LA BELLEZZA DELLA POESIA LATINA (18). LA CONSOLAZIONE DELLA FILOSOFIA di A.M. SEVERINO BOEZIO (480 – 524 d.C.)

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BIOGRAFIA DI BOEZIO.
ANICIO MANLIO SEVERINO BOEZIO nacque a Roma dall’illustre gens Anicia. Ebbe importanti cariche presso l’imperatore Teodorico. Ma fu poi accusato da costui per infedeltà e tradimento. Fu quindi rinchiuso nella prigione di Pavia dove scrisse il suo capolavoro filosofico. Fu giustiziato nel 524 d.C.

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POESIE SCELTE DALL’OPERA FILOSOFICA.

LIBRO II

Se il mondo con stabile certezza
alterna, su una linea costante, i suoi cicli,
se gli elementi della materia, tra loro contrastanti,
sono tenuti insieme da un vincolo eterno,
se Febo sul suo cocchio dorato
fa avanzare il roseo giorno,
sì che Diana possa poi regnare sulle notti
che Vespero ha condotto con sé,
se il mare sconfinato trattiene
entro un preciso limite i suoi flutti,
perché a questi, invadendo la terraferma
non sia permesso di allargare i propri confini,
è l’amore che concatena questa serie di elementi,
l’amore che governa la terra e il mare
ed esercita il suo comando sul cielo.
Ma se esso allentasse i suoi freni,
tutti gli esseri che ora si amano tra loro
si farebbero immediatamente guerra
e gareggerebbero per distruggere
il meccanismo che ora concordemente
animano con la loro meravigliosa attività.
E’ sempre l’amore che con santi vincoli
mantiene tutti i popoli,
è lui che dai casti affetti
intesse il sacro vincolo del matrimonio,
lui che detta le sue leggi
di fedeltà tra gli amici.
Oh, felice genere umano,
se i vostri animi fossero governati
da quell’amore che governa il cielo!

LIBRO III

XII

Felice chi poté osservare
la risplendente fonte del bene,
felice chi poté liberarsi
dai lacci dell’inerte terra.
Piangendo, un giorno, il vate tracio
la morte della sposa,
ottenne, prima, con le strazianti sue melodie
che le selve si animassero e corressero
e i fiumi si arrestassero;
la cerva ardì accostarsi
a fianco a fianco ai feroci leoni,
né la lepre provò paura alla vista del cane
reso mansueto ormai dal canto;
ma poi, ardendogli nell’intimo del cuore
una passione troppo bruciante,
né riuscendo la musica che tutto aveva soggiogato
a consolare lui, che pur ne era l’autore,
dolendosi degli dèi spietati,
scese nelle dimore dell’oltretomba.
Là, modulando dolci canzoni
sulle corde armoniose,
espone in pianto tutto quello che aveva attinto
alla fonte della divina musa, madre sua,
e quel che gli suggerivano il dolore straziante,
e l’amore che raddoppia il dolore;
ne son commosse le potenze infernali
ed egli, con amabile preghiera, domanda
grazia ai signori delle ombre.
Rapito dall’insolita melodia,
rimane attonito il custode delle tre teste,
e le dee punitrici dei delitti,
che con il terrore tormentano i colpevoli,
intenerite, versano ora lacrime.
La veloce ruota non fa più turbinare
il capo di Issione
e Tantalo, bruciato dall’interminabil sete,
disdegna ora le acque correnti;
l’avvoltoio, mentre si pasce di melodie,
tralascia di straziare il fegato di Tizio.
Impietosito infine: “Siamo vinti – dice
il signore delle ombre -; doniamo a lui
la compagnia della sposa, che con il canto

ha riscattato,ma un patto vincoli il dono:
non gli sia permesso di volgere lo sguardo
fintanto che non abbia lasciato il Tartaro.”
Ma qual norma può mai costringere chi ama?
L’amore è norma ancor maggiore a se stesso.
Ohimé, ormai quasi fuori dalla dimora tenebrosa,
Orfeo guardò la sua Euridice,
e così la perse e lui stesso perì.
Questo mito allude a chiunque di voi
aspira ad elevare lo spirito
verso la luce del mondo celeste;
chi, infatti, vinto, volge gli occhi
a riguardare l’antro del Tartaro,
perde quel che reca di più prezioso,
mentre sta a guardare il mondo inferiore.

LIBRO V

La realtà, è dunque questa, e perciò rimane intatta, per i mortali, la libertà di decisione, e poiché la volontà è sciolta da ogni necessità, non risultano inique le leggi che propongono premi e pene. Resta anche, ben ferma, la realtà di Dio, spettatore dallo alto che tutto prevede, e la sempre presente eternità della sua visione concorda con le future qualità delle nostre azioni, dispensando premi ai buoni e castighi ai cattivi. E non invano sono riposte in Dio speranze e preghiere, che, quando sono giuste, non possono essere inefficaci. Contrastate, dunque, i vizi, coltivate le virtù, innalzate a giuste speranze gli animi, indirizzate al cielo umili preghiere. Se non volete sottrarvi alle vostre responsabilità, non potete ignorare la profonda esigenza di onestà che è riposta in voi, poiché le vostre azioni si compiono sotto gli occhi di un giudice che vede ogni cosa.

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Modica 27/ 08/ 2016                                     Prof. Biagio Carrubba

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