LA POESIA POSTCONTEMPORANEA 3.

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Poeta nascitur, orator fit.
(Poeta si nasce, oratore si diventa).

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Critico la poesia italiana contemporanea perché, nel suo complesso, la trovo limitata, povera, difettosa, monotona, seriosa e manchevole, e per i seguenti motivi specifici.
Primo motivo. Essa ha creato e ha pubblicato negli ultimi 15 anni molti libri brutti di poesie. La produzione poetica è, secondo me, inoltre, insufficiente, mediocre e tediosa.
Secondo motivo. Essa ha generato un profluvio di versi di scarso valore poetico e ha prodotto poesie prive di bellezza estetica, o è una imitazione dei classici o è una imitazione di imitazioni.
Terzo motivo. I poeti italiani parlano solo di se stessi e descrivono solo i loro sentimenti. (Bombardamento romantico tardivo).
Quarto motivo. I poeti italiani parlano e descrivono soltanto il loro ambiente naturale e sociale e si lamentano dell’andazzo dei tempi (Mala tempora currunt).
Quinto motivo. I poeti italiani non sanno descrivere ed interpretare i valori dell’età postcontemporanea e dello zeitgeist in cui viviamo.
Sesto motivo. I poeti italiani sono fermi alla loro situazione regionale o nazionale e non si occupano dei grandi fatti ed eventi internazionali.
Settimo motivo. I poeti italiani usano, sempre e soltanto, un tono emotivo, monotono e serioso, e non modulano altri toni emotivi come l’allegria e l’ironia e non praticano altri generi di poesie, come l’allegoria, il sarcasmo e la parodia. In effetti, è vero che l’età postcontemporanea offre pochi motivi di allegria, di scherzo e di gioia. Infatti, i mass media, ogni giorno, ci inondano di informazioni tristi e dolorose provenienti, ogni giorno, da tutto il mondo.
Ottavo motivo. I poeti italiani contemporanei non sanno fare altro che lamentarsi di tutto. Quindi c’è poco da ridere di fronte ai grandi problemi italiani ed internazionali. Comunque sia, credo che anche la poesia postcontemporanea debba adeguarsi all’età postcontemporanea. E per fare ciò penso che la poesia italiana contemporanea debba rinnovarsi e adeguarsi alle nuove esigenze e condizioni poste dall’attuale età postcontemporanea. Mi rivolgo ai grandi poeti italiani di oggi. Ma credo che essi, per prima cosa, debbano guardare indietro e cioè ritornare all’insegnamento rivoluzionario che Callimaco fece nella sua epoca. Callimaco si rivoltò contro i grandi poemi del passato, in particolare contro i grandi poemi epici e classici, e indicò anche le nuove linee che la poesia doveva avere per la sua età: la nuova poesia doveva essere una poesia istruita, colta, raffinata, scelta, selezionata sia nella forma che nei contenuti. La nuova poesia doveva essere una poesia leggera e piacevole per tutti. Quindi, anch’io, Biagio Carrubba, reputo che i poeti di oggi, giovani e anziani che siano, debbano creare e comporre una poesia più leggera, lieve e piacevole che faccia breccia nei lettori italiani, pensierosi e tribolati di oggi. Questi poeti devono abbandonare la quantità e preferire la qualità per comporre poesie raffinate, colte e leggere. Come Catullo è stato il poeta latino che ha fatto da tramite tra la nuova poesia di Callimaco e i poeti neoteroi latini, così io, Biagio Carrubba, mi propongo di fare da tramite tra la poesia italiana contemporanea e la nuova poesia postcontemporanea del XXI secolo.

