I più bei epigrammi protreptici (tratti dall’Antologia Palatina)

Fiore dell'Antologia Palatina
Share Button

Fra gli epigrammi protreptici, cioé quelli che tendono a stimolare, ad esortare riporto, qui di seguito, i più belli. Questi epigrammi sono rivolti al risveglio delle coscienze e delle anime ed esortano allo studio della filosofia. Dal greco protreptikos che significa “stimolare”. Tutti quanti questi epigrammi fanno parte del X libro dell’Antologia Palatina.

-Anonimo-

Dritta è la via che scende all’Ade,
sia che tu muova da Atene o parta,
cadavere, da Meroe. Non ti crucciare
se lungi dalla patria moristi: uno è
il vento che da ogni dove porta all’Ade.”
A.P., Liber X, 3.

Luciano-

Come uno che morrà, godi i tuoi beni,
come uno che vivrà, risparmia i tuoi averi.
E’ saggio l’uomo che, tenendo conto
d’ entrambe le cose, accorda con misura
risparmio e spesa.”
A.P., Liber X , 26.

– Luciano-

Per chi è fortunato, l’intera vita è breve;
per chi è sfortunato una sola notte è infinita.”
A.P., Liber X , 28.

– Luciano-

Se hai fortuna, sei caro agli uomini e
sei caro agli Dei e facilmente ascoltano
i tuoi voti. Se cadi, nessuno più ti è amico,
ma tutto ti è ostile e ogni cosa muta
ai colpi di Fortuna.”
A.P., Liber X, 35.

-Luciano-

La ricchezza dell’anima è la sola vera ricchezza;
nel resto c’è più dolore che possesso.
Facoltoso e ricco è giusto chiamare quell’uomo
che è capace di usare i suoi beni.
Chi si consuma nei conti, per la brama continua
di ammassare ricchezze, s’affaticherà
come l’ape nei favi pieni di fori,
mentre altri raccoglieranno il miele.”
A.P., Liber X, 41.

Quattro dei volumi dell'Antologia Palatina

-Pallada-

Se tu rammentassi, o uomo, che cosa fece
tuo padre nel seminarti, deporresti la superbia.
Ma Platone, fantasticando,ti infuse boria,
chiamandoti “immortale” e “germoglio celeste”.
Ma tu sei nato dal fango; perché sei superbo?
Così direbbe chi volesse amarti con un’immagine
più decorosa. Ma se cerchi la vera parola, sei nato
da sfrenata lussuria e da una goccia impura.
A.P., Liber X, 45.

-Pallada –

Dio abbia in odio il ventre e i cibi del ventre;
per colpa loro, la castità si infrange.”
A.P., Liber X, 57.

-Pallada-

Nudo venne sulla Terra, e nudo andrò sottoterra.
Perché affannarmi invano, se vedo nudo il fine?”.
A.P., Liber X, 58.

– Pallada-

L’attesa della morte è dolorosissima pena;
e un uomo, morendo, fa questo guadagno.
Perciò non piangere chi se ne va dalla vita, perché
dopo la morte non c’è una seconda sofferenza.”
A.P., Liber X, 59.

– Pallada –

Sei ricco. Che altro? Andandotene, ti trascini
i denari nella bara, quando ti ci ficcano?
Con spesa di tempo ammassi quattrini,
ma alla durata della tua vita non puoi aggiungere nulla.”
A.P., Liber X, 60.

– Agazia Scolastico –

Perché temete la morte, che è madre di pace,
che fa cessare malattie e dolori di povertà?
Viene una volta sola per gli uomini e nessuno
la vide mai venire una seconda volta;
le malattie invece sono molte e varie,
passano dall’uno all’altro e sempre cambiano.”
A.P., Liber X, 69.

– Paolo Silenziario –

Non esaltarti per l’onda di opulenza fortuna,
né l’angoscia pieghi la tua libertà. Tutta la vita
è agitata da instabili venti e spesso tirata di qua e di là.
Salda e immutabile è la Virtù;
col suo solo sostegno varca animosamente
i flutti della vita.”
A.P., Liber X, 74.

Paolo Silenziario –

Non il vivere è per natura piacevole,
ma il bandire dal petto le cure che imbiancano le tempie.
Desidero avere ricchezza bastante;
l’eccessiva folle cura per l’oro consuma l’animo!
Perciò fra gli uomini spesso troverai che la
povertà è preferibile alla ricchezza e che
la morte è preferibile alla vita.
Conscio di ciò, dirigi le vie del cuore mirando
ad una speranza sola: la Sapienza.”
A.P., Liber X, 76.

– Antifane –

Breve è per noi, miseri uomini, il tempo di tutta la vita,
anche se la canuta vecchiaia ci attende.
Più breve ancora è il tempo della giovinezza;
perciò, quando è la nostra età fiorita,
vi sia di tutto in copia: canto, amore, brindisi.
Gravoso è, dopo l’inverno, la Vecchiaia.
Neppure per dieci mila euro ti si rizzerà:
tale l’impotenza che ti coglie.”
A.P., Liber X, 100.

– Simonide –

Qualcuno gode, perché io, Teodoro, sono morto.
Un altro farà lo stesso con lui. Alla morte tutti siamo dovuti.”
A.P., Liber X, 105.

-Anonimo –

Come nacqui? E da dove? Perché venni?
Per andarmene? Come posso capire qualcosa
se non so nulla? Nacqui dal nulla; e di nuovo
sarò quello che ero prima. Nulla e nullità
è la stirpe dei mortali. Su, versami
il piacevole flusso di Bacco:
è questa la medicina contro i mali.”
A.P., Liber X, 118.

– Glicone –

Tutto è farsa, tutto è polvere, tutto è nulla,
perché tutto nasce dall’irrazionale!”
A.P., Liber X, 124.

Ho scelto questi epigrammi protreptici perché li reputo saggi, belli, variegati e colti.

Il prof. Biagio Carrubba

Il prof. Biagio Carrubba

Modica, 5 novembre 2015

Biagio Carrubba

Share Button

Replica

Puoi usare questi tag HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>