanalitici vuol dire la compresenza in un individuo di impulsi o sentimenti antitetici verso il medesimo oggetto. In questo caso il poeta nutre sentimenti e impulsi antitetici verso oggetti a noi sconosciuti.

Il peggior veleno (pag. 66)

In sogno ho incontrato un vecchio
saggio al quale ho domandato:
“Sapresti dirmi, tra tanti
sentimenti, quello che più di ogni
altro avvelena l’esistenza?”
“Ahimè, lo spettro è ampio. Però
dovendo scegliere, per quanto
ti riguarda, direi l’ambivalenza”.

La poesia ha la forma di un dialogo fra il poeta e un vecchio saggio, incontrato nel sogno. Il dialogo è lineare e chiaro e la risposta del vecchio saggio rientra, perfettamente, nel mondo reale della nostra società postcontemporanea, dove i mali degli uomini sono molteplici e ognuno di noi vive, ogni giorno, con le proprie ambasce, semisconosciute agli altri. E’ la pena giornaliera che noi umani dobbiamo pagare alla morte prima di ghermirci.

Introduzione alla decima poesia classica – moderna

Questa breve, ma intensa, poesia, classica-moderna, è molto bella perché esprime, in prima persona, la resilienza del poeta al trascorrere “il nostro tempo irrimediabilmente/breve”. Ma per il poeta l’unica difesa contro il trascorrere della vita è l’amore, che per il poeta è l’unica“via per fare fronte/al nostro tempo”. L’uomo può vincere la morte solo con la resilienza dell’amore.

Pudore & terrore (pag. 73)

Non l’ho ancora detto
per una strana forma di pudicizia
e di terrore; ma la via per fare fronte
al nostro tempo irrimediabilmente
breve, ha un solo nome: amore.

L’incipit della poesia ha una forma negativa “Non l’ho ancora detto”, ma poi la poesia prosegue con un andamento positivo. Entra in azione la resilienza cioè la capacità di resistere e di reagire difronte alle difficoltà della vita e di trovare le capacità di risollevarsi dalle cadute, impreviste e improvvise, che capitano nella vita. La lexis è composta da due frasi contrapposte fra di loro; ma il senso e il messaggio della poesia è chiaro e netto: l’amore è la sola resilienza che può salvarci dal trascorrere, ineluttabile, del tempo che passa e che ci porta, diritti diritti, alla morte.

La prima poesia postcontemporanea del libro.

IL TEMPO ORMAI BREVE

Aspettando la catastrofe (pag. 60)

Introduzione alla prima poesia postcontemporanea.

Io, Biagio Carrubba, reputo che l’importanza e la bellezza di questo libro poetico non stiano, soltanto, nella composizione e nella compilazione di molte belle poesie, classiche – moderne, ma stiano, anche, nel fatto, sorprendente, che la raccolta poetica contiene anche la prima poesia post-contemporanea. Il poeta, Franco Marcoaldi, in piena età postmoderna (1980 – 2010) ha una illuminazione preveggente e compone la prima poesia postcontemporanea, che io abbia letto fino a oggi, molto bella e quindi sono lieto di poterla analizzare, commentarla e presentarla come tale.
In primis, è una poesia postcontemporanea perché il poeta si toglie di dosso i panni e i vestiti del suo io, personalistico e sentimentalistico, e, guardando in avanti, apre una finestra sul mondo contemporaneo e, guardando ancora più avanti, apre i suoi occhi sul mondo postcontemporaneo, descrivendolo con il suo stile particolare e personale. La poesia, infatti, vuole essere la descrizione del tempo postmoderno e dell’età postcontemporanea, che noi viviamo dal 2010 fino a oggi.
Il poeta divide la poesia in tre grandi parti diverse tra di loro ma concatenate l’una all’altra da una logica invisibile. La prima parte va dai versi 1- 8; la seconda parte va dai versi 9 – 17; la terza parte va dai versi 18 – 23.
La prima parte della poesia descrive l’età postmoderna, che a sua volta deriva dall’età moderna definita dal poeta “l’età dell’ansia”; invece l’età postmoderna è definita dal poeta: “l’età dell’angoscia e dell’eccitazione”, che non trovano “via di soluzione”.
La seconda parte della poesia descrive “un grossolano mago” che porta e mostra in un piatto di malanni e di malattie che rappresentano “i preludi di una catastrofe catartica”. Ma questa catastrofe catartica “non giunge mai” e allora il poeta apre le porte all’età postcontemporanea.
La terza parte della poesia, infatti, riguarda il percorso dell’umanità fino alla fine dell’età postcontemporanea e il poeta, in sintesi, ci dà immagini apocalittiche di essa. Secondo il poeta questo percorso ci porta, diritti diritti, alla catastrofe finale e definitiva, ma anche se la catastrofe catartica non giungerà mai lascia, però, l’umanità in uno stato di abbandono e di disperazione; stato che lui definisce con la metafora “il povero cliente”. Tutto finirà nel caos, con la gente scioccata e impaurita. Questa predizione pessimistica ma realistica, come affermano, già, gli scienziati di oggi, è identica a quella che io, Biagio Carrubba, ho spiegato e descritto nel n. 2 di questa recensione poetica.

