LA BELLEZZA DELLA POESIA LATINA (6) SANT’AMBROGIO. UNO DEI PADRI DELLA CHIESA CATTOLICA DI ROMA.

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Gli anni del 300 (IV secolo) sono stati, sicuramente, gli anni cruciali e decisivi della vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Anche la letteratura latina-cristiana ebbe il sopravvento sulla letteratura latino-pagana. Dopo l’Editto di Costantino del 313 d.C., il cristianesimo prese piede in tutto l’Impero romano e dopo l’Editto di Teodosio del 380 d.C., diventò l’unica religione ufficiale di tutto l’Impero romano. La condanna e la sconfitta della letteratura latino-pagana procurò il disfacimento della produzione poetica latina che sopravvisse solo in pochissimi autori latini del V secolo. Il latino fu parlato, comunque, fino al XIII secolo come lingua dei dotti. Il IV secolo è stato il secolo dei concili di Nicea (325 d.C.) e di Costantinopoli (381 d.C.) che decretarono la sconfitta dell’arianesimo e la vittoria della Chiesa cattolico-romana. Gli autori che resero possibile questa vittoria furono i Padri della Chiesa e cioè Lattanzio, Sant’Ambrogio, San Girolamo e Sant’Agostino.

Biografia di Aurelio Ambrogio.

Aurelio Ambrogio nacque intorno al 339 d.C. a Treviri da una famiglia nobile romana. Trasferitosi da giovane a Roma, vi studiò retorica e diritto, poi intraprese la carriera di funzionario nell’amministrazione civile dello Stato romano.
Nel 370 d.C. fu inviato a Milano come Governatore dell’Italia settentrionale, guadagnandosi la stima dei milanesi.
Nel 374 d.C. fu proclamato vescovo di Milano all’età di 35 anni. Da allora in poi, Ambrogio mostrò la sua vigile e autorevole personalità nei confronti dei nemici ariani e nei confronti dell’Imperatore Teodosio I. Proprio su Teodosio I, Ambrogio ebbe la meglio quando lo costrinse alla pubblica penitenza per il massacro di Tessalonica. Morì a Milano il 4 aprile del 397 d.C..

Ambrogio scrisse moltissime opere dottrinali e su molti argomenti.

Opere esegetiche, opere morali e ascetiche, opere dottrinali e i famosi inni. Ambrogio scrisse questi inni durante la settimana santa del 386 d.C., ascoltati e cantati dai milanesi e si possono considerare i primi inni della liturgia cattolica. Se ne contano più di 10 suoi originali, ma quelli accertati sono 4. I più famosi sono due, il primo: “O creatore eterno delle cose” e l’altro: “O Dio, creatore del tutto” che io riporto qui di seguito.

Ecco il testo del primo inno.

                                                                  Aeterne rerum conditor

O creatore eterno delle cose,
che regoli il giorno e la notte
e i tempi diversi avvicendi
ad alleviarci la noia,

già si ode l’araldo del giorno,
che veglia nel profondo della notte:
è come luce a chi cammina al buio,
delle notturne vigilie è segnale.

Desta a quel canto, la stella lucifera
dalla tenebra libera il cielo;
dei vagabondi la torma, a quel canto,
abbandona le strade del malaffare.

Si rincuora a quel canto il navigante
poiché si placa la furia del mare;
anche colui che è Pietra della Chiesa
a quel canto deterse il suo peccato.

Alacri dunque e animosi leviamoci:
il gallo scuote chi a giacere indugia,
rimbrotta i dormiglioni
e chi si nega accusa.

Se il gallo canta, torna la speranza,
e rifluisce ai malati il vigore,
il bandito nasconde il pugnale,
negli smarriti la fede rivive.

Guarda, Gesù, chi vacilla,
emendaci con il tuo sguardo.
Se tu ci guardi, le colpe dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.

Tu, luce, ai sensi rifulgi
e dissipa il sonno dell’anima.
Te la primizia della voce canti,
prima che agli altri il labbro a te si sciolga.
basilica di Sant'Ambrogio
Ecco il testo del secondo inno.
                                                                           Deus, creator omnium

O Dio, creatore del tutto,
tu reggi il cielo e rivesti
il giorno di luce maestosa;
la notte gratifichi col sonno,

affinché le membra distese
renda alle fatiche il riposo,
le menti stanche rinfranchi,
dissolva l’ansia delle pene.

Grati al fine del giorno
ormai sul far della notte,
leviamo un canto e preghiere:
soccorri noi rei ma devoti.

Te dal fondo cantino i cuori,
te la voce sonora conclami;
di te la castità innamori
e la mente sobria ti adori.

E quando una oscura notte
torni ad avvolgere il mondo,
la fede sia sfida alle tenebre
e la notte risplenda di fede.

Né disarmi il sonno la mente,
tu sopisci piuttosto la colpa;
sia ristoro ai casti la fede,
temperanza al loro languore.

Innalzino a te i loro sogni
cuori netti da sensi lascivi,
né infida invidia di nemico
turbi di paura la loro quiete.

Cristo invochiamo e il Padre,
lo Spirito di lui e del Padre:
una e trina ovunque potenza,
a noi oranti tu sii propizia.

Questi inni ebbero molto successo tra i fedeli milanesi e manifestarono lo spirito di tutta la comunità cattolica, consolidando così le posizioni teologiche dell’ortodossia della Chiesa cattolica di Roma.
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Modica 02/ 04/ 2016                                                                  Prof. Biagio Carrubba

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