LA POESIA POSTCONTEMPORANEA 4. POESIA: LA VITA CHE VERRA’

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Testo della poesia postcontemporanea n. 2.

La vita che verrà.

La vita, che verrà, sarà,
quasi per tutti, ancor più
incerta, incolore e precaria.

Non c’è in questo mondo
nulla di certo e di stabile
tranne l’ineluttabile cene.

Eppure la vita è, così, ricca
variegata ed imprevedibile
da lasciare tutti a bocca aperta.

Da bambino inventavo
tanti sogni e tanti desideri
da grande mai realizzati.

Ora guardo la vita degli altri
che sanno creare e realizzare
in ogni momento della loro vita.

La creatività è nell’aria,
si respira ovunque nel mondo
in ogni momento della giornata.

La scienza inventa velocemente
la tecnica costruisce razionalmente
la medicina guarisce prodigiosamente.

Ogni giorno la natura si rinnova
ogni giorno gli uomini creano e producono
comfort nuovi incredibili, belli, gai e gioiosi.

Eppure la vita, per molti,
resta ancora triste e disperata,
dolorosa, sfortunata, amara e triste.

Per pochi la vita è un paradiso,
per molti la vita è un purgatorio,
per tantissimi la vita è un inferno.

Moltissimi percorrono le strade
molti si affannano nel greve lavoro
altri muoiono disoccupati, irati e malati.

Molti sono famosi e potenti,
altri sono riconosciuti e preclari
molti muoiono nel buio più fitto.

Ognuno conduce la propria vita
tra speranze, attese e delizie
tra dolori e preoccupazioni.

Verrà il tempo in cui
molti non moriranno più e
avranno una vita immortale,

oppure la terra esploderà,
allora, tutti moriranno,
in un incendio planetario.

Pensieri ovvi e banali
che intristiscono piano piano
un aspirante poeta invecchiato,

che vuol dare mestamente
il suo lungo addio alla vita,
che fu, bella, gaia e splendente.

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Cos’è la poesia postcontemporanea

Voglio provare, per prima cosa, ad analizzare e a commentare questa mia seconda poesia postcontemporanea. Intendo, per poesia postcontemporanea, la poesia che cerca di rappresentare, interpretare e descrivere le attuali società postcontemporanee che sono entrate nell’età postcontemporanea, nata dopo gli anni del 2010. In questi anni abbiamo visto crescere e svilupparsi, in modo vertiginoso e vorticoso, la cibernetica e la robotica e tutte le altre scienze che l’umanità intera genera ogni giorno. Queste due branche scientifiche e tutte le altre scoperte scientifiche e tecnologiche hanno avuto uno slancio e una accelerazione ancora più potenti nelle società post capitalistiche e postindustriali dell’ultimo decennio, creando così un nuovo zeitgeist e una nuova epoca super-scientifica. E’ incredibile, ma, secondo me, è proprio così: oggi tutti viviamo nel postmoderno, nel postcontemporaneo, nella post-verità, nella post-famiglia e nell’età postcontemporanea, come se vivessimo e fossimo nel post-mortem. Io, Biagio Carrubba, penso che la poesia postcontemporanea debba narrare la vita di tutti i giorni delle persone comuni e umili, e debba raccontare il tempo che scorre davanti a noi, che è così veloce che tutto ci sembra irreale, fulmineo e che non si lascia né prendere né afferrare; così passano gli anni e la vita. E’ innumerevole il numero delle notizie e delle informazioni che arrivano dai mass media, da internet e dai social network che le nostre menti non riescono a comprenderle e sintetizzarle tutte, in tempo reale. Eppure viviamo, ogni giorno, immersi nei problemi quotidiani del lavoro che tanto ci tormenta e ci logora, per cui tutti coloro che sono logorati dal lavoro o da tanti altri problemi, il tempo scorre così lentamente che sembra non finisca mai. Penso che la poesia postcontemporanea debba nascere, dunque, da una profonda ed articolata riflessione sulla vita, sulla realtà, sulla società postcontemporanea, sul passato, sul presente, sul futuro, sull’amore e su tanti altri argomenti cari e congeniali al poeta. Nella mente del poeta, infatti, la realtà si trasforma e si trasfigura in parole, in versi liberi e in strofe che rappresentano, raffigurano, descrivono e interpretano la realtà così come la vede, la immagina e la elabora il poeta. Quindi, in conclusione, la poesia postcontemporanea deve partire dalla realtà esterna e dal sociale per essere ripensata, elaborata, raffigurata e trasfigurata dal poeta che ritorna ad essa aggiungendovi il suo messaggio originale, personale e poetico.