Ecco il bel testo della poesia: Aspettando la catastrofe

Era l’età dell’ansia ai tempi
del nostro Orazio transatlantico.
Ora si è trasformata nell’età
dell’angoscia e dell’eccitazione,
che si alimentano l’un l’altra
in un parossistico processo
che non trova via di soluzione.
Per placare il tormentoso sentimento
di forma che sprofonda nell’informe,
un grossolano mago travestito
da diagnostico ci offre un piatto
quotidiano esorbitante e succulento
di concitazioni, febbri, frenesie,
bollori dell’occhio, edemi della mente,
preludi di catastrofe catartica
che non giunge mai, lasciando
tramortito il povero cliente.
Gridano forte, sempre più
forte, cinema e informazione,
arte e letteratura. Smarriti
altri possibili viatici, tutto
precipita nel chiasmo
tra lo shock e la paura.

La poesia è piena di riferimenti culturali a cominciare dal titolo che, sicuramente, fa il verso all’opera poetica di S. Bechet: Aspettando Godot. L’incipit del testo poetico è, davvero, originale e personale. Il poeta stesso indica alla fine del libro, nelle note, il motivo e l’opera da cui ha tratto la definizione; infatti l’Orazio transatlantico è il poeta W. H. Auden. Dopo l’incipit la poesia si rifà alla lexis e allo stile di G. Bufalino, con il suo “Gran magro”. Si giunge così alla suggestiva ipotesi del romanzo di Dino Buzzati, con il suo libro Il deserto dei tartari. La poesia si chiude con immagini apocalittiche prese dall’Apocalisse di San Giovanni Evangelista.
La poesia si snoda con versi liberi e con un linguaggio poetico molto alto, raffinato e inusuale con l’uso di parole particolari come: parossistico e la serie delle portate del mago grossolano che si traveste di diagnostico. Il clou delle figure retoriche è tutto concentrato nell’ossimoro “catastrofe catartica”. Secondo me questo ossimoro è paradossale e contraddittorio perché o la catastrofe è una catastrofe che annienta ogni cosa e quindi non può essere purificatrice cioè catartica, o purifica qualcosa. Ma che cosa? Forse l’umanità che scomparirà dalla faccia della terra. Il finale della poesia richiama la nostra cultura umanistica “cinema e informazione,/arte e letteratura” che è impotente di fronte alla catastrofe finale, quando tutta la terra sprofonderà “nel chiasmo/tra lo shock e la paura”, cioè con l’umanità atterrita, scioccata e impaurita, che guarderà e assisterà alla sua sparizione. La lexis della poesia è discorsiva e sostenuta. La bellezza della poesia è data, secondo me, dal fatto che l’argomento, il tema, l’erudizione, la lexis discorsiva e densa, la compattezza della tesi, pessimistica ma veritiera, l’io spoglio, ma non povero del poeta, sono tutti elementi poetici che concorrono a formare e a comporre la prima poesia postcontemporanea che io abbia mai letto.

Giudizio finale del libro IL TEMPO ORMAI BREVE.

Il dovizioso, variopinto e variegato, libro di Franco Marcoaldi uscito già nel 2008 mi ha riempito l’animo di gaudio estatico, di vivo entusiasmo e mi ha fatto vibrare e gioire l’anima, con le sue belle e varie poesie, classiche – moderne, ad eccezione di Aspettando la catastrofe che apre una finestra sulla nostra età postcontemporanea. Dovendo giudicare e classificare il libro secondo la mia scala poetica costruita e definita da me: SCALA POETICA DI MISURAZIONE DELLA BELLEZZA POETICA DA PARTE DEL LETTORE, giudico il libro molto positivamente perché ha raggiunto il secondo grado della scala che è quello della gradevolezza poetica, e ha suscitato nel mio animo una grande gioia e letizia. Io, Biagio Carrubba, personalmente mi sento di poter dire che il libro di poesie di F. Marcoaldi, pur rappresentando e rispecchiando, in toto, l’epoca classica – moderna non è affatto superato dai tempi di oggi, perché la bellezza poetica è sempre attuale in qualsiasi epoca il libro sia stato scritto. Un esempio per tutti è il libro degli epigrammi di Marziale la cui bellezza perdura fino a oggi. Un’altra considerazione che faccio sul libro di F. Marcoaldi è questa e riguarda il patto poetico fra poeta e lettore, che io ho spiegato in alcune pagine precedenti di questo libro. Secondo me il patto poetico tra poeta e lettore deve essere reciproco e positivo per entrambi. Quando il poeta scrive brutte poesie, il lettore si annoia e non vorrebbe comprare più i libri di questo poeta, perché ritiene che il prezzo del libro non valga la pena di leggerlo e di acquistarlo. Ora, invece, in questo caso, io, Biagio Carrubba, credo che il prezzo del libro sia inferiore alla bellezza poetica e al diletto estetico che procurano e provocano nell’animo dei lettori i quali, invece, questa volta, sollevati e sollecitati dal gaudio estetico provato, sono molto lieti della bellezza poetica scoperta e sono desiderosi di comprare altri libri dello stesso poeta. Leggendo tutte le opere del poeta io, Biagio Carrubba, ho capito, come spero di avere dimostrato in questa recensione, che il progresso e l’evoluzione che il poeta ha fatto in questi ultimi 11 anni dal 2006 al 2017, consista nel passare dalla composizione di poesie, classiche – moderne, alla compilazione delle poesie postcontemporanee dell’ultimo libro poetico TUTTO QUI del 2017.

