“Canto degli Uccelli del Terzo Mondo”. Poesia di Lawrence Ferlinghetti

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Introduzione
Il grande poeta italo-americano Lawrence Ferlinghetti ha colpito, ancora una volta, nel segno scrivendo una bella poesia in occasione della ricorrenza, nel 2011, del centocinquantesimo anno dall’Unità d’Italia del 1861. Infatti come è stato pubblicato su un noto sito : “Ferlinghetti ha inviato due sue composizioni poetiche “Canto degli Uccelli del Terzo mondo” e “Vecchi Italiani Morenti” . Nella prima si evidenzia, come sempre, il suo canto di libertà a favore di ogni movimento di liberazione, mentre nella seconda sono rappresentate la vita e la morte di generazioni di italiani emigrati in America.”
Io, B.C., ho sempre stimato, amato e apprezzato il grande poeta italo-americano e, già durante questi anni passati, ho analizzato e commentato alcune sue poesie pubblicati sul mio sito. Anche questa volta colgo l’occasione di commentare ed analizzare la bella poesia:

Canto degli Uccelli del Terzo Mondo
Un gallo gridava mentre dormivo
da qualche parte nella Middle America
per risvegliare la Mente Media
dell’America

E il gallo gridava
perché mi svegliassi e vedessi
un mare di uccelli
in volo sopra di me
attraverso l’America

E c’erano uccelli di ogni colore
uccelli neri e uccelli marroni
e uccelli gialli e uccelli rossi
dalle terre di ogni
movimento di Liberazione.

E tutti questi uccelli volteggiavano attorno alla terra
e volavano sopra ogni grande nazione
e sopra l’America Fortezza
con la sua grande Aquila
e i suoi fulmini.

E tutti gli uccelli gridavano con un’unica voce
la voce di quelli che non hanno voce
la voce degli invisibili del mondo
la voce dei diseredati del mondo
dei fellaheen della terra.

E tu da che parte stai
cantavano gli uccelli
Oh tu da che parte stai
nella Terza Guerra Mondiale
la guerra contro il Terzo Mondo?

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Tema della poesia.
Il tema della poesia è, sicuramente, la rivendicazione della libertà auspicata e sognata da tutti i movimenti di liberazione mondiali. La poesia ripercorre in forma aggiornata e sintetica il grande discorso che Martin Luther King fece nel ’63. Leggendo la poesia mi è sembrato di rivedere il bel film “Forrest Gump” (1994) di Robert Zemeckis.
La poesia inizia con un gallo che io interpreto come Forrest Gump, che nel film scuoteva la coscienza critica degli americani e, con la sua vivacità, gridava la sua ingenuità che corrispondeva a “I have a dream” di Martin Luther King. Dopo Gump un altro gallo è stato, senza dubbio, il vicepresidente americano Al Gore che, nel 2000, con il suo forte richiamo al pericolo dell’inquinamento mondiale ha scosso le coscienze americane e ha messo in allarme il resto del mondo per il pericolo imminente dello sconvolgimento del clima mondiale. Ma io, B.C., credo che il vero e grande gallo, rinnovatore della politica americana, sia oggi Barack Obama, il quale con i suoi due mandati di Presidente degli USA ha scosso e sta risvegliando le coscienze di tutto il mondo per raggiungere ed assicurare una pace mondiale anche se questa, a volte, viene messa in pericolo come nella recente crisi siriana e nell’attuale crisi ucraina.
Sintesi della poesia.
Il poeta immagina, all’inizio della poesia, di sentir cantare un gallo, posto in un angolo sperduto del Centro America, che mira a risvegliare la coscienza critica del ceto medio americano e di far uscire dal torpore tutti gli americani. Il gallo, nella seconda strofa, non vuole far uscire dall’inerzia soltanto gli americani, ma richiama anche l’attenzione dello stesso poeta affinché possa ammirare e contemplare la marea degli uccelli (cioè i giovani che partecipano ai movimenti di liberazione che volteggiano nel cielo, cioè la libertà). Il grande movimento di liberazione è composto da giovani che provengono da ogni parte dell’America e del mondo. Il poeta osserva gli uccelli e si rallegra di questi movimenti di liberazione e guarda con piacere la diversità dei colori di cui si compone la marea degli uccelli che volteggia su tutta la terra e sopra l’America. Gli uccelli gridano all’unisono chiedendo la libertà; questo coro è composto da diverse voci: gli schiavi, gli emarginati, i miseri e i fellaheen. Nell’ultima strofa il poeta ascolta la voce degli uccelli che si rivolgono a lui e gli chiedono: “E tu da che parte stai nella terza guerra mondiale, nella guerra contro il terzo mondo?”.

