LA POESIA POSTCONTEMPORANEA 8

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Io, Biagio Carrubba, penso che l’attuale poesia italiana, sul piano diacronico, sia entrata in una nuova fase della sua lunga ed illustre storia che corrisponde alla nascita delle attuali società postcontemporanee di tutto il mondo. Data questa corrispondenza storica, sincronica, culturale ed informatica io, B.C., ho definito la mia proposta dell’attuale poesia “Poesia postcontemporanea”. Poi ho elencato, negli articoli precedenti, quali sono e quali dovrebbero essere alcune caratteristiche e novità principali che la nascente poesia italiana postcontemporanea dovrebbe avere per stare al passo dei tempi di oggi e così eliminare i residui del passato, innovarsi e adattarsi ad essi. Penso che la poesia italiana debba uscire dal periodo “classico – moderno” e che debba adeguarsi alle caratteristiche peculiari delle società postcontemporanee. Quindi per sintetizzare in un quadro sinottico la mia proposta di poesia postcontemporanea, presento la seguente tabella grafica nella quale sintetizzo, per l’appunto, il percorso della poesia italiana in un quadro diacronico degli ultimi due secoli. Nella tabella poi riporto, anche, per grande sintesi, sia la cronologia storica dei vari grandi movimenti poetici, sia i grandi temi che hanno caratterizzato le suddette epoche storiche sincroniche e diacroniche italiane.

TABELLA GRAFICA SINTETICA E CRONOLOGICA.

1800     1900     1950     2000     2010      2017

Come è ben noto dal 1800 fino al 1970, questo periodo storico-poetico si può definire
“classico – moderno” che va dal Romanticismo al Neorealismo. I grandi temi della poesia classica – moderna sono stati: i sentimenti del poeta, la vita stessa del poeta, le riflessioni del poeta sulla vita, sulla morte, sulla natura, sull’ambiente circostante e su se stesso; il suo giudizio sull’Italia e sull’Europa, ma anche le sue lamentele sulle proprie disgrazie e la poesia sentita come consolazione per se stesso e per i suoi familiari. I lettori dovevano, semplicemente, conoscere e condividere le pene del poeta e della sua nazione. Il secondo periodo della poesia italiana del XX secolo è stato, senza dubbio, costituito dalla poesia postmoderna, che va, all’incirca, dal 1980 al 2010, quando, per l’appunto, inizia l’età postcontemporanea. I grandi temi della poesia postmoderna sono stati: la presa di coscienza del poeta della nuova società italiana di fine secolo, la conoscenza e l’uso delle nuove tecnologie provenienti dagli USA e da tutto il mondo come: l’informatica, la telematica, i telefonini, internet, la cibernetica, la nascita e sviluppo della robotica, ma anche la presa di coscienza e di visione dell’inquinamento mondiale e dell’economia mondiale definita come la “globalizzazione globale” del mondo definito ormai “Villaggio globale”. Inoltre i grandi problemi mondiali sono discussi e vengono discussi, ancora oggi, in grandi riunioni planetarie, come il G7, G8 e l’attuale G20 dai maggiori capi dei governi europei e americani; mentre i grandi problemi sul clima mondiale sono discussi in famosi summit internazionali dai maggiori scienziati ed esperti del clima. L’ultima conferenza sul clima è stata quella svoltasi a Taormina nel maggio scorso, nella quale il presidente degli USA, D. Trump si è dissociato, controcorrente e arbitrariamente, dagli accordi raggiunti a Parigi nel 2015.
Dal 2010 fino ad oggi siamo entrati in un nuovo periodo storico definito da me “Periodo postcontemporaneo”. Questo periodo è contraddistinto dall’enorme diffusione delle nuove tecnologie e scoperte scientifiche che, ogni giorno, dirigono, illuminano e guidano lo sviluppo mondiale dell’umanità.
Ormai la tecnologia e la scienza condizionano e modificano, continuamente, il mondo del lavoro e il progresso civile di ogni nazione della terra. Dunque il continuo cambiamento tecnologico ed epistemologico condiziona e influenza, a sua volta, il sistema produttivo ed economico che, a sua volta, condiziona e determina la vita politica di ogni Stato. I grandi temi di oggi, per l’appunto, sono: lo straordinario progresso tecnico scientifico, il veloce sviluppo economico e civile di ogni popolo e la loro capacità e la loro volontà di adattarsi al vertiginoso ritmo della scienza contemporanea, che spinge ogni Stato e ogni popolo ad adattarsi ad essa. Inoltre a questi grandi temi postcontemporanei vi sono anche i grandi problemi postcontemporanei come: il problema della disoccupazione mondiale, il problema delle grandi migrazioni intercontinentali, il problema del surriscaldamento della Terra, il grande problema della siccità sul pianeta Terra che, nel giro di pochi decenni, porterà grandi danni e grande sofferenza a tutta l’umanità e, per ultimo, l’esaurimento di alcune fonti primarie di energia come il petrolio, l’acqua e i gas naturali, che costringerà e determinerà la pace o la guerra tra i più potenti popoli del mondo su tutto il pianeta Terra .