LA TRAPPOLA
6

Breve analisi critica del libro LA TRAPPOLA (2012).

Introduzione

Il libro poetico, LA TRAPPOLA, del poeta Franco Marcoaldi continua la produzione e la composizione di poesie, classiche – moderne, già avviate nel precedente libro IL TEMPO ORMAI BREVE. Il libro è composto da 66 poesie di media lunghezza che trattano e svolgono molti argomenti tutti diversi tra di loro, senza soluzione di continuità. La forma delle poesie è varia e variegata; la metrica è composta, prevalentemente, da versi liberi. Il genere delle poesie è quello della rappresentazione della vita quotidiana, dell’ambiente familiare, naturale e sociale del poeta stesso.
Infatti il libro narra le vicende del poeta e dei suoi familiari nel loro ambiente naturale e sociale, dove il poeta lavora e svolge la sua vita e cioè in Toscana e, precisamente, a Orbetello come indica espressamente il poeta stesso in alcune poesie. La prima poesia dell’opera poetica descrive la richiesta di un cacciatore che vuole comprare un tipo di “Schiaccia, stiaccia, tagliola” che gli servirà per la sua caccia. La poesia termina con questi versi: “eppure/l’acquirente sentì calare/sul suo collo un bel nodo scorsoio”. Seguono altre poesie di vari argomenti, fino ad arrivare alla poesia n. 10. E’ una poesia buona e bella, sia per la sua sinteticità che per la sua brevità, nella quale il poeta esprime ed espone tutta la sua perplessità e la sua paura sulla fragilità e sulla effimera felicità.

Ecco il bel testo della poesia.

Si chiude e si apre
di continuo lo spiraglio
(della felicità)
a meno che non sia l’eterno
abbaglio della vita.

Dopo altre poesie, varie e sobrie, il poeta diventa il vero ed unico protagonista del libro e delle sue avventure e dei tuffi nella sua infanzia. La prima poesia bella, personale e originale, è la poesia n. 17 Gavotta a quattro mani, nella quale il poeta aspira a ritornare nella sua infanzia per ritrovare e riscoprire “l’emozione” di allora e di ritrovare “la meravigliosa (esuberanza)/di un corpo di fanciullo/esausto dopo una partita”. Seguono altre poesie fino ad arrivare alla poesia n. 26 L’adunata solitaria. E’ una bella e intelligente poesia sul concetto dell’abitudine, che il poeta svolge con acume e criticità. Il poeta afferma che “Soltanto grazie/all’abitudine, bene o male che sia,/io percepisco che questa vita/mi riguarda, e davvero roba mia”. Questa è una bella e buona poesia e non c’è che dire. Seguono altre varie poesie, buone e accettabili, fino ad arrivare alla poesia n. 30 Suggerimenti per una vita ordinaria. In questa poesia il poeta dà nove consigli per affrontare e superare la vita quotidiana. Tra i suggerimenti più belli c’è il n. 2: ammira la natura perché “malgrado/tutto, lo spettacolo del mondo/resta stupefacente”.
Anche il suggerimento n. 7 è molto bello: “Mostrati/indifferente agli stolti, ai prepotenti,/ai farabutti”. La poesia termina con questi versi: “Vivi d’amore e di conoscenza”. Questa poesia riecheggia, in parte, la celebre poesia “Se” di R. Kipling. La poesia, comunque, è tutta bella. Seguono altre poesie fino ad arrivare alla poesia n. 44 Potrei, volendo, stilare, nella quale il poeta elenca gli obiettivi che creano trappole e lacci ai loro pretendenti e schiavi. Sono le istituzioni fondamentali di una società: “i soldi, il sesso, la famiglia,/il potere, l’autorità, la religione”. Il poeta, allora, consiglia “sii scaltro, non farti incarcerare”. Ebbene questi obiettivi e lo scambio di essi sono i fondamenti su cui si basano le società del mondo e da essi nessuno può scappare, nolenti o volenti. Fuggire da essi, ormai, è impossibile e gli ideali anarchici e naturalisti sono scomparsi da tempo nelle nostre società postcontemporanee, se non per pochi idealisti e giovani utopisti, che si nutrono di ideali illusori e impossibili. Bella è, anche, la poesia n. 47, dedicata al gioco dello Shangai. In questa poesia il poeta rievoca il periodo della sua fanciullezza, quando giocava allo shangai. Ora, da grande, trae da quel gioco “le doti più importanti/per affrontare l’esistenza:/l’oculatezza e il tempismo,/la destrezza e la pazienza”. Seguono varie altre poesie fino ad arrivare alla poesia n. 54 L’ala si è ingrommata nella quale il poeta rappresenta e descrive un gabbiano che ha le ali incatramate. Si riferisce, sicuramente, alla celebre immagine, vera e concreta, di un gabbiano rimasto incatramato nel petrolio, dopo il disastro ecologico, a causa dello sversamento del petrolio avvenuto nel Golfo del Messico nel 2010. Subito dopo segue Magie d’aprile la poesia n. 55, classica – moderna, la più bella di tutto il libro poetico, nella quale il poeta descrive una passeggiata insieme ai suoi figli nella macchia mediterranea in vicinanza di “un mare benevolo e disteso”. Dapprima i figli e i cani del poeta entrano nel mare e sguazzano; subito dopo anche il poeta si lascia coinvolgere dal tepore del pomeriggio e del sole che fa capolino nel cielo e anche lui entra in acqua e “felicemente sguazza”. Allora si accorge che la vita trionfa e prega “gli artefici della vita” di non farlo morire in “questo dolce aprile”.