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Come è noto ai poeti, un testo si compone di due parti fondamentali: il genotipo, cioè il momento interno della elaborazione e della produzione mentale del testo e il fenotipo cioè la produzione del testo esterno, la forma conclusa, chiusa e rifinita. Secondo me i poeti di oggi devono sorvegliare e correggere i due momenti, quello interno e quello esterno. Devono elaborare i pensieri e le riflessioni che abbiano una corrispondenza con le società postcontemporanee e raffinare il testo con un linguaggio poetico, lieve e leggero, adatto alla poesia postcontemporanea. In pratica devono intervenire sulle motivazioni delle loro scelte personali dei temi e degli argomenti che vogliono approfondire e trasformarli in poesia. Quindi credo che la famosa ispirazione dei poeti si identifica con le motivazioni del poeta che sviluppa e poetizza un tema scelto. Dunque la famosa “ispirazione poetica e artistica” coincide con le particolari motivazioni del poeta, o dell’artista, il quale partendo da esse sceglie un tema o un argomento personale o dal mondo sociale o dal mondo concettuale lo sviluppa, lo approfondisce, poi lo dispiega e lo trasforma o in in un’opera poetica, o in un’opera letteraria o in un’opera artistica.
I versi devono essere liberi, personali, creativi e geniali. Penso che una definizione di poesia potrebbe essere questa: la poesia è una sintesi armoniosa e flessibile di creazione lessicale di versi liberi e di una genialità concentrata. Infatti il poeta deve comunicare il suo messaggio poetico a tutti i lettori di poesia, che amano la scrittura breve originale e concisa. Quindi posso dire che la poesia è la fusione di spirito critico e creativo, ironia e brillantezza accanto al linguaggio poetico alto e prezioso, tutti elementi che rendono la poesia una lettura bella, piacevole e deliziosa.

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Ma se le società postcontemporanee e l’età postcontemporanea producono solo fatti ed eventi tristi e dolorosi e pochissimi fatti scherzosi e allegri, allora come fa la poesia postcontemporanea a comporre poesie lievi, leggere, raffinate e gaudiose? Secondo la teoria del rispecchiamento la poesia postcontemporanea non può fare altro che comporre poesie serie, lamentose, tristi e personali. Ed è ciò che la poesia classica – moderna – postmoderna fa, la quale non riesce ad accettare e a capire e a descrivere le società postcontemporanee. A questo punto, io, Biagio Carrubba, affermo e asserisco che la poesia italiana postcontemporanea deve fare un grande balzo in avanti e un grande salto di qualità per comporre poesie lievi, leggere e raffinate. Per questo motivo, credo che la poesia postcontemporanea italiana debba concentrarsi e scegliere temi articolati, variegati e pluralistici da tutto il mondo per scrivere poesie che siano anch’esse articolate, variegate e pluralistiche, scritte con uno spirito nuovo, giovanile, ardente e passionale. Poesie che possono privilegiare la scienza come l’attività scientifica e creativa dell’umanità. Poesie che devono privilegiare l’amore, come sentimento più intenso che c’è tra uomini e donne e tra persone dello stesso sesso. Poesie che devono descrivere anche il ricordo e la memoria delle persone che sono scomparse, come ho fatto io nell’esempio della mia prima poesia postcontemporanea: “Per Valeria Solesin e per Fabrizia Di Lorenzo”.
Queste poesie devono sapere esprimere e descrivere la complessità, la ricchezza e la diversità delle società postcontemporanee. E devono essere composte da grandi pensieri, creativi, articolati e geniali e non da piccoli pensieri di scuola elementare.

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Inoltre credo che le poesie postcontemporanee debbano contenere anche molta ironia, sarcasmo e parodia. Del resto “Il patto poetico” tra il poeta e i lettori di poesia vuole essere un patto reciproco di soddisfazione per entrambi. E’ noto che il poeta non scrive per se stesso, – per autocelebrarsi e per autolodarsi – ma scrive per gli altri e comunicargli il suo pensiero e le sue riflessioni personali in forma di poesia. Queste poesie, ovviamente, devono saper creare una forma estetica piacevole per tutti. Credo, infatti, che il poeta non scriva un messaggio fine a se stesso e per se stesso, perché in questo caso la poesia non avrebbe nessun valore né estetico né sociale. Il poeta deve inviare la sua verità, o la sua postverità, attraverso i suoi versi liberi e coinvolgere il lettore in una dimensione inconscia ed estetica. Anche il lettore svolge la sua funzione reciproca e positiva verso il poeta, quando il lettore acquista il libro di poesia che più desidera e quando apprezza la bellezza delle poesie del poeta letto e prediletto. In questo modo il lettore potenzia la sua personalità, arricchisce la sua anima di belle parole e di bei versi. Prova nuove sensazioni e nuove emozioni piacevoli e fortifica, anche, il suo empowerment. E quindi il lettore, entusiasta di questo nuovo stato emotivo rinnovato di coscienza, loda, in cuor suo, il poeta e apprezza, ancora di più, la poesia e la meravigliosa vita che vive. A questo punto, il lettore, tutto contento, si prepara ad acquistare un altro libro di poesie dello stesso poeta o di altri poeti nuovi per gustare e leggere un’altra bella e positiva produzione poetica.