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Ma la vera e grande novità della nostra epoca postcontemporanea è, senz’altro, il trionfo eclatante dell’Astronomia. Infatti questa scienza negli ultimi 20 anni ha fatto molteplici scoperte sull’Universo e oggi ne sappiamo più di quanto se ne conosceva in tutto il secolo scorso. Grazie alle sonde e al telescopio spaziale “Hubble” e a tutti i telescopi sparsi sulla Terra e grazie agli studi e alle ricerche di moltissimi scienziati e astrofisici di tutto il mondo, l’astronomia ha, veramente, rivoluzionato la visione che l’umanità aveva di se stessa, della Terra, della nostra galassia la “Via Lattea” e ha modificato completamente la sua conoscenza dell’intero Universo. Fino al 2000 l’uomo postmoderno aveva una parziale ed incompleta visione e conoscenza della Terra e della galassia e poco sapeva dell’Universo. Oggi, invece, l’Astronomia ha scoperto miliardi di galassie, sta arrivando a scrutare i buchi neri e a osservare il big bang, ha scoperto, già da molto tempo, anche l’allontanamento delle galassie tra di loro e ciò porterà alla distruzione finale dell’intero Universo. Insomma l’Astronomia di oggi è in grado di rispondere alle tre famose domande del pittore francese Paul Gauguin che nel suo celebre quadro ha scritto: “Chi siamo”; “Da dove proveniamo” e “Dove andiamo”. Nell’arco di 50 anni l’Astronomia sarà in grado di rispondere definitivamente a queste domande, per cui si può dire che l’astronomia ha creato l’uomo postcontemporaneo. Esso ha una grande consapevolezza di se stesso e della Terra dove abita, ma l’uomo postcontemporaneo conosce, anche, la fragilità del mondo che potrebbe scomparire dalla faccia del sistema solare da un giorno all’altro per una catastrofe spaziale improvvisa. Per questo motivo, gli astronomi affermano che l’umanità deve sbrigarsi se vuole salvarsi, trasferendosi in un altro pianeta. Insomma l’astronomia è la vera grande scienza che illumina, dirige e guida, fin da ora, il progresso, lo sviluppo e la civiltà umana verso il proprio futuro e verso la propria salvezza.
Ecco una grande e bella differenza che c’è tra l’uomo moderno e postmoderno, da una parte, e l’uomo postcontemporaneo di oggi, dall’altra parte. L’uomo moderno affermava che l’umanità è gettata su questa terra senza un perché e senza un fine e che da sola sarebbe stata distrutta e annientata dalla natura o da se stessa, per cui Heidegger affermava che “solo un Dio ci può salvare” mentre oggi possiamo dire che ”solo un Astronauta ci potrà salvare”. Insomma l’uomo postcontemporaneo è molto più potente, più evoluto, più acculturato, più conoscente e più responsabile dell’uomo moderno che, a malapena, sapeva dov’era situato sulla Terra e poco sapeva della posizione della Terra all’interno della nostra galassia. Inoltre l’astronomia di oggi afferma che l’Umanità non è più sola in questa galassia. E’, quasi, sicuro che in un altro pianeta sconosciuto, simile alla Terra, viva un altro genere di Umanità che, ben presto, verrà a trovarci e un giorno di questi, guardando in alto nel cielo, vedremo i marziani, restando di stucco e senza parole. Comunque un fine comune rimane tra l’uomo moderno e l’uomo postcontemporaneo ed è questo: tutti e due vogliono e auspicano una maggiore civiltà per ridurre la ferocia e la crudeltà dell’uomo primitivo e brutale che ancora vive e predomina nella coscienza dell’uomo postcontemporaneo civile e raffinato di oggi.