Ecco il bel testo del componimento poetico.

Magie d’aprile

No, aprile oggi non è crudele
affatto. Semmai, al contrario,
è prodigo di gioia. La macchia
profumata fa da proscenio
a un mare benevolo e disteso,
che accoglie e non ingoia.
Accoglie quanti – esseri umani
e cani – con irruente e anticipato
ardore, incontreranno l’acqua
in un comune bagno
pagano e purificatore.

L’ebbrezza dell’infanzia, unita
a una caninità adusa a fare
festa, sospende ogni dubbio
e scavalca ogni prudenza.
L’unico adulto di questo variegato
gruppo non potrà certo opporre
resistenza, ora che il sole
è disposto a fare fin in fondo
la sua parte, impedendo
a una confusa nuvolaglia
di sparigliare in cielo le sue carte.
Sguazzano in acqua i bimbi e i cani.
E anche l’adulto, felicemente, sguazza.

Trionfa la vita in questo dolce giorno
di questo dolce aprile: vi prego, oggi
non fatemi morire.

Dopo questa bella poesia il poeta riesce ancora a scrivere altri brani poetici, veramente belli, come la seconda parte della poesia n. 59. Ecco i versi della poesia.

Accade la felicità
e mentre accade tramuta
in nostalgia: appena il tempo
di indicarla, e la gioia si converte in pianto
per una bellezza che non è più mia.

Giudico questa poesia molto bella perché il poeta riesce a rappresentare la fragilità e la fugacità della felicità, che scompare fulmineamente, e si scioglie come neve al sole. Ho letto questi versi con stupore e ammirazione, perché mi hanno fatto vibrare l’anima. Anche la parte finale della poesia n. 62 è molto bella, fino ad arrivare all’ultima poesia enigmatica ed ermetica, ma buona e toccante.
Ecco i versi dell’ultima poesia.

E poi c’è quella cosa meravigliosa
che è il silenzio. C’è quello spazio
tempo vuoto e denso che lascia
tutto com’è, impregiudicato:
prima del prima e dopo il dopo,
grembo dell’infinito nulla
e del creato.

Non ho dubbio che, leggendo tutte queste belle e toccanti poesie, il mio animo si è rinfrancato, ritemprato e fortificato. Infatti le poesie e i brani poetici mi hanno suscitato un moto di bellezza nell’anima, hanno arricchito la mia cultura e mi hanno creato un sentimento poetico, puro, forte e intenso, che è molto lontano dalla impoeticità e dalla ferocia dei nostri tempi postcontemporanei.

Giudizio finale del libro LA TRAPPOLA.

LA TRAPPOLA è un bel libro di poesie, classiche – moderne. Il poeta continua ancora la sua produzione e compilazione di poesie classiche – moderne, anche se è già iniziata dal 2010, secondo me, l’età postcontemporanea. E’ un libro di poesie, classiche – moderne, perché le poesie esprimono e descrivono, soltanto la vita personale, familiare e sociale del poeta ed escludono, completamente, la vita esterna e estera delle attuali e nostre società postcontemporanee; per esempio il poeta non fa nessun accenno all’attuale società italiana postcontemporanea.
Bisogna aspettare il 2015 con l’opera poetica IL MONDO SIA LODATO, per avere dal poeta un salto di qualità verso la poesia postmoderna e poi bisogna aspettare il gran balzo del 2017 verso la poesia postcontemporanea. Il libro mi ha fatto avere un sussulto di sentimenti e di emozioni, molto grande e sentito, cosicché posso, tranquillamente, affermare che esso mi ha fatto raggiungere il secondo grado della mia scala della bellezza poetica da parte del lettore. Se LA TRAPPOLA viene unito al primo libro IL TEMPO ORMAI BREVE si ottiene il secondo tempo della produzione classica – moderna del poeta. Io, Biagio Carrubba, posso dire, soltanto, che questi due libri rispettano il patto poetico fra poeta e lettore, cosicché penso che ho speso bene e, proficuamente, i soldi del prezzo del libro, dato che le poesie contenute in esso mi hanno procurato e provocato una dolce delizia al mio cuore e una viva letizia al mio animo. Per questo motivo affermo che il poeta F. Marcoaldi può essere considerato il primo grande poeta italiano del XXI secolo, considerando anche l’importanza e la bellezza delle altre opere poetiche pubblicate nel 2015 e nel 2017.

IL MONDO SIA LODATO
7

Breve analisi critica del libro IL MONDO SIA LODATO (2015).