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Analisi e commento del contenuto della poesia.

Il tema della poesia è, senza dubbio, come io prevedo, proietto ed immagino la vita della gente comune ed anonima nel prossimo futuro nelle società postcontemporanee.
Io prevedo e immagino che la vita di milioni di persone sarà sempre “più incerta, incolore e precaria”.
Il titolo della poesia richiama la ben nota canzone di Lucio Dalla: “L’anno che verrà” del 1980, che io ascoltavo, ogni mattina, a Macomer durante il primo mese di servizio militare e mi dava conforto e sollievo per affrontare la durezza e il freddo di quella cittadina. Mentre la canzone di Dalla è piena di fantasia e di magnificenza, la mia poesia si ferma e si sofferma sul più evidente realismo sociale e quotidiano.
Il messaggio della poesia è quello di non lasciarsi abbattere da questo futuro sentito come cupo e pessimistico. Bisogna fare forza sullo spirito creativo che ogni persona possiede e pensare che la vita è: “ricca, variegata ed imprevedibile”.
Il plot della poesia, però, si sofferma anche sulla mancanza di certezze per il futuro e mette in risalto soprattutto i grandi e piccoli mali che ogni giorno tormentano tutti gli uomini tanto che la vita sulla terra “per pochi è un paradiso,/per molti è un purgatorio,/e per tantissimi è un inferno”.
La conclusione della poesia è triste e desolante perché la poesia mette in risalto la possibile esplosione del pianeta Terra, dove “tutti moriranno,/in un incendio planetario”.
La tesi della poesia è, senza dubbio, personale perché rivolgo lo sguardo a me stesso e constato che l’aspirante poeta, una volta giovane e pieno di speranze, oggi, dopo molti anni trascorsi tra casa e scuola, è diventato, semplicemente e tristemente, “ un poeta invecchiato” e abbacchiato.

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Analisi della forma.

La forma della poesia è, senza dubbio, formata da versi liberi contenuti in terzine ipermetriche.
Il genere della poesia vuole essere quello di una poesia postcontemporanea che cerca di illustrare, esporre, effigiare e rappresentare le raffigurazioni della mia vita, e della gente comune e anonima, nei confronti della realtà esterna e sociale.
Il linguaggio della poesia è chiaro e semplice. La lexis è ipotattica perché i periodi sintattici sono formati da brevi frasi principali e pochissime subordinate.
La stimmung della poesia esprime i miei sentimenti e le mie riflessioni sul presente e sul futuro.
Lo stile della poesia vuole essere una stile semplice ed essenziale per dare maggiore vigore alle singole parole e ai versi liberi, ma ho voluto, anche, dare alla poesia un tono lieve e leggero per dilettare i lettori e far suscitare in essi forti sentimenti estatici e intensi piaceri estetici.

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Finale

Se il fine primario e precipuo della poesia classica-moderna era quello di “ docere” cioè insegnare e ammonire i lettori e a farli riflettere sulla retta e giusta via affinché conseguissero il proprio Bene e quello sociale,
se il fine primario e precipuo della poesia postmoderna è stato quello di “ movere” ossia commuovere i lettori attraverso il pathos e i grandi sentimenti, allora
io, Biagio Carrubba, penso che il fine primario e precipuo della poesia postcontemporanea debba essere quello di “delectare” cioè procurare piacere e svago ai lettori con una poesia leggera e lieve nei versi, ma profonda ed articolata nei contenuti, affinché i lettori sentano e provino”La gioia di vivere”, o quanto meno rinfranchino e rincuorino i loro animi.

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Modica 04/ 03/ 2017                                                          Prof. Biagio Carrubba

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