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Date queste condizioni storiche e sincroniche che ho descritto sopra, mi chiedo: “Come si pone il poeta postcontemporaneo di fronte all’impoeticità delle società postcontemporanee?” Il poeta classico – moderno, nel comporre le sue poesie, partiva da se stesso, dava uno sguardo al suo ambiente naturale e poi rientrava in se stesso per descrivere ed esprimere il suo malcontento e il suo malessere esistenziale. Questo percorso si può sintetizzare in questi termini e in questo grafico:
P (Poeta) – A (Ambiente esterno) – P (Poeta).
Ora invece, io Biagio Carrubba, credo che, nella società postcontemporanea, il percorso del poeta postcontemporaneo sia quest’altro:
S (Società postcontemporanea) – P (Poeta) – S (Società postcontemporanea).
In questo secondo percorso il poeta parte dall’osservare e conoscere la società postcontemporanea, poi rientra in se stesso elabora il proprio messaggio e il proprio giudizio interiore. Allora scrive la poesia aggiungendovi anche il suo intento estetico da offrire al lettore della società postcontemporanea. Si istituisce così il famoso “Patto poetico” tra poeta e lettore. Il poeta postcontemporaneo elabora e costruisce il suo pensiero poetico, raffina la forma e l’elocuzione del testo, aggiungendovi la sua forma estetica e il suo stile personale. Data la velocità e le molte forme delle società postcontemporanee, anche la poesia postcontemporanea deve diventare poliedrica, eclettica, multiforme, cercando, in primo luogo, di suscitare nei lettori il piacere estetico e il godimento estatico.
Il poeta postcontemporaneo deve, inoltre, porgere al lettore il suo messaggio personale e il suo punto di vista sulla società postcontemporanea. Questa elaborazione personale e la forma estetica del poeta costituiscono, per l’appunto, il fattore E (Estetico) che è l’apporto originale del poeta nella sua composizione poetica. Il fattore E (Estetico) è ciò che differenzia la bella poesia dalla brutta poesia che non contiene il fattore estetico. Quando il lettore si accorge che la poesia non contiene il fattore estetico si annoia e smette subito di leggere il libro di poesie. Le sue aspettative estetiche e poetiche vengono deluse e frustrate e quasi non vorrebbe più comprare altri libri di poesie, ma poi ci ripensa e ritorna a comprare un altro libro di poesie con la speranza di soddisfare, questa volta, il suo senso di bellezza poetica, lessicale e linguistica.
La bellezza poetica di una poesia, ovviamente, si ricava dai suoi stessi elementi che compongono la poesia: le idee del poeta, il contenuto della poesia, il messaggio poetico, il genere di poesia, la selezione e la scelta delle parole rare, preziose ed evocative, la forma estetica e la capacità di sviluppare un tema adeguato e adatto ai tempi che corrono. Quando il lettore trova la bellezza poetica, allora entra in un rapporto empatico con la poesia e simpatico con il poeta. In questo modo il lettore, contento e gioioso, ritorna a comprare, con piacere, un altro libro di poesie. Io, Biagio Carrubba, ho composto una scala poetica formata da 3 gradi di empatia, di gradevolezza e di gradimento poetico da parte del lettore.
1. Il primo grado, chiamato da me, “Piacere estetico”, comprende i seguenti fenomeni percettivi: sensazioni, sentimenti e benefici estetici che il lettore prova di primo acchito in se stesso, nei suoi sensi e nei suoi sentimenti. In definitiva il lettore deve sentire e provare in se stesso una catarsi estetica.
2. Il secondo grado, chiamato da me, “Gaudio estatico”, comprende i seguenti fenomeni intellettuali: godimento, delizia e diletto dell’intelletto che il lettore prova nella sua ragione e nella sua coscienza interiore. In questo caso il lettore si sente e si percepisce arricchito culturalmente ed ha una maggiore comprensione di se stesso, della realtà sociale che lo circonda e dalla realtà internazionale.
3. Il terzo grado, chiamato da me, “Estasi estetica”, comprende i seguenti fenomeni spirituali: grazia, leggerezza e benessere dell’animo che il lettore prova e trasforma in gioia e benessere spirituale. Il lettore prova una letizia e una delizia interiori; raffina il suo spirito e ingentilisce la sua anima.
Il lettore deve provare, almeno, il primo grado di piacere estetico per dare un giudizio positivo della poesia. Quando il lettore prova il secondo grado allora corre in libreria e aspetta con ansia la produzione e la composizione di altri libri di poesie. Invece, quando il lettore sente in se stesso la gioia e la lietezza del godimento poetico allora raggiunge la felicità intellettiva elevata che, certe volte, può arrivare all’estasi poetica, come quando si leggono opere poetiche, grandissime e bellissime come la Divina Commedia o altre opere poetiche sublimi di questo secolo o dei secoli passati, dove, però, la bellezza dell’opera poetica rimane intatta per tutti i secoli. Inoltre penso che la poesia postcontemporanea debba essere, anche, una poesia completa e utile per i lettori, quasi terapeutica, come già ho dimostrato, in alcuni articoli precedenti parlando esplicitamente di empowerment e di mindfulness. Qualunque sia l’essenza della poesia, la natura del “Patto poetico” rimane sempre un piacere estetico ed estatico personale ed originale tra il poeta e il lettore. Per questo motivo la poesia va letta da soli e un ambiente silenzioso e chiuso per leggere direttamente le parole e i versi del poeta.