Introduzione

Il poeta Franco Marcoaldi, dopo la pubblicazione del libro poetico LA TRAPPOLA del 2012, ha pubblicato nel 2015 il libro poetico IL MONDO SIA LODOTO. Il libro, però, presenta delle innovazioni rispetto al libro precedente di poesie, classiche – moderne. Infatti il libro è un salto di qualità in avanti e il poeta si cimenta in una raccolta poetica che è un misto di poesie, classiche – moderne, e poesie postmoderne. Il poeta si rende conto che, ormai, non vive più negli anni 1950 – 1980 del secolo scorso, ma vive nel primo decennio del XXI secolo, e si accorge, pure, che tutto è cambiato dall’epoca moderna. Allora decide di scrivere e comporre poesie postmoderne che compaiono accanto alle poesie tradizionali, classiche – moderne. La divisione tra le poesie è chiara e netta. I poemetti 1, 2, 7, 8, 10 e 12 sono, prevalentemente, postmoderni; tutti gli altri poemetti sono un misto di poesie personali e quindi classiche – moderne e strofe di poesie poesie postmoderne. La differenza tra la poesia moderna e la poesia postmoderna sta nel fatto che le poesie, classiche – moderne, si riferiscono alla vita del poeta, dei suoi familiari e del loro ambiente naturale e sociale, mentre le poesie postmoderne si riferiscono, soprattutto, alla società civile, ai fatti e agli eventi che accadono nelle attuali società postcontemporanee. Il poeta postcontemporaneo guarda il progresso civile e umano della società e ne dà una sua interpretazione personale, scegliendo e descrivendo i temi a lui più congeniali e più adatti alla sua personalità. Il lettore, quindi, vede il mondo contemporaneo e postcontemporaneo con gli occhi e con il pensiero del poeta, che manda il suo messaggio di svelamento del mondo al lettore il quale si compiace o si dispiace del messaggio letto e ricevuto. Certamente scrivere poesie, classiche – moderne, è molto più facile, perché il poeta conosce il suo mondo interiore ed esteriore e di esso ne dà una immagine a lui più congeniale e piacevole; invece, scrivere poesie postmoderne è molto più difficile, perché il poeta deve conoscere e scrutare il mondo postcontemporaneo di oggi e di esso ne deve dare una interpretazione e una esplicazione nuova, sorprendente, intelligente, sagace, spiritosa, acuta e piena di esprit, capace di suscitare un sentimento di allegria, di delizia, di letizia e di gioia o di portare una parola di conforto e/o un messaggio di coraggio, di forza, di fiducia e di speranza negli altri e nel prossimo futuro. Il che non è molto facile; anzi è molto difficile. Solo i grandi poeti riescono a fare ciò. Ora, io, Biagio Carrubba, credo che il poeta F. Marcoaldi sia riuscito nel suo intento e cioè quello di redigere dei poemetti postmoderni accanto e in parallelo ai poemetti classici – moderni.
Nel primo poemetto, postmoderno, il poeta descrive la nascita dell’alba “All’alba la luce si accende/e investe il dolore/acquietato dei morti risorti”. Descrive inoltre il risveglio di alcune categorie di persone, molto tristi e povere: “un vecchio ambulante, …un macellaio… due gatti” e tanti che affollano “i tram tra risentimenti e rimpianti”.

Nel secondo poemetto, classico – moderno, il poeta parla del risveglio della vita che trionfa nel mondo e nella natura perché, “Natura è capace di tutto:” e dobbiamo sapere che “la vita procede per strepiti/e strappi, sciagure e fanfare”.
Nel terzo poemetto, classico – moderno, il poeta parla soprattutto con la madre con la quale recita il rosario.
Nel quarto poemetto, classico – moderno, il poeta parla solo di se stesso che loda il mondo “quando vado in cerca di rime,/mosso da slancio d’amore”.
Nel quinto poemetto, classico e postmoderno, il poeta parla del salutare sonno e il poeta afferma che lui nel sonno sta bene “Tra il buio e la luce,/il silenzio e la voce,/penso e sogno, vivo/e muoio, muoio e sono”.
Nel sesto poemetto, classico – moderno, il poeta parla di un certo Isacco (si tratta di Isaac B. Singer), “seduto a una tavola calda/di Brooklyn”, che parla di amnesia.
Nel settimo poemetto, postmoderno, il poeta ci avverte che“la realtà/non è come ci appare”. E vede il mondo, come lo vede un astronauta che orbita nello spazio. Il poeta, guardando il mondo dall’alto, vede una umanità che si avvita “in inani manie, ridicole brame,/paranoie convulsioni pazzie”.
Nell’ottavo poemetto, postmoderno, il poeta parla di una “anima tediata che si impiglia su se stessa e s’aggroviglia”.
Nel nono poemetto, misto di moderno e postmoderno, il poeta loda il mondo perché lo trova “un portento/terribile e glorioso”. E accetta la morte “come la sorte naturale/ di un frutto che maturo, cade”.
Nel decimo poemetto, misto di moderno e postmoderno, il poeta descrive la gente comune come “vecchie sorridenti/e sdentate…di nani…e di un bimbo soldato della Sierra Leone”, che mutila “le mani di un altro bambino”.
Nell’undicesimo poemetto, moderno, il poeta parla e rievoca suo padre e suo fratello, morti entrambi. Poi menziona la poetessa polacca Wislawa e il poeta genovese Giorgio Caproni.
Nel dodicesimo poemetto, postmoderno, il poeta, dapprima descrive l’ondeggiare del mare e “l’ingobbito ulivo”, poi passa a descrivere, ancora una volta, una umanità avvilita e umiliata e l’uomo che getta molliche a singoli colombi. Alla fine spiega perché lui, il poeta, in ogni caso, deve lodare il mondo, ovvero la vita, perché il mondo ama “i folli, i grati e i gioiosi,/gli eterni fanciulli giocosi”. E lui, il poeta, vuole abbracciare tutti “perfino un Dio che non ho mai/incontrato”.
Ecco gli ultimi versi dell’ultimo poemetto.
E in questo gran teatro di ombre,
io ombra indigente tra altre
innumerevoli ombre,
continuerò trepidante a cantare:

tu, Mondo, sia sempre lodato.