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So perfettamente che tutto questo è molto difficile da realizzare da un giorno all’altro, specialmente per i poeti più anziani, che, come me, hanno ormai alcuni schemi mentali rigidi in testa, dopo tanti decenni di composizioni poetiche classiche, moderne e postmoderne. Da questo punto di vista credo che i giovani poeti sono più avvantaggiati, dato che i loro schemi mentali sono ancora in via di formazione, per cui potrebbero facilmente accettare e adeguarsi all’età postcontemporanea e così comporre poesie postcontemporanee. Ma credo, altresì, che la composizione di queste poesie sia difficile anche per loro, dato che gli manca l’esperienza poetica e non sanno scegliere i temi e gli argomenti che l’età postcontemporanea – tramite la TV e i social network – ogni giorno trasmettono in casa e in qualsiasi posto della terra. Almeno le poesie che ho letto dei giovani poeti, fino ad ora, non mi sembrano poesie di prestigio dato che tutte quelle che ho letto, negli ultimi 5 anni, le ho trovate molto brutte. Allora penso che sia venuto il momento di liberarci dagli schemi prefissati della poesia classica – moderna – postmoderna per intraprendere il nuovo percorso della poesia postcontemporanea che è difficile da realizzare e produrre per tutti, giovani o anziani che siano, ma credo che valga la pena, da parte di tutti i poeti italiani contemporanei, cimentarsi nell’alto compito, prestigioso e prezioso, di poetare nelle varie forme e nei contenuti più adatti ai tempi nuovi di oggi.
Ovviamente spero che i poeti italiani postcontemporanei prenderanno, sceglieranno e ordineranno i temi e gli argomenti a loro più congeniali per la loro poesia. Il mondo di oggi globalizzato, informatizzato e interconnesso offre, ogni giorno, una miriade di fatti e di eventi che il poeta può sfruttare per le sue riflessioni personali e può trasformarle e trasporle nelle sue poesie. Ogni poeta sa che gli eventi di ogni sorta sono possibili per le sue poesie e sa che le trame sono visibili ai suoi occhi. I poeti sanno, anche, che il loro percorso di vita è invisibile ai loro occhi, perché nessuno di noi non conosce né il momento del suo inizio né il momento della sua fine.

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Penso che le caratteristiche principali e peculiari della poesia postcontemporanea siano queste: le poesie debbano esprimere ed esporre le preoccupazioni e la fiducia del presente; debbano fare riferimento e svelare il passato; debbano esplicitare e annunziare le speranze e le attese del futuro che, grazie alle continue innovazioni tecnologiche e scientifiche, ogni giorno, entra e si realizza nelle società postcontemporanee. La poesia postcontemporanea si chiama proprio così, perché essa annuncia, ingloba e vive il futuro prossimo come presente, che è già diventato passato. La forma deve contenere strofe di diversa lunghezza, brevi o lunghe, formate da versi liberi composte da parole poetiche, alte e preziose, e da immagini adeguate ai tempi nuovi. La stimmung deve riflettere ed esprimere i sentimenti del poeta e la sua weltanschauung, e deve contenere anche un tocco e uno spirito di comicità e di parodia che diano leggerezza e levità alle poesie e che siano divertenti e piacevoli per i lettori di poesie. Spero, infine, che le poesie postcontemporanee rappresentino e interpretino la realtà che stiamo vivendo, in modo realistico ed icastico, ma anche gioioso e favoloso, diventino, insomma, una sorta di divertissement letterario per gli amanti della poesia postcontemporanea. Ma spero che il divertissement possa diventare, anche, un divertimento creativo, ricreativo e rigenerativo per i lettori di poesia. Auspico, infatti, che la poesia postcontemporanea diventi una lettura piacevole per tutti; un divertissement che svaghi, che ritempri e risollevi l’animo e la mente dei lettori di poesie. Spero, infine, che la poesia postcontemporanea propizi occasioni per rallegrare, risollevare e rinnovare lo spirito umano. Per questi motivi auspico che la poesia postcontemporanea ritorni alla sua primordiale funzione, funzionale, e cioè di essere una lettura che rigeneri e procuri un grande piacere estetico e un grande diletto estatico. La composizione della poesia postcontemporanea deve essere, insomma, una produzione poetica ma anche una costruzione artistica.