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LA POETICA DELLA POESIA POSTCONTEMPORANEA.

Prima di procedere avanti sulla poesia postcontemporanea credo sia necessario indicare le caratteristiche formali, fondamentali e innovative della poesia postcontemporanea da me proposta.
La poesia postcontemporanea deve avere, secondo me, le seguenti caratteristiche.
1. il poeta postcontemporaneo deve guardare, osservare, rappresentare, interpretare e illustrare tutti i fatti e i rapporti umani che si svolgono normalmente negli ambiti più svariati, dal lavoro alla scuola, dallo sport alla scienza, e poi trasformarli in forma poetica con il proprio linguaggio e con i propri versi, personale e originali.
2. Il poeta postcontemporaneo deve aggiungere soltanto il suo pensiero e il suo messaggio professionale, deve raffinare la forma e la elocuzione della poesia per raggiungere una forma estetica molto elevata e raffinata.
3. Il poeta postcontemporaneo deve cercare di rappresentare in primo luogo non solo i fatti positivi della società ma anche e soprattutto i fatti negativi della società contemporanea al fine di suscitare nei lettori non solo il piacere e il godimento estetico ma anche trasmettere ed esprimere i sentimenti negativi che sente e registra nella società postcontemporanea.
4. Il poeta postcontemporaneo deve occuparsi poco di se stesso e del suo mondo familiare; deve saper scorgere, maggiormente, i fenomeni negativi della tragedia umana; deve informare su cosa succede nel mondo; deve comunicare il suo giudizio positivo e propositivo sui grandi valori della cultura odierna e dello zeitgeist: come la democrazia, l’amore , la pace e la solidarietà.
5. Ma il poeta postcontemporaneo deve soprattutto rappresentare, illustrare ed interpretare tutti i sentimenti negativi che intercorrono nelle relazioni umane. Il poeta postcontemporaneo, poiché partecipa a tutti questi fenomeni li conosce bene, allora li deve descrivere ed esprimere nei suoi versi. Infatti il poeta postcontemporaneo partecipa e vive, ma con distacco, tutti i fenomeni sociali che vengono conosciuti attraverso la TV, internet o i social- network.

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ANALISI, RESOCONTO E MIO GIUDIZIO ESTETICO SU ALCUNI LIBRI DI POESIE PUBBLICATI NELLA PRIMA META’ DEL 2017.