Giudizio finale del libro IL MONDO SIA LODATO.

Ciò che sorprende, subito, del libro IL MONDO SIA LODATO è, certamente, la forma delle strofe che si dipanano l’una dall’altra e si rincorrono tra di loro, senza fermarsi mai fino alla fine di ogni poemetto. Poi colpisce, anche, la mancanza della lettera maiuscola all’inizio di ogni poemetto; anche la punteggiatura è tutta personale e particolare. La lexis è composta da frasi che non hanno né inizio né fine e quindi bisogna ricostruire l’intero periodo; e ciò porta a guardare meglio e a giudicare con più attenzione l’elocuzione dei poemetti. Non c’è dubbio che essa è una elocuzione, particolare e personale, varia e movimentata, dato che spazia dall’eloquio concreto e realistico ad una elocuzione larga e fantastica. Si ha l’impressione che il poeta si parli addosso in un continuo e crescendo flusso di coscienza, diafano e trasfigurato. È una elocuzione che si libra nell’aria, che fluttua nei vari registri. Sembra quasi di entrare nel mondo dei sogni del poeta. E ciò è postmoderno, è poesia postcontemporanea. Questa caratteristica dell’elocuzione dei poemetti corrisponde alla mia definizione della poesia postcontemporanea come poesia totale. Ma c’è, anche, una strofa che ha una elocuzione, concreta e concisa, piena di fascino e fa riferimento ad un passo di una poesia di G. Leopardi. È l’ultima strofa del quinto poemetto che così termina:
Felice: quanto giace sotto
un fascio di luce, è felice.
Questa strofa del poemetto è, praticamente, un controcanto alla poesia del Leopardi.
Tutte queste novità formali creano, dapprima, disorientamento e confusione nel lettore, abituato alla regolarità e alla simmetria delle strofe delle poesie dei libri precedenti. Dopo un po’, il lettore, però, prende confidenza con queste strofe irregolari, li accetta fino alla conclusione della lettura di ogni poemetto, perché pensa che queste irregolarità delle strofe e la lexis straniante siano le vere novità della poesia postmoderna. E, in parte, ciò è vero. Ma ciò che più conta nel libro di F. Marcoaldi è la novità dei temi e degli argomenti trattati e tutti presi dalla società civile delle nostre società postcontemporanee. Queste due novità: – la strana forma delle strofe e lo sguardo del poeta su una umanità, povera, smarrita, svogliata, emarginata ma tenace e determinata a vivere, come afferma il poeta: “E ciascuno va in cerca del gancio/a cui potersi aggrappare” -, sono i veri motivi che rendono il libro un vero libro postmoderno. Secondo me, B. Carrubba, i versi irregolari delle poesie postmoderne descrivono e rappresentano la società postmoderna, come i versi regolari delle poesie moderne descrivevano e rappresentavano la società classica – moderna. I versi postmoderni del poeta F. Marcoaldi rappresentano le irregolarità e la ferocia del primo decennio del XXI secolo, a cominciare dall’attacco terroristico alle torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001 e le azioni terroristiche della setta di Al Qaeda. Dopo di che, intorno al 2010, la società postmoderna è entrata, secondo me, nella società postcontemporanea nella quale i fenomeni terroristici sono diventati ancora più parossistici; basti pensare agli attacchi terroristici dell’ISIS, che, in questi anni, hanno provocato e portato molti morti e lutti in molte città europee. A ciò bisogna aggiungere anche le stragi avvenute, negli USA, senza alcun motivo apparente, come è successo martedì scorso 02 ottobre 2017 a Las Vegas dove un anonimo cittadino americano (un signor nessuno) ha ucciso, senza un perché, 59 cittadini americani innocenti e ha ferito centinaia di altri cittadini americani che stavano ascoltando e godendosi un concerto country.
Io, Biagio Carrubba, allora, penso che anche la poesia postcontemporanea sia lo specchio delle società postcontemporanee e rappresenti l’età e lo zeitgeist postcontemporanei. Infatti penso che la poesia postmoderna sia una poesia personalistica, irregolare, seria, omodiegetica, sgomenta, attonita, sbigottita, regressiva e frammentaria così come lo è la società postcontemporanea divenuta sempre di più, parossistica, impoetica, feroce, seriosa, nervosa, nevrastenica e isterica. Invece la poesia postcontemporanea deve essere: sociale, pluralista, straniante, umoristica e eterodiegetica, divertente, lucida, razionale e avvenirista.
Infine, io, Biagio Carrubba, penso che l’ultima composizione poetica di F. Marcoaldi TUTTO QUI sia riuscita a rappresentare bene alcuni aspetti particolari e generali delle nostre società postcontemporanee attuali, sempre più parossistiche, ingarbugliate, complesse, corruttibili, violente e guerresche.

8

Quadro sinottico delle principali poetiche storiche:
dall’età classica – latina alla poesia postcontemporanea.