Messaggio della poesia.
Il messaggio della poesia è il desiderio dell’aspirazione da parte del poeta nel continuare a credere ancora e a sperare nel sogno di Martin Luther King, il quale nel suo famoso discorso del ’63 affermò di avere un grande sogno nel quale immaginava di vedere, un giorno, tutti gli uomini vivere uguali e liberi sulla Terra senza essere discriminati né dal colore della pelle né dalla diversità delle razze umane. Ecco le parole di un lacerto del discorso di Martin Luther King: “[…]Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità. […]”

Tesi della poesia.
La tesi della poesia è quella di rinnovare ancora una volta il sogno della fratellanza umana e di tenere vivo il messaggio utopistico dell’uguaglianza umana. Il poeta cerca di tenere in vita la grande aspirazione alla libertà, che ogni movimento di liberazione del mondo spera di raggiungere. Infatti Ferlinghetti spera che ogni movimento di liberazione continui a lottare per raggiungere il grande sogno della libertà per tutti gli uomini del mondo. Ecco le parole finali del discorso di Martin Luther King: “E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paesino, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno “Liberi finalmente, liberi finalmente. Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

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Analisi della forma

Genere e metrica della poesia.
Il genere della poesia è quello del genere simbolico-allegorico. Infatti, la poesia è costruita come se fosse una favola di Esopo. I personaggi principali sono:
I Il gallo rappresenta la voce critica e lucida del sognatore, che rivendica la libertà per tutti i diseredati della Terra e che grida per risvegliare la coscienza critica degli americani.
II Gli uccelli rappresentano i movimenti di liberazione che nascono, vivono e lottano in tutto il mondo per conquistarsi la propria libertà. Ciascun movimento di liberazione confluisce nell’altro creando un unico grande movimento di liberazione che volteggia nel cielo.
Io, B.C., ho individuato nel gallo quattro voci critiche di quattro grandi sognatori americani che sono: Martin Luther King, Forrest Gump, Al Gore e Barack Obama.
La poesia è costruita da versi liberi ed è ricca di assonanze e figure retoriche.

Sintassi della poesia.
La sintassi della poesia è formata da frasi semplici e da periodi paratattici.

Lessico della poesia.
Il linguaggio della poesia è un linguaggio ricercato e selezionato rispetto al linguaggio comune. Il poeta parte dal linguaggio comune ma lo arricchisce via via con nuove figure retoriche fino ad arrivare ad un testo medio-alto e molto poetico. In definitiva il linguaggio poetico della poesia é formato da un linguaggio metaforico ed è costruito con figure retoriche complesse come il linguaggio simbolico e allegorico.

Figure retoriche della poesia.
Le figure retoriche sono date da molte assonanze linguistiche, da qualche anafora e soprattutto dalle circonlocuzioni che rappresentano le componenti dei movimenti di liberazione. La prima circonlocuzione o perifrasi corrisponde al verso “la voce di chi non ha voce”,; la seconda perifrasi corrisponde al verso “la voce degli invisibili del mondo”; la terza perifrasi corrisponde al verso “la voce dei diseredati del mondo”; la quarta perifrasi corrisponde al quarto verso “la voce dei fellaheen della Terra”. Infine nell’ultima strofa la poesia presenta due figure retoriche che sono le ultime due domande retoriche che gli uccelli rivolgono al poeta. Io credo che la risposta logica ed ideale che il poeta dà alle due domande retoriche sia questa:
Io poeta sto dalla parte di chi non ha voce,
di chi è invisibile del mondo,
e sto dalla parte dei diseredati del mondo,
e sto dalla parte dei fellaheen della Terra.