Ho appena finito di leggere alcuni libri di poesia pubblicati nel 2017 nella prestigiosa “Collana Bianca” che, a tutt’oggi, costituisce la collana di poesie più importante d’Italia, dove hanno scritto e scrivono i maggiori poeti italiani contemporanei. Ho sperato, fino all’ultimo, di leggere buone e belle poesie postcontemporanee; invece come al solito e, con mio disappunto e dispiacere, mi ritrovo a leggere “versi impoetici e brutti”. Ritrovo in questi libri di poesie tutti i difetti e le manchevolezze della poesia da me definita “classico-moderna”. I poeti in questione scrivono ancora soltanto di se stessi, dei suoi familiari e, per ultimo, anche del suo “magazzino” e del suo vagabondare sul naviglio della Martesana. Oppure un’altra poetessa descrive le sue febbrili sensibilità, le sue debolezze e la sua incredibile forza e così da donna pugile è diventata una maestrina tutto fare. Oppure un altro poeta tenta di descrivere alcune ipotesi di felicità, ma in modo maldestro, sconclusionato e disarticolato. Oppure, addirittura, un altro poeta regredisce all’interno della specie umana. Sono tutte opere poetiche da buttare nel fuoco e leggere PARADOSSALMENTE CON AFFANNO. Sono libri datati che contengono idee vecchie e brutte. Sono, insomma, libri di poesie brutte, anticaglie del passato, inadeguate alla nostra società, antistoriche per la loro insufficienza di idee e per la loro mancanza di forma estetica, insomma sono libri di poesia cacofonica. Per questi libri di poesie non ho provato nemmeno il primo grado di piacere estetico, quello che io riporto nella mia scala poetica estetica del lettore. Insomma sono poesie impoetiche che non suscitano nessuna empatia estetica né godimento estatico. Per fortuna mia e della poesia italiana, l’unico libro che mi ha fatto sommuovere e sobbalzare dalla sedia del mio studio è stato il bel libro “TUTTO QUI” del poeta Franco Marcoaldi. Questo libro, invece, mi ha fatto raggiungere il secondo grado della scala poetica estetica del lettore, cioè ho provato un vero godimento estatico. Questo libro di poesie, infatti, contiene più di 20 poesie che io faccio rientrare nella mia proposta poetica della poesia postcontemporanea. Infatti reputo che tutto il libro è gestito e scritto con molta esperienza. Il poeta riesce a descrivere, rappresentare e a interpretare molti fenomeni negativi della società postcontemporanea sapendo illustrare molti sentimenti positivi e negativi che ogni giorno l’uomo comune vive nella sua giornata. Il poeta, infatti, pur non parlando esplicitamente delle attuali società postcontemporanee, si riferisce ad esse ed in particolare a quella italiana e dà, in questa sintetica ma bella poesia, una vivida e vivace rappresentazione delle più comuni sensazioni e dei più ricorrenti sentimenti che lui prova come li prova la maggior parte della gente comune.

Sensazioni controverse, improvvise
insorgenze del passato, incerti
fraseggi musicali, soprassalti mentali,
dolori, desideri – furti di pensieri.

Se il centro non tiene, riuscirà
la convergenza di mille, accidentati
impulsi, a tenerci ancora insieme? (pag. 93)

Credo che il poeta, in questa poesia, sia riuscito a elencare e a trasformare in poesia molti sentimenti quotidiani che ognuno di noi prova, pensa e ne ha coscienza durante la sua giornata.
Un’altra bella poesia che riesce a sintetizzare bene il rapporto che c’è tra il poeta, la gente comune e la società postcontemporanea di oggi è quest’altra.

La storia si ripresenta
al suo solito modo: massacri,
attentati, stupri di massa,
attacchi all’arma bianca, fame,
sfollati, bombardamenti.

“E tutto, come sempre,
assolutamente per niente”. (Pag. 18)

Credo che il poeta anche in quest’altra poesia sia riuscito a rappresentare molto bene il rapporto che c’è tra la gente comune, la storia e la società postcontemporanea. Ma della bellezza e dell’importanza di questo libro che rientra quasi perfettamente nella mia proposta della poetica della poesia postcontemporanea ne darò conto e ragione nella mia prossima recensione poetica che pubblicherò su questo libro di poesia e che avrà per titolo: La poesia postcontemporanea n. 9.

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P.S. Colgo l’occasione di questo articolo per commemorare, rendere omaggio e fare le condoglianze alla famiglia del grande attore e scrittore tragicomico Paolo Villaggio morto lunedì 03 luglio 2017. Lo ricordo con piacere e con commozione, perché anche io ho riso e sorriso con i suoi bei film tragicomici, che mi hanno accompagnato lungo tutto il periodo universitario, quando studiavo filosofia a Catania dal 1973 al 1979. Anche dopo, negli anni ’80 e ’90, reputo che il grande attore Paolo Villaggio ha saputo descrivere ed interpretare, a suo modo geniale e singolare, l’Italia di fine secolo con il suo personaggio di Fantozzi, che rimane il suo personaggio più famoso e più noto fra tutti i personaggi creati dall’intellettuale e comico Paolo Villaggio.

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Modica 06/ 07/ 2017                                                            Prof. Biagio Carrubba

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