1. Età greco-romana.
Finalità.
Docere (insegnare).
Delectare (dilettare, procurare piacere e svago).
Movere (commuovere, colpire con forti passioni).
Ludere (scherzare, giocare, oziare, divertissement, divertire).

2. Età medievale.
Finalità.
Lodare e ringraziare Dio.
Allegorizzare.
Sacralizzare l’arte.
Il dolce stil novo.

3. Età dell’Umanesimo.
Finalità.
Imitazione dei classici.
Celebrazione della filologia.

4. Età del Rinascimento.
Finalità.
Fare riferimento al mondo naturale.
Riscoperta della precettistica aristotelica.

5. Età del Manierismo.
Finalità.
Inventare nuove figure retoriche.
Scoperta dei nuovi concetti: l’ingegno, lo wit e l’esprit

6. Età del Barocco.
Finalità.
Usare la metafora, l’ingegno e la creatività.
Fare della meraviglia il fine dell’arte. “E’ del poeta il fin la meraviglia” G.B. Marino.
Rendere tutto più prezioso, più roboante e raffinato.

7. Età dell’Arcadia e dell’Illuminismo.
Finalità.
Ricondurre la forma ad equilibrio.
Riproporre la purezza della ragione e della razionalità.

8. Età Neoclassica.
Finalità.
Imitazione dei classici.
Ritorno alla classicità greca- latina.

9. Età del primo ottocento. Il Romanticismo.
Finalità.
Esaltazione del sentimento, della fede e dell’amore.
L’Impressionismo.

10. Età del secondo ottocento. Il Positivismo.
Finalità.
Simbolismo.
Estetismo.

11. Le poetiche del novecento.
Finalità.
Futurismo.
Espressionismo.
Ermetismo.
Cubismo.
Concettismo.
Poesia come correlativo oggettivo.
Poesia come intelligenza lucida alla forma.
Arte come pluralità di espressione del post-moderno.

12. La poetica della poesia postcontemporanea (Biagio Carrubba).

Prima finalità.
Poesia come rappresentazione, esplicitazione e interpretazione delle società post-contemporanee.
Comunicare almeno una informazione sui fatti ed eventi delle società post-contemporanee.
Esplicare e rappresentare in forma personale l’impoeticità, la ferocia e la complessità delle società postcontemporanee.
Interpretare con arguzia e intelligenza le risposte dell’uomo comune al mutare degli eventi delle società post-contemporanee e delle informazioni dei social network.

Seconda finalità.
Sollevare conforto e portare sollievo.
Rincuorare lo spirito e ritemprare l’anima.
Far riprendere fisicamente e moralmente.
Liberare da affanni e preoccupazioni.
Suscitare ristoro e coraggio.

Terza finalità.
Poesia come affettività e creatività.
Infondere coraggio e forza.
Rinvigorire, ristorare, rallegrare l’animo e il corpo.
Far svagare, fare distrarre e fare divertire.
Suscitare un senso di fiducia e di fede nel futuro.
Ritemprare la mente e il corpo.

Quarta finalità.
Poesia come terapia.
Seguire le pratiche della mindfulness e del empowerment, per curare le manie del lettore al fine di procurare, almeno, un sorriso, aperto e intenso, sul suo volto.

Quinta finalità.
Poesia post-contemporanea come poesia parenetica.
Esortare, ammonire per agire bene e perseverare nelle virtù etiche e sociali delle società post-contemporanee.

Sesta finalità.
La poesia postcontemporanea deve avere come scopo primario quello di svelare le oppressioni del potere, di rendere noto tutti gli abusi che la gente prepotente perpetra a danno dei bambini, dei povere e dei deboli.
Deve denunciare gli atti illeciti dei politici e i soprusi dei malvagi e dei pedofili.
Deve togliere il velo a tutte le menzogne dei mafiosi e dei perfidi.
Deve svelare la verità a tutti i costi.

Settima finalità.
La poesia postcontemporanea deve lanciare un messaggio di fiducia e di speranza verso l’avvenire con un tono umoristico e sapere usare l’Esprit, cioè acutezza dell’intelligenza unita al senso dell’umorismo, che è la capacità di percepire e di presentare in modo arguto e divertente gli aspetti insoliti e bizzarri della realtà. Deve adoperare, insomma, lo spirito umoristico, come la battuta, la caricatura, l’ironia e addirittura il comico, il grottesco e il ridicolo.

Ottava finalità.
La poesia post-contemporanea deve esaltare tutti i valori positivi della vita sociale e deve incoraggiare a godersi i piaceri della vita. Deve incoraggiare la scienza e la ricerca postcontemporanea. Deve invogliare alla resilienza e fortificare l’animo.

Nona finalità.
La poesia post-contemporanea deve svegliare le risorse interne e destare il desiderio di conoscere ed aumentare la fiducia in se stessi.