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Per quanto riguarda l’aspetto politico – ideologico, credo che la poesia italiana postcontemporanea non abbia da temere nessun pericolo e nessun problema di sorta né politico né ideologico, perché dopo la caduta delle grandi ideologie politiche di destra e di sinistra, nelle nostre società postindustriali e postcontemporanee, oggi esiste soltanto una solida democrazia rappresentativa che è ben radicata in tutti i cittadini e in tutti i popoli del mondo. Quindi la poesia postcontemporanea non deve fare altro che difendere e sostenere la democrazia italiana con uno spirito neutrale ed oggettivo. Deve difendere i grandi valori della libertà della solidarietà, della proprietà privata, dell’emancipazione femminile e del progresso civile e morale di ogni cittadino. Deve sostenere, altresì, tutte le riforme sociali, istituzionali e culturali che la società italiana attende da molti anni. Quindi credo che la poesia italiana postcontemporanea debba sostenere e battersi per una democrazia più ampia e più giusta per tutti i ceti e tutte le classi sociali. Siamo in attesa delle grandi riforme sociali e politiche che il prossimo governo cercherà di attuare per il bene di tutti. Credo, quindi, che i poeti di oggi debbano creare una poesia postcontemporanea che sia all’altezza dei tempi nuovi e sappia inserirsi bene nello sviluppo della cultura italiana e confrontarsi, arditamente e audacemente con quella mondiale. Le poesie postcontemporanee non devono essere né eulogie, per forza, né essere succube né elogiare l’età postcontemporanea, possono benissimo essere, anche, ostili e critiche verso di essa. Possono e devono essere contrastativi, contestativi e ribelli ai mille intrighi, alle mille disuguaglianze e alle mille ingiustizie di essa. Credo che ciò che più conta sia la forza e il coraggio dei poeti di trattare i problemi politici in forma di poesia e di avere la convinzione di comunicare il loro messaggio politico o di monito o di incoraggiamento a tutti i cittadini italiani per vivere in una società più democratica, più giusta e più libera.

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E, per ultimo, chiudo questa parte del mio saggio con una sorpresa, sorprendente, riportando la poesia integrale ed intera del mio primo esempio di poesia postcontemporanea.

PER VALERIA SOLESIN E FABRIZA DI LORENZO

Nel cuore porto il dolore e
l’angoscia per due ragazze italiane,
giovani e belle, morte
per mano di fanatici islamici.

Nel cuore porto la bellezza e
la gioventù di due donne,
intelligenti e colte, scomparse
in orrende stragi dell’ISIS.

Questa non è l’Europa che
io voglio, amo ed ammiro.
Questo non è il Medio Oriente che
io voglio perché genera odio e nece.

A casa vostra non c’è più l’assidua vece
c’è, soltanto, silenzio fitto ed irreale
e nessuno può fare le vostri veci
e nessuno può fare le vostre vici.

Che grande dolore percepisco
quando ricordo la tua città natale,
o Valeria, la tua incantevole Venezia
la città di G. Casanova e di C. Vivaldi.

Che dolore grande sento
quando ripenso la tua città natale,
o Fabrizia, la storica Sulmona,
la città del preclaro poeta latino

Publio Ovidio Nasone.

Città sfregiate e oltraggiate
da così tanta crudeltà e odio
e con esse l’Italia intera,
piegata da mani e armi stranieri.

L’ISIS odia il mondo occidentale,
l’ISIS odia il Cristianesimo di Roma,
ma non è con le stragi disumane
che si garantisce la pace e la fede.

Europa, Europa difendi e proteggi
i tuoi cittadini e i tuoi figli.
Italia, Italia, proteggi e difendi
i giovani e le belle figlie
da attacchi così brutali e vili.

Eravate andate in terre amiche,
o Valeria Solesin e Fabrizia Di Lorenzo,
per migliorare il mondo e voi stesse,
per portare un sorriso lieve e soave

per arricchire l’umanità e i vostri amori
della vostra bellezza ed intelligenza
ma non siete più ritornate vive
nelle vostre care città natali.

L’ultima e l’unica speranza
che mi resta è quella di pensare
che, ancora oggi, voi ci guardiate
da lassù con i vostri begli e sinceri occhi

e sembra che, con le vostra labbra,
diciate: “che nel mondo intero ci sia
Pace, Pace, Pace, Pace per tutti”.

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Modica 18/ 02/ 2017                                             Prof. Biagio Carrubba

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