La Stimmung della poesia.
La stimmung della poesia è molto sentita perché esprime tutta la rabbia, la ferocia ed il rancore di tutti i diseredati del mondo che ancora devono combattere per raggiungere la libertà che gli è negata dagli usurpatori e dai liberticidi del mondo, che sono le grandi forze reazionarie della popolazione mondiale. Per questo motivo la parola “canto” del titolo si deve intendere come canto di rivolta e non come canto di felicità perché ancora i movimenti di liberazione non hanno ottenuto la libertà e devono ancora lottare per conquistarsela.

Lexis e stile della poesia.
La lexis della poesia è lineare e chiara perché è costruita con frasi semplici e brevi, mentre lo stile della poesia è altrettanto diretto e preciso perché tutto il testo è costruito in modo simbolico e allegorico che serve per attenuare lo stato miserabile degli oppressi e degli schiavi di tutto il mondo.

Bellezza della poesia.
La bellezza della poesia è data da almeno tre fattori:
I Il primo fattore di bellezza deriva dal fatto che la poesia è costruita come una favola di Esopo, i cui i protagonisti sono: il gallo, gli uccelli e la libertà degli uccelli che volano nel cielo. Quindi Ferlinghetti riesce ad intrecciare e fondere in una poesia leggera e sostenuta la forma classica della favola con i bisogni nuovi della libertà dei movimenti di liberazioni.
II Il secondo fattore di bellezza deriva dal fatto che la poesia è costruita sulle splendide immagini degli uccelli variopinti che volteggiano sulla Terra che volano sopra ogni grande nazione e sopra l’America blindata e difesa dal simbolo dell’Aquila.
III Il terzo fattore di bellezza deriva dal fatto che il poeta ha la piena consapevolezza che il sogno di Martin Luther King non si è realizzato del tutto e anzi c’è molta strada da fare per ottenere la libertà per ogni diseredato del mondo. Il sogno di Martin Luther King è stato realizzato in parte da Obama il quale nel discorso del suo primo insediamento nel 2008 ha detto “America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c’è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora? Oggi abbiamo l’opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzione senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We can.”
La poesia ribadisce, quindi, che, quando chi non crede più nei sogni, come ideali, allora perde anche la speranza di conquistare la libertà che è poi la vera essenza di ogni uomo libero ed indipendente; e quindi è necessario, per Ferlinghetti, tenere in vita l’utopia del sogno perché soltanto fin quando si crede nel sogno e nell’utopia della libertà si può sperare di conquistarla ed ottenerla. In sostanza è necessario sempre credere nella speranza dell’utopia e crederci fino alla conquista effettiva della libertà.
In tutti questi sogni, c’è, ovviamente, nella poesia molta retorica e molta utopia, poiché la realtà è molto più complicata e feroce tanto da impedire la realizzazione di questi sogni. Ma la poesia acquista un altro motivo di bellezza proprio perché spinge a credere nell’utopia e l’utopia è proprio questo: credere che i diseredati e gli invisibili un giorno potranno realizzare e conquistare la propria libertà.
Credo infatti, che l’utopia sia l’energia psicologica, fisica e morale che fa moltiplicare la personalità di ognuno di noi fino al raggiungimento dei propri obiettivi; insomma anche noi persone comuni, ogni giorno, viviamo di utopia perché è quella forza che ci fa credere nell’oggi e sperare nel domani. Io, B.C., quindi integro ed esplicito la frase di Barack Obama con il verbo vincere: “Noi possiamo vincere!, Yes, we can win!”

Modica, 11 Marzo 2014                                                       Biagio Carrubba
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Modica 20/ 04/ 2017                                                        Prof. Biagio Carrubba

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