Decima finalità.
La poesia postcontemporanea deve sviluppare al massimo la dimensione estetica della vita.
Deve aumentare la percezione del bello naturale ed accrescere la bellezza dello spirito.
Le poesie post-contemporanee devono essere gradevoli sia ai sensi del lettore che alla sua mente e al suo spirito, attraverso una serie di immagini nuove e originali creati dalla fantasia e dalla creatività del poeta.
Tutte queste parziali finalità portano alla conclusione che la poesia postcontemporanea sia una poesia nuova, innovativa, eclettica, poliedrica, globale e totale.
É eclettica perché può trattare qualsiasi tema o argomento che il poeta mette al centro della sua attenzione e li sviluppa nei suoi versi liberi.
É poliedrica perché può avere una qualsiasi forma di metrica e di versi che il poeta sceglie per dare forma, ritmo e bellezza al suo pensiero e al suo messaggio personale e originale.
É globale perché il poeta può trattare un argomento o un tema proveniente da ogni parte del mondo, dato che ormai viviamo in un mondo globalizzato e informatizzato.
É totale perché il poeta può scegliere qualsiasi punto di vista che il poeta vuole dare alla sua opera poetica: dal genere realistico a quello surrealistico, dall’eloquio onirico a quello fantastico e da una diegesi logica, vera, coerente, realistica ad una elocuzione ornata, decorata e fantasmagorica. L’importante è che la poesia post-contemporanea sappia bene rappresentare i fatti e gli eventi che succedono in ogni momento nel mondo e che il poeta ne dia una buona e personale esplicazione e interpretazione e che sappia risvegliare nei lettori la resilienza cioè la forza e il vigore interiore per affrontare e superare tutte le difficoltà e le controversie che nascono nella vita di ognuno di noi.

Fra tutte queste finalità la poesia postcontemporanea esclude: la poesia sentimentalistica, la poesia personalistica, la poesia fantastica, la poesia metafisica e la poesia religiosa perché la poesia post-contemporanea è una poesia aconfessionale, ed è una poesia laica, razionale, democratica, policentrica, aperta a tutti i fatti ed eventi, positivi e negative, delle nostre società postcontemporanee. In questo senso, io, B. Carrubba, credo che la poesia postcontemporanea debba essere considerata il proscenio delle attuali società postcontemporanee.

9

Gran finale

critico e sorprendente.

Proprio in questo momento ho la prova e la controprova della validità e della funzionalità del “Patto poetico” tra poeta e lettore. Devo dire che, dopo aver letto gli ultimi 4 bruttissimi libri pubblicati in questi mesi nella collana “Bianca”, il mio malumore verso i cattivi poeti è aumentato di molto e il mio dispiacere suscitatomi da costoro è molto forte. Anche il mio senso estetico è molto disturbato e deteriorato dalla lettura di questi libri. La poetessa ha scopiazzato e ha voluto imitare poesie, classiche – moderne, che, ormai, nessuno legge, se non per dovere professionale. Queste poesie, classiche – moderne, composte da poeti ormai divenuti classici – moderni, (come Ungaretti, Pasolini e altri) sono, ormai, poesie fuori dal nostro tempo postcontemporaneo; sono poesie divenute anacronistiche, sepolte nel tempo e nello spazio, che la poetessa inutilmente, se potesse, vorrebbe rivitalizzarle. Ma è un lavoro inutile e vano perché nessuno li leggerà mai. Anche pochissimi lettori postmoderni leggeranno le poesie della poetessa, perché prive di idee nuove e di originalità.
Il penultimo poeta vorrebbe risuscitare, se potesse, un classico licenzioso e lussurioso della letteratura latina – italiana del 1400. Nessuno lo conosce, se non gli addetti ai lavori della letteratura latina – italiana. Anche questo è un lavoro inutile e vano. Nessuno lo leggerà mai. L’ultimo poeta ha scritto testi che solo lui conosce e può capire. Non c’è una sola poesia interessante e piacevole. Le poesie sono tutte brutte, personalistiche e sono avulse dalle società del nostro tempo. Sono poesie personali che mettono a nudo l’animo del poeta, ma sono poesie incontemporanee ed inattuali per il pubblico di oggi, molto frastornato dagli impulsi telematici e molto distratto dalle informazioni del mass media e new media. Insomma questi 4 libri di poesie sono un marciume che “spuzza”, di vecchiume. Sono libri di poesie obsolete che non valgono, certamente, il prezzo di copertina. E tutto ciò genera e costituisce un cattivo “patto poetico” tra poeta e lettore. Non sono, assolutamente, poesie postcontemporanee vive, vivificanti e vibranti adatte ad un pubblico attento, giovanile, intelligente e desideroso di leggere poesie belle, piacevoli e vitali che fanno scoprire le novità e la bellezza delle nostre società postcontemporanee. Per tutti questi motivi non comprerò più, per rispettare il patto poetico, libri di questi 4 poeti perché ritengo che i soldi spesi per questi libri sono soldi spesi male e perché ritengo che il prezzo di copertina non vale la pena né di acquistarli né di leggere le poesie. Questi libri di poesie, come tanti altri libri di poesie di questi tempi, sono poesie personali e regressive; sono poesie fuori dalla nostra epoca storica in cui viviamo e invece essi precipiteranno nel nulla storico. Come la nostra società postcontemporanea è impoetica, feroce e violenta, così questi quattro libri sono composti da poesie bruttissime, impoetiche e regressive. Esse riflettono i cattivi tempi delle nostre società postcontemporanee. Infine sono poesie rivolte al passato, mentre le poesie dei poeti postcontemporanei devono essere rivolte al nostro presente e al futuro.

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Modica 14/ 10/ 2017                                                Prof. Biagio Carrubba

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